al Museo del Presente un dialogo tra terra e cielo


Il sindaco Sandro Principe apre il dibattito culturale con un monito: «La nostra società è in declino perché ha mandato in esilio il pensiero».

«Non si può capire il presente senza avere riferimenti “alti” su cui meditare, senza aver fatto riflessioni di profilo elevato e, probabilmente, la nostra società è in declino perché ha mandato in esilio il pensiero».

Con questa frase, il Sindaco di Rende, On. Sandro Principe, ha introdotto il suo intervento nel dibattito intitolato “L’Abate Calabrese e il Sommo Poeta-Un dialogo tra terra e cielo” e svoltosi la sera del 9 giugno al Museo del Presente.

A proposito di Gioacchino da Fiore, il grande teologo-filosofo calabrese cui è stato dedicato il dibattito, il Sindaco ha svolto un’analisi storica basata su un forte approccio politico, in cui realismo e visione ideale si sono intrecciati strettamente.

A proposito di realismo: «Per capire lo spessore di un personaggio occorre analizzare i suoi rapporti sociali e civili».

E quelli dell’abate Gioacchino erano di altissimo profilo: tenuto in grandissima considerazione nella corte di Palermo, che allora era una delle più importanti capitali del mondo conosciuto, il pensatore calabrese fu consigliere ascoltato di grandi personalità.

Ed ebbe, ha ricordato ancora l’Onorevole Principe, «un legame importante con il territorio di Rende, dato che visse a più riprese nella zona del Surdo, sebbene ancora non si sia identificato il luogo preciso».

Dal punto di vista ideale, invece, il Sindaco ha elaborato un paragone forte tra il pensiero gioachimita e il movimento socialista, che fa perno sulla visione storiografica espressa da Fernand Braudel nel classico “Civiltà e imperi del Mediterraneo nell’età di Filippo II”.

Al pari dell’abate calabrese, anche il grande storico annalista francese ha elaborato una concezione ternaria (ovvero divisa in tre fasi) della storia.

Nella terza di queste tre fasi il protagonismo delle masse è centrale.

Ma Principe ha usato Braduel per identificare i movimenti socialisti con la gioacchiniana Età del Figlio. Ovvero, per fornire una lettura laica e politica del pensiero dell’Abate.

«L’Età del Figlio è l’età del riscatto dell’uomo attraverso il protagonismo delle masse. E un Papa illuminato come Leone XIII elaborò l’enciclica Rerum Novarum perché constatò la forte emergenza dei movimenti socialisti».

Succurro: otto secoli nel segno di Gioacchiano

Densissimo anche l’intervento del Professor Riccardo Succurro, Presidente del Centro internazionale di Studi Gioachimiti ed ex Sindaco di San Giovanni in Fiore.

«Grazie alla rete di collaborazioni che abbiamo costruito per anni», ha spiegato Succurro, «stiamo riuscendo a curare la pubblicazione delle opere di Gioacchino da Fiore». E quanto sia efficace questa rete lo prova anche il plauso, espresso in tempi recenti, dal compianto Papa emerito Benedetto XVI, anche lui specializzatosi sulle opere dell’Abate.

Gioacchino, ha proseguito il Presidente del Centro studi, non fu «un asceta isolato, ma un intellettuale di primo piano inserito in un sistema di relazioni complesse ai più alti livelli».

Al riguardo, il Professor Succurro ha fatto l’esempio dell’influenza che Gioacchino da Fiore ebbe sull’Imperatore Enrico VI, che grazie all’Abate calabrese rinunciò ad assediare Napoli.

Inoltre, Gioacchino «fu sul crinale della nascente Scuola Teologica, come prova la Polemica con Pietro Lombardo».

Ma il lascito del religioso calabrese ha superato i secoli e lasciato tracce non solo in Dante, che gli dedicò una terzina intera del XII Canto del Paradiso.

Ma ebbe un peso su Cristoforo Colombo, che portò con sé nella scoperta delle Americhe dei francescani legati alla predicazione gioachimita.

E non mancano i protagonisti della grande cultura europea, a cavallo tra neoclassicismo e romanticismo, del XVIII e XIV secolo: Lessing, Foscolo e Mazzini.

Per finire con Umberto Eco, di cui è impossibile non citare il bestseller “Il nome della Rosa” e un classico come “Baudolino”.

E il legame con Dante? «È strettissimo e supera la citazione nel Paradiso». È, stato, innanzitutto, un rapporto esegetico, perché, «come dimostra anche l’opera di scavo di due giganti come Ernesto Buonaiuti e Leone Tondelli, la fortuna di Gioacchino è dovuta alla ripresa degli studi danteschi».

Antonio d’Elia: la mistica come storia

«Dalla fine del tempo al tempo della fine», ha detto il Professor Succurro alla fine del suo intervento per spiegare l’aspetto rivoluzionario del pensiero gioachimita.

«Il tempo è concluso», riprende con una citazione dall’Apocalisse, il Professor Antonio d’Elia, che ricollega il lascito dell’Abate calabrese alla visione profetica, «importantissima in quel periodo, che viveva ancora con la suggestione e il timore della fine dei tempi».

Questa lettura è senz’altro profetica in Gioacchino e diventa poetica in Dante, il secondo polo dell’incontro al Museo del Presente.

E il Professor d’Elia, dantista di lungo corso, docente di Letteratura italiana presso l’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria e Consigliere di Luogotenenza dell’Ordine del Santo Sepolcro di Gerusalemme si lancia in un approfondimento molto denso del legame tra l’intellettuale calabrese e il Sommo Poeta.

Questo legame ha una matrice filologica e parte da Erich Auerbach, che incontrò l’allora legato pontificio Angelo Roncalli (il futuro Papa Gioavanni XXIII) a Istanbul, dove si era rifugiato in fuga dalla Germania nazista.

Su stimolo del Cardinale Roncalli, Auerbach elaborò Mimesis, il suo capolavoro.

Il rapporto tra Dante e Gioacchino, ha spiegato il Professor d’Elia, ha anche un aspetto particolare: il numero tre.

Ternario, infatti, è il movimento della storia elaborato da Gioacchino. Ma è ternaria anche la struttura della Commedia, anche da un punto di vista cronologico (il viaggio di Dante dura tre giorni). E ternaria, è la struttura del periodo pasquale (tre giorni dal Venerdì Santo alla Domenica di Resurrezione).

La filologia, infine, ha valorizzato al massimo «un pensiero, quello gioachimita, che nasce come operazione filologica, svolta dall’Abate sulla Bibbia e sui bisogno del suo tempo, che ausculta mediante la preghiera».

In conclusione del dibattito, un invito rivolto dal Sindaco ai relatori: organizzare un dibattito su Federico II.

«Questi conversazioni colte devono diventare un’abitudine nella nostra città e riguardare la più ampia gamma possibile di argomenti».

Condividi questo contenuto


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Redazione CosenzaPost

Source link

Di