Eco-ospitalità nel bosco, sentieri, e-bike, prodotti locali e collegamento con la futura ciclovia sull’ex ferrovia Soverato–Chiaravalle: la coalizione civica presenta una nuova “Pillola” programmatica. «Non un resort, ma un progetto di comunità capace di creare economia e lavoro tutto l’anno». E in Italia non mancano esperienze che dimostrano le potenzialità di modelli analoghi.
Trasformare la montagna da spazio quasi dimenticato a nuova porta turistica di Chiaravalle Centrale, mettendo insieme natura, ricettività sostenibile, mobilità dolce, centro storico, produzioni locali e attività esperienziali. È questa l’idea alla base di “Chiaravalle Green Mountain”, la nuova proposta programmatica presentata dalla coalizione civica Radici e Futuro nell’ambito delle sue “Pillole”, attraverso le quali il movimento sta progressivamente delineando la propria visione amministrativa per la città.
Non un tradizionale villaggio turistico e, nelle intenzioni dei promotori, neppure un intervento fondato su nuove colate di cemento. L’ipotesi è piuttosto quella di realizzare nell’area montana del territorio comunale un piccolo eco-borgo ricettivo immerso nel verde, con strutture di dimensioni contenute, integrate nel paesaggio e costruite secondo criteri di sostenibilità ambientale ed energetica.
Una proposta ancora da tradurre, naturalmente, in uno studio di fattibilità tecnico-economica, verificando proprietà e disponibilità delle aree, vincoli urbanistici, paesaggistici e ambientali, sostenibilità finanziaria e modello gestionale. Ma il punto politico posto da Radici e Futuro è soprattutto un altro: individuare una nuova vocazione economica per un patrimonio naturale che Chiaravalle possiede già.
Un eco-borgo che si integri nel bosco
L’idea progettuale prevede piccole unità ricettive da circa 25-40 metri quadrati, dotate di camera, zona soggiorno, veranda panoramica e spazio esterno, privilegiando materiali naturali, alta efficienza energetica, fonti rinnovabili, sistemi per il recupero delle acque piovane e il minor consumo possibile di suolo.
«Non immaginiamo un villaggio turistico tradizionale – spiegano dalla coalizione – ma strutture discrete, capaci di entrare nel paesaggio senza dominarlo».
Una filosofia che guarda al crescente segmento del turismo naturalistico ed esperienziale: soggiorni brevi, silenzio, boschi, trekking, sport outdoor e ricerca di un rapporto più diretto con i territori.
Il progetto, però, non dovrebbe vivere come un’enclave separata dalla città. Ed è proprio questo uno degli elementi sui quali Radici e Futuro insiste maggiormente.
Dalla montagna al centro storico, un’unica destinazione
L’obiettivo dichiarato è fare in modo che chi sceglie la montagna scelga, contemporaneamente, Chiaravalle nel suo complesso.
Da qui l’ipotesi di un “Sentiero di Chiaravalle” capace di collegare, anche attraverso percorsi attrezzati e servizi di mobilità elettrica nei punti necessari, l’area naturale con il centro urbano.
Il visitatore dovrebbe poter pernottare nel verde e, nello stesso soggiorno, conoscere il centro storico, frequentare ristoranti e attività commerciali, acquistare prodotti agroalimentari del territorio, visitare luoghi di interesse culturale e religioso come il Convento dei Padri Cappuccini, partecipare a laboratori e vivere esperienze legate alle tradizioni locali.
Accanto all’eco-borgo viene ipotizzata anche una “Casa della Montagna”: un punto di accoglienza con reception e infopoint, spazi per il coworking, servizi per escursionisti e cicloturisti e una vetrina dedicata alle produzioni locali. A completare il sistema potrebbe esserci una piccola area dedicata al benessere, pensata non come grande struttura termale, ma come servizio coerente con un’offerta fondata su natura, tranquillità e qualità del tempo.
Turismo dodici mesi l’anno
La sfida è quella della destagionalizzazione.
Trekking, passeggiate per famiglie, escursioni guidate ed e-bike potrebbero convivere con birdwatching, fotografia naturalistica, raccolta regolamentata di castagne e funghi, laboratori del pane e della cucina tradizionale, educazione ambientale ed eventi legati alle stagioni.
Una “Chiaravalle Mountain Card” potrebbe quindi trasformarsi nello strumento attraverso il quale collegare pernottamenti, attività outdoor, ristorazione, botteghe, produzioni agricole ed emergenze culturali.
In altre parole, non vendere semplicemente una camera, ma un’esperienza territoriale integrata, facendo in modo che una parte quanto più ampia possibile della spesa generata dal visitatore rimanga sul territorio.
È la differenza tra avere qualche struttura ricettiva e provare a costruire una vera destinazione.
Il Comune regista, non albergatore
Anche il modello gestionale viene delineato con una distinzione precisa. Il Comune, secondo Radici e Futuro, non dovrebbe trasformarsi in gestore diretto di bungalow o strutture alberghiere.
Il ruolo dell’amministrazione dovrebbe essere quello di programmare, individuare le aree idonee, predisporre le infrastrutture e i servizi, intercettare finanziamenti e creare le condizioni per gli investimenti, coinvolgendo successivamente operatori economici, cooperative e imprese attraverso forme di partenariato pubblico-privato da definire nel rispetto della normativa.
«Il pubblico deve costruire la cornice – sostengono i promotori – e creare le condizioni perché dentro quella cornice possano nascere impresa, occupazione e servizi».
Una prospettiva che acquista maggiore consistenza considerando che sul territorio delle Serre esistono già strategie e investimenti orientati esattamente in questa direzione.
Le Serre stanno già costruendo una rete
Il GAL Serre Calabresi, attraverso il progetto “Le Montagne del Sole”, finanziato nell’ambito dell’avviso “Montagna Italia” del Ministero del Turismo con un investimento di quasi 2 milioni di euro, sta lavorando alla costruzione di un sistema turistico integrato fatto di sentieri, borghi, mobilità dolce, servizi digitali e rete dell’accoglienza. L’obiettivo dichiarato è proprio quello di trasformare le risorse naturali, culturali e umane delle Serre in un’offerta coordinata e sostenibile.
Ancora più rilevante, per Chiaravalle, è il progetto “I Percorsi della Sostenibilità – Ciclovia Soverato-Chiaravalle Centrale”, promosso dal Parco Naturale Regionale delle Serre e finanziato nell’ambito del programma Calabria FESR/FSE+ 2021-2027.
La documentazione regionale prevede il recupero di circa 23 chilometri dell’antico tracciato delle Ferrovie Calabro Lucane, con l’obiettivo di creare una pista ciclopedonale capace di connettere la costa ionica all’entroterra e quindi alla Ciclovia dei Parchi. Il quadro economico complessivo indicato negli atti è di 4,5 milioni di euro.
Nel 2025 la Regione ha inoltre autorizzato il Parco delle Serre all’acquisizione del sedime ferroviario dismesso, destinandolo espressamente alla riconversione ciclopedonale con finalità turistiche; nell’ottobre dello stesso anno è stato poi annunciato il perfezionamento della cessione dall’Agenzia del Demanio al Parco.
È proprio qui che, secondo Radici e Futuro, le due prospettive potrebbero incontrarsi.
Se progettato in una localizzazione funzionale e realmente collegabile alla nuova infrastruttura, Chiaravalle Green Mountain potrebbe diventare uno dei punti di sosta, permanenza e fruizione turistica lungo la futura direttrice mare-monti, trasformando il cicloturista di passaggio in un visitatore che rimane, pernotta e spende sul territorio.
Dall’Abruzzo alla Puglia: quando la montagna diventa economia
L’idea di utilizzare piccoli insediamenti, natura e ospitalità sostenibile come strumenti di rigenerazione delle aree interne non è nuova. E proprio alcune esperienze italiane possono offrire indicazioni interessanti, pur nella diversità dei territori.
Uno dei casi più studiati è Santo Stefano di Sessanio, piccolo borgo montano abruzzese nel Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga, segnato nel Novecento da un fortissimo spopolamento.
Qui il recupero conservativo di abitazioni abbandonate e la nascita dell’albergo diffuso Sextantio hanno contribuito a costruire una destinazione turistica fondata proprio sulla conservazione del paesaggio e dell’identità locale. Lo stesso Ente Parco definisce Santo Stefano il “borgo della rinascita” e ricorda la Carta dei valori sottoscritta nel 2002 da Comune, Parco e società privata per accompagnare lo sviluppo turistico sostenibile. Studi universitari hanno successivamente analizzato l’esperienza come caso di rigenerazione delle aree interne attraverso il patrimonio culturale.
Ancora più vicino, per caratteristiche meridionali e dimensione territoriale, è il caso di Biccari, sui Monti Dauni, in provincia di Foggia. Qui il sistema costruito attorno al bosco, al Lago Pescara, al Parco Avventura e successivamente alle case sugli alberi ha dimostrato che anche un piccolo centro dell’entroterra può intercettare una domanda turistica specifica.
Già nel 2018 ANSA documentava 5mila presenze annue nel Parco Avventura, alle quali si aggiungeva la nuova disponibilità di venti posti letto nelle strutture “Bed & Tree”. Una ricerca pubblicata sulla rivista scientifica Sustainability ha analizzato proprio Biccari come caso di sviluppo turistico nelle aree rurali, evidenziando la collaborazione tra amministrazione, cooperative di comunità, servizi turistici e valorizzazione delle risorse locali.
Non si tratta dello stesso progetto immaginato per Chiaravalle, ma il principio è analogo: il bosco smette di essere soltanto paesaggio e diventa esperienza, occupazione e microeconomia senza perdere la propria identità naturale.
E l’ex ferrovia può diventare essa stessa una destinazione
C’è poi un precedente particolarmente interessante per la futura ciclovia calabrese: la Spoleto-Norcia, storica ferrovia umbra progressivamente riconvertita in greenway.
Nel 2014 una sola manifestazione cicloturistica lungo l’ex tracciato richiamò oltre 700 partecipanti, più della metà provenienti da fuori regione. Negli anni successivi il percorso è diventato un elemento strutturale dell’offerta turistica territoriale e nel 2026, in occasione dei cento anni della vecchia ferrovia, il Comune di Spoleto l’ha definita una “eccellenza europea del turismo lento”, costruendovi attorno eventi sportivi, cultura e iniziative per famiglie.
È forse questo il precedente che meglio rende l’idea delle potenzialità della Soverato-Chiaravalle: un’infrastruttura nata per il trasporto può diventare, decenni dopo, essa stessa motivo di viaggio.
«Non vogliamo costruire un resort, ma restituire futuro alla montagna»
Radici e Futuro sottolinea tuttavia che nessun modello può essere semplicemente copiato.
Serviranno uno studio rigoroso della domanda turistica, sostenibilità finanziaria, tutela del paesaggio, confronto con proprietari e operatori economici, verifica dei vincoli e soprattutto una progettazione condivisa con Regione Calabria, Parco delle Serre, GAL, associazioni e comunità locale.
I casi italiani dimostrano che l’intuizione può funzionare; non che funzioni automaticamente. La differenza la fanno la qualità del progetto, la continuità gestionale e la capacità di mettere davvero in rete territorio e imprese.
«Questa Pillola nasce da una convinzione semplice – affermano i promotori di Radici e Futuro – Chiaravalle non deve necessariamente cercare altrove la propria strada. Una parte importante del suo futuro è già davanti ai nostri occhi, nella montagna, nei boschi, nella storia e nelle produzioni di questa comunità. Non vogliamo costruire un resort isolato. Vogliamo creare le condizioni perché quel patrimonio produca lavoro vero per i giovani e per le famiglie, opportunità per chi ha scelto di restare e magari una ragione in più per chi un giorno potrebbe decidere di tornare».
Chiaravalle Green Mountain, dunque, viene proposta non come semplice intervento edilizio ma come progetto territoriale di comunità: un tassello da collegare alla futura ciclovia, alla strategia turistica delle Serre, al centro storico e all’economia locale.
La montagna che per anni è rimasta sullo sfondo, nelle intenzioni della coalizione civica, dovrebbe tornare così in primo piano.
Non soltanto come luogo da contemplare, ma come una delle possibili strade attraverso cui costruire il futuro di Chiaravalle.
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Raffaella Silvestro
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