21 agosto 2026 – 14:30  – Partire senza controllare il meteo, navigare con il carburante calcolato al limite, lasciare i giubbotti salvagente chiusi in un gavone o affidarsi esclusivamente al navigatore. Sono alcuni degli errori che possono trasformare una giornata in mare in un’emergenza. Nell’estate 2025 la Guardia costiera ha soccorso 1.367 persone e 403 unità da diporto. Le avarie al motore hanno determinato 203 interventi, le condizioni meteorologiche avverse 83, gli incagli 51 e le collisioni 14. Nello stesso periodo sono stati effettuati 38.786 controlli sul diporto nautico e accertati 3.666 illeciti amministrativi. I dati erano in diminuzione rispetto all’anno precedente, ma confermano quanto il rischio non dipenda esclusivamente dalle dimensioni dell’imbarcazione o dalla distanza dalla costa. Anche un piccolo natante, se condotto senza preparazione, può mettere in pericolo passeggeri, bagnanti e altri naviganti. Il bilancio completo dell’estate 2026 sarà disponibile soltanto dopo la conclusione dell’operazione “Mare e Laghi Sicuri”, prevista il 20 settembre. Nell’attesa, le cause registrate nel 2025 permettono di individuare almeno dieci comportamenti da evitare.

  1. Non partire senza aver controllato il meteo

Guardare il cielo dalla finestra non è sufficiente per valutare le condizioni in mare. Prima della partenza bisogna consultare bollettini attendibili, verificando direzione e intensità del vento, altezza delle onde, visibilità, possibilità di temporali e tendenza prevista durante l’intera navigazione. Il controllo non deve fermarsi al mattino. Il meteo deve essere seguito durante l’uscita, perché un peggioramento può verificarsi prima dell’orario previsto o interessare soltanto una parte della costa. Nel Golfo di Trieste la bora può intensificarsi rapidamente e produrre raffiche molto superiori al valore medio. Lo scirocco può generare onda e innalzamento del livello del mare, mentre i temporali estivi possono portare pioggia intensa, grandine, improvvisi cambiamenti del vento e una forte riduzione della visibilità. L’errore più grave è decidere di rientrare soltanto quando il mare è già formato. Il comandante deve stabilire prima della partenza un limite oltre il quale modificare il programma o rinunciare. Tornare in porto in anticipo non è una sconfitta, ma una decisione di sicurezza.

  1. Non uscire senza controllare motore, carburante e scafo

Nel 2025 oltre la metà delle imbarcazioni soccorse aveva subito un’avaria al motore. Prima di lasciare l’ormeggio bisogna quindi verificare almeno carburante, batterie, livelli, sistema di raffreddamento, pompe di sentina, prese a mare, timone, elica e presenza di eventuali infiltrazioni. Il serbatoio non deve contenere soltanto il carburante teoricamente necessario per andata e ritorno. Vento contrario, mare formato, deviazioni, attese e ricerca di un approdo alternativo possono aumentare sensibilmente i consumi. Affidarsi esclusivamente all’indicatore del carburante può essere rischioso, soprattutto sulle unità più vecchie o noleggiate. È necessario conoscere la capacità del serbatoio, il consumo medio del motore e l’autonomia prudenziale. Non bisogna ignorare vibrazioni, rumori, odore di carburante, aumento della temperatura o riduzione della potenza. Proseguire nella speranza che il problema si risolva da solo può trasformare un guasto gestibile in perdita completa della propulsione, incendio o ingresso d’acqua.

  1. Non lasciare i dispositivi di sicurezza irraggiungibili

Avere a bordo i giubbotti salvagente non è sufficiente se sono nascosti sotto bagagli e attrezzature. In caso di emergenza devono essere raggiungibili immediatamente e ogni passeggero deve sapere dove si trovano e come indossarli. I dispositivi devono essere adeguati al numero e alla corporatura delle persone imbarcate. Un giubbotto troppo grande può sfilarsi, mentre uno troppo piccolo può non garantire il galleggiamento previsto. Per i bambini servono modelli specifici. Prima della partenza il comandante dovrebbe mostrare anche la posizione di estintore, salvagente, ancora, pompa di sentina, segnali di soccorso, radio e stacco di sicurezza del motore. Quando il tempo peggiora, nelle navigazioni notturne, sulle unità piccole o in presenza di persone che non sanno nuotare, aspettare l’emergenza per indossare il giubbotto significa spesso intervenire troppo tardi.

  1. Non sovraccaricare l’imbarcazione

Ogni unità ha un numero massimo di persone e una capacità di carico che devono essere rispettati. Aggiungere passeggeri, ghiacciaie, bagagli e attrezzature riduce il bordo libero, modifica la stabilità e aumenta gli spazi necessari per manovrare. Il peso deve essere distribuito in modo equilibrato. Un gruppo concentrato sulla stessa fiancata o a prua può inclinare l’imbarcazione, favorire l’ingresso di acqua e modificare il comportamento dello scafo sulle onde. Il rischio è maggiore sui gommoni e sui piccoli natanti, dove lo spostamento improvviso di poche persone può alterare sensibilmente l’assetto. Durante le manovre non bisogna consentire ai passeggeri di muoversi senza avvisare il conducente. Il limite indicato per l’unità non deve essere interpretato come un obiettivo da raggiungere sempre. In presenza di mare formato, vento forte o materiali pesanti, può essere prudente ridurre ulteriormente il carico.

  1. Non bere alcolici se si deve condurre l’unità

La navigazione richiede equilibrio, coordinamento, capacità di osservazione e rapidità nelle decisioni. L’alcol compromette tutte queste funzioni, anche quando la persona non appare manifestamente ubriaca. Il conducente deve mantenere lucidità dalla partenza fino all’ormeggio. Le fasi finali non sono meno delicate della navigazione: rientrare in porto, accostare alla banchina e gestire le cime richiede attenzione. Anche il consumo eccessivo da parte dei passeggeri può creare pericoli. Una persona alterata può cadere in mare, spostarsi improvvisamente, ostacolare una manovra o non seguire le istruzioni durante un’emergenza. Musica ad alto volume, telefono e conversazioni possono inoltre ridurre la sorveglianza. Il comandante non deve trasformarsi in un semplice partecipante alla festa: resta responsabile della rotta, dell’imbarcazione e delle persone trasportate.

  1. Non navigare velocemente vicino a bagnanti, porti e altre barche

La velocità deve essere sempre adeguata alla visibilità, al traffico, alla profondità e alla distanza dagli ostacoli. Non basta rispettare formalmente il limite: bisogna poter arrestare l’unità o cambiare rotta in tempo utile. Nelle vicinanze delle spiagge la testa di un nuotatore può essere difficile da vedere tra onde, riflessi e controluce. Kayak, tavole, piccole barche a vela e subacquei occupano uno spazio ridotto e possono essere individuati soltanto all’ultimo momento. Un terzo degli illeciti accertati durante l’operazione “Mare e Laghi Sicuri 2025” ha riguardato la navigazione nelle aree riservate alla balneazione. Entrare con un’imbarcazione a motore in questi spazi espone le persone al rischio di essere colpite da scafo ed elica. Nei porti, nei canali e nelle rade la velocità produce anche moto ondoso, che può danneggiare unità ormeggiate o far cadere persone. Il conducente deve osservare i limiti e ridurre ulteriormente l’andatura quando le condizioni lo richiedono.

  1. Non affidarsi soltanto a Gps e telefono

Navigatore, ecoscandaglio e applicazioni meteorologiche hanno aumentato la sicurezza, ma non sono infallibili. Un dispositivo può spegnersi, perdere il segnale, cadere in acqua o mostrare una carta non aggiornata. La rotta digitale deve essere confrontata con profondità, segnalamenti, costa e traffico osservato direttamente. Seguire automaticamente una linea sullo schermo può portare su un basso fondale, in una zona vietata o lungo la rotta di una nave commerciale. Il telefono deve essere carico e protetto dall’acqua, ma non dovrebbe rappresentare l’unico strumento di comunicazione. Quando prevista e disponibile, la radio Vhf permette di contattare stazioni costiere e unità presenti nella stessa zona. Carta nautica, bussola e conoscenza dei principali riferimenti rimangono utili. La tecnologia deve affiancare la capacità di navigare, non sostituirla completamente.

  1. Non tuffarsi lasciando il motore acceso o la barca libera

Prima di entrare in acqua bisogna fermare l’imbarcazione in modo sicuro, verificare la profondità e spegnere il propulsore. Anche una sosta di pochi minuti può essere sufficiente perché vento e corrente allontanino la barca. La Guardia costiera raccomanda di ancorare l’unità prima di fare il bagno e di mantenersi nelle sue vicinanze. Se tutti i passeggeri si tuffano, nessuno rimane a bordo per intervenire in caso di spostamento dell’ancora, malore o difficoltà nel rientro. L’elica deve essere completamente ferma prima che una persona si avvicini alla poppa. Un motore in folle non elimina sempre ogni movimento dell’elica e un inserimento accidentale della marcia può provocare lesioni gravissime. Prima del tuffo bisogna controllare che non siano presenti rocce, bassi fondali, altre unità in manovra o correnti intense. Saltare da una barca non trasforma automaticamente lo specchio d’acqua in una zona sicura per la balneazione.

  1. Non ostacolare navi commerciali e non ignorare le precedenze

Nel Golfo di Trieste il traffico da diporto convive con le navi dirette ai porti di Trieste, Monfalcone e Porto Nogaro. Una grande nave ha spazi di arresto molto lunghi e possibilità di manovra limitate, soprattutto nei canali e nelle vicinanze dell’ingresso portuale. Una barca piccola non deve attraversare la rotta confidando nel fatto di essere stata vista. Anche quando il diportista ritiene di avere una precedenza, deve evitare ogni situazione che possa trasformarsi in collisione. Il comandante deve conoscere i principali segnali diurni e notturni e le regole per l’incrocio, il sorpasso e la navigazione a vela e a motore. Deve inoltre prestare attenzione alle unità impegnate nella pesca, alle imbarcazioni con manovrabilità limitata e ai mezzi di servizio. La prudenza prevale sempre sulla volontà di dimostrare di avere ragione. In mare, mantenere la rotta fino all’ultimo può essere formalmente corretto e materialmente pericoloso.

  1. Non aspettare troppo prima di chiedere soccorso

Ritardare la chiamata nella speranza di risolvere autonomamente il problema può ridurre il margine d’intervento. Un’avaria, un incaglio o un’infiltrazione devono essere valutati immediatamente. Per le emergenze sono disponibili il numero blu 1530 della Guardia costiera e il Numero unico europeo 112. Durante la chiamata bisogna comunicare posizione, natura del problema, numero delle persone a bordo, condizioni degli eventuali feriti, caratteristiche dell’imbarcazione e situazione meteorologica. Non bisogna limitarsi a dire di trovarsi “davanti alla costa”. Sono utili coordinate, distanza e direzione rispetto a un punto riconoscibile, nome dell’unità, colore dello scafo e numero di telefono dal quale si sta chiamando. Chiedere aiuto tempestivamente non significa abbandonare ogni tentativo di mettere in sicurezza la barca. Dopo l’allarme bisogna indossare i giubbotti, contrastare eventuali infiltrazioni, preparare i dispositivi di segnalazione e seguire le istruzioni della sala operativa.

La sicurezza comincia prima di mollare gli ormeggi

I dieci comportamenti da evitare hanno un elemento comune: la maggior parte delle decisioni importanti viene presa prima della partenza. Scegliere l’itinerario, controllare meteo e motore, calcolare il carburante, informare i passeggeri e conoscere le dotazioni riduce la possibilità che un inconveniente diventi un’emergenza. Il comandante dovrebbe lasciare a una persona a terra informazioni su destinazione, percorso e orario previsto di rientro. Se il programma cambia, l’informazione dovrebbe essere aggiornata. È inoltre necessario conoscere le ordinanze locali, perché distanze dalle spiagge, limiti di velocità, corridoi di lancio e aree interdette possono variare. Nelle lagune di Grado e Marano bisogna considerare canali, maree e pescaggio; nel Golfo di Trieste diventano centrali bora, traffico commerciale e rapidi cambiamenti meteorologici. La presenza di motovedette, 112, numero 1530 e strumenti di geolocalizzazione non rende il mare privo di rischi. Il soccorso interviene quando si verifica un’emergenza, ma non può sostituire manutenzione, preparazione e capacità di rinunciare. La regola più importante rimane quella di non partire quando mezzo, equipaggio o condizioni non sono adeguati. Il mare sarà ancora lì il giorno successivo; il rientro in sicurezza vale più di qualsiasi programma rispettato a ogni costo.

Articolo di Francesco Antonucci




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