Firenze, 23 agosto 2026 – Dal celebre patologo Alberto Fumagalli della serie tv ‘Rocco Schiavone’ agli esordi nel cult ‘Classe di ferro’ passando per i set internazionali firmati Martin Scorsese. L’attore, sceneggiatore e psicoterapeuta Massimo Reale (29 giugno 1966) ha iniziato da bambino a calcare il palco e per inseguire il suo sogno ben presto si è trasferito a Roma. “Ma Firenze è Firenze” e il legame con la città è ben saldo tanto che porta avanti il ‘Palio di Pontassieve’, un progetto scuola-teatro che nel nome nasconde un’altra sua grande passione: i cavalli.
Massimo, il Palio è solo quello di Siena…
“Sì, non ci sono dubbi. Mia nonna e le sue sorelle erano senesi della Contrada dell’Oca e io ho trascorso tante estati lì da piccolo. Quando penso al Palio penso alle contrade, alla socialità, allo stare insieme. E ho avuto la fortuna di raccontare questo mondo in tanti modi: col documentario ‘Il trucco o l’anima’ premiato al Festival di documentari ‘Haivistomai 2007’ presieduto da Luca Zingaretti, che poi ho ceduto all’emittente LA7, col fotografo Marco Delogu nel libro d’arte e ritratti fotografici di fantini dal titolo ‘I trenta assassini’, e ultimamente anche monologo teatrale ‘L’uomo sottile’, scritto dal senese Sergio Pierattini e diretto da Manuela Mandracchia”.
Fantini e cavalli, però, non ci sono nel Palio di Pontassieve?
“No, è un’iniziativa creata insieme al Teatro di Pontassieve e sostenuta dal sindaco di Pontassieve, Carlo Boni e Alessandra Innocenti, della Città Metropolitana di Firenze. Si tratta di un progetto di teatro rivolto alle scuole toscane: abbiamo iniziato due anni fa con quattro scuole e ad aprile scorso siamo già passati a nove. Per la prossima edizione vogliamo crescere ancora perché la domanda di cultura e partecipazione è molto alta. Durante l’anno gli studenti preparano degli spettacoli che poi portano in scena al teatro di Pontassieve. Ci siamo ispirati al Palio teatrale studentesco Città di Udine che è la rassegna di teatro giovanile più longeva d’Italia, nata nel 1971. Anche a Velletri esiste un Palio: stiamo facendo rete con queste realtà. Io ho iniziato a fare teatro da ragazzino: adesso mi piace dedicarmi anche alla formazione degli attori di domani”.
Come e quando ha iniziato?
“A nove anni con il maestro Dino Parretti all’Accademia dei Piccoli in via degli Alfani. Una vera istituzione a quei tempi. Ho studiato lì fino a 16 anni recitando alla Pergola, al Niccolini e al Metastasio di Prato. Tutto è iniziato alla Pergola, andai con mia mamma a vedere uno spettacolo fatto da attori-bambini: ‘Il giro del mondo in 80 giorni’. Rimasi folgorato e dissi: ‘Da grande voglio fare questo’”.
E, così, al percorso scolastico ha subito abbinato quello teatrale?
“Sì, dopo l’Accademia dei Piccoli ho frequentato la scuola di Orazio Costa che si trovava sopra il Teatro della Pergola e poi sono andato a Roma, all’Accademia da Silvio D’Amico. Parallelamente ho frequentato il classico al Machiavelli però mi sono diplomato agli Scolopi. Non ero uno studente modello, anzi ero pessimo. Due cose mi interessavano: il teatro e i cavalli. E così frequentavo più l’ippodromo del Visarno che la scuola. La professoressa di latino e greco Maria Grazia Guastella, con cui sono rimasto in ottimi rapporti tanto che ancora oggi mi viene a vedere a teatro, mi rimandava puntualmente a settembre ma mi incoraggiava a proseguire con la recitazione”.
Lei ha anche una laurea in Psicologia e l’abilitazione in Psicoterapeuta della Gestalt: c’è un’attinenza col teatro?
“Sì. Ho intrapreso il percorso nella psicologia a 34 anni, partendo dalla ricerca di tecniche di memoria basate sull’ipnosi. Il teatro stesso nasce come prima forma di psicoterapia, permettendo all’uomo di mettere in scena e osservare dall’esterno i propri drammi. E poi entrambi i mondi si basano sul racconto. Così come l’attore interpreta una storia e lo sceneggiatore la crea, lo psicoterapeuta accoglie la narrazione del paziente per aiutarlo a capire che la propria sofferenza non è un destino immutabile, ma un racconto flessibile che si può cambiare”.
La passione per i cavalli, invece, dove nasce?
“Mio babbo era un amante delle corse al trotto, il sabato e la domenica andavo sempre con lui alle Mulina. Lui aveva anche fatto delle corse come dilettante. Io, invece, ho sempre preferito cavalcare e così ho iniziato a frequentare il Visarno. Per vent’anni sono stato Gentleman Rider (fantino dilettante), correndo circa 350 gare e vincendo nei maggiori ippodromi d’Italia. Dai 22 ai 42 anni mi sono diviso tra le corse e il teatro. E sempre grazie alla passione per i cavalli ho interpretato il celebre personaggio di Woodstock nella seconda e terza stagione della serie ‘I ragazzi della 3ª C’”.
Ci racconta?
“Il direttore delle Mulina, Vanni Parenti, fratello del regista Neri Parenti, disse a mio padre: ‘Perché non mandi tuo figlio a fare un provino, magari fa qualche comparsa e così si mantiene mentre frequenta l’Accademia’. E mentre facevo la comparsa si liberò un posto da protagonista di puntata”.
Un altro incontro fortuito per il ruolo che le darà grande popolarità…
“Sì, incontrai a Firenze il regista Lucio Chiavarelli che mi suggerì di tagliarmi i capelli per il provino di ‘Classe di ferro’ con Bruno Corbucci. Io, in verità, un primo provino l’avevo già fatto ma mi avevano scartato proprio per ‘colpa’ dei capelli troppo lunghi”.
Da quasi dieci anni interpreta il patologo Fumagalli in ‘Rocco Schiavone’: le assomiglia?
“E’ un personaggio geniale e anche molto popolare. Dopo il provino, proposi a Manzini di creare questo personaggio ispirato nel modo di parlare a Margherita Hack e all’uso di termini fiorentini. E così è stato. Gli assomiglio? Mah, lui è molto più intelligente. Però siamo entrambi ironici e autoironici. Abbiamo finito di girare la nuova stagione che andrà in onda in inverno”.
Ha scritto anche tante serie di successo…
“Sì, ‘Lolita Lobosco’ con Luisa Ranieri, è in lavorazione la quarta stagione), la prima serie di Vincenzo Malinconico, ‘Il re’ con Luca Zingaretti e adesso sto lavorando a un nuovo progetto inedito. Poi ho da poco girato come attore ‘The Saint’, serie americana prodotta da Scorsese che si può vedere su Fox”.
Altri progetti futuri?
“Uno spettacolo teatrale su Gino Bartali: narra l’incontro/scontro tra Bartali e il Maggiore Carità a Villa Triste. È una produzione dello Stabile delle Marche, Teatro stabile d’Abruzzo e Compagnia Orsini/Popolizio che debutterà a fine febbraio 2027: spero di portarlo anche a Firenze”.
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