Il capogruppo azzurro in Consiglio regionale sarà candidato alle suppletive con Futuro Nazionale. Una scelta destinata a pesare sugli equilibri del centrodestra reggino e calabrese. Giannetta porta con sé un patrimonio elettorale costruito in quattro legislature regionali e oltre 10mila preferenze raccolte nell’ultima competizione.

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Un vero e proprio terremoto politico scuote il centrodestra calabrese e, soprattutto, quello della provincia di Reggio Calabria. Domenico Giannetta lascia Forza Italia e sceglie il progetto politico del generale Roberto Vannacci, candidandosi con Futuro Nazionale alle elezioni suppletive del 27 e 28 settembre per il collegio uninominale della Camera di Reggio Calabria.

Una decisione che cambia radicalmente lo scenario della competizione elettorale e che rappresenta un colpo durissimo per Forza Italia, perché a lasciare il partito non è un semplice militante o un esponente periferico, ma il capogruppo azzurro in Consiglio regionale della Calabria, uno degli uomini che fino ad oggi hanno rappresentato il partito ai massimi livelli istituzionali regionali.

E per comprendere fino in fondo la portata politica dell’operazione bisogna guardare soprattutto ai numeri di Giannetta.

Il consigliere regionale può contare infatti su quattro legislature a Palazzo Campanella e su un consenso personale particolarmente radicato nella provincia di Reggio Calabria. Alle ultime elezioni regionali ha superato quota 10mila preferenze nella circoscrizione Sud, confermandosi tra gli esponenti con maggiore capacità di raccolta del consenso personale nell’area reggina.

Numeri che adesso assumono un peso completamente diverso.

Perché Giannetta non arriva nel partito di Vannacci come un candidato da costruire elettoralmente da zero. Porta con sé anni di presenza sul territorio, rapporti con amministratori locali, una rete politica consolidata e soprattutto migliaia di elettori che hanno scritto personalmente il suo nome sulla scheda elettorale.

È questo l’aspetto che rende la sua scelta particolarmente pesante per il centrodestra.

Il primo ad essere tramortito è inevitabilmente il centrodestra provinciale reggino. Proprio nella provincia nella quale Forza Italia negli ultimi anni ha costruito una delle proprie roccaforti più solide, arriva una frattura che potrebbe mettere in discussione equilibri ritenuti fino a poche settimane fa difficilmente scalfibili.

Le elezioni suppletive erano nate dalla necessità di assegnare il seggio della Camera rimasto vacante dopo Francesco Cannizzaro. Adesso, però, la competizione assume un significato completamente differente.

La candidatura di Giannetta trasforma il voto del 27 e 28 settembre anche in una sfida interna all’elettorato del centrodestra.

Da una parte ci sarà la coalizione tradizionale chiamata a difendere il proprio patrimonio elettorale; dall’altra Vannacci, che ha scelto di entrare nella partita calabrese attraverso un uomo proveniente direttamente dal cuore politico e istituzionale di Forza Italia.

Una scelta tutt’altro che casuale.

Vannacci non va semplicemente a cercare voti nel centrodestra: prova a sottrarne struttura, rappresentanza politica e classe dirigente. E Giannetta rappresenta, da questo punto di vista, un primo innesto di grande peso.

Il vero interrogativo, adesso, riguarda ciò che potrebbe accadere attorno alla sua candidatura.

Quanti degli oltre 10mila elettori che lo hanno sostenuto personalmente alle regionali saranno disposti a seguirlo nella nuova esperienza? E soprattutto: Giannetta sarà seguito anche da amministratori, dirigenti e riferimenti territoriali che negli anni hanno contribuito alla costruzione del suo consenso?

Sono domande destinate ad accompagnare tutta la campagna elettorale.

Perché se anche soltanto una parte significativa di quel patrimonio dovesse spostarsi verso Futuro Nazionale, gli equilibri delle suppletive potrebbero essere molto meno scontati di quanto apparissero inizialmente.

Ma il terremoto non riguarda soltanto Reggio Calabria.

La seconda onda d’urto investe direttamente il centrodestra regionale.

Giannetta era infatti il presidente del gruppo di Forza Italia in Consiglio regionale. Una posizione politica e istituzionale che rende la sua uscita inevitabilmente più significativa rispetto a quella di un normale consigliere.

La sua decisione apre quindi anche una questione dentro Palazzo Campanella e, più in generale, all’interno degli equilibri sui quali negli ultimi anni si è retta la coalizione che governa la Calabria.

Per Forza Italia si tratta di una perdita politicamente pesante. Per Vannacci, al contrario, è il primo vero colpo messo a segno nella costruzione del suo partito in Calabria.

Ed è proprio questo che rende le suppletive reggine qualcosa di più di una semplice elezione per assegnare un seggio parlamentare.

Il collegio di Reggio Calabria rischia di trasformarsi nel primo laboratorio elettorale calabrese del confronto tra il centrodestra tradizionale e la nuova formazione di Vannacci.

Una battaglia che avrà inevitabilmente anche un valore nazionale: misurerà per la prima volta sul campo la capacità di Futuro Nazionale non soltanto di conquistare consensi, ma anche di attrarre uomini, amministratori e pezzi di classe dirigente provenienti dai partiti che compongono l’attuale centrodestra.

E Vannacci ha scelto di iniziare proprio dalla Calabria, andando a colpire Forza Italia nel territorio nel quale negli ultimi anni aveva costruito una delle sue più importanti roccaforti elettorali.

La candidatura di Domenico Giannetta, dunque, non è soltanto un nuovo nome sulla scheda delle suppletive.

È una frattura politica che tramortisce prima il centrodestra reggino e poi quello regionale, apre scenari fino a ieri difficilmente immaginabili e rende il voto del 27 e 28 settembre una partita che potrebbe ridisegnare gli equilibri politici della provincia e produrre conseguenze ben oltre i confini del collegio elettorale.




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Giuseppe Mazzaferro

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