Santa Croce, il più piccolo sestiere di Venezia, custodisce chiese antiche, musei di rilievo, il murales di Banksy e affascinanti leggende, raccontando il volto più dinamico e meno conosciuto della città.
Venezia ha sei sestieri e ognuno ha la sua identità. Ma Santa Croce ha qualcosa che nessun altro può vantare: è l’unico punto della città dove le auto possono circolare, l’unico collegato alla terraferma tramite il Ponte della Libertà. È qui che Venezia inizia – o finisce, dipende da dove arrivi. Nel sestiere più piccolo della città si trovano alcune delle chiese più antiche di Venezia, musei con collezioni di rilievo europeo, una leggenda cinquecentesca su un macellaio accusato di aver ucciso decine di bambini e perfino un murales di Banksy.
Alla scoperta del Santa Croce di Venezia
Prima che ci costruissero sopra, il Santa Croce di Venezia, insieme al confinante sestiere di San Polo, occupava un’area di stagni, paludi e saline che i veneziani chiamavano Luprio. La bonifica trasformò progressivamente quella terra difficile in un sestiere abitato, che prese il nome da una chiesa le cui origini, secondo la tradizione, risalgono al 568. Sopravvisse per oltre mille anni, finché Napoleone non la fece demolire durante le soppressioni degli ordini religiosi nei primi anni dell’Ottocento. Al suo posto furono creati i Giardini Papadopoli, oggi l’unico parco urbano del sestiere. Dei muri originali rimangono una colonna in marmo e alcuni frammenti visibili ancora oggi.
Quello che è Santa Croce oggi lo ha determinato soprattutto il Novecento. La costruzione del Ponte della Libertà, completato nel 1933, ha collegato Venezia alla terraferma per la prima volta nella storia della città. Da quel momento Santa Croce è diventato il sestiere di ingresso, il posto da cui si entra a Venezia e da cui Venezia inizia a mostrarsi.
Cosa vedere al Santa Croce di Venezia
Chiese, musei con collezioni sorprendenti, rive con storie oscure, giardini e tanto altro. Qui, abbiamo raccolto alcune delle attrazioni più significative.
La Chiesa di San Giacomo dall’Orio
San Giacomo dall’Orio è una delle chiese più antiche di Venezia: le prime fondamenta risalgono al IX secolo, anche se la struttura attuale è frutto di diverse fasi costruttive che si sono succedute fino al Rinascimento. L’interno è eterogeneo e affascinante: una nave centrale con capriate in legno, colonne di marmo verde antico provenienti probabilmente da Costantinopoli, e opere di Palma il Giovane e Veronese. Il campo antistante è uno dei luoghi di ritrovo preferiti dai veneziani, specialmente nel tardo pomeriggio.
La Chiesa di San Zan Degolà
San Zan Degolà è la versione veneziana di San Giovanni Decollato, cioè San Giovanni Battista decapitato. Anche questa è una delle chiese più antiche del sestiere, con origini che risalgono all’XI secolo e conserva affreschi bizantini dell’XII-XIII secolo, rari per Venezia. La chiesa è gestita dalla comunità cristiana ortodossa russa ed è aperta al pubblico in orari limitati. Sulla parete esterna è visibile un bassorilievo che, secondo la tradizione, raffigura il volto di Biasio Cargnio, il macellaio protagonista di una delle leggende più macabre della città. Ma più probabilmente, viste le origini del nome della chiesa, si tratta della testa mozzata di San Giovanni Battista.
Riva de Biasio e la leggenda del macellaio
Riva de Biasio è un fondamenta lungo il Canal Grande il cui nome deriva da una storia che si colloca nel Cinquecento e che, vera o inventata, è entrata a pieno titolo nel folklore veneziano. Un macellaio di nome Biasio Cargnio gestiva una bottega con annessa locanda nel sestiere, nota soprattutto per il suo sguasseto, uno spezzatino di interiora e carne che richiamava clienti da tutta Venezia.
Quando in uno dei suoi piatti fu ritrovata una piccola falange umana, le autorità perquisirono il locale e trovarono i resti di numerosi bambini scomparsi. Il macellaio fu arrestato, gli furono tagliate le mani e fu trascinato per le calli fino a Piazza San Marco, dove fu giustiziato. Nessuno sa se sia tutto vero o se la storia sia nata per spaventare i bambini e tenerli lontani dalle strade. Quel che è certo è che il nome Riva de Biasio è rimasto ed è entrato anche nelle filastrocche tradizionali veneziane.
Il Fondaco dei Turchi e il Museo di Storia Naturale
Il Fondaco dei Turchi è uno degli edifici più antichi che si affacciano sul Canal Grande: costruito nella prima metà del 1200, ha cambiato funzione e proprietari più volte nel corso di settecento anni. Nel Seicento fu affidato ai mercanti turchi che abitavano o transitavano da Venezia, da cui il nome. Dopo il blocco dei commerci con l’Oriente causato dalla Guerra di Candia, cadde progressivamente in abbandono, fino a quando il Comune lo acquistò nel 1860 con l’idea di trasformarlo in museo. Il Museo di Storia Naturale aprì i battenti nel 1932 e conserva ancora oggi collezioni di rilevanza nazionale, tra cui reperti di dinosauri e fauna lagunare.
Il murales di Banksy a Palazzo San Pantalon
The Migrant Child è uno degli interventi più noti realizzati da Banksy a Venezia. Comparso nella notte tra l’8 e il 9 maggio 2019 sulla facciata di Palazzo San Pantalon, a diretto contatto con l’acqua del canale, raffigura un bambino con un giubbotto salvagente che solleva una torcia da cui si alza una nube di fumo rosa. L’immagine richiama il tema delle migrazioni e delle tragedie che coinvolgono chi attraversa il mare in cerca di una vita migliore.
La collocazione dell’opera non è casuale: il bambino sembra emergere dall’acqua stessa della città, creando un forte contrasto tra la realtà del fenomeno migratorio e il contesto veneziano, spesso associato al turismo internazionale.
Nel corso degli anni, l’umidità, la salsedine e gli episodi di acqua alta hanno danneggiato circa il 30% del murales. Nel 2025 l’opera è stata quindi rimossa per un intervento di restauro finanziato da Banca Ifis, che nel frattempo ha acquistato l’intero palazzo con l’obiettivo di trasformarlo in un centro dedicato alla street art. In occasione della Biennale di Venezia 2026, The Migrant Child ha attraversato i canali della città in un tour itinerante prima di tornare, restaurato, nella sua collocazione originaria sulla facciata del palazzo.
Il Museo di Arte Orientale a Ca’ Pesaro
Ca’ Pesaro è uno dei palazzi barocchi più imponenti del Canal Grande, progettato da Baldassarre Longhena nel XVII secolo. All’ultimo piano, dal 1928, si trova il Museo di Arte Orientale, una delle raccolte più importanti in Europa dedicate al periodo Edo giapponese (1603-1868). La collezione include armature di samurai, armi, porcellane, strumenti musicali e oggetti decorativi, e nasce dal viaggio intorno al mondo compiuto tra il 1887 e il 1889 dal principe Enrico di Borbone. Secondo una leggenda locale, da quando le armature sono entrate nel palazzo, lo spirito di un antico guerriero si aggirerebbe tra le sale, katana alla mano.
Come raggiungere il sestiere di Santa Croce e come muoversi a Venezia
Santa Croce è, letteralmente, il primo sestiere che incontri arrivando a Venezia. Se arrivi in treno, esci dalla stazione di Venezia Santa Lucia e ti trovi già ai margini del sestiere: basta attraversare il Ponte degli Scalzi per entrarci. Se viaggi in auto, raggiungi Piazzale Roma, l’unica area del centro storico accessibile ai veicoli: da lì puoi proseguire a piedi all’interno del sestiere.
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Marta Mingolla
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