AGI – La Russia non parteciperà alle Olimpiadi di scacchi di Samarcanda, in Uzbekistan. Le nazionali Open e femminile resteranno fuori dalla 46esima edizione della principale competizione a squadre della FIDE, in programma dal 15 al 27 settembre. A confermare l’esclusione è stato il direttore esecutivo della Federazione scacchistica russa, Alexander Tkachev, che, parlando con l’agenzia Tass, ha attribuito la decisione al Consiglio della Federazione internazionale degli scacchi. “Le nostre squadre nazionali non ci saranno”, ha dichiarato. La FIDE non ha finora pubblicato un comunicato dettagliato sulla riunione del Consiglio del 23 agosto.

Per la Russia sarà la terza Olimpiade consecutiva senza una propria rappresentativa, dopo Chennai 2022 e Budapest 2024. Un’assenza particolarmente significativa per uno dei Paesi che hanno segnato più profondamente la storia degli scacchi mondiali. I russi, del resto, non comparivano già nelle liste delle formazioni diffuse dalla FIDE il 5 agosto ma avevano più di un motivo per sperare in un reintegro. Almeno rispetto al recente passato.

L’esclusione, infatti, non è soltanto la prosecuzione delle misure adottate contro lo sport russo dopo l’invasione dell’Ucraina nel febbraio 2022. Negli ultimi mesi il quadro è cambiato più volte e, alla fine dello scorso anno, la FIDE aveva formalmente riaperto la strada a un ritorno delle squadre di Mosca nelle competizioni internazionali. A rafforzare questa prospettiva aveva contribuito anche il progressivo allentamento delle restrizioni nei confronti degli atleti russi deciso da alcune federazioni sportive internazionali. A cambiare nuovamente lo scenario è stata soprattutto la sospensione della Federazione scacchistica russa, scattata a giugno dopo il mancato rispetto di una decisione del Tribunale arbitrale dello sport. Ed è proprio da qui che bisogna partire.

Il lodo del CAS e la sospensione della federazione russa

Il passaggio decisivo risale all’11 marzo 2026, quando il Tribunale arbitrale dello sport di Losanna (CAS) si è pronunciato sul contenzioso relativo alle attività della Federazione scacchistica russa nei territori ucraini occupati. Il lodo imponeva a Mosca di cessare entro 90 giorni di regolamentare eventi e attività scacchistiche in Crimea e Sebastopoli e nelle regioni di Donetsk, Kherson, Luhansk e Zaporizhzhia, oltre a comunicare formalmente alla FIDE l’avvenuto adempimento. In caso contrario, era prevista la sospensione della federazione russa dalla FIDE fino al rispetto delle condizioni fissate dal tribunale.

Scaduto il termine, il Consiglio FIDE ha verificato l’attuazione della decisione. Il 10 giugno ha constatato che il lodo non era stato rispettato e ha disposto con effetto immediato la nuova sospensione della Federazione scacchistica russa. La sanzione riguardava però la federazione e le sue rappresentative, non i singoli giocatori, che tutt’ora possono continuare a partecipare alle competizioni internazionali secondo le condizioni già previste dai regolamenti FIDE.

La decisione di giugno lasciava comunque aperto un margine. Il Consiglio aveva infatti previsto la possibilità di valutare la partecipazione alle competizioni a squadre di formazioni composte da cittadini russi sotto bandiera neutrale, subordinandola però a un successivo via libera della FIDE. È proprio su questo spiraglio che si è concentrato il confronto nelle settimane successive, alimentando le proteste dell’Ucraina e di altre federazioni europee. Con la decisione presa in vista di Samarcanda, anche questa ipotesi è stata esclusa almeno per l’edizione 2026 delle Olimpiadi.

A dicembre una prima riapertura per la Russia

 Il 14 dicembre 2025 la FIDE sembrava però aver imboccato una direzione diversa, approvando due risoluzioni sul ritorno di Russia e Bielorussia nelle competizioni internazionali. Una era stata presentata dalla Federazione scacchistica russa, l’altra dal Consiglio FIDE. La prima aveva ottenuto 61 voti favorevoli, 51 contrari e 14 astensioni; la seconda 69 sì, 40 no e 15 astensioni. Entrambe aprivano alla riammissione delle rappresentative russe e bielorusse nei tornei ufficiali, ma con una differenza sull’uso dei simboli nazionali.

La FIDE aveva quindi scelto come riferimento operativo la risoluzione del Consiglio: Russia e Bielorussia potevano tornare nelle competizioni a squadre; nei tornei giovanili e junior erano nuovamente consentiti bandiera e inno, mentre per le formazioni adulte restava il regime di neutralità, in attesa di ulteriori consultazioni con il Comitato olimpico internazionale.

Quel passaggio, però, riguarda un dossier diverso da quello che ha portato alla sospensione della Federazione scacchistica russa nel giugno successivo. In quel caso il nodo non era più la disciplina generale sulla partecipazione internazionale, ma la controversia sulle attività scacchistiche nei territori ucraini occupati e il successivo mancato rispetto del lodo del CAS.

La protesta dell’Ucraina

La possibilità di vedere a Samarcanda una formazione composta da giocatori russi, anche sotto bandiera neutrale, ha provocato nuove proteste nelle settimane precedenti la decisione definitiva. Prima della riunione del 23 agosto, la Federazione scacchistica ucraina si è rivolta ai membri dell’organismo internazionale chiedendo che non fosse consentita la partecipazione russa alle Olimpiadi.

Kiev ha richiamato la sospensione della Federazione russa conseguente al lodo del CAS e ha contestato anche l’ipotesi di una squadra neutrale, sostenendo che consentire a una formazione collettiva di cittadini russi di partecipare alle Olimpiadi avrebbe aggirato gli effetti della sanzione. La federazione ucraina ha inoltre avvertito che, in caso di una decisione favorevole al ritorno della Russia, avrebbe valutato nuovi passi davanti agli organi giudiziari sportivi e ai tribunali competenti per ottenere il rispetto della decisione arbitrale.

La questione, quindi, era ormai passata da una controversia politica sulla presenza dello sport russo nelle competizioni internazionali a un confronto anche strettamente giuridico sull’interpretazione dello statuto della FIDE e sugli effetti del lodo del CAS.

La Bielorussia invece torna con la propria bandiera

Il quadro è quindi diverso per la Bielorussia con Minsk che tornerà alle Olimpiadi con i propri simboli nazionali. Il 21 luglio la FIDE ha infatti revocato tutte le restrizioni ancora in vigore nei confronti della Federazione scacchistica bielorussa, richiamandosi alle nuove indicazioni del Comitato olimpico internazionale. Secondo la FIDE, a maggio l’Executive Board del Cio aveva deciso di non raccomandare più limitazioni alla partecipazione degli atleti bielorussi, comprese le squadre, nelle competizioni organizzate dalle federazioni internazionali. Da qui il via libera al ritorno di giocatori e rappresentative della Bielorussia sotto la propria bandiera. Samarcanda sarà così uno dei primi grandi eventi FIDE in cui Minsk tornerà a gareggiare con i colori nazionali.

La differenza con la Russia è legata allo status delle due federazioni. Le restrizioni contro la Bielorussia sono state rimosse dopo il cambio di linea del Cio mentre la Federazione russa, come detto, resta bloccata per la vicenda legata al tribunale di Losanna dello scorso giugno.

Le critiche da Mosca

L’esclusione da Samarcanda ha provocato una dura reazione della Federazione scacchistica russa. Tkachev, scrive la Tass, ha attribuito l’iniziativa al presidente ad interim della FIDE, Viswanathan Anand, sostenendo che all’interno del Consiglio abbiano prevalso interessi diversi da quelli dello sport. “Le nostre squadre non saranno alle Olimpiadi mondiali. Su iniziativa del presidente ad interim della FIDE, il signor Anand, questa decisione è stata presa dal Consiglio”, ha affermato Tkachev. Il dirigente russo ha poi accusato una parte dei componenti dell’organismo di anteporre interessi personali a quelli del gioco.

Alle critiche si è aggiunto Anatoly Karpov, dodicesimo campione del mondo, da sempre vicino a Vladimir Putin. In dichiarazioni a NEWS.ru, Karpov ha accusato la dirigenza della federazione internazionale di essere “fuori controllo” e ha definito “russofobe” le decisioni prese nei confronti di Mosca. “La leadership della FIDE è fuori controllo. La FIDE è guidata da un russo, Arkady Dvorkovich, ma vengono prese decisioni russofobe”, ha affermato l’ex campione del mondo. Critiche sono arrivate anche dall’ex presidente della federazione internazionale Kirsan Ilyumzhinov, che ha contestato l’esclusione russa e ha dichiarato ai media del suo Paese di considerare incomprensibile la decisione.

Il vicepresidente della Federazione scacchistica russa, Sergey Smagin, ha sostenuto invece che l’assenza di Mosca penalizzerà anche il livello della competizione. “La mancata ammissione alle Olimpiadi del 2026 riguarda sia noi sia il torneo stesso. Tutti capiscono che senza la più grande potenza scacchistica al mondo il torneo non può essere considerato completo”, ha dichiarato Smagin alla Tass, aggiungendo di ritenere “inevitabile” il ritorno della Russia alle competizioni internazionali a squadre: “La sola domanda è quando accadrà”.

La decisione a un mese dalle elezioni FIDE

La controversia si inserisce inoltre in una fase particolarmente delicata per gli equilibri della FIDE. Il 26 settembre, mentre a Samarcanda saranno ancora in corso le Olimpiadi, la General Assembly eleggerà il nuovo presidente e il deputy president della federazione internazionale. Il Congresso FIDE si terrà nella città uzbeka dal 20 al 27 settembre, con l’assemblea generale che proseguirà anche il giorno successivo al voto. Sono tre i ticket presentati entro la scadenza: Jan Henric Buettner con Malcolm Pein, Wadim Rosenstein con Gordon Tang e Timur Turlov con Viswanathan Anand. Ogni federazione affiliata avrà diritto a un voto.

A rendere il quadro ancora più delicato è proprio il ruolo di Anand. L’ex campione del mondo indiano esercita attualmente le funzioni di presidente dopo la decisione di Arkady Dvorkovich di sospendere volontariamente i propri poteri il 23 luglio. Dvorkovich, ex vicepremier russo e alla guida della FIDE dal 2018, ha preso la decisione dopo essere stato inserito nella lista delle sanzioni dell’Unione europea. In una dichiarazione ufficiale, Dvorkovich ha definito le misure “illegali e ingiuste” e ha annunciato l’intenzione di contestarle, spiegando però di voler sospendere temporaneamente le proprie funzioni per evitare ripercussioni sul regolare funzionamento della federazione. In base allo statuto FIDE, i poteri sono quindi passati al deputy president Anand, che continuerà a esercitare la presidenza ad interim finché resteranno in vigore le restrizioni nei confronti di Dvorkovich.

A Samarcanda anche l’Italia

La 46esima Olimpiade si annuncia intanto come la più partecipata nella storia della manifestazione. A Samarcanda sono attese 400 squadre, 208 nel torneo Open e 192 in quello femminile, venti in più rispetto al precedente record stabilito a Budapest. La cerimonia inaugurale è prevista il 15 settembre, mentre gli undici turni si giocheranno dal giorno successivo fino al 27. Nel tor eo Open gli Stati Uniti partono davanti a tutti, seguiti dall’India campione in carica, dall’Uzbekistan padrone di casa, dalla Cina e dalla Germania. Nel femminile, invece, è l’India a guidare il seeding davanti a Georgia, Cina, Kazakhstan e Stati Uniti.

E l’Italia? Ci torneremo più avanti. Gli azzurri partiranno senza i favori del pronostico, con l’obiettivo di provare a migliorare il proprio piazzamento, togliersi qualche soddisfazione contro le nazionali più forti e restare stabilmente nella top 30 mondiale.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
agi

Source link