Troppo spesso si parla dell’Ospedale di Locri mettendone in evidenza esclusivamente le criticità e arrivando, talvolta, ad affermare che all’interno del nosocomio non vi siano medici, fisioterapisti, infermieri e operatori sanitari di adeguato livello professionale. Una narrazione che rischia di essere profondamente ingenerosa nei confronti di tutti quei professionisti che, ogni giorno, lavorano con competenza, sacrificio e straordinaria dedizione al servizio dei pazienti. La realtà, infatti, racconta anche un’altra storia: quella di professionisti di assoluto valore, capaci di rappresentare una vera eccellenza sanitaria e di dimostrare che, anche nella nostra realtà, esistono competenze che potrebbero essere un punto di riferimento ben oltre i confini della Locride. Un esempio emblematico è rappresentato dal dr. Maurizio Bartone (nella foto di copertina), fisioterapista operante presso l’Unità Operativa Complessa (U.O.C.) di Recupero e Riabilitazione dell’Ospedale di Locri. Un professionista di altissimo livello, che unisce preparazione, esperienza e competenza a una qualità altrettanto importante nel rapporto con chi soffre: la sensibilità umana. Il dr. Bartone rappresenta, in questo senso, un esempio concreto di quella sanità di qualità che spesso rimane in secondo piano rispetto alle polemiche. Il suo approccio ai pazienti, caratterizzato da attenzione, disponibilità e umanità, testimonia quanto la professionalità sanitaria non possa essere misurata soltanto attraverso titoli e competenze tecniche, ma anche attraverso la capacità di prendersi cura della persona nella sua complessità. La sua presenza nella U.O.C. di Recupero e Riabilitazione costituisce dunque un valore aggiunto per l’intero ospedale e per il territorio. Una professionalità che, adeguatamente sostenuta e valorizzata, può contribuire a fare della struttura locrese un autentico punto di riferimento per la riabilitazione e, più in generale, per la sanità dell’intero Mezzogiorno. La U.O.C. di Recupero e Riabilitazione è ottimamente diretta da un grande e bravissimo medico fisiatra, il dr. Argirò, e al suo interno operano altri professionisti di elevato profilo, tra cui il dr. Mileto e l’infermiere Lacopo. Sono persone che, insieme a tanti altri operatori, contribuiscono quotidianamente al funzionamento di un reparto nel quale competenza e attenzione al paziente rappresentano elementi fondamentali. È proprio partendo da queste realtà positive che dovrebbe svilupparsi una riflessione più ampia sull’Ospedale di Locri. Criticare ciò che non funziona è legittimo e, quando necessario, persino doveroso. Ma altrettanto doveroso è riconoscere ciò che funziona, soprattutto quando dietro un reparto ci sono donne e uomini che svolgono il proprio lavoro con professionalità e spirito di servizio. Gli sforzi del direttore sanitario, dr. Giuseppe D’Ascoli, e della sua équipe sono orientati al potenziamento e alla valorizzazione di questo importante reparto e, più complessivamente, dell’intero nosocomio locrese. Un’opera che merita attenzione e sostegno, perché investire sulle professionalità presenti significa investire direttamente sulla qualità dell’assistenza offerta ai cittadini. L’Ospedale di Locri. non è soltanto l’insieme delle sue difficoltà. È anche fatto di competenze, professionalità, passione e umanità. È fatto di operatori che ogni giorno scelgono di restare al fianco dei pazienti e di svolgere il proprio compito con serietà. Per questo, accanto alla necessità di denunciare carenze e criticità, sarebbe importante costruire una narrazione diversa: una narrazione capace di riconoscere e valorizzare le eccellenze esistenti. Perché se adeguatamente sostenuto, potenziato e messo nelle condizioni di esprimere tutte le proprie potenzialità, l’Ospedale di Locri potrebbe davvero diventare un punto di riferimento fondamentale per la Locride e per l’intero Sud Italia.

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Il direttore sanitario D’Ascoli e il suo valido collaboratore Maurizio Caruso

Il dr. Argirò (a destra) e l’ infermiere Paolo Lacopo




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