Pesaro, 28 agosto 2026 – “Non può esserci una provincia dove c’è l’acqua a Fano, a Pesaro o a Urbania. Non può esserci una provincia dove c’è un costo diverso a seconda del Comune. Tutti hanno diritto ad avere l’acqua e ad avere un servizio che è destinato a un bene così importante. Dobbiamo smetterla, a questo proposito, con le speculazioni che inibiscono la presa in carico di un processo così serio come le infrastrutture e come l’approvvigionamento”.
Massimo Berloni, per usare un metafora calcistica, va ‘box to box’ per affrontare il tema pesantissimo della crisi idrica a Pesaro e provincia. Prende la palla dall’entroterra e la porta al mare, con un suggerimento semplice: da soli, strappando di colpo, non si va da nessuna parte. Il motore della squadra si ferma, è quello il rischio, la cittadinanza non capisce – dovunque, non solo nei due Comuni capoluogo – e si resta immobili. “Come per 30 anni in questa provincia”.
Berloni soprattutto, in questo momento, è il presidente dell’Aato pesarese, l’assemblea di ambito territoriale ottimale che prende delle decisioni importanti sul tema acquedotto. Gli investimenti per il ‘relining’ della condotta principale sono a fuoco, ma per un nuovo invaso d’approvvigionamento per non trovarsi a ombelico scoperto, all’improvviso, che si fa?
“La rete è obsoleta, ma si interviene ora”
“La rete infrastrutturale è obsoleta, lo sappiamo – spiega Berloni –. E ora si interviene: l’intero progetto è stato valutato e ammesso nel Piano Nazionale per l’intero importo (circa 75 milioni di euro), ma è stato concesso il finanziamento da Pniissi (piano nazionale di interventi infrastrutturali e per la sicurezza nel settore idrico) per l’importo di 22,645 milioni di euro, relativamente solo ad una parte del relining. Entro due anni quel primo pezzo deve essere finito. Che vorrà dire aver risolto il problema più critico: i cantieri dovrebbero partire a inizio 2027. Nei prossimi anni verrà finanziato tutto il resto. Però – si sofferma Berloni durante la chiacchierata con il Carlino –, non c’è forte attenzione su uno dei problemi fondamentali: quello degli approvvigionamenti di acqua, con i quali siamo sempre molto al limite. Servono delle scelte importanti”.
È il quarto problema che coinvolge l’acquedotto di Pesaro nel giro di 10 giorni
Quali?
“Le strade sono tre. La prima sarebbe quella di pompare acqua dal sottosuolo, dai pozzi. Poi ci sono i bacini di Enel. Io sono andato a Roma a parlare con loro, presentando un progetto, approvato dal ‘Pniissi’ per la pulizia parziale di Tavernelle. Grandi cose? No, ma è quello che sono riuscito a fare a differenza di qualcun altro. Lo smaltimento dei fanghi non è semplice”.
E la terza?
“La creazione di un grande invaso. Non perché lo dico io. Non sono in grado di fare previsioni, a differenza di tanti che parlano senza sapere, come se fosse il processo alla tappa del Giro. Ma se lo fanno gli altri perché non possiamo farlo noi?”
Qual è allora il tappo, adesso?
“Abbiamo bisogno di prendere decisioni, con un’obiettività che deve essere super partes rispetto alle lotte politiche o al campanilismo di uno o dell’altro. Delle ultime decisioni che ha proposto l’Aato non ne è stata presa una. Per astenuti, perché non c’era il numero legale”.
Anche per l’assenza del sindaco di Pesaro?
“Anche per la sua”.
C’era secondo lei un disegno?
“Assolutamente sì. Una volta c’erano le elezioni politiche, un’altra quelle regionali. E’ una mia impressione, ma si antepone sempre una speculazione politica a un problema grave. Cercando sempre di fare gli equilibristi per ritorni elettorali. E nel frattempo si finisce l’acqua. Con le bollette dobbiamo essere sinceri: con tutte queste infrastrutture che dobbiamo fare, le bollette aumenteranno. Purtroppo, sottolineo. E io capisco, non ho piacere, ma ho l’onestà intellettuale per dire che dobbiamo prepararci a un momento critico. Perché al netto dei denari che andiamo a prendere da quelle che sono le sopravvenienze statali, che richiedono sempre un co-finanziamento, gli altri andranno a finire in bolletta. I quali costi, anche questo va ricordato, non li decidono né Aato né altri, ma l’autorità nazionale Arera sulla base di diversi calcoli. Inoltre, questa emergenza con la quale continuiamo a convivere da sette anni non è affatto gratuita. Per esempio, Fano ha messo in piedi un impianto di osmosi che costa 25mila euro al giorno. Queste cose qui qualcuno le deve pagare. Inutile illudere le persone”.
Biancani voleva riunire tutti i sindaci per parlare degli obiettivi da seguire insieme, con al centro il rifacimento della condotta principale. Ma si sono presentate cinque amministrazioni su dieci. Una fuga in avanti da evitare? il sindaco di Fano ha dichiarato che quel confronto va fato nell’assemblea di Aato.
“Certo, è un creare un’ulteriore spaccatura all’interno di una frammentazione che in provincia c’è già. Bisogna smetterla con le speculazioni politiche e territoriali. Questi problemi vanno affrontati tutti insieme”.
Quando ci sarà quest’agognata assemblea dell’organismo?
“Tra il 16 e il 18 settembre, dobbiamo decidere quando. Le infrastrutture senz’acqua non servono a niente”.
Ai cittadini, al netto delle polemiche e dei chiarimenti tra i istituzioni, cosa diciamo? Serve un messaggio chiaro e concreto.
“Che gli investimenti ci sono, sono già previsti, e che li metteremo a terra è tutto pianificato e si parte come ho già detto a breve. E poi ho un auspicio: che si metta giù un progetto serio sugli approvvigionamenti”.
Un’ultima curiosità: di cosa trattavano le assemblee Aato sena numero legale?
“Gliene dico una: lei lo sa che il bagnino di Gabicce Mare paga l’acqua molto meno del bagnino di Pesaro? Non siamo riusciti ad andare avanti su questo. Un’altra: ho chiesto per le seconde case di diminuire la prima fascia di tariffazione, sono 24mila a Pesaro. E quini di alzare quelle degli albergatori e di altre attività per aiutarli. Niente numero legale. E mi sono stufato di sentire che non decido”.
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