Insegnare oggi significa aiutare le nuove generazioni a non delegare passivamente il loro pensiero a un algoritmo, ma ad utilizzare la tecnologia come un catalizzatore per un nuovo umanesimo digitale.
Insegnare, oggi, assomiglia sempre più a un esercizio di resistenza. Tra un carico burocratico asfissiante e la gestione di classi sempre più complesse, il “burnout” non è più un rischio astratto, ma una realtà quotidiana che svuota le aule della loro energia vitale.
In questo scenario, l’Intelligenza Artificiale irrompe non come una bacchetta magica, ma come una sfida profonda che ci obbliga a interrogarci: cosa significa davvero “insegnare”.
Abbiamo dato la parola alle macchine
Dopo quello che ho definito come tsunami virtuale (Volpi, 2014) che a partire dagli anni 2000 ha investito ogni settore del vivere quotidiano riconfigurandolo completamente in base tecnologica, oggi, siamo di fronte ad una nuova svolta epocale. Con l’avvento della IA generativa, come evidenzia Nicholas Carr (2025) abbiamo “donato la capacità di parola alle macchine” aprendo la via a nuove forme interlocutorie che spaziano dalla richiesta di informazioni generiche per mettere alla prova quanto detto da altri, alla richiesta di consigli o a produzione di compiti, temi, approfondimenti, che verranno nel copia-incolla generico riportati in classe.
Non più foglietti sparsi
Non più, foglietti sparsi, nascosti nelle tasche dei jeans, negli astucci, dentro le scarpe ma dispositivi elettronici che vengono portati in classe come supporti ausiliari che sono alla base di un nuovo modo di conoscere il mondo e di apprendere dall’esperienza, nell’accezione dogmatica di Bion.
Giovani senza bussola nel mare nostrum dell’AI
Mentre ancora si discute se portare o no i telefonini a scuola o utilizzare la tecnologia per investire sui nuovi processi di apprendimento creando dispute più o meno accese rispetto alla creazione di un comun denominatore che possa far dipanare la confusione interpretativa, spesso priva di fondamenti scientifici, i processi di apprendimento dei giovani stanno procedendo, come ai tempi dei social, per prove ed errori (e di nuovo), senza la guida direttiva della corteccia prefrontale adulta che dovrebbe agire da mozzo direttivo nel mare nostrum della nuova frontiera dell’IA.
Risarciti i danni dei social
Credo che sia emblematico che, mentre si sta affrontando la sfida dispettosa posta dall’IA sulla capacità dell’intelligere umano, Mark Zuckenberg risarcisca la società dei danni creati da un uso improprio delle piattaforme social, debitamente create per incunearsi nei compiti di sviluppo delle nuove generazioni e lungo una traiettoria evolutiva che tra breve, conoscerà solo una popolazione che non ha l’ancora della memoria a lungo termine priva del supporto tecnologico.
Siamo sempre di fronte al COME vengono utilizzati gli strumenti tecnologici, per QUALE motivo e QUANDO e nel rispondere con consapevolezza a queste domande possiamo creare un protocollo d’azione che superi la limitatezza osservativa del copia incolla incriminato ma vada direttamente al core centrale della generazione del pensiero che nella creazione del prompt diamo alle applicazioni dell’IA generativa. IA aiuta il docente a recuperare tempo di lavoro perso per produrre contenuti da portare in classe e per gestire la fatiche burocratiche.
Superare il gap comunicativo
Facciamo sì allora di dar valore ad un tempo di recupero rispetto all’asset primario della relazione di apprendimento, cercando di superare il divario comunicativo tra nuove e vecchie generazioni alla ricerca di un linguaggio del conoscere condiviso.
Nell’apprendere dall’esperienza sappiamo che inconsapevolmente la mente umana, di fronte alle nuove sfide, ripercorre inizialmente la strada iniziale per poi cambiare rotta, di fronte alla necessità di riparare errori di conduzione.
Oggi mentre stiamo riparando i danni della mancanza di criteri applicativi di un’educazione digitale che dovrebbe partire dai corsi di preparazione al parto e continuare nel patto collaborativo scuola-famiglia sua linee guida nazionali (Volpi, 2017) ed internazionali ampiamente condivise, non possiamo e non dobbiamo rimanere aggrappati al giudizio limitante del copia-incolla che i giovani tendono a fare nell’utilizzo dell’IA ma dobbiamo prendere consapevolezza dell’impatto della stessa sui nuovi processi di apprendimento che nascono tutti dalla capacità di parola.
L’IA entri con consapevolezza in classe
Per attivare narrazioni nuove e promuovere lo sviluppo creativo del pensiero evitando il rischio di una delega passiva alle macchine che se non gestite dall’intelligenza umana rischiano di cancellare spinte evolutive motrici del cambiamento della società, l’IA deve entrare con consapevolezza in classe e essere uno strumento come altri per costruire in modo responsabile la nuova scuola moderna la cui leva motrice è non delegare pensieri alle macchine ma utilizzare gli strumenti tecnologici sulla linfa di un attaccamento digitale sicuro (Volpi, 2026} in modo interconnesso con la gestione dei nuovi processi di apprendimento che si strutturano nel multitasking di un docente digitale che riesce ad integrare la lezione frontale, con la robotica, con la classe rovesciata, con la creazione di pod-cast e video per parlare di cultura in modalità diverse anche confrontandosi collegialmente con l’IA ma sempre con lo stesso tema dominante: trasmettere la passione [PASSION] del conoscere, del rispetto del gruppo di pensiero [PEER] e dello sviluppo creativo di progetti [PROJECT] come ci ha insegnato magistralmente Michael Resnick del MIT di Boston.
Si genera conoscenza a colpi di prompt e si insegna a rimanere il protagonista principale del processo intellettivo che oggi più che mai ha bisogno di rimanere ancorato alla propria firma autografata per non rischiare di essere sopraffatto dalle macchine che ragionano per algoritmi e mai per vera passione.
Un nuovo umanesimo digitale
Insegnare oggi significa aiutare le nuove generazioni a non delegare passivamente il loro pensiero a un algoritmo, ma ad utilizzare la tecnologia come un catalizzatore per un nuovo umanesimo digitale. L’obiettivo è ambizioso ma necessario: riprendersi il proprio tempo, anche con l’ausilio dell’IA, per tornare a guardare negli occhi i propri studenti, ascoltarli, accompagnarli, alternare strumenti di supporto all’apprendimento e farli volare in alto oltre al tempo e alle macchine. L’IA può modellare pattern complessi, ma non potrà mai modellare l’intuizione, l’empatia o la fiducia che nascono tra i banchi e che rendono la relazione tra docenti e studenti la leva primaria di tutti i processi cognitivi,
il docente consapevole che interagisce e dialoga con l’IA con spirito critico insieme ai suoi studenti rimane guida della pedagogia, vigilando sulla privacy e resistendo alle lusinghe di un’automazione che vorrebbe ridurci a semplici terminali di dati.
Il futuro dell’istruzione non è un processo ingegneristico da ottimizzare, ma una relazione da coltivare, proteggere e promuovere in un ambiente multiplo di co-costruzione creativa e versatile,
Auguro a tutti buon inizio della Scuola.
Novità su Google, per aggiungere Key4Biz tra le tue fonti preferite, clicca qui
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Barbara Volpi
Source link



