La mobilità è sempre più un ecosistema connesso nel quale veicoli, infrastrutture, persone e piattaforme scambiano dati in tempo reale. La trasformazione interessa città, metropolitane, stazioni, strade e autostrade e richiede una connettività capillare, stabile e disponibile anche negli ambienti più complessi. È su questa base che servizi prima separati possono integrarsi, rendendo gli spostamenti più efficienti, sicuri e sostenibili.

Secondo i dati dell’Osservatorio Connected Car & Mobility del Politecnico di Milano, in Italia circolano 16,9 milioni di auto connesse, quasi la metà del parco complessivo. Più del 50% dei Comuni ha avviato progetti di smart mobility, mentre il 40% degli italiani ha ridotto l’uso dell’auto a favore di soluzioni più sostenibili, come car sharing e micromobilità. Il 15% si dichiara inoltre propenso a utilizzare un’auto a guida autonoma nei prossimi anni.

Partendo da questi presupposti, la rete mobile assume per passeggeri e automobilisti un ruolo che va oltre la connettività e diventa una componente dell’infrastruttura di trasporto. Abilita la gestione del traffico, la sicurezza, la manutenzione predittiva e i servizi costruiti sui dati. Per INWIT, la sfida consiste nel mettere a disposizione una base condivisa e multi-operatore capace di sostenere questa evoluzione su scala nazionale.

La rete alla base della smart mobility

La smart mobility comprende tecnologie, servizi e modelli organizzativi che rendono più integrata la mobilità urbana ed extraurbana. Se da una parte la connettività mette in comunicazione dispositivi e veicoli, dall’altra l’analisi dei dati consente di leggere i flussi e intervenire in modo più tempestivo, mentre le piattaforme digitali favoriscono l’integrazione tra modalità di trasporto differenti. Tutto questo senza dimenticare la sostenibilità, che si concretizza nell’uso più efficiente delle infrastrutture e nella migliore organizzazione degli spostamenti.

Per sostenere questo modello, INWIT mette a disposizione circa 26mila torri e 850 sistemi DAS, una presenza diffusa che consente di collegare persone e mezzi, ma anche sensori, telecamere e gateway intelligenti. Su questa base possono svilupparsi servizi per l’analisi dei flussi, il controllo degli accessi e la videosorveglianza assistita dall’intelligenza artificiale, oltre a semafori intelligenti, lettura delle targhe, monitoraggio degli stalli e pagamenti digitali

. I DAS utilizzano un network di antenne distribuite, collegato a un impianto comune, per portare il segnale nei luoghi in cui la copertura tradizionale risulta più difficile: gallerie, stazioni, parcheggi e grandi spazi ad alta affluenza. La configurazione condivisa consente a più operatori mobili di utilizzare la stessa infrastruttura, limitando duplicazioni e interventi separati.

Metropolitane e stazioni, la connettività entra nei nodi del trasporto

Le reti sotterranee mostrano con particolare evidenza il valore delle infrastrutture digitali condivise. Garantire copertura 4G e 5G in tunnel e stazioni permette ai passeggeri di lavorare, navigare e accedere alle informazioni in tempo reale, ma crea anche le condizioni per servizi legati alla sicurezza e alla gestione operativa. La stessa rete può sostenere videosorveglianza intelligente, controllo degli affollamenti e sensori IoT destinati a verificare lo stato di tunnel, binari e treni.

Sulla linea M4 di Milano, ad esempio, INWIT ha completato la copertura multi-operatore di 21 stazioni e 15 chilometri di gallerie. L’infrastruttura comprende oltre 1.100 mini-antenne, 400 remote unit e 25 chilometri di fibra ottica: la Linea Blu è così la prima metropolitana italiana – e una delle prime in Europa – interamente coperta in 5G.

Nella Capitale il progetto Roma 5G, realizzato da Smart City Roma, società del Gruppo INWIT, coinvolge 75 stazioni delle linee A, B, B1 e C, 68 chilometri di tunnel, oltre 3mila mini-antenne, più di mille remote unit e oltre 250 chilometri di fibra. Il piano comprende anche circa 150 sonde per il monitoraggio ambientale.

Il modello è applicato anche agli scali ferroviari. I sistemi DAS di INWIT hanno abilitato la connettività 5G-ready in alcune delle principali stazioni italiane. Roma Termini è diventata la prima grande stazione del Paese a offrire una copertura 5G multi-operatore, per un intervento che interessa 115mila metri quadrati e utilizza 125 mini-antenne e otto chilometri di fibra.

Sicurezza e manutenzione, ponti e gallerie diventano connessi

Torri e siti digitali possono essere utilizzati anche per controllare in tempo reale lo stato di ponti, viadotti e gallerie, ospitando sensori e dispositivi per la trasmissione dei dati anche nelle aree più isolate o difficili da raggiungere. Le informazioni raccolte aiutano i gestori e gli enti competenti a verificare le condizioni delle opere e a individuare tempestivamente eventuali anomalie.

I sensori possono infatti misurare inclinazioni, spostamenti millimetrici, deformazioni dei materiali e accelerazioni lungo i tre assi, rilevando anche la temperatura dell’aria e della struttura, le condizioni del manto stradale e l’azione del vento. Incrociando questi dati è possibile capire come l’opera reagisce al passaggio dei veicoli e alle sollecitazioni ambientali.

Le informazioni alimentano il Digital Twin, la rappresentazione digitale costantemente aggiornata della struttura, e favoriscono il passaggio alla manutenzione predittiva. L’IoT permette così di intervenire in modo più tempestivo, utilizzare meglio le risorse e sviluppare nuovi servizi basati sui dati. Le stesse tecnologie, inoltre, possono essere impiegate per controllare la qualità dell’aria, rilevare eventi sismici e segnalare incendi, fumo, inondazioni o allagamenti.

Per INWIT, l’adozione dell’IoT sulle infrastrutture digitali può tradursi anche in una maggiore efficienza operativa, nell’ottimizzazione delle risorse e nella riduzione dei costi attraverso la manutenzione predittiva. La disponibilità dei dati può inoltre favorire lo sviluppo di nuovi servizi e aprire ulteriori opportunità di mercato.

Dalle gallerie alle autostrade: il Progetto 5G-BEAM

L’esperienza maturata nel tempo si estende alle grandi direttrici stradali. INWIT ha già abilitato oltre mille chilometri di gallerie stradali e autostradali con circa 700 apparati radio-elettrici e più di venti parcheggi attraverso sistemi DAS. Un ulteriore sviluppo è rappresentato da 5G-BEAM, progetto cofinanziato dall’Unione europea nell’ambito del Connecting Europe Facility e gestito dall’Agenzia HaDEA.

L’iniziativa punta a garantire connettività 5G continua e ad alte prestazioni lungo oltre 400 chilometri del Corridoio del Brennero, da Modena al confine tedesco passando per il Brennero e Kufstein. Sul versante italiano è prevista una rete 5G Standalone con funzionalità di edge computing. In Austria sarà invece realizzata un’infrastruttura passiva 5G Standalone-ready. L’obiettivo è preparare il tracciato ai futuri servizi di Connected and Automated Mobility.

Per INWIT, partner industriale dell’iniziativa, 5G-BEAM si inserisce in una strategia che punta a estendere il modello delle infrastrutture condivise e multi-operatore dai grandi nodi urbani alle reti di trasporto extraurbane.

Sul versante italiano INWIT concentra il proprio intervento sulle componenti fisiche necessarie a rendere più capillare la copertura. Sono previsti l’upgrade al 5G degli apparati installati sulle torri già presenti lungo il tracciato e la realizzazione di quattro nuove torri.

Un secondo fronte riguarda le gallerie, tra gli ambienti più complessi per la propagazione radio. Nove tunnel autostradali del Trentino-Alto Adige saranno abilitati attraverso infrastrutture DAS e repeater, così da assicurare il servizio anche nei tratti nei quali il segnale proveniente dall’esterno non è sufficiente.

È qui che emerge la specificità di una rete pensata per la mobilità: non basta raggiungere una determinata porzione di territorio, occorre mantenere prestazioni adeguate lungo il tragitto e intervenire in modo mirato nei punti in cui morfologia, opere stradali e densità di utenti rendono più difficile distribuire il segnale.

Il piano comprende anche una copertura 5G evoluta nelle aree a maggiore concentrazione di traffico, a partire da caselli e aree di servizio. Il progetto punta così a garantire la continuità della rete lungo una direttrice strategica per la circolazione di persone e merci e a preparare l’infrastruttura ai futuri servizi di mobilità connessa e automatizzata.


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