#Finsubito news – mandato per salvare la consiliatura


Un’ora di confronto a porte chiuse per blindare la maggioranza ed evitare le dimissioni del primo cittadino e l’ipotesi del commissariamento.

Intorno alle 12.30, nelle stanze della Provincia, il sindaco di Terni Stefano Bandecchi ha riunito la giunta comunale e i quindici consiglieri rimasti fedeli per fare il punto sulla tenuta della squadra di governo dopo le recenti fratture d’aula.

Al termine del vertice, la risposta del gruppo consiliare e dell’esecutivo è stata unanime: un doppio “sì” unanime alle due precise domande rivolte dal primo cittadino. 

“Volete andare avanti nonostante la situazione che si è creata?” e “Ritenete di conferire al sindaco un pieno mandato a trovare una soluzione alla situazione politica attuale, valutando tutte le possibili vie di uscita per arrivare alla fine della consiliatura con un progetto condiviso?”.

Ma non è tutto. Il sindaco di Terni, infatti, vuole dare dimostrazione di essere saldamente in sella e sabato prossimo alle 15 presenzierà alla visita in consiglio comunale del nuovo vescovo monsignor Alfonso Raimo che prima della messa di insediamento in Cattedrale avrà un incontro a Palazzo Spada con le autorità civili e militari, con saluto e breve presentazione della città.

Crisi Comune Terni: Bandecchi, i fedelissimi e il patto per andare avanti

I volti distesi e i sorrisi all’uscita da Palazzo Bazzani hanno confermato la compattezza dei presenti, dopo una mattinata scandita dalla conferenza stampa in cui lo stesso Bandecchi aveva già escluso le dimissioni come via d’uscita.

Il mandato pieno formalizzato dai quindici eletti in consiglio comunale affida direttamente al sindaco il compito di sciogliere il nodo politico nato dalla decisione di chiudere le porte della maggioranza ai quattro consiglieri del gruppo “Con Bandecchi per Terni”.

Con questa rottura, la compagine amministrativa di Palazzo Spada si trova formalmente in minoranza numerica, ma l’obiettivo dichiarato resta quello di proseguire l’attività istituzionale fino al termine naturale del mandato.

I numeri in aula, le regole del Tuel e lo spettro dell’anatra zoppa

La condizione di “anatra zoppa” che si è aperta non equivale, sul piano normativo, alla fine automatica della sindacatura.

Il Testo unico degli enti locali (Tuel) prevede infatti cause di cessazione anticipata molto rigide: le dimissioni o il grave impedimento del primo cittadino, le dimissioni contestuali della maggioranza dei consiglieri, oppure la mancata approvazione nei termini del bilancio o dei provvedimenti di riequilibrio finanziario.

In assenza di queste condizioni, l’amministrazione resta in carica, sebbene esposta al rischio di incidenti d’aula o bocciature sui singoli provvedimenti.

L’eventuale mozione di sfiducia richiede, infatti, la maggioranza assoluta dei consiglieri, pari a 17 voti favorevoli: una quota complessa da raggiungere, complici le divisioni interne che attraversano sia il centrodestra sia il Patto Avanti, entrambi distanti dall’essere pronti a un voto immediato.

A margine della commissione congiunta sulla vendita della rete gas, i più animosi tra i consiglieri dei gruppi di opposizione (soprattutto tra i dissidenti appena usciti, PD e Fratelli d’Italia) hanno cominciato a discutere di questa possibilità. Ma lo scenario che si profila è quello del “vai avanti tu, che a me viene da ridere”. 

Una mozione di sfiducia, infatti, deve portare a un redde rationem politico: o va in porto o ha solo l’effetto di rafforzare il destinatario del tentativo di ribaltone, blindandone il percorso. Chi si assumerebbe la responsabilità di mettere in discussione l’esito del voto democratico senza certezze sui numeri? 

Bandecchi punta a capitalizzare questo stallo, pianificando convergenze su punti programmatici specifici e confidando nelle assenze strategiche che, sui singoli atti come il bilancio – per il quale è richiesta la semplice maggioranza dei presenti -, potrebbero consentirgli di mettere in sicurezza la gestione dell’ente.

Lo stop sulla rete gas e l’attacco incrociato delle opposizioni

Le prime conseguenze dell’instabilità si sono comunque già manifestate sul terreno amministrativo, frenando l’iter per la vendita della rete del gas, la delibera all’origine dello scontro politico.

Anche stamane, la commissione congiunta Prima e Terza ha chiuso i lavori senza esprimere un parere formale a causa dei tempi ristretti, terminati dopo la relazione dell’amministratore unico di Terni Reti, Alessandro Campi, costringendo il presidente Claudio Batini a rinviare la discussione.

Nel corso della seduta sono emerse perplessità trasversali sui 5,8 milioni di euro previsti dall’operazione e sulle sopravvenienze attive: dubbi espressi da Andrea Sterlini, a cui si sono aggiunte la ferma opposizione di Orlando Masselli (FN) e la richiesta di ritiro dell’atto formalizzata da Pierluigi Spinelli (PD), oltre ai rilievi procedurali di Marco Cecconi (FdI).

Campi ha difeso l’alienazione, spiegando che mantenere la gestione della rete comporta una perdita e un milione di euro aggiuntivo di affidamenti a carico del Comune, ma la delibera rischia ora di arenarsi prima dell’approdo in Consiglio.

Le reazioni politiche della sinistra, richieste di dimissioni e critiche

Sul fronte politico, il Patto Avanti ha attaccato parlando del “fallimento di un progetto politico che mostrava da tempo le sue fragilità”, sollecitando Bandecchi a rassegnare le dimissioni per tornare al voto.

Sulla stessa linea Emiliano Listanti, segretario provinciale di Sinistra Italiana, che ha definito l’esperienza amministrativa un modello da “sindaco padrone” ormai al capolinea, rimarcando il dato numerico che vede l’esecutivo fermo a 15 consiglieri a sostegno, sindaco compreso, contro i 18 dell’opposizione.

Diversa la lettura della federazione di Rifondazione Comunista: pur denunciando l’immobilismo su lavoro, sanità e ambiente, ha messo in guardia da elezioni repentine prive di un’alternativa solida, sollecitando un fronte comune tra forze democratiche, associazioni e mondo del lavoro per costruire una prospettiva politica autonoma rispetto alle destre.


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