“Dubbi su stop di Teheran a programma nucleare” – Valledaostaglocal.it



(Adnkronos) –

La Cia ha avvertito Donald Trump: l’intelligence degli Stati Uniti ha seri dubbi sulla reale volontà dell’Iran di fare concessioni concrete in relazione al proprio programma nucleare. Il tema è centrale per il presidente americano nel dialogo che ha portato Washington e Teheran alla firma – per ora solo digitale – dell’accordo per porre fine alla guerra. Il memorandum d’intesa sarà firmato a Ginevra, per gli Usa sarà presente il vicepresidente JD Vance. A quel punto, si aprirà la fase successiva: in un periodo di 60 giorni – con proroghe possibili – le parti si confronteranno sul programma nucleare della Repubblica islamica. 

“L’Iran non avrà mai un’arma atomica”, ha detto e ripetuto Trump. Le certezze del presidente, secondo quanto scrive Axios, non sono condivise dall’intelligence. John Ratcliffe, direttore della Cia, e altri funzionari di rilievo hanno sollevato dubbi sulla reale disponibilità di Teheran. Raticliffe non sarebbe l’unico peso massimo scettico ai vertici dell’amministrazione. Analoghe preoccupazioni sono state espresse dal segretario di Stato, Marco Rubio, e dal segretario alla Difesa, Pete Hegseth. 

 

Il tema è stato affrontato in una serie di meeting di alto livello, tra Trump e i suoi principali consiglieri, prima dell’annuncio dell’accordo nella giornata di domenica 14 giugno.Negli incontri sono state discusse informazioni raccolte da diverse agenzie di intelligence statunitensi: i report, afferma Axios, mostravano scarsa coerenza tra le posizioni private dei funzionari iraniani sull’accordo e i messaggi inviati dagli stessi soggetti ai mediatori e agli Stati Uniti. Ratcliffe e Rubio, sulla base di tali informazioni, hanno manifestato i propri dubbi sulla reale disponibilità degli iraniani ad accettare le condizioni previste da Washington. 

“Le informazioni indicano che le intenzioni iraniane non sono in linea con i loro impegni nell’ambito dell’accordo”, ha affermato una fonte citata dalla testata. “Il presidente Trump ascolta tutte le opinioni su qualsiasi questione, ma tutti capiscono che è lui a prendere la decisione finale”, ha affermato un funzionario della Casa Bianca in relazione al tema. “Questo memorandum d’intesa rispetta tutte le linee rosse che l’amministrazione ha a lungo evidenziato per garantire che l’Iran non possa mai possedere un’arma nucleare, non possa mantenere il suo uranio altamente arricchito e non possa tenere in ostaggio la fornitura di energia a livello mondiale”, ha affermato il funzionario facendo riferimento al blocco dello Stretto di Hormuz e aggiungendo che Trump avrebbe accettato solo un accordo finale “buono”. 

Il vicepresidente Vance, con gli emissari Steve Witkoff e Jared Kushner, dovrebbe incontrare venerdì il presidente del Parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf e il ministro degli Esteri Abbas Araghchi, al tavolo con mediatori di Pakistan e Qatar, per discutere la fase successiva dei negoziati. Il testo integrale del memorandum d’intesa, che dovrebbe essere articolato in 14 punti, non è ancora stato pubblicato. Axios cita una fonte a conoscenza del testo: gli iraniani otterranno più di quanto siano chiamati a concedere, a meno che non accettino di firmare un accordo nucleare che soddisfi in toto gli obiettivi degli Stati Uniti. 

 

Secondo la fonte citata da Axios, il memorandum d’intesa prevede che Stati Uniti e Iran si impegnino a “risolvere la questione dello smaltimento del materiale arricchito stoccato” da Teheran e a “discutere la questione dell’arricchimento futuro e altre questioni concordate di comune accordo relative alle esigenze nucleari dell’Iran, sulla base di un quadro soddisfacente che verrà concordato nell’accordo finale”. 

L’Iran terrà fermo il proprio programma nucleare finché i negoziati proseguiranno. Stati Uniti nel frattempo non imporrebbero nuove sanzioni né schiererebbero ulteriori forze nella regione. In caso di intesa definitiva, gli Stati Uniti ritireranno le forze mobilitate per la guerra entro 30 giorni e porranno fine a tutte le sanzioni contro l’Iran secondo un calendario concordato. Nell’ambito dell’amministrazione Trump, ribadisce la testata, diverse figure ritengono improbabile che l’Iran firmi un accordo sul nucleare alle condizioni degli Stati Uniti. Nel corso del dialogo supplementare, è altamente probabile che Teheran tragga vantaggio dal quadro legato al memorandum d’intesa. In realtà, secondo la roadmap abbozzata da un alto funzionario, Washington potrebbe avere un quadro chiaro sulle reali intenzioni iraniane nel giro di 2-3 settimane, senza attendere la scadenza di 2 mesi: il processo, in teoria, potrebbe fermarsi senza che l’Iran ottenga grandi vantaggi. 

 

L’accordo annunciato domenica porterà alla riapertura dello Stretto di Hormuz e alla rimozione, già iniziata, del blocco navale americano. Il memorandum, afferma Axios, stabilisce che “l’Iran si impegnerà al massimo per garantire il passaggio sicuro e gratuito delle navi commerciali per 60 giorni”, mentre gli Usa revocheranno gradualmente il blocco fino alla sua completa rimozione entro 30 giorni. L’Iran avvierà un dialogo con l’Oman “per definire la futura amministrazione e i servizi marittimi” nello Stretto, con la partecipazione di altri Paesi del Golfo al fine di raggiungere una soluzione “in linea con il diritto internazionale applicabile e i diritti sovrani” dei Paesi della regione. I media di Teheran hanno fatto riferimento più volte all’introduzione di un sistema di pedaggi al termine del periodo di 60 giorni. 

 

Una delle questioni cruciali nei negoziati è stata lo sblocco dei fondi e dei beni iraniani congelati. Il documento firmato, spiega Axios, lascia ampio margine di interpretazione. Gli Stati Uniti “si impegnano a rendere” i fondi “pienamente disponibili per l’uso… al momento dell’attuazione del presente memorandum d’intesa”, secondo la fonte citata da Axios. Si tratterebbe di un modello “pagamento in base alle prestazioni”. Il memorandum d’intesa prevede inoltre che qualsiasi accordo finale includa un “piano definitivo e concordato di comune accordo” per l’istituzione di un fondo di 300 miliardi di dollari per la “ricostruzione e lo sviluppo economico” dell’Iran, con la definizione diun meccanismo per la sua attuazione. In realtà, si tratterebbe di un piano a lungo termine che si concretizzerebbe solo se l’Iran smantellasse il suo programma nucleare e varasse significative riforme interne. 

 




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