Una boccata d’ossigeno per i bacini idrici del Mezzogiorno. La seduta dell’Osservatorio permanente sugli utilizzi idrici dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale, riunitasi il 12 giugno 2026, ha certificato un complessivo e significativo miglioramento della disponibilità d’acqua a livello distrettuale. Rispetto alle criticità dell’ultimo biennio, i volumi registrati mostrano segni positivi sia per il comparto idropotabile che per quello irriguo, portando i livelli di severità idrica a una situazione di generale stabilità.
Durante l’incontro, l’Autorità ha presentato due progetti complementari legati alla governance strategica della risorsa: la costruzione di un Bilancio Idrologico avanzato a scala di distretto e il potenziamento della Rete di monitoraggio quantitativo delle acque sotterranee.
Lo scenario della severità idrica: surplus diffusi negli invasi
I dati illustrati dall’ingegnere Pasquale Coccaro evidenziano un quadro decisamente più soddisfacente rispetto allo scorso anno. L’analisi dettagliata dei principali schemi idrici mostra un recupero diffuso:
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Schema dell’Ofanto: gli invasi di Conza della Campania, Saetta, Locone, San Pietro sull’Osento e Marana Capacciotti contano una disponibilità complessiva di circa 142 milioni di metri cubi, registrando un surplus di 43 milioni rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
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Sistema Acque del Sud (Basilicata): ottimo recupero per gli invasi lucani di Monte Cotugno e del Pertusillo, che mettono a segno un attivo di 124 milioni di metri cubi rispetto a un anno fa. Rimesso in linea anche lo schema Basento-Camastra, rientrato nella normalità da maggio grazie agli interventi commissariali.
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Schema Fortore (Diga di Occhito): è lo schema che registra l’incremento più massiccio, con un surplus di circa 150 milioni di metri cubi generato, in buona parte, dalla temporanea sospensione delle erogazioni irrigue.
Focus dighe: il confronto 2025 vs 2026
I volumi registrati nei principali invasi della Capitanata e della Calabria confermano l’inversione di tendenza:
| Diga / Sistema | Volume Utile Autorizzato (Mm3) | Disponibilità 2025 (Mm3) | Disponibilità 2026 (Mm3) | Saldo 2025 vs 2026 (Mm3) | Deficit residuo rispetto al volume utile (Mm3) |
| Occhito | 250,00 | 72,82 | 209,73 | -136,91 (Surplus) | 40,27 |
| Celone | 16,80 | 2,57 | 15,33 | -12,76 (Surplus) | 1,47 |
| Totale Foggia | 266,80 | 75,39 | 225,06 | -149,67 (Surplus) | 41,74 |
| Alaco (Calabria) | 31,40 | 15,96 | 30,12 | -14,16 (Surplus) | 1,28 |
| Menta (Calabria) | 17,69 | 13,53 | 16,77 | -3,24 (Surplus) | 0,92 |
Le sorgenti e i paradossi regionali: l’allarme infrastrutturale
Ottime notizie sul fronte delle sorgenti campane: l’asse Calore Irpino-Sele segna un surplus di oltre 1.166 litri al secondo rispetto allo scorso anno (anche se resta un deficit storico di 596 l/s sulla media di lungo periodo). I gruppi sorgentizi che servono Napoli (ABC) superano la media storica di oltre 200 l/s, così come le fonti di Alto Calore Servizi (+72 l/s).

“Nelle province di Chieti e nel frusinate non siamo in presenza di una mancanza fisica di acqua”, ha precisato il Segretario Generale dell’Autorità, la dottoressa Vera Corbelli. “La severità medio-bassa è provocata essenzialmente dalle carenze di carattere infrastrutturale delle reti locali. Un nodo strutturale che l’aumento dei consumi legato alla stagione estiva tenderà prevedibilmente a mettere in luce”.
Soglia d’attenzione interna anche in Calabria: sebbene lo stato d’emergenza stia rientrando nelle province di Crotone e Reggio Calabria, il livello regionale si stabilizza sul “basso” grazie al ripristino dei sistemi Sorical e Arvo-Ampollino. Scenario analogo in Molise, dove le rilevazioni di Molise Acque certificano un evidente recupero delle fonti. Grazie a questo quadro complessivo, il comparto agricolo e irriguo affronta l’estate 2026 con un livello di severità stabilmente basso su tutto il distretto.
Innovazione e algoritmi: arriva il modello “DREAM”
Nel corso della seduta, l’ingegnere Luciana Giuzio ha illustrato lo stato di avanzamento della modellizzazione digitale del distretto. Frutto di un accordo di collaborazione tra l’Autorità e il Consorzio Interuniversitario per l’Idrologia (CINID) – sotto la responsabilità scientifica del professor Salvatore Manfreda – il progetto è finanziato tramite il Fondo Sviluppo e Coesione (FSC) 2014-2020.
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Il cuore tecnologico di questa azione è l’applicazione del modello DREAM (Distributed Model for Runoff, Evapotranspiration, and Antecedent Moisture). Si tratta di un software idrologico tarato su griglia uniforme per contesti mediterranei, in grado di operare a scala giornaliera simulando l’interscambio suolo-atmosfera, calcolando l’evapotraspirazione e includendo un modulo specifico per lo scioglimento delle nevi.
Ad oggi, il progetto ha raggiunto l’80% della sua realizzazione: è stato strutturato e validato il database idrologico distrettuale e sono state ricostruite le serie storiche di afflusso agli invasi. Gli ultimi passi riguarderanno la calibrazione finale, l’aggiornamento cartografico al 2025 e la progettazione preliminare della nuova rete idro-pluviometrica.
Acque sotterranee: una nuova rete per pozzi e sorgenti
L’altro grande pilastro strategico riguarda il monitoraggio quantitativo delle falde acquifere, un settore storicamente debole e frammentato a livello regionale. Il dottor Donato Sollitto ha evidenziato come la maggior parte dell’acqua utilizzata per scopi civili e produttivi derivi proprio dalla circolazione sotterranea (pozzi e sorgenti captate). Ciononostante, i controlli quantitativi attuali soffrono di forti lacune a causa dell’elevata complessità tecnica delle misurazioni.
Per colmare questo gap, l’Autorità ha mappato le condizioni idrogeologiche del territorio e ha definito una nuova rete di monitoraggio integrato. Il piano prevede:
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L’installazione di sistemi di misurazione delle portate in continuo o periodici sulle sorgenti principali.
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La trivellazione di nuovi pozzi e piezometri per misurare i movimenti e i livelli delle falde nel tempo.
Il percorso è stato sviluppato in sinergia con le singole Regioni e le ARPA territoriali, che agiranno come soggetti attuatori, semplificando gli iter autorizzativi per l’apertura dei nuovi cantieri di sondaggio.
“Questo potenziamento“, ha concluso la dottoressa Vera Corbelli, “rappresenta un’azione non strutturale fondamentale. Mettere a sistema i dati dei programmi regionali ci permetterà di capire le dinamiche profonde della circolazione sotterranea, la reale capacità di ricarica dei serbatoi idrogeologici e i caratteri di rinnovabilità della risorsa. Solo conoscendo la reale consistenza dei nostri acquiferi possiamo prendere decisioni efficaci e difendere gli ecosistemi e i comparti produttivi del Mezzogiorno“.
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