I dati preliminari dei Pmi di ottobre delineano un quadro economico contrastato in Europa: la crescita rallenta nell’Eurozona, con la Francia che torna in territorio di contrazione, mentre Germania e Regno Unito continuano a espandersi, con Londra che registra un’accelerazione dell’attività economica.
Eurozona
L’indice destagionalizzato S&P Global Flash Eurozone Composite Pmi Output, basato su circa l’85% delle risposte abituali all’indagine, si è attestato a 51,9 a ottobre, in calo rispetto al dato definitivo di 53,1 di settembre. L’indice ha segnalato il quarto aumento mensile consecutivo dell’attività economica nell’area euro, sebbene al ritmo più lento della sequenza.
Il rallentamento della crescita ha interessato sia il settore manifatturiero sia quello dei servizi. A ottobre, la produzione del settore privato francese è tornata in territorio di contrazione, dopo il primo aumento in dieci mesi registrato a settembre. Nel frattempo, la Germania e il resto dell’area euro nel suo complesso hanno continuato a registrare una crescita dell’attività, seppure a ritmi più contenuti.
In linea con l’andamento dell’attività economica, i nuovi ordini sono aumentati al ritmo più lento dell’attuale sequenza di quattro mesi di espansione, all’inizio dell’ultimo trimestre dell’anno. La crescita è stata appena marginale, poiché entrambi i settori monitorati hanno registrato solo modesti miglioramenti nei nuovi ordini. Anche il ritmo di espansione dei nuovi ordini all’esportazione, che comprendono gli scambi all’interno dell’area euro, ha rallentato, ma l’indicatore è aumentato per il terzo mese consecutivo. Si tratta di un miglioramento rispetto al periodo di quasi quattro anni e mezzo durante il quale i nuovi ordini dall’estero erano diminuiti ininterrottamente su base mensile. L’ultimo aumento dei nuovi ordini all’esportazione è stato, infatti, più marcato di quello registrato dai nuovi ordini complessivi.
L’analisi dell’esperto
«L’economia dell’area euro inizia il quarto trimestre con le imprese che segnalano un’ulteriore solida crescita. Il Pmi preliminare è compatibile con un aumento del Pil a un ritmo trimestrale dello 0,3%. Sebbene inferiore a quello registrato a settembre, si tratta comunque di una delle migliori performance degli ultimi tre anni», afferma Chris Williamson, chief Business Economist di S&P Global Market Intelligence.
«Un fattore determinante che ha frenato la crescita è stata la nuova contrazione dell’attività economica nel settore dei servizi francese. Sebbene una parte della debolezza della Francia possa essere legata agli scioperi e ai disordini che hanno perturbato alcune economie locali, la crescita ha rallentato anche nel resto dell’area euro, sia nel manifatturiero sia nei servizi. Nel frattempo, le assunzioni sono arrivate quasi a fermarsi, mentre il flusso di nuovi ordini si è raffreddato, evidenziando una crescita appena marginale», prosegue l’esperto. «Un elemento fondamentale alla base del rallentamento generale è l’ulteriore intensificazione delle pressioni inflazionistiche registrata nel corso del mese. I costi degli input stanno nuovamente aumentando in modo marcato: nel manifatturiero, il rincaro dei prezzi dell’energia ha provocato un’accelerazione dell’incremento, spingendo le imprese ad aumentare i prezzi di vendita per proteggere i margini».
Williamson spiega anche che «i tassi d’interesse più elevati iniziano a farsi sentire, frenando la domanda. Il quadro delineato dal Pmi preliminare di ottobre, caratterizzato da una crescita sostenuta e da un’inflazione persistentemente elevata, alimenterà probabilmente ulteriori speculazioni su un possibile inasprimento più aggressivo della politica monetaria da parte della Bce». «I dati sottolineano inoltre la difficile situazione che la Francia si trova ad affrontare: il Pmi indica che l’economia sta scivolando in territorio di contrazione, mentre la fiducia delle imprese raggiunge il livello più basso dal 2012, se si esclude il periodo della pandemia. All’epoca, fu necessario l’impegno della Bce a fare “tutto il necessario” per aiutare l’area euro a uscire dalla crisi del debito», conclude l’analista.
Scende l’indice Pmi francese
L’economia del settore privato francese ha registrato un peggioramento a ottobre, secondo gli ultimi dati preliminari dell’indice Pmi di S&P Global, invertendo rapidamente la ripresa della crescita osservata a settembre. A pesare sull’attività è stato il calo della domanda di beni e servizi francesi, il più marcato da maggio, che le imprese intervistate hanno attribuito all’accresciuta incertezza e alle pressioni economiche. Per quanto riguarda le aspettative delle imprese, gli ultimi dati hanno evidenziato la valutazione più pessimistica delle prospettive economiche francesi degli ultimi sei anni e mezzo.
Nel frattempo, gli indicatori dei prezzi dell’indagine sono diminuiti rispetto a settembre, segnalando un rallentamento dell’inflazione dei costi degli input e dei prezzi di vendita. Dai dati settoriali emerge che il calo è stato interamente trainato dai servizi, mentre il peggioramento delle condizioni delle catene di approvvigionamento ha accentuato le pressioni sui prezzi nel settore manifatturiero.
«Il rimbalzo dell’attività economica registrato a settembre si è rivelato di breve durata, un esito tutt’altro che sorprendente, considerato il rapido inasprimento delle condizioni finanziarie e l’ulteriore aumento delle pressioni politiche in Francia nel corso di ottobre. I dati Pmi diffusi oggi mostrano che questi fattori si sono manifestati immediatamente in una riduzione degli acquisti e degli investimenti, mentre i volumi delle vendite del settore privato hanno registrato il calo più marcato da maggio», afferma Joe Hayes, economista senior principal di S&P Global Market Intelligence. «I dati di ottobre potrebbero anticipare ciò che ci attende, poiché l’indicatore di fiducia dell’indagine, che chiede esplicitamente alle imprese di esprimere le proprie aspettative per i successivi 12 mesi, è sceso al minimo degli ultimi sei anni e mezzo. Questo riflette le preoccupazioni delle imprese per le elezioni presidenziali del 2027, che si preannunciano altamente incerte, aggravando i timori già esistenti sulla situazione dei conti pubblici francesi». L’economista ha aggiunto: «Un lieve elemento positivo emerso dall’ultima stima preliminare dell’indagine riguarda i prezzi, che mostrano un rallentamento dell’inflazione grazie all’attenuazione delle pressioni sul versante dei servizi. Ciò suggerisce che, almeno in Francia, gli effetti di ricaduta dei prezzi dell’energia restano per il momento contenuti».
La crescita della Germania
A ottobre l’attività economica del settore privato tedesco ha continuato a crescere, seppure a un ritmo più lento, secondo gli ultimi dati dell’indagine Pmi. Anche i nuovi ordini hanno continuato ad aumentare, ma al ritmo più debole degli ultimi tre mesi. Il rafforzamento delle aspettative di crescita tra le imprese dei servizi è stato tuttavia compensato da una marcata diminuzione della fiducia nel settore manifatturiero, dove l’inflazione dei costi degli input è salita al livello più alto da maggio. Le pressioni concorrenziali e i prezzi scontati dei carburanti hanno invece contribuito a ridurre leggermente il ritmo complessivo di aumento dei prezzi applicati a beni e servizi, sceso ai minimi da sette mesi.
L’indice composito Pmi flash dell’attività economica tedesca elaborato da S&P Global si è attestato a 52,8 a ottobre, segnalando un’espansione dell’attività economica per il quarto mese consecutivo. Il dato è sceso dal massimo degli ultimi 11 mesi di 53,8 registrato a settembre, continuando tuttavia a indicare un ritmo di crescita solido rispetto agli standard storici. Il rallentamento della crescita ha interessato entrambi i settori. La produzione manifatturiera ha continuato ad aumentare a un ritmo sostenuto, sebbene il più debole da luglio, con l’indice della produzione a 55,1. L’attività dei servizi è invece cresciuta per il secondo mese consecutivo, ma solo in misura modesta, con l’indice a 51,7.
«I risultati preliminari del Pmi di ottobre hanno mostrato, in modo incoraggiante, una persistente ripresa dell’attività economica in Germania, sebbene il rallentamento della crescita evidenzi come la ripresa della maggiore economia dell’Eurozona resti fragile. I nuovi ordini sono aumentati solo moderatamente e al ritmo più debole degli ultimi tre mesi all’inizio del quarto trimestre. La stagnazione della crescita dei nuovi ordini nel settore dei servizi mette in luce i persistenti ostacoli alla domanda legati all’elevata inflazione e all’incertezza», commenta Phil Smith, associate director per l’economia di S&P Global Market Intelligence.
«Le condizioni del mercato del lavoro continuano a migliorare molto gradualmente, grazie a un ritmo costante ma moderato di creazione di posti di lavoro tra i fornitori di servizi e a una situazione sempre più stabile nel settore manifatturiero». E aggiunge: «Nonostante le imprese produttrici di beni abbiano continuato a registrare un miglioramento delle condizioni operative, sostenuto dalla persistente crescita delle vendite all’esportazione e dagli effetti dei maggiori investimenti nella difesa e nelle infrastrutture, una nuova impennata delle pressioni sui costi ha ridimensionato le aspettative nel settore. È probabile che questi due fattori restino strettamente interconnessi nei prossimi mesi».
I risultati economici del Regno Unito
Le imprese del settore privato britannico hanno registrato un’espansione sostenuta dell’attività economica a ottobre, sostenuta dal più forte aumento dei nuovi ordini da settembre 2024. La maggiore domanda ha riportato l’occupazione in territorio positivo, seppur marginalmente, ponendo fine a un biennio di tagli ai posti di lavoro. I dati di ottobre hanno evidenziato un nuovo forte aumento dei prezzi degli input nell’intero settore privato. Il tasso complessivo di inflazione dei costi ha raggiunto il livello più elevato da giugno, trainato dalla marcata accelerazione delle pressioni inflazionistiche nel comparto manifatturiero.
L’indice destagionalizzato S&P Global Flash UK Pmi Composite Output si è attestato a 53,1 a ottobre, in aumento rispetto a 52,0 di settembre e al di sopra della soglia neutrale di 50,0 per il quarto mese consecutivo. Si tratta del valore più alto da febbraio, che segnala una solida espansione dell’attività del settore privato. La crescita della produzione ha accelerato sia nel manifatturiero sia nei servizi, con il primo che ha registrato l’espansione più marcata da poco più di due anni.
A ottobre, il totale dei nuovi ordini nel settore privato è aumentato al ritmo più sostenuto degli ultimi 25 mesi, grazie soprattutto al netto miglioramento dei nuovi ordini ricevuti dai fornitori di servizi. I partecipanti all’indagine hanno segnalato una ripresa generalizzata della domanda dei clienti, con un aumento dei nuovi ordini sia sui mercati interni sia su quelli esteri.
«L’economia britannica ha acquisito slancio a ottobre, con i primi dati del Pmi che indicano il ritmo di crescita più sostenuto da febbraio. Questo segnale incoraggiante di resilienza economica è confermato dalle imprese che sono tornate ad assumere personale per la prima volta da quando il reclutamento aveva subito un rallentamento a seguito della legge di bilancio dell’autunno 2024», afferma Williamson. «Si segnalano rinvii delle spese a causa della mancanza di chiarezza sulle politiche economiche interne in vista della legge di bilancio. Il quadro economico promettente delineato dagli ultimi Pmi dovrebbe quindi costituire una base incoraggiante per un’ulteriore solida crescita economica nei mesi invernali, salvo eventuali sorprese negative per le imprese nell’ambito della revisione della fiscalità e della spesa pubblica».
Secondo l’esperto «la situazione geopolitica, e in particolare il rischio che i conflitti in Medio Oriente e in Ucraina contribuiscano ad aumentare la volatilità dei mercati energetici, continua tuttavia chiaramente a destare preoccupazione in molte imprese. Le preoccupazioni per il costo della vita e i più ampi timori relativi alla situazione dei conti pubblici sono inoltre aggravati dal passaggio a costi di finanziamento più elevati». E aggiunge: «Le pressioni sui prezzi restano preoccupantemente elevate. Ciò non solo rende un rialzo dei tassi da parte della Banca d’Inghilterra nella prossima riunione di politica monetaria praticamente certo, ma aumenta anche la probabilità di ulteriori rialzi nel corso del 2027». (riproduzione riservata)
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