Giovani, donne e servizi, ecco le chiavi per il futuro delle aree interne


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CELENZA VALFORTORE – Non solo territori segnati dallo spopolamento e da difficoltà, ma comunità capaci di esprimere risorse sociali, innovazione e nuove possibilità di sviluppo. È il messaggio emerso dal convegno “Aree interne tra disuguaglianze e prospettive di sviluppo”, che ha concluso la prima edizione della Scuola di Metodi della Società Italiana di Sociologia Economica (SISEC) ospitata a Celenza Valfortore.

Per una settimana il piccolo comune dei Monti Dauni è diventato un laboratorio nazionale di ricerca e formazione accogliendo docenti, ricercatori e dottorandi provenienti dalle Università di Milano, Milano-Bicocca, Bologna, Catania, Padova e Teramo, impegnati nello studio delle trasformazioni sociali, sui temi delle disuguaglianze territoriali  ed   economiche delle aree interne italiane.

Ad aprire l’incontro, che ha visto la partecipazione della comunità locale, è stato Nazareno Panichella, docente dell’Università di Milano responsabile scientifico della Scuola di Metodi SISEC. Nel suo intervento ha sottolineato come Celenza Valfortore si distingua dagli altri comuni dei Monti Dauni per alcune caratteristiche specifiche, frutto anche di un precedente percorso di industrializzazione che ha favorito maggiori opportunità sociali, di vita e di accesso all’istruzione. Oggi il piccolo centro si trova ad affrontare il fenomeno dello spopolamento, ma mantiene un ruolo significativo come luogo di osservazione e analisi delle dinamiche delle aree interne. Proprio per queste ragioni la SISEC ha scelto Celenza come sede della sua prima Scuola di Metodi. Secondo Panichella, il principale problema delle aree interne del Mezzogiorno non è solo il calo demografico, ma la perdita dei giovani più istruiti e qualificati, che impoverisce il tessuto economico e sociale delle comunità. Le aree interne scontano una doppia fragilità, geografica e territoriale, mentre scuola e università spesso favoriscono la mobilità verso l’esterno. Tra le priorità indicate per contrastare il declino: il rafforzamento dell’istruzione tecnica e professionale per creare nuove opportunità per le nuove generazioni.

Fabrizio Ferreri, sociologo del territorio dell’Università di Catania e componente della Commissione Scientifica dell’Associazione I Borghi più belli d’Italia, ha posto l’attenzione sulla necessità di superare due narrazioni contrapposte: quella dei piccoli comuni raccontati come realtà fragili e destinate al declino e quella, altrettanto limitante, dei borghi descritti in modo idealizzato come luoghi sospesi nel tempo. La sfida, secondo Ferreri, è individuare una terza via, capace di dare valore alle risorse locali e promuovere nuovi percorsi di sviluppo svincolandosi dal modello urbano.

Un contributo importante è arrivato da Maurizio Avola, vicepresidente SISEC. Secondo una ricerca condotta dal docente dell’Università di Catania, la permanenza dei giovani nelle aree interne è frutto di motivazioni diverse e non solo della mancanza di alternative. Lo studio mostra come la “restanza” assuma forme differenti, legate al rapporto tra aspirazioni personali e opportunità offerte dai territori. Una lettura che richiama la necessità di politiche capaci di valorizzare i giovani e sostenere nuove prospettive di sviluppo locale. sono le politiche pubbliche a dover creare le condizioni affinché ogni persona possa scegliere liberamente se restare o partire: “Chi resta – dice Avola – non sempre è impossibilitato a partire, e la partenza non sempre coincide con una scelta positiva”.

Nel lavoro dei sociologi, che mira a comprendere i cambiamenti in atto e le dinamiche che influenzano le piccole comunità delle aree interne, emerge lo studio di Francesca Tomatis ricercatrice dell’Università di Catania, dedicato al ruolo delle donne. Tomatis ha evidenziato come, pur ricoprendo un ruolo fondamentale nella coesione sociale, attraverso il lavoro di cura, relazioni e partecipazione alla vita di comunità, le donne nei territori marginali del Mezzogiorno, vivono una condizione di doppia fragilità: da un lato lo svantaggio territoriale causato dalla carenza di servizi, dalla fragilità della rete dei trasporti e dalla scarsità di opportunità occupazionali; dall’altro le disuguaglianze di genere che incidono sulla possibilità di accedere al lavoro stabile e qualificato.

A completare il quadro è stato l’intervento di Emanuele Pavolini, dell’Università di Milano, dedicato agli anziani nelle aree interne del Mezzogiorno. Dai dati raccolti emerge come gli anziani residenti nei piccoli comuni esprimano livelli di soddisfazione per la qualità della vita superiori rispetto a quelli registrati in diverse realtà urbane. Un patrimonio sociale che, per Pavolini, necessita però di servizi di prossimità, inclusione digitale e nuove forme di assistenza.

Alla tavola rotonda conclusiva hanno partecipato Luigi Piacquadio, sindaco di San Marco la Catola; Graziano Coscia, sindaco di Carlantino; Massimo Venditti, sindaco di Celenza Valfortore; Enzo Zibisco, sindaco di Volturara Appula; Pasquale Marchese, presidente Aree Interne Monti Dauni e sindaco di Castelluccio Valmaggiore; Virgilio Caivano, presidente del Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni.

Dal confronto è emersa la necessità di rafforzare servizi essenziali, investimenti e ascolto istituzionaleVirgilio Caivano, presidente del Coordinamento Nazionale dei Piccoli Comuni, ha rilanciato la metafora delle quattro gambe indispensabili per sostenere i piccoli comuni: il medico, simbolo del diritto alla salute; il maestro, per garantire istruzione e futuro; il parroco, come riferimento sociale; e la connessione digitale, oggi fondamentale per lavoro, servizi e inclusione.

Il sindaco di Celenza Valfortore Massimo Venditti ha sottolineato il valore della collaborazione tra ricerca scientifica e amministrazioni locali: “Per Celenza Valfortore è stato un onore ospitare la prima edizione della Scuola di Metodi della SISEC. Per i piccoli comuni dei Monti Dauni, i dati e le analisi emerse dalle ricerche sono strumenti preziosi per affrontare una delle sfide più importanti del nostro tempo: contrastare lo spopolamento e costruire nuove opportunità per il futuro delle aree interne”.

Con la conclusione della prima edizione della Scuola di Metodi SISECCelenza Valfortore si conferma luogo di confronto nazionale sui temi delle aree interne, lasciando ai Monti Dauni un patrimonio di studi, relazioni e idee per il futuro dei piccoli comuni italiani. Un’esperienza che ha dimostrato come questi territori possano essere non soltanto oggetto di analisi, ma protagonisti di nuove strategie di sviluppo e innovazione sociale.

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 Vincenzo D’Errico

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