L’onda d’urto dell’indagine condotta dalla Guardia di Finanza di Ancona sugli appalti del post-terremoto impone una risposta amministrativa rapida per evitare che centinaia di condomini e abitazioni private restino intrappolati nelle maglie delle vicende giudiziarie. La priorità fissata dalla struttura commissariale consiste nel separare il destino processuale degli indagati dal diritto dei cittadini del cratere a rientrare nelle proprie case.
Nota di garanzia e metodo: i dati amministrativi esposti riflettono le comunicazioni del commissario straordinario Guido Castelli e dell’Usr per le Marche; i profili penali sono riferiti alla fase delle indagini preliminari nel pieno rispetto della garanzia costituzionale di non colpevolezza.
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I 400 cantieri censiti da Castelli e il nodo degli aggregati a Tolentino
La ricognizione avviata dalla Struttura commissariale Sisma 2016 all’indomani dei provvedimenti cautelari ha fatto emergere un dato numerico che misura l’estensione del problema nei comuni dell’Appennino marchigiano: circa 400 cantieri di riparazione post-sisma risultano riconducibili all’azienda edile coinvolta negli accertamenti della magistratura dorica. Di fronte alle segnalazioni inviate dai proprietari degli immobili danneggiati dalle scosse del 2016, il commissario straordinario Guido Castelli ha chiesto una convocazione d’urgenza all’Unità di missione antimafia del ministero dell’Interno, l’organismo del Viminale che detiene e vigila sull’Anagrafe antimafia degli esecutori.
Il punto fermo posto dal commissario riguarda la gestione delle risorse erariali destinate agli stati di avanzamento lavori: la struttura commissariale e l’Usr regionale hanno stabilito che non è possibile né dovuto versare alcun contributo pubblico attraverso l’attuale conformazione societaria dell’impresa sottoposta a indagine. Per evitare che il congelamento dei pagamenti paralizzi le gru lasciando i ponteggi montati a tempo indeterminato, il confronto con il Viminale e con l’autorità giudiziaria punta a definire una soluzione conforme alla legge che tuteli i committenti privati; tra le situazioni seguite con maggiore apprensione figurano gli aggregati edilizi di piazza San Nicola a Tolentino, prospicienti la basilica, dove una pluralità di interventi fa capo alla medesima compagine imprenditoriale.
L’operazione della Guardia di Finanza e i sequestri preventivi da 57 milioni
L’emergenza amministrativa nei comuni del cratere trae origine dall’operazione eseguita dai militari della Guardia di Finanza di Ancona su delega della Direzione distrettuale antimafia guidata dalla procuratrice Monica Garulli. Il provvedimento cautelare ha disposto otto arresti su un totale di 51 indagati, accompagnato dal sequestro preventivo di beni, quote societarie e disponibilità finanziarie per circa 57 milioni di euro a fronte di un volume complessivo di commesse vagliate dagli investigatori pari a 350 milioni di euro (suddivisi tra 200 milioni nell’edilizia privata post-sisma e 150 milioni negli appalti pubblici).
Le ipotesi di reato formulate a vario titolo dagli inquirenti comprendono la corruzione e la truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. Gli investigatori contestano anche l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Tra le figure coinvolte compaiono il costruttore maceratese Enrico Crucianelli e l’imprenditore Vincenzo Chiappalone. Nell’inchiesta è stato raggiunto dalla custodia cautelare nel carcere di Montacuto anche l’ex capo di gabinetto della Regione Marche Fabio Pistarelli, il quale tramite il proprio difensore, l’avvocato Gabriele Cofanelli, si è dichiarato estraneo alle accuse e sorpreso dall’arresto; il presidente della Regione Francesco Acquaroli si è detto basito per i fatti emersi, escludendo ipotesi di dimissioni e preannunciando la costituzione di parte civile della Regione in caso di processo.
I controlli del decreto legge 189 del 2016 e le 102 interdittive in tre anni
Intervenendo a Corridonia durante un incontro dedicato al decennale delle scosse del 2016, il commissario Castelli ha ripercorso l’architettura di prevenzione delineata dal decreto legge 189 del 2016. Il modello normativo impone l’iscrizione preventiva di ogni impresa e subappaltatore nell’Anagrafe antimafia degli esecutori, la verifica della manodopera tramite il documento unico di regolarità contributiva di congruità, il badge di cantiere per il controllo delle presenze, l’alta vigilanza dell’Autorità nazionale anticorruzione sugli appalti pubblici e il controllo preventivo della Corte dei conti.
A tale impianto si è aggiunta nel 2024 una specifica ordinanza commissariale che ha introdotto nel perimetro del cratere il divieto di subappalto a cascata. Nell’arco dell’ultimo triennio i filtri amministrativi coordinati con le prefetture e con la struttura antimafia del Viminale hanno portato all’emissione di 102 interdittive antimafia e di 13 misure di vigilanza collaborativa; nel caso oggetto dell’inchiesta anconetana, ha osservato il commissario straordinario, alcuni soggetti sarebbero riusciti a entrare nell’Anagrafe antimafia degli esecutori attraverso informazioni alterate.
I numeri del decennale nelle Marche tra 9.024 cantieri chiusi e 5.534 aperti
La verifica straordinaria sui 400 cantieri legati all’impresa indagata si inserisce in un bilancio complessivo illustrato dal direttore dell’Usr per le Marche, Marco Trovarelli. Il cratere marchigiano abbraccia 85 comuni per una popolazione di circa 340.000 abitanti: sul fronte dell’edilizia privata sono state presentate 20.787 domande di contributo, con oltre 15.000 pratiche già approvate e finanziate.
Sul piano economico, a fronte di richieste complessive per circa 12 miliardi di euro, i contributi concessi ammontano a circa 9 miliardi di euro, con liquidazioni effettivamente erogate che hanno superato i 6 miliardi di euro. Sui circa 15.000 cantieri autorizzati nelle province marchigiane colpite dal sisma, 9.024 interventi risultano conclusi (pari al 62 per cento del totale), mentre 5.534 cantieri sono attualmente in corso (pari al restante 38 per cento): è proprio all’interno di questa quota di opere in fase di lavorazione che il tavolo tecnico tra Commissario, Usr, Viminale e autorità giudiziaria dovrà agire per scongiurare blocchi operativi.
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