Ciociaria, la “drone valley” con 1800 militari specializzati di stanza tra Frosinone, Sora e Cassino


I nuovi assetti della Difesa italiana rivelano un piano ambizioso che collega tre punti cardinali: Frosinone, Sora e Cassino. Un “triangolo” che dovrebbe diventare centrale nella gestione del futuro tecnologico delle forze armate italiane. Il programma in questione – che riguarda il pilotaggio da remoto di velivoli senza equipaggio – sconta le novità emerse dalle guerre in Ucraina e Iran, dove l’uso dei droni ha letteralmente cambiato l’andamento dei conflitti ma ormai sta soprattutto mutando gli equilibri geopolitici.

Il 66° Stormo nasce dalle ceneri della Scuola Volo Elicotteri, trasferita a Viterbo, per diventare il polo centrale dedicato ai droni militari. Se il 72° Stormo rappresentava la storia del volo verticale italiano, un punto di riferimento per piloti di tutte le forze armate, delle forze dell’ordine e di vigli del fuoco e protezione civile, il 66° ne rappresenta l’evoluzione digitale: il reparto è ora il punto di riferimento per la formazione e l’addestramento interforze all’utilizzo dei sistemi a pilotaggio remoto (Apr). Le attività chiave includono: addestramento specialistico per operatori di classe Mini/Micro (m/M); la pianificazione di operazioni in modalità VLOS (visibilità diretta) e BVLOS (oltre l’orizzonte); sperimentazione tecnologica e standardizzazione delle procedure sotto l’egida del Centro di Eccellenza Apr.

La connessione con Sora e Cassino: il ciclo dell’Intelligence

L’analisi operativa evidenzia una sinergia profonda tra il nuovo Stormo e le unità dell’Esercito già insediate nel territorio. Ad esempio il 41° Reggimento IMINT “Cordenons” di Sora è l’unità specializzata nell’intelligence delle immagini. Il reggimento utilizza sensori elettronici e droni per la sorveglianza strumentale del campo. Nella città della media valle del Liri si analizzano i dati che i droni raccolgono durante le missioni. Invece il 3° Reggimento Supporto Targeting “Bondone” di Cassino ha il compito di individuare e “ingaggiare” (anche solo virtualmente o digitalmente) gli obiettivi. L’uso dei droni qui è finalizzato alla precisione del tiro e alla verifica degli effetti delle operazioni. Insomma Frosinone addestra i piloti e valida i sistemi, Cassino li impiega per la designazione degli obiettivi e Sora gestisce la mole di dati e immagini che ne derivano.

Programmi e sistemi: l’arsenale invisibile in via di costituzione

L’Italia utilizza un’ampia gamma di aeromobili a pilotaggio remoto: i programmi spaziano dai mini droni portatili per la fanteria e arrivano ai grandi velivoli da ricognizione strategegica e – di recente – anche di attacco. La Difesa sta investendo in maniera consistente nel programma Eurodrone (MALE – Medium Altitude Long Endurance), una collaborazione con Leonardo, Airbus e Dassault, destinato a missioni di sorveglianza e intelligence a lungo raggio. Oltre ai sistemi strategici, l’Italia opera con droni tattici come i Raven o i più complessi sistemi anti-drone (Drone Dome, AD3S) necessari per proteggere le installazioni sensibili. 

L’Esercito utilizza droni portatili e tattici ad ala fissa e rotante come l’RQ-11 Raven, ASIO-B, SPYBALL-B e CREX-B. Non è un caso se ha recentemente incrementato l’arruolamento di personale specializzato e l’uso di droni per missioni di monitoraggio ambientale (es. contrasto ai reati nella Terra dei Fuochi). Va ricordato che proprio nelle scorse ore Legambiente Frosinone – anche dalle nostre pagine – ha chiesto che il contrasto ai reati ambientali tramite sensori trasportati dai droni del 66° Stormo, entri a far parte delle finalità operative del reparto Ami.

Quanto all’Aeronautica Militare la flotta principale si basa sui Predator B (MQ-9), utilizzati per ricognizione, intelligence e sorveglianza. È in corso il processo per dotare questi velivoli di capacità di ingaggio di precisione (armamento). Si tratta di un velivolo di fabbricazione Usa: un esemplare italiano è stato distrutto in Kuwait dagli iraniani il 15 marzo scorso. La Marina Militare utilizza mezzi a pilotaggio remoto su unità di nuova generazione, come le fregate FREMM o le navi anfibie, per pattugliamento marittimo e supporto alle operazioni delle forze speciali.

Impatto e ricadute: la presenza militare di alta specializzazione

Ma vediamo qual è l’impatto e quali sono le possibili ricadute di questa “drone valley” provinciale. L’integrazione delle tre strutture citate crea un indotto economico e occupazionale di primo piano. Il 66° Stormo, hub formativo e centro di eccellenza, avrà a regime una forza di 4-600 militari. La consistenza del Cordenons – intelligence e supporto tattico – potrebbe arrivare ad 800 militari di stanza nella caserma sorana. Mentre a Cassino il Bondone – targeting e acquisizione obiettivi – viaggerà tra i 300 ed i 500 militari. La presenza di 1800 militari circa fra le tre basi dovrebbe riverberarsi nell’afflusso di personale altamente qualificato con ricadute sul mercato immobiliare a Frosinone, Sora e Cassino.

La presenza del Polo Addestrativo Nazionale rende la provincia un polo d’attrazione per aziende dell’indotto aerospaziale, attirando investimenti in ricerca e sviluppo. Insomma la presenza di Leonardo, coi due siti produttivi di Frosinone e Anagni, potrebbe in prospettiva trovare ragioni tecniche di potenziamento proprio grazie alla vicinanza col Moscardini (come del resto avvenuto grazie agli elicotteri).

Connessioni con l’industria: l’intesa con la turca Baykar

Di sicuro le attività dei militari italiani relative ai droni saranno sempre più connesse con l’industria del settore. Per recuperare terreno, Leonardo ha di recente stretto un accordo coi turchi di Baykar perché Turchia, Iran e Ucraina oggi rappresentano i tre Paesi di punta nel settore con produzioni che arrivano a milioni di esemplari. Il Consiglio dei Ministri italiano, tre giorni fa, ha approvato la costituzione di una joint venture paritetica tra Leonardo e l’azienda turca pur ponendo alcune limitazioni tecnologiche tramite l’esercizio del golden power. Circostanza quest’ultima che la dice lunga su quanto siano considerati rilevanti e sensibili i poli di Frosinone, Sora e Cassino nella strategia complessiva della difesa nazionale.


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 Stefano Di Scanno

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