Martedì 23 giugno Edoardo Nesi sarà ospite dalla Milanesiana, ideata e diretta da Elisabetta Sgarbi, dove leggerà il testo qui anticipato. A seguire letture del premio Nobel Abdulrazak Gurnah e di Edward St. Aubyn. Chiude la serata un concerto di Paolo Fresu e Daniele Di Bonaventura [Pavia, Almo Collegio Borromeo, ore 21].
Esco barcollando dalla pasticceria e mi prende un brivido, sento l’odore della polvere da sparo e comincio a vedere tutto sfocato, il cuore mi batte forte, ansimo come un cane, le gambe tremano e inciampo su qualcosa, cado in ginocchio e quando alzo gli occhi il sole mi acceca ma non è il sole, non è possibile sia il sole, non c’è verso, troppa luce, e allora cos’è, perché è incredibile la luce che c’è, è tutto bianco, è come se in cielo si fosse accesa una lampada immensa puntata su di me e non riesco a tenere gli occhi aperti, che succede, non so che succede e poi comincia a vibrare tutto e arriva la nausea e poi l’angoscia e poi la paura, la paura nera, il cuore mi batte così forte che il torace sussulta e non ho più fiato e per respirare mi devo sforzare e quando provo a riaprire gli occhi tutto splende e vibra come prima e allora vuol dire che c’è un problema e un problema grosso, sto male, sto male io, mi sto sentendo male, malissimo, ora mi viene un infarto, anzi forse l’infarto è questo,
questa luce abbacinante negli occhi e il cuore che scoppia in petto perché quanto può durare a battere così, ora muoio, ora muoio, sussurro e mi aggrappo disperato ai secondi che passano, li conto, festeggio le minuscole vittorie del loro rincorrersi ma tanto lo so che ci siamo, che sta per arrivare la botta, questione di momenti poi arriva il colpo e arrivederci a tutti e però non ho più paura, se n’è andata via, non ho più nessuna paura, zero, e nemmeno l’angoscia, anzi ora son quasi sereno tanto lo so che ormai muoio e allora se deve succedere, succeda, forza, spero solo di non sentir troppo male, di non mettermi a urlare di dolore e gorgogliare e a mugolare, mi dispiacerebbe dare spettacolo in quel modo, fare una figura di merda,
vorrei morire senza sentire nulla, in pace, spengermi piano piano, magari svenire e poi scivolare via senza accorgermene, una bella morte dignitosa, borghese, senza tante tragedie, con un minimo di classe, d’eleganza, mi accuccio a terra sul marciapiede e mi raggomitolo come un cane, appoggio la testa sulla pietra, sento il fresco sulla guancia ed ecco, son pronto, inspiro, espiro, chiudo gli occhi e aspetto che succeda anche se mi pare impossibile che possa succedere a me eppure è così, non c’è niente da fare, succede a me, proprio a me, e i secondi passano e non succede nulla e allora anche se mi sento scuotere tutto e ansimo e sudo freddo mi si accende dentro una fiammella di speranza perché non è solo che il colpo non arriva, è che non sento nessuno dei dolori che dice vengono sempre quando arriva l’infarto, quelli al braccio sinistro, allo stomaco, alla schiena, quelli tremendi che quando arrivano fanno urlare le persone come maiali scannati, non sento niente, e anche se il cuore mi galoppa in petto e quando provo a riaprire gli occhi tutto continua a vibrare e a risplendere come se fossi finito dentro a un diamante, altro non succede e allora comincio a sperare, lì raggomitolato per la strada, a occhi chiusi, a pugni chiusi, a sperare con tutta la forza che non sia un infarto perché il tempo continua a passare senza che succeda nulla e anzi mi pare quasi che il cuore stia rallentando,
sì, non mi sbaglio, è rallentato, poco ma è rallentato e anche l’ansito sembra rallentare e allora forse non era un infarto, forse non sto morendo, forse non muoio, forse ce la faccio, speriamo, speriamo, speriamo, forse passa, forse ora sta passando, forse pian piano pianissimo sta passando davvero, provo a riaprire gli occhi e lo splendore c’è sempre ma un po’ meno forte di prima, e le vibrazioni non ci son più, sparite, è incredibile ma forse sta passando davvero, sì, è così, son sicuro, sta passando e ora respiro anche meglio, molto meglio, l’ansito non l’ho quasi più e il cuore ora batte molto più lento e dopo qualche altro secondo finisce tutto, incredibile, è tutto finito, tutto passato, sparito come se non fosse mai successo, lo sento,
e allora apro gli occhi e la luce è normale, sorrido, mi metto in ginocchio piano piano, mi alzo in piedi e sono in mare, in alto mare, su una barca, è una giornata meravigliosa col silenzio e il sole che brilla in mezzo a un cielo senza nuvole e c’è Lisa lì davanti a me che prende il sole in topless, Lisa a vent’anni, Lisa che è uno schianto e mi sorride e poi sento una sirena fortissima e arriva a tutta velocità una barca più grande, una specie di nave che comincia a girarci intorno e continua a suonare la sirena e Lisa si impaurisce e si copre le tette perché ha paura che quelli della nave vogliano venire qui sulla barca e rapirla, corre da me e mi abbraccia e mi dice proteggimi e io la stringo e sento che ha la pelle calda di sole e le dico di non preoccuparsi, ci penso io, prendo un arpione, vo a prua e gli urlo di venire avanti, a quelli della nave, forza, bastardi, venite che vi accoppo tutti ma loro non mi guardano nemmeno e cominciano a gettare le reti e bisogna scappare subito sennò si rimane intrappolati dentro e allora do tutta manetta, la barca si impenna e ci si allontana e scendono in mare delle scialuppe piene di giapponesi con le cerate gialle che cominciano ad arpionare i tonni rimasti chiusi dentro le reti e son tonni enormi, con le code fanno degli schizzi che arrivano fino in cielo, c’è il mare rosso di sangue, li ammazzano tutti e poi li prendono per la coda con dei cavi d’acciaio, fanno come dei grappoli di questi tonni immensi e li alzano con una gru e li mettono sulla nave e noi stiamo lì a guardare finché non vanno via
e poi Lisa mi indica l’orizzonte, Cos’è quell’affare, mi volto e vedo una grande sacca marrone gonfia che sventola lontana a pelo d’acqua e si va a vedere e quando ci si avvicina c’è un puzzo terribile perché è tutto marcio, sotto la sacca marrone c’è un ammasso enorme di carne marcia che galleggia e lei dice che sarà una balena morta che i giapponesi hanno ammazzato per sbaglio e lasciato lì, bastardi, e io le dico di no, amore mio, no, è un capodoglio, guarda la mandibola, perché dall’ammasso di carne marcia spunta una roba bianca lunga tre metri color dell’osso, e lei vuole che la prenda e gliela regali e io mi tuffo in quell’acqua freddissima, afferro la mandibola, la tiro a me e la mandibola si stacca con un rumore succhiante e la sacca si rompe e il puzzo che ne sorte fuori è incredibile, ancora peggio di quello di prima, poi la carcassa inizia a sprofondare e la vedo che si capovolge lenta e svanisce negli abissi e mentre son lì nell’acqua a galleggiare con questa mandibola di capodoglio in mano Lisa dice che vuole andare in Corsica a pranzo e io rispondo di si, certo, subito, andiamo, Voglio le ostriche, dice, e io sì, certo, per forza, e poi si spenge ogni co-
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Edoardo Nesi
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