Accessibilità nei musei per bambini e persone con disabilità: da dove si parte


Quanto è davvero accessibile un museo per un bambino di due anni, una persona cieca o una famiglia con esigenze particolari? Fondazione Cariplo e Abbonamento Musei presentano i risultati di una survey che ha coinvolto 336 musei e che restituisce una fotografia in chiaroscuro: cresce la consapevolezza dell’importanza dell’accessibilità, ma restano ancora ampi margini di miglioramento per la prima infanzia e per le persone con disabilità. Un punto di partenza concreto per orientare le prossime azioni e investimenti.

Prima infanzia: la mediazione educativa è un punto di forza (il 41% dei musei è molto preparato), mentre spazi e servizi dedicati ai più piccoli sono il prossimo passo da costruire (oggi assenti rispettivamente nel 40% e nel 48% dei musei).

Persone con disabilità: solida l’accessibilità fisica (percorsi senza barriere o con alternative nel 63,1% dei musei) e ampia la gratuità d’ingresso (91,4%); il margine di crescita riguarda gli strumenti per la visita in autonomia (i supporti multisensoriali mancano nel 56,5% dei musei) e la governance sul tema (il 47,6% non ha ancora un referente per l’accessibilità).

L’analisi, condotta da Fondazione Santagata e Maria Chiara Ciaccheri nell’ambito delle Sfide di Mandato “Anita. L’infanzia prima” e “Destinazione Autonomia”, evidenzia un quadro articolato su cui la Fondazione intende intervenire con nuove risorse e progettualità nei prossimi mesi.

Milano, 23 giugno 2026 – Un bambino di due anni che esplora una sala, una persona cieca che vuole conoscere nuove opere d’arte, un genitore che ha bisogno di un posto dove allattare: l’accessibilità di un museo si misura in gesti come questi. E tre musei su quattro hanno accettato la sfida di raccontarsi. Alla prima mappatura sistematica dell’accessibilità museale promossa da Fondazione Cariplo in Lombardia e nelle province piemontesi di Novara e del Verbano-Cusio-Ossola hanno risposto 255 musei, il 76% di quelli invitati: una partecipazione che già di per sé racconta un settore pronto a guardarsi allo specchio. E quello specchio restituisce l’immagine di musei sempre più consapevoli del valore dell’accessibilità, ma anche della sfida ancora aperta: trasformare questa consapevolezza in pratica quotidiana, tanto nell’accoglienza della prima infanzia quanto nell’autonomia delle persone con disabilità. A realizzarla sono stati Abbonamento Musei, Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura e la Museologa ed esperta di accessibilità nei musei Maria Chiara Ciaccheri.

L’indagine ha analizzato l’intero arco dell’esperienza di visita: dall’identità e dalla governance del museo ai servizi offerti, dall’accessibilità degli spazi alle politiche di prezzo, dalle competenze del personale e dalla loro possibile formazione fino alle collaborazioni territoriali, con particolare attenzione ai bisogni e alle prospettive future. I risultati della mappatura, presentati oggi alla Triennale di Milano durante il convegno “Il museo che accoglie: scenari e sfide dell’accessibilità nei luoghi della cultura”, permettono di orientare le future strategie di inclusione e rafforzamento delle competenze, passando dall’analisi dell’effettivo livello di accessibilità (cosa manca, quali sono gli ostacoli) all’azione concreta: costruire percorsi, strumenti e competenze per rendere i musei sempre più accessibili a bambine, bambini, famiglie e persone con disabilità. Un primo passo per trasformare il riconoscimento dell’importanza della cultura in opportunità reali di accesso per tutti, una fotografia di partenza utile a orientare gli interventi delle due Sfide di Mandato “Anita. L’infanzia prima” e “Destinazione Autonomia”.

«La giornata di oggi segna l’avvio di un lavoro condiviso con Abbonamento Musei e le istituzioni museali del territorio, mettendo a disposizione una base conoscitiva solida su cui costruire percorsi di sviluppo più inclusivi. Il nostro impegno è tradurre queste evidenze in azioni concrete, attivando nuovi strumenti di sostegno: un prossimo bando e un percorso di capacity building pensato per consolidare competenze, sviluppare progettualità e favorire il lavoro in rete. L’obiettivo è accompagnare i musei in un percorso che renda sempre più accessibile e aperta l’esperienza culturale, a partire dalla prima infanzia e dalle persone con disabilità», sottolinea Andrea Rebaglio, Direttore Area Attività Filantropiche Trasversali e Sfide di Mandato di Fondazione Cariplo.

Chi sono i 255 musei che hanno partecipato all’indagine

Il campione, ampio e variegato, restituisce una fotografia realistica del sistema museale del territorio e ne rispecchia la distribuzione geografica: la maggior parte dei musei che hanno preso parte all’indagine si concentra dove è più alta la densità museale, a partire dalla Città metropolitana di Milano (25,1% del campione), seguita da Brescia (16,9%), Bergamo e Mantova (11% ciascuna). Sul piano della dimensione, intesa come numero di visitatori e di addetti, prevalgono nettamente le istituzioni piccole e medie: il 72% dei musei non ha superato i 30.000 ingressi nel 2025 e il 57% dispone al massimo di cinque persone all’interno dello staff operativo. Solo otto musei (il 3,2%) hanno registrato oltre 300.000 ingressi. È un dato chiave per leggere tutto il resto, perché molte soluzioni di accessibilità spesso richiedono disponibilità di personale, risorse economiche e tempo.

Quanto alla tipologia, cioè alla natura della collezione e dell’esperienza espositiva, la categoria più rappresentata è quella dei musei d’arte, pinacoteche e gipsoteche (26,7%), seguita da musei e siti archeologici (15,7%), musei storici (12,9%) e residenze storiche (11,4%). La varietà è rilevante perché le caratteristiche degli spazi e delle collezioni condizionano sia gli interventi sull’accessibilità sia le modalità di mediazione dei contenuti. Infine, i regimi di apertura, altro indicatore fondamentale di accessibilità: il 79% dei musei ha un’apertura continuativa e regolare, il 17% opera con orari limitati e il 4% è visitabile solo su appuntamento. Gli orari d’apertura, insieme alla presenza di personale, sono una delle condizioni che rendono effettivamente fruibile un museo.

Su questa base comune, l’indagine sviluppa due affondi distinti, dedicati rispettivamente all’infanzia (0-6 anni) e alle persone con disabilità, costruiti sulle stesse aree di analisi: profilo dei rispondenti, aspetti organizzativi, comunicazione, politiche di prezzo, spazi del percorso di visita, servizi e attrezzature, attività e mediazione, competenze e collaborazioni.

“Per Abbonamento Musei lavorare sui temi dell’accessibilità insieme a Fondazione Cariplo e ai nostri partner scientifici è un’opportunità strategica pienamente in linea con gli obiettivi e la missione dell’istituzione. La risposta dei musei così ampia e generosa conferma che questi temi sono sentiti e cruciali per tutti: il lavoro già svolto dai luoghi della cultura su questi temi è evidente e significativo. Quello che ci apprestiamo a costruire insieme potrà fare la differenza a livello di sistema” Simona Ricci Direttrice Associazione Abbonamento Musei.

Musei a misura di bambini: bene le attività, meno spazi e servizi per gli 0-6 anni

L’indagine sull’infanzia, condotta da Fondazione Santagata, ha misurato la preparazione dei musei nell’accogliere la prima infanzia e gli adulti di riferimento. Tra le diverse variabili indagate, tre sono state le dimensioni privilegiate: gli spazi progettati per bambine e bambini nel percorso espositivo, i servizi accessori e le attrezzature che rendono l’intera permanenza nel museo accogliente, le attività e i materiali di mediazione pensati per questo pubblico. Il dato più incoraggiante riguarda proprio la mediazione: solo il 17% dei musei dichiara di non avere alcuna proposta dedicata e il 41% risulta molto preparato. Più indietro, ma in movimento, gli spazi progettati per gli 0-6 anni (assenti nel 40% dei casi) e i servizi accessori e le attrezzature (assenti nel 48%); in tutte e tre le dimensioni circa quattro musei su dieci si collocano già a un livello intermedio, segno di un sistema che si sta progressivamente attrezzando.

Rispetto agli spazi, l’indagine indica in modo chiaro che il potenziale da prendere è ampio, quanto necessario, per poter rendere i musei degli spazi per la prima infanzia: solo il 34% dei musei dispone di un’area per i passeggini e il fasciatoio non è presente in neanche un museo su due (46%). Rispetto a segnaletica e infografiche dedicate, sono assenti nell’88% dei musei e valori simili sono riscontrabili nella mancanza di allestimenti ad altezza bambino (78%) e nell’assenza di dispositivi tattili o manipolabili (72%). I percorsi di visita semplificati o brevi per le famiglie sono la soluzione progettuale più presente ma, anche in questo caso, non è possibile affermare che 1 museo su 2 li ha adottati (43%).

I musei del campione assicurano l’accessibilità economica attraverso gratuità estese: la gratuità è quasi universale per gli 0-3 anni (95%) e ampia per i 4-6 anni (68%). Il punto però è ridurre la barriera economica di accesso per l’intero nucleo familiare. Oggi solo il 21% dei musei prevede una tariffa per bambini e adulti di riferimento. La domanda di attività e materiali per l’infanzia è già consistente, giudicata alta o molto alta dal 47% dei musei: un margine operativo chiaro tra bisogno espresso e offerta disponibile. Per coglierlo, la leva principale sono le competenze: il 29% dei musei dispone di personale dedicato e il 18% prevede formazione periodica specifica sugli 0-6 anni, ambiti su cui i musei stessi chiedono di investire, con una netta preferenza per laboratori pratici e visite sul campo.

Emerge tuttavia una discontinuità di riconoscimento del pubblico all’interno di questa fascia: mentre i bambini 4-6 anni sono riconosciuti come pubblico di riferimento dal 59% dei musei, la primissima infanzia si ferma al 26%. Come commenta Paola Borrione, Head of Research di Fondazione Santagata, «È il segmento 0-3 anni verso cui i musei dovranno attivarsi con maggiore attenzione, non con un’estensione dell’offerta pensata per i bambini più grandi ma attraverso una progettazione specifica, sensoriale e relazionale». La ricerca individua, infine, un fattore spesso trascurato e ad alto potenziale: l’adulto che accompagna il bambino. Progettare pensando alla coppia bambino-adulto, dal posto per allattare alla leggibilità delle didascalie, è una delle vie più efficaci e a basso costo per rendere i musei davvero ospitali per la prima infanzia.

«I dati mettono in evidenza come la prima infanzia resti ancora poco considerata nelle politiche museali: spazi, servizi e approcci non sono progettati in modo sistemico per accogliere bambine e bambini nei primi anni di vita. Questa ricerca ci consegna un quadro utile da cui partire e ci richiama a una sfida innanzitutto culturale. Con Anita – L’infanzia prima intendiamo costruire, con i musei e le operatrici e gli operatori del settore, una nuova prospettiva, affinché i più piccoli siano riconosciuti come pubblico a pieno titolo e siano creati contesti capaci di includerli, insieme alle loro famiglie, creando alleanze innovative tra istituzioni culturali e con gli altri attori dei territori che lavorano per il benessere dell’infanzia.», sottolinea Valeria Negrini, Vicepresidente di Fondazione Cariplo.

Disabilità: la prossima sfida è l’autonomia di visita

L’indagine sulle persone con disabilità, condotta da Maria Chiara Ciaccheri, parte da una constatazione: la quasi totalità dei musei riconosce il tema dell’accessibilità come rilevante e si percepisce come luogo accogliente (3,41 su 5 in riferimento alle persone con disabilità). Quasi tutti dichiarano azioni rivolte ad almeno una categoria di pubblico: il 43,1% verso le persone con disabilità motoria, il 39,2% verso quelle con disabilità visiva, il 39,2% verso quelle con disabilità cognitiva e l’11% verso le persone con neurodivergenze.

Il capitolo più ricco è quello del percorso di visita e dei servizi, che mostra con chiarezza dove il sistema è già forte e dove può crescere. Le soluzioni legate all’accessibilità fisica, sostenute da obblighi normativi, sono molto diffuse: i servizi igienici accessibili sono presenti nel 77,3% dei musei e i percorsi senza barriere o con alternative equivalenti nel 63,1%. Le soluzioni che abilitano l’autonomia di visita, quelle che funzionano senza la mediazione di un operatore, rappresentano invece il principale ambito di sviluppo: i supporti multisensoriali sono assenti nel 56,5% dei musei, le didascalie in lingua piana nel 47,1%, le mappe tattili nel 78,8%. Una buona base di partenza arriva dai contenuti audio fruibili tramite QR code, già diffusi nel 32,2% dei casi perché economici e facili da distribuire.

Sul fronte della bigliettazione il dato registra un andamento relativamente omogeneo: e questo perché sul fronte economico vero e proprio il quadro è tutto fuorché solido laddove è piuttosto raro un budget stabile dedicato. Il 91,4% dei musei prevede la gratuità d’ingresso per le persone con disabilità e l’81,2% la estende agli accompagnatori. La comunicazione passa soprattutto da sito (62%) e social (47,5%): l’opportunità è arricchirla con le informazioni pratiche che servono a pianificare la visita in autonomia, come i contatti dedicati, oggi presenti nel 19,4% dei musei.

Particolarmente interessante è la lettura delle cause attribuite all’assenza di alcune soluzioni. I musei indicano, in particolare, i seguenti fattori: carenza di risorse economiche (64,8%), di spazi (33,9%) e di personale (29,6%). Pesano molto meno, nelle risposte, elementi come la conoscenza dei bisogni dei pubblici (6%) o la disponibilità di modelli di riferimento (3,4%). La ricerca evidenzia che, accanto alle risorse, conta molto la dimensione progettuale e organizzativa: interventi preliminari, come la mappatura delle barriere, la formazione e il dialogo con il territorio, orientano e rendono più efficace la spesa.

Due dati offrono indicazioni operative incoraggianti. Il primo: la dimensione del museo aiuta ma non è decisiva, perché quasi un museo piccolo su tre risulta tra i più strutturati sul tema, avendo scelto di presidiarlo in modo intenzionale anche con poche risorse. Il secondo: i musei che coinvolgono attivamente le persone con disabilità nella progettazione dispongono in media del 47% di soluzioni in più rispetto a chi non lo fa, anche se il dato non è consequenziale e non misura la qualità del coinvolgimento. Il filo che lega questi dati è la necessità di rendere l’accessibilità non solo un elemento comunicato verso l’esterno (dove è citata dal 46,3% dei musei) ma un principio guida presente all’interno delle policy e dei processi di lavoro (oggi nei piani strategici del 7,5%). È esattamente l’ambito in cui “Destinazione Autonomia” vuole intervenire, finanziando progetti nei territori e sostenendo competenze, modelli e reti affinché la piena partecipazione delle persone con disabilità alla vita culturale diventi una qualità stabile dei musei.

«Dalla ricerca emerge una consapevolezza crescente sul tema dell’accessibilità, a fronte però di un’applicazione ancora disomogenea nei contesti museali. Il punto oggi non è moltiplicare iniziative dedicate, ma ripensare in modo strutturale l’esperienza di visita, integrando l’accessibilità negli allestimenti, nei servizi e nei processi ordinari. Si tratta di un passaggio impegnativo, che chiama in causa governance e competenze. Con Destinazione Autonomia intendiamo sostenere questa evoluzione, perché l’accessibilità diventi un elemento stabile e qualificante dell’offerta culturale.», conclude Claudia Sorlini, Vicepresidente di Fondazione Cariplo.

“Dall’analisi dei dati emerge come le soluzioni più diffuse rispondono a obblighi normativi o abbiano costi contenuti. Quelle meno diffuse richiedono una scelta progettuale che incide sull’approccio tradizionale alla fruizione: l’accessibilità, in questo modo, ribalta l’esclusività dei principi che regolano la visita passiva, l’uso della vista come senso prevalente, l’adozione di un lessico specialistico e della dimensione disciplinare unica. Quando l’accessibilità entra nella progettazione trasversale (nei contenuti, nell’allestimento, nel linguaggio, nella comunicazione) promuove una vera trasformazione in grado di ridefinire il proprio modello culturale. Ma perché questo cambio di passo avvenga, gli interventi specifici non sono sufficienti: lavorare sul design universale è un presupposto essenziale così come guardare alle persone, chiunque esse siano, nella loro complessità. Da questo punto di vista, le barriere misurate dalla survey (motorie, visive, cognitive, etc.) servono a confrontarsi intorno a dei dati ma non descrivono le persone come parte di gruppi omogenei.” Maria Chiara Ciaccheri, Museologa e esperta in accessibilità nei musei

L’impegno concreto di Fondazione Cariplo: dalla ricerca all’azione

La survey è estremamente importante perché aiuta anche a orientare come destinare parte delle risorse disponibili: le due Sfide di Fondazione Cariplo si traducono infatti in un impegno complessivo pari a 40 milioni di euro (20 ciascuna). Una parte di queste risorse, attraverso un bando in arrivo nei prossimi mesi, sosterrà direttamente i musei e i loro progetti per ridurre l’attuale divario. Non a caso, in entrambe le indagini la mancanza di risorse economiche emerge tra gli ostacoli più citati dai musei: è la prima causa indicata per le soluzioni dedicate alle persone con disabilità (64,8%) ed è la barriera segnalata dall’80% dei musei per l’offerta rivolta all’infanzia.


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 Redazione Il Corriere Nazionale

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