Sono ben note le proteste dei cittadini di Tbilisi, iniziate in seguito all’annuncio del primo ministro Irak’li K’obakhidze di interrompere temporaneamente gli sforzi di avvicinamento a Bruxelles, avvenuto immediatamente dopo le controverse elezioni politiche del 2024. Meno noto è il fatto che queste mobilitazioni restino sostanzialmente circoscritte alle grandi città, a partire dalla Capitale.
Sebbene circa un terzo della popolazione georgiana risieda proprio a Tbilisi, le immagini delle manifestazioni antigovernative tendono spesso a distogliere l’attenzione dalle aree rurali del Paese. Qui, nonostante i benefici derivati negli ultimi anni dagli investimenti europei, la conoscenza di tali interventi resta limitata e la consapevolezza politica sull’integrazione europea appare meno diffusa. In queste zone, anche la necessità di assumere una posizione in un contesto globale fortemente interconnesso sembra meno sentita, nonostante la presenza di attori esterni pronti a influenzare le aree limitrofe.
Per la Georgia, il principale fattore di rischio è rappresentato dalla Russia, che, pur non necessariamente intenzionata a un’invasione militare come avvenuto quasi vent’anni fa, mantiene un forte interesse a preservare la propria sfera d’influenza, anche attraverso una politica estera segnata da elementi antidemocratici sotto la guida di Vladimir Putin.
Il rapporto sui “vicini” dell’est
Questa dinamica geografica emerge con chiarezza dal nuovo rapporto annuale dedicato di EU Neighbours East, un’indagine focalizzata sulla politica della Georgia, sull relazioni tra Tbilisi e Bruxelles, sulla percezione pubblica dell’adesione, sulla fiducia nelle istituzioni e sulla disinformazione.
Il dato che rende più lampante la non universalità delle proteste antigovernative è quello relativo ai problemi della Georgia. Solo l’11% degli intervistati ritiene che lo stato della democrazia sia il più grave. Il 60% degli intervistati ha indicato la disoccupazione, seguita dalla povertà, al 58% e dai bassi salari o pensioni al 57%.
Riguardo l’Unione europea, solo il 30% dei georgiani si dichiara ben informato su cosa sia, come operi e come si interfacci con la Georgia, mentre la maggioranza afferma di conoscerla solo superficialmente. Il 40% esprime un’opinione positiva, a fronte di un 50% che mantiene una posizione neutrale e di un limitato 8% con una visione negativa, ma colpisce il netto calo del gradimento verso Bruxelles, diminuito di 25 punti percentuali rispetto al 2022.
L’Unione resta comunque l’istituzione verso cui i georgiani esprimono maggiore fiducia, al 67%, seguita dalla Banca mondiale e dagli Stati Uniti. Il rapporto tra fiducia e sfiducia si divide quasi equamente nel caso di NATO e Nazioni Unite, mentre prevale la sfiducia nei confronti di Regno Unito, Turchia, Cina e soprattutto Russia, verso cui solo il 12% degli intervistati esprime un’opinione positiva. Anche su questa seconda analisi, il tracollo dell’Unione europea è lampante. Nel 2022 era pari all’83%, mentre oggi circa un georgiano su quattro dichiara di non fidarsi.
Le cause vanno ricercate sia nella narrazione mediatica – su cui il governo esercita un forte controllo e in cui, nell’ultimo periodo, il tema europeo è stato progressivamente marginalizzato – sia, appunto, nelle differenze territoriali tra centri urbani e aree rurali. A ciò si aggiunge la persistenza di una relativa fiducia nelle istituzioni nazionali, che, pur con livelli non elevati, registrano ancora un 34% di gradimento per il presidente e per il Parlamento, e un 41% per il governo.
A proposito dei media, il rapporto evidenzia che il 60% degli intervistati non ha avuto accesso ad alcuna informazione sull’Unione europea negli ultimi tre mesi. Non a caso, più della metà degli intervistati si dice convinta che le relazioni tra Georgia e Unione europea siano buone, aspetto lontano dalla realtà. Questo dato è comunque in forte calo: rispetto al 2024, la percezione positiva è diminuita di 27 punti percentuali, mentre quella negativa è cresciuta di 22.
Il percorso verso l’Ue
Nonostante tutto, il 71% degli intervistati si dichiara favorevole all’adesione all’Unione europea, anche se solo il 27% ritiene che essa possa concretizzarsi entro i prossimi cinque anni, e il 12% la considera addirittura impossibile. Tra gli ostacoli principali al percorso di adesione, il 34% indica la volontà politica della leadership georgiana.
Il governo K’obakhidze sta cercando di correre ai ripari, anche di fronte al dato secondo cui il 49% dei cittadini ritiene che la politica estera del Paese stia andando nella direzione sbagliata. Ha capito che non è sufficiente limitarsi a minimizzare o filtrare le notizie provenienti da Bruxelles, soprattutto alla luce di sanzioni che la popolazione percepirebbe in modo tangibile e che sono state ribadite nella recente plenaria del Parlamento europeo.
Pur senza mostrare un reale cambio di rotta sulla ripresa del percorso di adesione all’Unione europea – percorso che fino al 2024 era stato formalmente una priorità del partito di governo Sogno Georgiano – il governo K’obakhidze sta ora cercando di coinvolgere il Lussemburgo come possibile mediatore informale nei rapporti con Bruxelles, nel tentativo di ammorbidire le tensioni.
La carta Lussemburgo
Sede della Corte di Giustizia e Paese fondatore dell’Unione europea, il Lussemburgo è stato individuato da Tbilisi come partner diplomatico perché solleciti presso la Commissione europea la ripresa del dialogo con la Georgia. “Siamo anche pronti a discutere questioni critiche, inclusa la legge che ha costituito la ragione formale della sospensione del dialogo tra Unione europea e Georgia”, ha dichiarato Nikoloz Samkharadze, deputato di Sogno Georgiano.
Secondo Samkharadze, il nodo principale resta la cosiddetta “legge sulla trasparenza”, adottata nel 2023 dalla Georgia sulla scia della controversa normativa russa sugli agenti stranieri. Tuttavia, negli ultimi mesi le tensioni si sono ulteriormente acuite a seguito di una serie di dichiarazioni e decisioni politiche che hanno contribuito al deterioramento dei rapporti con Bruxelles.
Il governo di Tbilisi ha infatti ripetutamente accusato l’Unione europea di ricatto, menzogne e sostegno al “radicalismo e alla disinformazione”. In parallelo, invece di rafforzare il dialogo attraverso Ucraina e Moldova, membri come la Georgia del Partenariato orientale con l’Unione europea e più direttamente impegnati nei processi di adesione, ha progressivamente privilegiato relazioni politiche con attori come il presidente serbo Aleksandar Vučić, figura considerata tra le più ambigue nel rapporto con Bruxelles.
L’Unione europea è il futuro scelto dalla maggioranza dei cittadini georgiani, anche se la consapevolezza e l’urgenza del percorso sono percepite in modo più marcato soprattutto tra i manifestanti e le fasce più mobilitate della società civile. Messo alle strette, il governo appare oggi orientato a una cauta apertura tattica più che a un reale cambio di strategia, consapevole però che il tema europeo resta potenzialmente decisivo per la tenuta del consenso interno.
Resta da vedere se e come questo tentativo di dialogo indiretto produrrà risultati concreti, in un quadro ormai profondamente irrigidito.
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