Catanzaro, i quarant’anni del centro calabrese di solidarietà. Don Mimmo: «Ogni incontro con i ragazzi un appuntamento con Dio»



L’auditorium dell’Università Magna Graecia di Catanzaro ha accolto una comunità intera per celebrare il quarantesimo anniversario del Centro Calabrese di Solidarietà Ets, una delle esperienze sociali più significative della Calabria. Non una semplice ricorrenza, ma il racconto di una storia iniziata nel 1986 in una piccola stanza di via Fontana Vecchia, quando Padre Paolo Lombardo ebbe un’intuizione semplice e rivoluzionaria: guardare oltre la dipendenza, oltre il disagio, oltre gli errori, riconoscendo sempre nella persona una possibilità e mai un problema.

Ad aprire la manifestazione – fortemente voluta dal direttivo composto dalla presidente Isa Mantelli, dalla vice Maria Concetta Genovese, Vittoria Scarpino, Katia Vitale, Gianfranco Merando, don Pierpaolo Madia e Filippo Capellupo – è stata una intensa performance dei ragazzi del Centro sulle note di Come in uno specchio di Eugenio Finardi, una coinvolgente coreografia a cura di Ilaria Badolato e la Pastorale Giovanile, A seguire, la giornalista Maria Rita Galati ha ripercorso le tappe fondamentali di un cammino che in quarant’anni ha accompagnato migliaia di persone verso il riscatto.

«Qui la gente conosceva il tuo nome, non il tuo errore», ha ricordato, sottolineando come attorno a quel sogno siano nate amicizie, amori, famiglie e nuove opportunità di vita. Un ricordo particolare è stato dedicato al cardinale Domenico Battaglia, per oltre vent’anni anima della comunità: «Oggi è Cardinale, ma per noi sarà sempre don Mimmo».

Il sottosegretario all’Interno Wanda Ferro, impossibilitata a partecipare, ha inviato un videomessaggio nel quale ha definito il Centro Calabrese di Solidarietà «una realtà capace di affrontare i più complessi e pervasivi fenomeni di devianza e disagio valorizzando i giovani e restituendo loro la possibilità di guardare al futuro». «Quarant’anni fa il Centro Calabrese di Solidarietà nacque da un’intuizione semplice e rivoluzionaria: vedere la persona oltre il disagio», ha detto ancora.

«Da allora migliaia di uomini, donne e famiglie hanno trovato accoglienza, ascolto e una possibilità concreta di ripartire. È una storia fatta di operatori, volontari e persone che non hanno mai smesso di credere nella dignità umana. Una storia alla quale don Mimmo Battaglia e Isolina Mantelli hanno dato un contributo fondamentale e che il Centro continua a scrivere ogni giorno, affrontando nuove fragilità senza smarrire la propria identità. Per questo i quarant’anni del Centro non appartengono soltanto a chi lo ha costruito, ma all’intera comunità calabrese».

A portare il saluto delle istituzioni sono stati il rettore dell’Università Magna Graecia Giovanni Cuda, il questore Giuseppe Linares, il comandante provinciale dei Carabinieri Giovanni Pellegrino, l’assessore regionale Antonio Montuoro, il sindaco Nicola Fiorita, l’ex sindaco Sergio Abramo e il vescovo della diocesi di Mileto-Nicotera-Tropea, monsignor Attilio Nostro. Dalle loro parole è emerso un sentimento comune di gratitudine verso chi ogni giorno rende possibile il lavoro del Centro e verso una realtà che continua a rappresentare un presidio di umanità per l’intero territorio.

Un pensiero di particolare gratitudine è stato rivolto al SerD, partner storico del Centro Calabrese di Solidarietà, e a tutti gli operatori sanitari che nel corso di questi quarant’anni hanno contribuito a costruire percorsi di cura, accoglienza e reinserimento. Una collaborazione fondata sulla presa in carico integrata e sulla convinzione che dietro ogni dipendenza ci sia sempre una persona da ascoltare, accompagnare e sostenere.

Tra i momenti più intensi della serata l’intervento della presidente Isolina Mantelli, che ha affidato alle emozioni il racconto di un impegno lungo una vita. «Oggi vedo una città che riconosce il Centro: è stata una battaglia lunga quarant’anni», ha detto. Poi l’immagine che meglio descrive la comunità: «Siamo come un bruco. Gli operatori sono i suoi mille piedi. Anche se uno si stanca, gli altri continuano a camminare. Siamo ancorati alla terra, riconosciamo la povertà e andiamo sempre avanti».

Commovente e carico di affetto l’intervento del cardinale Domenico Battaglia. Tra ricordi, aneddoti e sorrisi, don Mimmo ha riportato tutti alle radici di questa esperienza, ricordando il ruolo decisivo dell’arcivescovo Antonio Cantisani e il valore umano degli incontri vissuti all’interno della comunità. «Ogni incontro con questi ragazzi è stato per me un appuntamento con Dio. Nei loro volti ho letto il Vangelo autentico. Dietro ognuno c’è una storia, un nome, una speranza». Parole che hanno restituito il senso più profondo dell’opera del Centro: custodire la dignità delle persone e continuare a credere in loro anche quando tutto sembra perduto.

L’Auditorium si è emozionato con la testimonianza di Marco Iacobi, ospite della comunità trent’anni fa. «Nella sofferenza c’è sempre una speranza che non deve essere mai spenta», ha raccontato ai ragazzi presenti, invitandoli a non smettere mai di concedersi tempo e fiducia. Dopo la proiezione del video celebrativo dedicato ai quarant’anni di attività, il Centro ha voluto rendere omaggio ai propri operatori, veri protagonisti silenziosi di questa storia, consegnando medaglie ricordo al personale e due targhe alla presidente Mantelli e al cardinale Battaglia.

A chiudere la manifestazione è stato l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Claudio Maniago, che ha ricordato la sua prima visita al Centro dopo l’arrivo in diocesi. «Al mio arrivo qui ho subito voluto visitare il Centro Calabrese di Solidarietà e ho trovato un luogo dove mi sono sentito accolto. Questo quarantesimo anniversario vi ha fatto riflettere su ciò che avete fatto, cosa dovete fare e cosa la comunità dovrà diventare. Qui avete dato tanto a migliaia di persone e famiglie a cui spesso nessuno pensa. Chi passa dal Centro ne rimane segnato per sempre, ma in modo positivo».

A suggellare il profondo legame tra il cardinale Battaglia e il Centro è stata anche una sorpresa particolarmente significativa. Nel corso della cerimonia è stato infatti donato a don Mimmo un volume celebrativo, promosso dalla casa editrice Academ e curato dal direttore editoriale Roberto Messina, che raccoglie testimonianze, ricordi e riflessioni di circa venti persone che nel corso degli anni hanno conosciuto da vicino la realtà del Centro e condiviso il cammino umano e pastorale dell’allora sacerdote.

Un racconto corale che ripercorre una storia fatta di accoglienza, solidarietà e servizio alla persona. Il volume, arricchito dall’introduzione dell’arcivescovo Claudio Maniago e da un contributo del manager sanitario Vitaliano De Salazar, rappresenta non soltanto un omaggio al cardinale Battaglia, ma anche un tributo alla storia del Centro Calabrese di Solidarietà. Un gesto che assume un valore ancora più concreto perché, per volontà dell’editore, l’intero ricavato derivante dalla vendita del libro sarà devoluto al Centro a sostegno delle sue attività.

Quarant’anni dopo quel primo piccolo passo compiuto da Padre Paolo Lombardo, il Centro Calabrese di Solidarietà continua a camminare accanto alle persone, affrontando nuove fragilità, nuove dipendenze e nuove povertà senza smarrire la propria identità. Con la stessa convinzione che lo accompagna dal 1986: nessuno è definitivamente perduto e ogni persona merita sempre qualcuno disposto a scommettere sul suo futuro.


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