La Commissione UE rafforza Europol ed Eurojust contro criminalità digitale e transfrontaliera



Roma, 24 giugno 2026 – Adeguare le agenzie europee al nuovo panorama delle reti criminali che sempre di più impiegano la tecnologia per colpire istituzioni e cittadini nei Paesi UE. È questo l’obiettivo del nuovo pacchetto di misure adottato mercoledì dalla Commissione europea che comprende un rafforzamento dei mandati delle agenzie Europol ed Eurojust, una revisione dell’Ordine europeo di indagine e modifiche al Regolamento sulla protezione dei dati per le istituzioni e gli organi dell’Unione.

Come sottolinea la Commissione UE, la criminalità sta diventando sempre più sofisticata, internazionale e digitale, pertanto, al fine di contrastare efficacemente i reati gravi, polizia, dogane, pubblici ministeri e tribunali “devono collaborare strettamente dall’inizio delle indagini fino alla sentenza definitiva”.

Le proposte fatte dalla Commissione giungono in un contesto in cui le reti criminali traggono vantaggi dall’evoluzione delle tecnologie e dalle falle di coordinamento tra UE e Stati membri. Secondo Europol, la criminalità organizzata nell’UE è sempre più integrata con l’economia legale e con le infrastrutture digitali: l’86% delle reti criminali più pericolose sfrutta imprese regolari per riciclare proventi, coprire le proprie attività o facilitare traffici illeciti, con logistica, costruzioni e immobiliare tra i settori maggiormente esposti.

In base all’ultima valutazione IOCTA 2026 (Internet Organised Crime Threat Assessment), crittografia, proxy, IA generativa e servizi digitali stanno rendendo più scalabili frodi online, ransomware, furto e vendita di dati, estorsioni e sfruttamento sessuale online. L’intelligenza artificiale viene impiegata soprattutto per automatizzare phishing e social engineering, rendere più credibili impersonificazioni e deepfake, selezionare vittime e assistere la produzione di strumenti malevoli.

“Il contesto della sicurezza europea sta diventando più complesso e le attività criminali più sofisticate, più transfrontaliere e sempre più digitali”, ha sottolineato la vicepresidente esecutiva della Commissione per la Sovranità tecnologica, la Sicurezza e la Democrazia, Henna Virkkunen. Nel mutato quadro geopolitico, ha aggiunto, l’Unione si trova a fronteggiare “minacce ibride in escalation, criminalità organizzata in espansione e crescenti pericoli digitali provenienti da criminali e terroristi”, circostanze che richiedono “capacità europee più forti” per garantire la sicurezza interna.

Sul piano giudiziario, nel 2025 Eurojust ha sostenuto 13.946 indagini penali transfrontaliere, di cui 5.582 nuovi casi, facilitando 412 squadre investigative comuni. Le operazioni coordinate dall’agenzia hanno contribuito all’arresto o alla consegna di oltre 4.443 sospetti e al sequestro o congelamento di circa 1,2 miliardi di euro in beni criminali. Tra le tipologie di reato con il maggior numero di nuovi fascicoli figurano truffe e frodi, riciclaggio, traffico di droga, gruppi criminali organizzati mobili e cybercrime.

Rafforzare e integrare il lavoro condotto dagli Stati membri con quello UE

Il pacchetto presentato dalla Commissione interviene sull’intera catena della risposta europea alla criminalità: dalla prevenzione e dall’individuazione delle minacce fino alle indagini, alla raccolta delle prove e al coordinamento dei procedimenti giudiziari. Le proposte comprendono il rafforzamento dei mandati di Europol ed Eurojust, la revisione dell’Ordine europeo di indagine e modifiche alle regole sulla protezione dei dati applicabili alle istituzioni e agli organi dell’Unione.

L’obiettivo è rendere più efficace la cooperazione tra le agenzie europee e le autorità nazionali, comprese forze di polizia, dogane, procure e tribunali. In particolare, Bruxelles punta ad aumentare il numero delle indagini congiunte, accelerare le procedure nei casi transfrontalieri e semplificare lo scambio di informazioni, riducendo al tempo stesso gli oneri amministrativi che ancora rallentano il coordinamento tra gli Stati membri.

Secondo Virkkunen, il pacchetto parte dalla consapevolezza che “le competenze restano nazionali”, ma che le soluzioni non possono che essere europee, costruite sulla fiducia reciproca tra autorità nazionali e organismi dell’Unione.

La Commissione punta quindi a rafforzare la complementarità tra Europol ed Eurojust, ma anche con la Procura europea (EPPO), l’Autorità antiriciclaggio (AMLA), la nuova Autorità doganale europea e l’Agenzia dell’UE per la cybersicurezza (ENISA).

Europol ed Eurojust al centro del sistema

Europol ed Eurojust restano al centro di questo sistema, ma con competenze distinte e complementari. La prima opera come snodo europeo per la cooperazione tra le forze di contrasto, mettendo in comune informazioni, analisi e capacità tecniche utili a ricostruire reti criminali che agiscono simultaneamente in più Paesi. La seconda assiste procure e autorità giudiziarie, facilitando il coordinamento dei fascicoli, la risoluzione dei conflitti di giurisdizione e la gestione dei procedimenti che coinvolgono più ordinamenti nazionali.

Per Europol, la Commissione propone in particolare uno scambio di dati più rapido e sicuro, attraverso una nuova infrastruttura cloud europea e uno spazio condiviso per i dati di polizia. L’agenzia dovrebbe inoltre rafforzare la propria presenza negli Stati membri con uffici di supporto dedicati e sviluppare un polo europeo per l’innovazione, destinato a individuare le esigenze tecnologiche delle forze di contrasto e a favorire investimenti comuni in strumenti avanzati, dall’analisi dei dati alle capacità forensi.

Il commissario per gli Affari interni e la Migrazione, Magnus Brunner, ha definito la proposta “l’aggiornamento più completo nella storia di Europol”, che quest’anno raggiunge i 25 anni di attività. L’obiettivo, ha spiegato, è trasformare l’agenzia in un vero hub operativo per lo scambio di informazioni, superando un sistema ancora fondato su comunicazioni bilaterali e richieste ad hoc. “Una banda di ladri può colpire abitazioni in tutta Europa senza che le autorità di contrasto nei diversi Stati membri colleghino questi casi”, ha osservato Brunner, indicando proprio in questa frammentazione una delle lacune che la riforma intende colmare.

Le nuove norme dovrebbero automatizzare il caricamento dei dati rilevanti verso Europol e consentire la collaborazione in tempo reale in uno spazio di dati condiviso. Brunner ha inoltre insistito sulla necessità di portare le competenze dell’agenzia più vicino alle indagini nazionali, attraverso uffici di supporto negli Stati membri, e di rafforzarne il ruolo come polo tecnologico europeo, in particolare su decrittazione e intelligenza artificiale. “Le reti criminali adottano le nuove tecnologie molto rapidamente, talvolta più rapidamente della polizia”, ha avvertito.

Il mandato rafforzato prevede anche una cooperazione più stretta con gli altri organismi europei e con i partner internazionali. Brunner ha richiamato, tra l’altro, il lavoro con le autorità di Paesi terzi contro le reti del narcotraffico: nel 2025, con il sostegno di Europol, un’operazione in Colombia ha portato allo smantellamento di una rete di traffico di cocaina, con 22 arresti, il sequestro di una tonnellata di droga e il congelamento di 53 conti bancari prima che la sostanza potesse raggiungere l’Unione europea.

Sul fronte giudiziario, il nuovo mandato dovrebbe consentire a Eurojust di intervenire più tempestivamente, anche individuando di propria iniziativa collegamenti tra procedimenti e sostenendo le autorità nazionali fin dalle prime fasi delle indagini. Il rafforzamento riguarderà anche settori emergenti, come il cybercrime, la violazione delle sanzioni europee e la violenza di genere, oltre alla cooperazione con Europol e con la Procura europea.

Il commissario per la Democrazia, la Giustizia, lo Stato di diritto e la Tutela dei consumatori, Michael McGrath, ha ricordato che dal 2020 il carico di lavoro di Eurojust è aumentato di oltre il 60 per cento. Nel 2025, ha aggiunto, l’agenzia ha esaminato quasi 14mila indagini penali, facilitato oltre 400 squadre investigative comuni e contribuito all’arresto o alla consegna di circa 4.400 sospetti. “Con il successo arrivano anche nuove sfide”, ha affermato, indicando la necessità di rendere l’agenzia più rapida, più operativa e maggiormente in grado di individuare i legami tra procedimenti aperti in più Paesi.

La proposta attribuisce infatti a Eurojust una capacità più proattiva nell’apertura e nel coordinamento delle indagini, attraverso un sistema automatizzato in grado di confrontare le informazioni detenute dalle diverse agenzie UE e segnalare connessioni tra procedimenti in corso. McGrath ha sottolineato che il rafforzamento dovrebbe aiutare le autorità nazionali anche a contrastare cybercrime, violenza di genere e violazioni delle misure restrittive dell’UE, seguendo flussi finanziari transfrontalieri complessi e individuando beni occultati.

La Commissione propone infine di aggiornare l’Ordine europeo di indagine, lo strumento che consente la raccolta transfrontaliera delle prove in materia penale. La revisione punta a chiarire le procedure e superare gli ostacoli operativi, introducendo anche un nuovo ordine europeo per la partecipazione a distanza, che consentirà a sospettati, imputati e vittime di partecipare alle udienze penali da un altro Stato membro. In parallelo, la riforma del regolamento sulla protezione dei dati dovrebbe facilitare la cooperazione tra gli organismi europei della giustizia penale, estendendo il quadro anche alla Procura europea.

Per McGrath, l’obiettivo finale è creare una risposta più continua tra l’attività investigativa e la fase giudiziaria: “Europol ed Eurojust forniscono una risposta senza soluzione di continuità ai reati transfrontalieri”. Con il nuovo pacchetto, ha concluso, “le indagini saranno più connesse e la giustizia sarà amministrata in modo più rapido e più intelligente”.


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