Il 62enne Roberto Gentile, storico volontario della Croce Rossa Italiana di corso Gastaldi, stava tornando alla fiaccolata a cui partecipano migliaia di persone dall’Italia e dal mondo con altre tre volontarie genovesi. Lo schianto ha spezzato una vita intera dedicata al soccorso e agli altri. Altre tre volontarie genovesi ferite

C’è un dolore particolare, più difficile da raccontare, quando a morire è una persona che per una vita è corsa verso il dolore degli altri. Roberto Gentile, 62 anni, volontario storico della Croce Rossa Italiana di corso Gastaldi e dipendente della Città Metropolitana, era uno di quelli che arrivavano quando qualcuno chiamava aiuto. Uno di quelli che salivano sull’ambulanza, facevano assistenza, organizzavano corsi, tenevano insieme esperienza e disponibilità. Uno di quelli che, per decenni, hanno dato volto e sostanza alla parola servizio.

È morto in un incidente stradale avvenuto nel pomeriggio a Calvisano, nel Bresciano, mentre si trovava nei luoghi simbolo della Croce Rossa Italiana per il raduno internazionale di Solferino. Proprio lì, dove ogni anno migliaia di volontarie e volontari arrivano dall’Italia e dal mondo per ritrovarsi, ricordare le origini del Movimento e camminare insieme nella fiaccolata, il viaggio di Roberto si è interrotto. Con lui, sull’auto coinvolta nello schianto, c’erano altre tre volontarie genovesi, anche loro della Croce Rossa Italiana di corso Gastaldi. Sono rimaste ferite. Una di loro è ricoverata in gravi condizioni.

Da Genova erano partite decine di volontarie e volontari. Solferino, per chi indossa la divisa della Croce Rossa Italiana, non è una semplice manifestazione. È un ritorno alle radici, un momento identitario, quasi un pellegrinaggio laico nei luoghi in cui, dopo la battaglia del 24 giugno 1859, Henry Dunant vide la sofferenza dei feriti abbandonati sul campo e trasformò quello shock in un’idea destinata a cambiare la storia del soccorso. La fiaccolata è il momento culminante di quel raduno: una lunga scia di luci nella sera, migliaia di passi, migliaia di divise, un’unica memoria condivisa.
Gentile e le altre tre volontarie avevano già raggiunto il campo base e si erano registrati. Poi si erano spostati nella sistemazione scelta per potersi preparare, fare una doccia e tornare in tempo per la fiaccolata. Viaggiavano autonomamente, su un’auto che avrebbe dovuto riportarli dentro quella grande comunità di volontari. Non ci sono mai arrivati.
L’incidente è avvenuto poco dopo le 16.20 all’incrocio tra via Brescia e via De Gasperi. Secondo una prima ricostruzione della polizia stradale, si sono scontrate una Dacia Duster e una Fiat Panda. Non un urto perfettamente frontale, ma uno scontro fronto-laterale, violento, improvviso, di quelli che in pochi secondi cambiano ogni cosa. A pagare il prezzo più alto sono state le persone che viaggiavano sul lato sinistro del veicolo. La Panda, dopo l’impatto, si è ribaltata ed è finita in un campo accanto alla carreggiata.
Sette in tutto le persone coinvolte: due uomini, quattro donne e un bambino di 5 anni. La macchina dei soccorsi si è mossa rapidamente, con l’arrivo di tre ambulanze e dell’elicottero del soccorso sanitario decollato da Brescia. Roberto Gentile è apparso subito il ferito più grave. È stato trasportato in codice rosso alla Poliambulanza di Brescia, ma le ferite riportate nello schianto si sono rivelate fatali. Il bambino è stato portato in ospedale per accertamenti. Gli agenti della polizia stradale di Salò hanno effettuato i rilievi per ricostruire con precisione la dinamica e chiarire eventuali responsabilità.
La notizia ha raggiunto Genova come un colpo secco. Perché Roberto non era soltanto uno dei tanti volontari. Era una presenza storica della Croce Rossa Italiana di corso Gastaldi, il volontario più anziano di servizio del comitato, con oltre quarant’anni di attività. Aveva visto cambiare mezzi, turni, procedure, generazioni di volontari. Aveva attraversato emergenze, notti di servizio, assistenze silenziose, corsi preparati con pazienza, partenze improvvise e rientri stanchi. Era rimasto. Sempre lì. A disposizione.
Chi vive il volontariato sa che certe figure diventano punti cardinali. Non hanno bisogno di alzare la voce, non cercano visibilità, non misurano il tempo donato. Ci sono, e questo basta. Roberto Gentile era così: presente, preciso, affidabile, capace di trasmettere competenza senza perdere umanità. Per molti volontari più giovani era una guida. Per altri un compagno di turno. Per la Croce Rossa Italiana di Genova, un pezzo di storia quotidiana.
Il cordoglio diffuso dall’associazione restituisce il senso di una perdita che va oltre la cronaca dell’incidente. La Croce Rossa Italiana di Genova lo ricorda come un esempio autentico di dedizione, generosità e spirito di servizio, una persona che ha dedicato con discrezione e passione il proprio tempo al bene della comunità. Parole che, in questo caso, non suonano formali. Raccontano una vita spesa davvero accanto agli altri, senza clamore, dentro quella dimensione concreta del volontariato fatta di mani, ascolto, turni, responsabilità e presenza.
La stessa associazione resta in contatto con le altre persone ferite, ricoverate in due diversi ospedali, e ha rivolto loro l’augurio di una pronta guarigione. Ma intanto, a Genova, il vuoto lasciato da Roberto è già diventato quello di una sedia che resterà vuota in sede, di un nome che non comparirà più nei turni, di una voce che non accompagnerà più i corsi, di un volto che tanti cercheranno ancora per istinto entrando nei locali della Croce Rossa Italiana di corso Gastaldi.
Gentile lascia un fratello, una nipote e centinaia di volontarie e volontari che con lui hanno condiviso una parte di strada. Una strada fatta di servizio, fatica e umanità. La data dei funerali non è ancora stata fissata. A Solferino, la fiaccolata è il simbolo della memoria che continua a camminare. Per Genova, da oggi, dentro quella luce ci sarà anche il suo nome.
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