centrodestra con più liste, centrosinistra fa muro


REGGIO CALABRIA È una domenica insolita per i corridoi di Palazzo Alvaro, sede istituzionale della Città metropolitana. Mentre fuori la città si è svegliata lentamente nell’afa estiva, dentro l’Ufficio Elettorale è stato operativo fin dalle otto del mattino. Mancano poche ore alla chiusura di oggi — alle venti cala il sipario sulla prima giornata utile rimasta inutilizzata. La finestra, però, resta aperta: domani, lunedì 29 giugno, i delegati delle liste candidate al rinnovo del Consiglio metropolitano potranno ancora depositare le proprie candidature fino alle dodici. Un passaggio cruciale, forse il più delicato di un percorso elettorale che culminerà il 19 luglio 2026.
Un’elezione che non somiglia ad alcun’altra. Non ci sono manifesti sui muri della città, non ci sono comizi in piazza, non ci sono gazebo nei quartieri. Il Consiglio metropolitano si elegge con un sistema di secondo grado: votano soltanto i sindaci e i consiglieri comunali in carica nei novantasette comuni dell’area metropolitana reggina. Un collegio elettorale ristretto, tecnico, istituzionale. Un parlamento di amministratori che elegge altri amministratori.

1.016 elettori, 51 firme per candidarsi

Il segretario generale dell’ente, avv. Umberto Nucara, responsabile dell’Ufficio elettorale, ha certificato il dato ufficiale il 19 giugno scorso: alla data del 14 giugno 2026 — il trentacinquesimo giorno antecedente le elezioni, data di riferimento per legge — gli aventi diritto al voto risultano essere 1.016. Sindaci e consiglieri comunali in carica, nulla di più, nulla di meno. Non votano i commissari prefettizi, non votano le commissioni straordinarie che reggono i comuni commissariati. E commissariati risultano essere, al momento, Condofuri e San Luca, i cui ex amministratori restano esclusi dal corpo elettorale. Da quel numero discende tutto: per presentare una lista servono almeno 51 firme — il cinque per cento di 1.016, arrotondato all’unità superiore. Cinquantuno amministratori in carica che mettono il proprio nome sotto una dichiarazione autenticata. Non una di meno. E la lista deve rispettare un altro vincolo preciso, stavolta sulla composizione interna. Ogni lista può avere da un minimo di sette a un massimo di quattordici candidati. Ma nessuno dei due sessi può superare il sessanta per cento: significa che su sette candidati almeno tre devono essere donne, su quattordici almeno sei. La rappresentanza di genere non è una raccomandazione — è un obbligo di legge. Chi non rispetta la proporzione vede cancellati d’ufficio i nomi in eccesso a partire dall’ultimo in lista. E se dopo i tagli restano meno di sette candidati, la lista viene dichiarata inammissibile e fuori gioco. Un dettaglio che i partiti conoscono bene, e che nelle trattative sui nomi pesa quanto i rapporti di forza politici. Sul fronte del centrodestra il quadro si fa più articolato di quanto sembrasse. Non due liste, forse tre e anche quattro: quello che è certo che ci saranno in campo una lista di Forza Italia, ed un’altra che raccoglie le altre componenti della coalizione — a forte trazione Fratelli d’Italia, con Lega, Reggio Futura e Noi Moderati; poi secondo quanto raccolto ci dovrebbe esere un’altra lista civica con candidati legati al sindaco Cannizzaro formata soprattutto da amministratori. Ma proprio in queste ore anche la sindaca di Gioia Tauro Simona Scarcella, che non ha trovato spazio nelle altre liste, sta cercando di formarne una, forte anche del peso che ha il suo Comune e con lei ci sarebbe anche il sindaco di Varapodio Orlando Fazzolari. Sono ore cruciali e solo domani si saprà effettivamnete quante saranno le liste depositate. Il centrosinistra, dal canto suo, sceglie la strada opposta: lista unica, fronte compatto e da quanto abbiamo raccolto verrà presentata anche questa domani. Una scommessa sulla concentrazione dei voti ponderati, in un sistema dove la dispersione può costare cara.

Chi esce e chi resta: il consiglio degli ultimi cinque anni

Il consiglio metropolitano uscente fu eletto il 25 gennaio 2021, in piena pandemia, con un’affluenza sorprendentemente alta — 91% in città, 87% nei seggi in provincia — a riprova di quanto questa elezione silenziosa conti, almeno tra chi ha diritto di parteciparvi. Si presentarono quattro liste: due del centrosinistra, una per il centrodestra e la lista civica “Territorio Metropolitano” con Michele Conia, allora e tuttora sindaco di Cinquefrondi, pronto a ricandidarsi. La maggioranza andò al centrosinistra. Cinque anni dopo, il quadro politico è radicalmente cambiato.

Un voto, ma non tutti i voti valgono uguale

Quando il 19 luglio i mille e sedici aventi diritto si recheranno a Palazzo Alvaro, ciascuno esprimerà formalmente un voto. Ma quel voto non avrà lo stesso peso per tutti. La legge 56 del 2014 — la cosiddetta legge Delrio — ha introdotto il principio della ponderazione: il voto di ogni elettore viene moltiplicato per un indice che tiene conto della popolazione del comune in cui ricopre la propria carica. La logica è semplice: un consigliere di un piccolo borgo aspromontano da duecento anime non può pesare quanto il sindaco di Reggio Calabria, che governa quasi centottantamila abitanti. I comuni metropolitani sono divisi in fasce demografiche — fino a 3.000 abitanti, da 3.001 a 5.000, da 5.001 a 10.000, da 10.001 a 30.000, e infine da 100.001 a 250.000, fascia quest’ultima occupata nell’area reggina dal solo capoluogo. L’indice di ponderazione, calcolato sulla base del censimento 2021, prevede soglie massime per evitare che i centri più grandi monopolizzino l’esito del voto.

Cinque colori per cinque fasce

La ponderazione non è solo una formula matematica: si vede, fisicamente, nel colore della scheda. Chi amministra un comune fino a 3.000 abitanti vota con una scheda azzurra. Da 3.001 a 5.000 abitanti la scheda è arancione. Da 5.001 a 10.000 è grigia. Da 10.001 a 30.000 è rossa. E Reggio Calabria, unico comune nella fascia più alta, vota viola. Quando durante lo scrutinio le schede vengono estratte dall’urna una a una, il colore dice subito quanto vale quel voto. Solo alla fine, sommando i voti ponderati di tutte le fasce, emergerà la cifra elettorale definitiva di ogni lista e di ogni candidato. Dal 30 giugno al 4 luglio le liste verranno esaminate. Entro l’11 luglio quelle ammesse saranno pubblicate online. Il 19 luglio, dalle otto alle venti, si voterà. I risultati — con il metodo d’Hondt applicato ai voti ponderati — determineranno la composizione del nuovo Consiglio metropolitano, organo chiamato a governare un territorio di novantasette comuni per quasi mezzo milione di abitanti.

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 Redazione Corriere

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