“Il mondo musulmano è musulmano. Il maschio – padre, marito o figlio – possiede tutta l’autorità, e questa autorità non può venire scalfita con la finzione paritaria della democrazia”. (Ida Magli – Italianiliberi 06/07/2005)
Dagli inizi di giugno in Afghanistan si susseguono proteste da parte delle “donne invisibili”, contro il regime talebano, a seguito di un editto che impone loro una “Invisibilità” ancora maggiore. Rimanere ad esempio completamente confinate in casa, coprirsi dalla testa ai piedi con un abito di fattura e colore specifici, disegnato dalle “autorità”, pena il carcere, divieto assoluto per le ragazze di frequentare le scuole e forti limitazioni lavorative per tutte le donne. A cinque anni dal ritorno dei Talebani al governo di Kabul, tra arresti, vittime e repressioni di vario genere, il presente editto ha segnato evidentemente il tempo delle proteste pubbliche. Dal 2021 l’Afghanistan rappresenta dunque il laboratorio di spicco di un terrificante sistema politico e di governo la cui funzione principale è quella di garantire “l’eliminazione” delle donne dalla vita sociale. Le afgane infatti sono state progressivamente espulse dall’istruzione, dal lavoro, dalla vita pubblica, dalla giustizia e dagli spazi umanitari, con il divieto di lavorare per le Ong e per le Nazioni Unite.
Non è certo semplice aiutare le povere afgane. Il principio del relativismo culturale, interpretato in modo fuorviante da parte dell’Occidente è imperdonabile. Un principio che fu presto criticato dagli stessi antropologi perché irrealizzabile e anche ingiusto. Se siamo tutti “uomini”, la comunicazione e il giudizio devono essere sempre possibili in quanto sono caratteristiche della specie. Trovare sempre una giustificazione al male, significa non adoperare l’unico strumento che ci definisce come uomini: il conoscere, il definire, il giudicare, scriveva Ida Magli. Ancora più imperdonabile è però il silenzio dei vari movimenti femministi, rispetto alla condizione della donna nel mondo musulmano. D’altra parte, in tutta la cultura occidentale, così nel nostro Paese, ogni elaborazione teorica effettuata in ambito antropologico, filosofico, storico, artistico, letterario, insomma ogni produzione di pensieri e idee da una trentina d’anni è stata rinchiusa nella gabbia concettuale del “politicamente corretto”. Secondo Magli, la forma più radicale di “lavaggio del cervello” che i governanti, aiutati dal megafono dei mass media, abbiano mai imposto ai propri sudditi, dato che la corrispondenza pensiero-linguaggio è praticamente automatica. Per l’antropologa, la distorsione concettuale che sottende a tale “correttezza” ha significato impadronirsi della logica stessa dell’uomo per annientarla e, impedendo l’adeguamento del sistema logico-cerebrale alla percezione della realtà nella formulazione linguistica dei concetti, impedirne anche qualsiasi cambiamento e trasformazione. Un’invenzione che rappresenta insomma, un efficacissimo strumento per dominare gli uomini e indurli a comportarsi secondo la volontà dei Potenti.
La teorizzazione del “politicamente corretto” ha permesso di attuare ad esempio il progetto d’inclusione dei cosiddetti “Paesi mediterranei” grazie alla spinta voluta dall’Unione Europea. I diversi sommovimenti che si susseguirono ininterrottamente, prima nella ex Iugoslavia, in Albania, Romania, poi in Somalia, Tunisia, Algeria, Egitto, Irak, Libia, fino alla Siria, il più drammatico in quanto ha segnato una specie di crisi finale, sono stati tutti preparati e fatti scoppiare di proposito affinché le nazioni di questo Continente fossero invase, sconvolte e distrutte nelle rispettive realtà culturali, sociali e politiche. Questo significa che l’Unificazione europea aveva lo scopo di distruggere gli Stati al fine di rendere più facile l’immigrazione di massa e realizzare l’annientamento della nostra civiltà.
Le donne occidentali, che avrebbero dovuto cogliere con più sensibilità gli abusi e le sopraffazioni del Potere, perché da esse maggiormente subiti nel corso dei secoli, hanno viceversa assecondato totalmente il “tradimento” dei governanti, a loro volta sottoposti ai diktat di altri governanti ancora più influenti, abdicando al ruolo di “guardiane” per quello assai più comodo di “vestali” di corte. Di conseguenza, le molteplici “differenze”, che il politicamente corretto aborre, presenti invece fra le donne europee e quelle provenienti dai Paesi africani e medio-orientali, in grande maggioranza di religione musulmana, sono svanite come neve al sole. Cinici, astuti “progettisti” hanno infatti stabilito che tutte le idee sono uguali davanti allo Stato, così come tutti i costumi, tradizioni, culture e religioni. Arrivando da noi, le donne di provenienza dai Paesi africani e medio-orientali si accorgono immediatamente di poter essere “soggetti” e non “oggetti” nella società. Percepiscono subito la fortissima “differenza” del rapporto di dipendenza dall’autorità maschile sul piano sessuale, sulla libertà di movimento, sul vestiario, sull’allevamento dei figli (diverso fra figli maschi e femmine) e sul rapporto con la religione.
Ebbene, chi avrebbe dovuto battersi con forza se non le donne occidentali, affinché fosse riconosciuto anche alle altre, il diritto ad essere soggetti autonomi, “persone”, e non strumenti “in funzione di”. Dato che proprio le donne, anche qui, hanno faticato immensamente a comprendere e a vivere la “vera comunicazione”, ossia quella che si instaura soltanto fra un “Io” che non ha paura di mettersi a rischio nel porre un “Tu”. In Occidente eravamo orgogliosi di proporre a tutti la “ricerca” e la “conoscenza di sé stessi” poiché depositari dei “diritti” di ogni individuo in quanto tale, sanciti dalla Carta dei Diritti Universali. Le donne erano perciò chiamate a denunciare l’abisso che separa la società cristiano occidentale da quella musulmana, dove le adultere vengono ancora, oggi come ieri, lapidate per strada senza processo, ai ladri vengono tagliate le mani, gli omosessuali frustati in pubblico e uccisi.
La stessa storia europea, fino alle soglie dell’età Moderna è stata pesantemente condizionata dall’influenza dell’Islamismo. Furono proprio i musulmani a far rientrare le leggi più dure dell’Antico Testamento nel costume cristiano, che le aveva cancellate assai “prima” della conquista araba della Spagna e della Sicilia. In altri termini, molti delle norme Vetero-Testamentarie “dell’occhio per occhio dente per dente”, e sopratttutto il “dominio” e la “tabuizzazione” delle donne che Gesù aveva eliminato, furono ripresi nell’insegnamento di Maometto, fedelissimo di Mosé, e da lì sono poi penetrati nel cristianesimo. La repressione sempre più feroce dell’omosessualità fino alla condanna, da parte della Chiesa per esempio, compare solo dopo il Mille, con l’Inquisizione che nasce con l’ordine Domenicano. Di fatto gli Spagnoli, a lungo succubi degli arabi musulmani, diventano portatori dei loro costumi, anche quando gli islamici non c’erano più. Viene da loro, del resto, anche l’arretratezza del sud dell’Italia. Come la recita del rosario, tipo di preghiera strettamente orientale, propagata dai Domenicani e in seguito dai Gesuiti, anch’essi spagnoli, che l’hanno inculcata soprattutto alle classi incolte e alle donne. L’influsso musulmano si è fatto particolarmente sentire proprio nella repressione delle libertà femminili. La clausura nei conventi, ma in parte anche casalinga, il non parlare mai con i maschi, il coprirsi la testa e la faccia con il velo, con le diverse mantiglie, sono tutte istituzioni che compaiono nell’Europa d’occidente soltanto dopo il 1100, totalmente sconosciute alle prime donne cristiane, le quali durante il diffondersi del Cristianesimo avevano goduto di una libertà e parità con gli uomini che nessun’altra società antica aveva conosciuto. Il battesimo e il martirio, ossia il “rito d’iniziazione” e la “testimonianza” fino alla morte, vissuti alla stessa stregua dei maschi, ne sono una prova esemplare, ricorda Magli.
Quindi, anche il costume del “velo” delle donne musulmane appartiene all’antico ebraismo; è facile rintracciarlo in numerosi passi del Genesi, di Isaia, del Detereunomio e addirittura nel Cantico dei Cantici. Gesù aveva liberato le donne anche dal velo, tanto che “l’antico” ebreo presente in San Paolo se ne scandalizzava. Ma appunto, il costume ebraico è rientrato nella società cristiana attraverso la dominazione musulmana della Spagna e della Sicilia. Il “burka” cos’altro è se non una forma di “grata” che proprio le donne, monache e non, hanno ben conosciuto, così come i veli, mantelli, scialli, cappucci, cappelli con velette di vario tipo. La suggestività del velo bianco della sposa viene da molto lontano, ricorda l’antropologa.
Oggi, come se il tempo fosse virato su sé azzerando spazi, complesse prospettive diacroniche e la lunga durata storica, in Europa assistiamo nuovamente a una sordida penetrazione dell’Islam e non vogliamo cogliere i frutti avvelenati che questa religione sta disseminando ovunque. In Inghilterra ad esempio, con la drammatica vicenda delle “Grooming Gangs”, vere e proprie gangs di adescamento per lo stupro, da parte di pakistani, che più o meno dagli anni ’80 hanno abusato di circa 250.00 tra bambine e adolescenti “bianche”, con l’avallo di “tutte” le Istituzioni. Da noi, attraverso “muri” sempre più oltraggiosi e invalicabili che si stanno erigendo tra maschi e femmine. Come il lido Pedocin di Trieste, unico nel suo genere, perché un “muro” separa l’area destinata a donne e bambini fino a 12 anni, da quella riservata agli uomini. E’ diventato “il caso Medioevo”.
La lontananza dai Talebani si accorcia terribilmente poiché in fondo “ogni” Iman è una guida spirituale, ossia un Capo in tutto e per tutto e la loro voce, sempre uguale a sé stessa, da mille e quattrocento anni sta coprendo sempre più insistentemente i cieli d’Europa. Ancora una volta i Governanti vogliono costringerci a perdere la libertà, ancora una volta affermano che senza gli stranieri non possiamo vivere e stanno vincendo con la finta “pace”, invece che con la guerra. Quali feroci odiatori dell’Europa, dei suoi popoli, della nostra civiltà hanno progettato tutto questo!
Rosaria Impenna
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Redazione Il Corriere Nazionale
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