Termovalorizzatore, il Comune dice no all’ingresso immediato di Amiu nella gara regionale – Lavocedigenova.it


La maggioranza in consiglio comunale ha respinto la richiesta del centrodestra di dare subito mandato ad Amiu per partecipare alla procedura regionale sul termovalorizzatore. L’ordine del giorno straordinario, firmato da Mauro Avvenente, Davide Falteri e Pietro Piciocchi (Vince Genova), è stato bocciato con 23 voti contrari e 10 favorevoli, confermando la linea della giunta: nessun ingresso immediato nella gara, ma una fase di studio e valutazione solo quando la Regione avrà chiarito sito, progetto, piano industriale e condizioni dell’operazione.

La discussione è arrivata nel pieno dello scontro politico tra Palazzo Tursi e Regione Liguria, dopo la proroga al 20 luglio del bando di Arlir (Ndr: come annunciato dal presidente di Regione Liguria Marco Bucci questa mattina a margine del consiglio regionale), l’Agenzia regionale ligure per i rifiuti, per la realizzazione dell’impianto destinato alla chiusura del ciclo. Una proroga che la sindaca Silvia Salis ha letto come il segnale delle difficoltà della Regione: “È evidente che la Regione stia con l’acqua alla gola, ma scaricare tutto su Genova e Amiu non è corretto”, ha dichiarato a margine. 

Secondo Salis, la Regione avrebbe impostato la procedura senza avere prima costruito un quadro chiaro con i territori. “La Regione Liguria ha impostato la gara in un certo modo e ora si sta trovando senza accordi con i Comuni e con il territorio, senza certezze sui piani industriali”, ha detto la sindaca.

Per la prima cittadina, Genova avrebbe già chiarito la propria posizione sia sul fronte degli spazi disponibili sia sull’ipotesi di alternative a Scarpino. “Genova è stata chiara fin dal principio sia nella disponibilità di spazi, sia nella disponibilità di individuare luoghi alternativi a Scarpino che, nella realtà, non esistono”.

A chi le chiedeva conto del mancato ingresso immediato di Amiu nel bando, e davanti alle accuse del centrodestra di una frenata politica dettata dagli equilibri della maggioranza, Salis ha richiamato la posizione assunta dal Cda della municipalizzata. “Penso abbiate visto come ha risposto il Cda di Amiu: non si può partecipare a un bando, a una gara, della quale non si conosca nessun tipo di contenuto. Come fa Amiu a esprimersi?”.

Poi il contrattacco politico al centrodestra, oggi alla guida della Regione e reduce da otto anni di amministrazione del Comune di Genova. “Un altro elemento che ci deve far riflettere sul posizionamento della Regione Liguria in questo momento è che al governo ci sono le stesse persone che sono state alla guida di Genova per otto anni. Se era così indispensabile, così imminente, così semplice costruire un impianto a Genova, perché non l’hanno fatto?”.

Nel mentre, in aula si è discusso l’ordine del giorno del centrodestra, che partiva dal Piano regionale di gestione dei rifiuti e dall’obiettivo dell’autosufficienza impiantistica, sostenendo la necessità di azzerare i costi economici e ambientali legati al trasferimento dei rifiuti fuori regione. Nel documento si sottolineava il ruolo di Amiu come azienda pubblica controllata dal Comune di Genova e presidio fondamentale per tutela ambientale, occupazione e controllo delle tariffe Tari.

Secondo i firmatari, la mancata o parziale partecipazione di Amiu alla procedura regionale priverebbe la città della capacità di governare la fase più rilevante della gestione dei rifiuti, indebolendo il patrimonio industriale dell’azienda pubblica. Da qui la richiesta di dare un indirizzo formale e immediato ad Amiu per partecipare alla gara, garantendo la centralità della società genovese anche nell’eventuale cooperazione con partner industriali privati o misti.

In aula, Mauro Avvenente ha parlato di “argomento delicato” e della necessità di “capire cosa vogliamo fare da grandi”. Il consigliere di Vince Genova ha ricordato che la precedente amministrazione aveva portato la raccolta differenziata “dal 44 al 53%”, sottolineando però che spingerla oltre il 65% comporterebbe costi elevati per i cittadini, “che già pagano la Tari più alta d’Italia”.

Secondo Avvenente, il cambio di rotta su Amiu sarebbe dovuto al fatto che la maggioranza sarebbe “sotto scacco politico di Avs e M5S, da sempre contrari a qualsiasi innovazione, specialmente alla chiusura del ciclo”. Il consigliere ha poi richiamato il tema del conferimento dei rifiuti fuori regione, con costi elevati per i genovesi e smaltimento in impianti già attivi in altre città, come Brescia.

Sulla stessa linea Lorenzo Pellerano, consigliere comunale di Noi Moderati-Orgoglio Genova, secondo cui Genova è rimasta indietro nella gestione dei rifiuti e nella pulizia della città. “La pulizia, lo smaltimento dei rifiuti e il costo delle bollette Tari sono elementi centrali”, ha detto. “Abbiamo fatto nel tempo, come città, la scelta di riempire una valle di spazzatura. Oggi viviamo la situazione di mandare la spazzatura fuori regione per essere trattata come dovrebbe avvenire qui”. Per Pellerano, la maggioranza “non è in grado di chiudere il ciclo dei rifiuti”.

Per Nicholas Gandolfo di Fratelli d’Italia, il centrosinistra “non sa prendere decisioni” e la città rischia di perdere un’altra occasione. “Intanto la città è sporca, in questo stato non l’avevo mai vista”, ha affermato. “Si scarica tutto alla Regione, poi ci sentiremo dire dal vicesindaco Terrile che la Tari aumenterà. Lo scaricabarile è finito”.

Anche Sergio Gambino, del Gruppo Misto, ha votato a favore del documento, parlando di “ipocrisia della maggioranza” e sostenendo che il centrosinistra non avrebbe avuto il coraggio di dire chiaramente no al termovalorizzatore. “La sindaca è potenzialmente d’accordo, ma è bloccata dalla sua maggioranza”, ha detto. “Votiamo a favore del documento perché riteniamo che, al di là dell’aspetto ideologico, Avs e M5S siano sempre coerenti nell’essere contro il termovalorizzatore, ma il Partito Democratico ha avuto idee diverse dai suoi amici di coalizione. Chiedo che si lasci l’ideologia fuori”.

“Abbiamo votato a favore perché riteniamo che venga prima l’interesse dei genovesi – commentano i consiglieri della Lega Paola Bordilli e Alessio Bevilacqua -. Se l’intenzione dell’amministrazione è quella di far partecipare AMIU alla procedura regionale, Sindaco e Giunta ci mettano la faccia e abbiano il coraggio di portare avanti questa scelta, senza farsi condizionare dai veti ideologici presenti nella maggioranza”. Nel corso del dibattito, la Lega ha ricordato come in passato anche il centrosinistra avesse individuato la necessità di realizzare un impianto per la chiusura del ciclo dei rifiuti, mentre oggi “la maggioranza appare divisa su una scelta fondamentale per la città disconoscendo la propria storia politica”. 

Di segno opposto gli interventi della maggioranza. Martina Caputo del Partito Democratico ha contestato l’impostazione del centrodestra, sostenendo che Amiu paghi “da dieci anni un ritardo sistematico” su impianti, aree e pianificazione industriale. “C’è stata grande coerenza di Bucci: non è stato in grado di agire da sindaco, portando il disastro in Regione”, ha detto. Per Caputo, la decisione non spetta al Comune ma alla Regione, che ora “scarica responsabilità sui Comuni”. Da qui il voto contrario del Pd.

Francesca Ghio di Avs ha rivendicato il confronto interno alla maggioranza. “C’è chi ha parlato di ricatti, sindaca all’angolo, maggioranza spaccata. Abbiamo fatto quello che dovrebbe fare qualsiasi coalizione: ci siamo confrontati trovando una sintesi”, ha detto. Ghio ha ribadito la contrarietà di Avs all’inceneritore: “Non ci siamo mai nascosti. La nostra non è una posizione ideologica, diciamo no perché esistono soluzioni più efficienti e convenienti: economia circolare, Tmb a Scarpino, biodigestori, rafforzamento di Amiu”.

Per Erika Venturini, della lista civica Silvia Salis Sindaca, la situazione attuale è il risultato di anni di mancate scelte. “Per anni non si è voluto chiudere il ciclo dei rifiuti, oggi Amiu è in una situazione complessa”, ha detto. “Il caso Scarpino è evidente: per anni il Tmb è stato indicato come risposta utile, ma non è mai entrato in funzione. Oggi l’area di Scarpino non è idonea”. Venturini ha poi ricordato che individuazione dell’impianto e dell’area sono competenze regionali.

Maria Luisa Centofanti di Riformiamo Genova ha parlato di “mancata gestione” e di un’Amiu costretta per anni a rincorrere impianti fuori regione. “Oggi questi ritardi non sono accettabili, così come non è accettabile ricevere questo documento con dentro falsità. Respingere la mozione è un atto di responsabilità”, ha affermato.

Marco Mesmaeker del Movimento 5 Stelle ha sostenuto che nel bando non vi siano vincoli temporali tali da imporre una partecipazione immediata e ha attaccato centrodestra e precedente amministrazione: “In undici anni di politiche regionali e in otto anni comunali avete lasciato aumentare la Tari senza fare una progettazione di lungo periodo su Amiu, sull’esaurimento della discarica di Scarpino e sugli impianti intermedi. Oggi la notizia è il fallimento della programmazione di un inceneritore sulla discarica di Scarpino”.

A chiudere il dibattito è stata l’assessora al ciclo dei rifiuti Silvia Pericu, che ha espresso parere negativo della giunta sull’ordine del giorno. “La Regione, nel proporre la gara, non ha idea di dove andare a parare. La strategia è scaricare sull’attuale amministrazione scelte non portate avanti negli anni scorsi”, ha detto.

Pericu ha parlato di “false informazioni” e di una procedura che, a suo giudizio, rischia di generare tensioni e danni ai territori. “Questa gara oggi la dobbiamo gestire. Indipendentemente dalle posizioni del Comune di Genova, la gara ci sarà, rischiando di creare danni ai territori ma anche di consegnare il trattamento dei flussi del rifiuto genovese e ligure a soggetti terzi che possono trarne vantaggio”.

L’assessora ha poi ricordato la decisione del Cda di Amiu, che ha aperto una fase di valutazione sul progetto promosso dalla Regione. “Amiu è impoverita, senza impianti adeguati, con un impoverimento delle aree logistiche e scelte rinviate per non disturbare il consenso. Così Amiu non ha mai realizzato questi impianti”, ha detto. Secondo Pericu, la Regione sta offrendo “una non risposta tardiva a un problema annoso”, scaricando sui sindaci decisioni che dovrebbero essere assunte a livello regionale.

La giunta comunale, ha spiegato, ritiene comunque necessario che Amiu valuti il dossier. “Il Cda Amiu, una volta individuato il progetto, ha dato mandato al presidente di valutare tutto e se eventualmente partecipare. Ha dato inoltre mandato al presidente di avvalersi di un primario advisor. In vista dell’esaurimento degli spazi di Scarpino, Amiu deve valutare se e come concorrere. La presenza di Amiu rappresenta un elemento imprescindibile per la completezza della documentazione, anche con riferimento al perseguimento del pubblico interesse”.

Fuori e dentro l’aula, intanto, la mobilitazione contro l’inceneritore è proseguita sia in presenza ma anche online. Durante la presentazione dell’ordine del giorno straordinario, alcune persone hanno esposto cartelli con la scritta “No inceneritore”. Nella diretta streaming del Consiglio comunale, diversi utenti hanno commentato con messaggi come “no inceneritore” e “sì all’economia circolare”, raccogliendo l’invito lanciato nei giorni scorsi da Rete Liguria Bene Comune, che aveva chiamato a una mobilitazione civica durante la seduta per “far sentire un netto no alla proposta di realizzazione di un termovalorizzatore in regione”.

Con il voto contrario del Consiglio comunale, la linea di Palazzo Tursi resta quindi quella indicata da Salis e dal Cda di Amiu: nessuna partecipazione immediata alla procedura regionale, apertura a una fase di studio e valutazioni solo quando la Regione avrà chiarito sito, progetto, piano industriale e condizioni dell’operazione.

CAMPORA A SALIS: “GENOVA HA GIÀ DATO LA DISPONIBILITÀ A OSPITARE L’IMPIANTO PER I RIFIUTI. IL RESTO SONO CHIACCHIERE”

“Desideriamo tranquillizzare la sindaca Salis: come amministratori di Genova negli ultimi otto anni precedenti il suo arrivo avevamo fatto esattamente ciò che era necessario per la realizzazione di un impianto di chiusura del ciclo dei rifiuti a Genova. Anzi  il Comune di Genova è l’unico ad aver formalmente dato la propria disponibilità a ospitare la struttura sul proprio territorio. Questo passaggio, l’unico formale, è stato fatto nel 2024 dall’allora sindaco Marco Bucci ed è tutt’ora valido e vincolante per l’amministrazione comunale, dal momento che mai in Regione è arrivato una presa di posizione formale contraria, nonostante i tanti annunci a mezzo stampa, spesso contraddittori tra componenti della stessa attuale maggioranza, che non hanno pari valore”. Così il capogruppo di Vince Liguria ed ex assessore all’ambiente e ai rifiuti del Comune di Genova Matteo Campora ha risposto alle dichiarazionI della sindaca Silvia Salis sulla proroga al 20 luglio per il bando di Arlir.

E ancora: “Alla luce di questo, se c’è qualcuno con l’acqua alla gola non è certo Regione Liguria, che anzi sta portando avanti quanto disposto dal Piano Regionale dei Rifiuti in attesa di valutare le proposte tecniche e territoriali per la realizzazione dell’impianto di chiusura del ciclo. Nel buio sta brancolando chi continua a parlare di necessità di avere un bando e un progetto approvato proprio in una fase di manifestazione di interesse in cui sono proprio le aziende a dover presentare una proposta in questo senso. Come cittadino genovese auspico che ci sia un ripensamento da parte del Comune di Genova,  la Regione è pronta a fare la sua parte”. 

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 Federico Antonopulo

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