URBINO – Tornare a vivere e a lavorare dopo un tumore. Si è svolta ieri mattina a Urbino, nell’Aula Magna del Rettorato, la conferenza stampa di presentazione del progetto “rEsistenza dopo la Tempesta 2.0: con Movis, movimento e salute oltre la cura – per ridare un giusto impiego e qualità alla vita delle donne con pregressa patologia tumorale”, promosso dal Dipartimento di Scienze Biomolecolari di Uniurb.
Il progetto è finanziato dalla Regione Marche nell’ambito del PR Marche FSE+ 2021-2027. Offre a 12 donne disoccupate e residenti nella provincia di Pesaro Urbino l’opportunità di costruire un nuovo percorso professionale dopo una patologia oncologica.
Ai saluti istituzionali del rettore Giorgio Calcagnini, sono seguiti gli interventi del direttore di Confindustria Pesaro Urbino e consigliere delegato Assindustria Consulting, Andrea Baroni. Quindi del dottor Vincenzo Catalano, direttore U.O.C. Oncologia Ospedale di Urbino, in rappresentanza anche della Direzione Generale AST Pesaro Urbino. Infine della dottoressa Rita Emili, dirigente U.O.C. Oncologia e di Roberta Magi, consigliera dell’Associazione “Noi come Prima”. Ha moderato l’incontro e presentato il percorso la professoressa Elena Barbieri, responsabile scientifica del progetto.
Le parole del rettore di Uniurb
«Ho creduto subito in questa iniziativa». Queste le parole del rettore dell’Università di Urbino Giorgio Calcagnini. «Perché dà concretezza a una delle funzioni pubbliche dell’università, che produce conoscenza per trasferirla nei territori e nella vita delle persone. Dopo la prima esperienza, proponiamo un progetto che accompagnerà dodici donne nel reinserimento sociale e lavorativo.
Questo grazie al contributo di partner che hanno scelto di condividere una responsabilità comune. Ringrazio AST Pesaro Urbino, le professionalità mediche coinvolte, Assindustria Consulting, “Noi come Prima” e le imprese che hanno già manifestato attenzione. La loro disponibilità mostra che anche il sistema produttivo è parte attiva di una cultura capace di guardare alla dignità dell’essere umano e a possibilità concrete di ripartenza».
Il progetto “rEsistenza dopo la Tempesta 2.0”
Con avvio a settembre 2026, il programma si svilupperà nell’arco di un anno e in 162 ore di attività che combineranno informazione, orientamento, formazione e consulenze individuali. Sarà adottato il modello “Movis – Movimento e Salute oltre la cura”. Promuove corretti stili di vita e supporto psicologico nella cornice di un approccio multidisciplinare integrato.
Le diverse attività previste intendono, inoltre, offrire alle partecipanti strumenti concreti per orientarsi nel perimetro dei diritti legati al lavoro e accedere a nuove opportunità professionali. Lo ha sottolineato il direttore di Confindustria Pesaro Urbino Andrea Baroni. «Abbiamo aderito con convinzione a questo progetto perché ne riconosciamo l’alto rilievo sociale e territoriale. Il nostro compito sarà accompagnare le partecipanti nella preparazione al lavoro e favorire l’incontro con le imprese disponibili ad accoglierle, in modo coerente con i loro profili.
Diverse aziende hanno già risposto positivamente. È segno che il nostro sistema produttivo sta maturando una cultura dell’inclusione sempre più concreta. La sfida è costruire luoghi di lavoro capaci di riconoscere la persona nella sua interezza e di trasformare questa attenzione in valore per l’impresa e per il territorio».
I percorsi riabilitativi
Promuovere la conoscenza dei percorsi riabilitativi messi a disposizione dalla rete dei servizi sanitari locali è tra gli obiettivi dell’azione progettuale. Lo ha chiarito con efficacia la professoressa Elena Barbieri presentando struttura e fasi operative del piano di lavoro. A questo livello di intervento si lega il coinvolgimento degli esperti di medicina generale e degli specialisti della prevenzione oncologica, chiamati a costruire un confronto stabile a beneficio delle pazienti e della comunità.
Sul tema sono intervenuti la dottoressa Rita Emili e il dottor Vincenzo Catalano, che ha commentato: «Quando si è aperta la possibilità di partecipare al progetto non abbiamo avuto dubbi. Come AST e Oncologia dell’Ospedale di Urbino abbiamo scelto di esserci e di dedicare tutto il nostro impegno alla comunità della provincia di Pesaro e Urbino.
Si tratta di un lavoro complesso che richiede un investimento di energie considerevole e una connessione solida tra le diverse competenze. In questo senso, il supporto dell’Università di Urbino è stato fondamentale. Un’esperienza di questa portata, infatti, si regge certamente sulla dimensione clinica, ma fa leva sulla capacità di far dialogare prospettive diverse».
L’importanza del dialogo tra realtà diverse
Anche l’intervento conclusivo di Roberta Magi, ha richiamato la forza della partnership e il ruolo fondamentale del volontariato. «”Noi come Prima” – ha raccontato con molta emozione – nasce dall’esperienza di donne che hanno conosciuto la malattia oncologica e hanno capito quanto, accanto alle cure, sia importante sentirsi accolte, ascoltate e accompagnate. Quando arriva una diagnosi, insieme alla paura arrivano spesso solitudine, domande, difficoltà pratiche e familiari.
Per questo l’associazione prova a fare una cosa semplice solo in apparenza: aprire una porta, offrire tempo, creare relazioni, restituire fiducia. Lo facciamo con il sostegno di professionisti e attraverso attività che aiutano le persone a ritrovare consapevolezza e legami. Essere parte di questo progetto significa continuare il nostro lavoro dentro una rete più ampia, in grado di unire saperi diversi e dare attenzione alla vita delle donne.
La malattia può sospendere molte cose, ma non cancella il bisogno di lavoro, autonomia, desideri e dignità. Per questo siamo felici di essere coinvolti, perché ogni possibilità di reinserimento è anche un’occasione per tornare a sentirsi pienamente parte del mondo».
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Luigi Benelli
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