Pakistan – Afghanistan: la lezione cartografica di Yves Laroche per leggere identità, corridoio e conflitto ibrido
La mappa come ipotesi di potere
Il punto di partenza non è che il confine tra Afghanistan e Pakistan sia irrilevante. È il contrario: la Durand Line è una frontiera giuridica, militare e amministrativa decisiva. Il problema analitico è che, da sola, non basta a spiegare come circolino persone, merci, reputazioni, coercizione e informazioni. La lezione associata a Yves Lacoste consiste precisamente nel trattare la carta come un dispositivo di lettura dei rapporti di forza, non come una fotografia neutrale del territorio.
Nel teatro Pakistan-Afghanistan, una lettura utile deve sovrapporre almeno cinque livelli: frontiere statali, continuità socio-territoriali, passi e corridoi, apparati di sicurezza, mobilità civile. Separarli produce diagnosi parziali; confonderli produce determinismo.
La risonanza contemporanea di questa impostazione è particolarmente evidente nel 2026. La recrudescenza di ostilità transfrontaliere tra Afghanistan e Pakistan, le chiusure o restrizioni dei valichi, l’impatto sui civili e la pressione dei ritorni forzati hanno reso visibile una realtà spesso nascosta dalle mappe politiche: il confine è una linea formale che agisce su un territorio già fitto di interdipendenze. Le fonti ONU registrano nel primo semestre del 2026 un peggioramento della situazione umanitaria e di sicurezza nelle aree di frontiera. [10][11][12]
Quattro giudizi operativi
• Il continuum pashtun deve essere letto come rete storica e sociale transfrontaliera, non come blocco politico unitario: la sua importanza è nella capacità di rendere porosa o costosa la governance della frontiera.
• I valichi di Torkham/Khyber e Chaman/Spin Boldak sono nodi dove sicurezza, dogana, mobilità familiare, aiuti e commercio si concentrano nello stesso spazio.
• Gwadar e i corridoi CPEC trasformano il Balochistan in un crocevia geoeconomico, ma la connettività non neutralizza automaticamente le frizioni politico-sociali del territorio.
• TAPI è soprattutto una mappa di potenziale strategico: un tracciato energetico progettato mette in evidenza interdipendenze desiderate, non una stabilità già costruita.
Perché questo dossier
Il dossier non riproduce la carta etnografica attribuita a Lacoste e rilanciata da Legendes Cartographie. La usa come innesco metodologico. Le mappe interne sono ricostruzioni analitiche originali, volutamente non deterministiche: visualizzano aree ampie e funzioni territoriali, non “confini etnici” puntuali né rivendicazioni territoriali. Questa scelta è essenziale: l’etnografia cartografica può illuminare la politica del territorio, ma non deve convertire identità complesse in categorie rigide o in destini geopolitici. [3][4]
METODO
Dal confine alla geografia stratificata
Per Lacoste la geopolitica riguarda rivalità di potere sul territorio a più scale. Applicato a Pakistan e Afghanistan, il metodo costringe a porre domande differenti: quali passaggi consentono o interrompono la mobilità? Dove l’amministrazione statale è più capillare e dove deve negoziare? Quali infrastrutture attraversano spazi socialmente e politicamente densi? Quali aree diventano decisive perché sommano vulnerabilità geografiche e valore strategico? [1][13]
Figura 1 – Ricostruzione analitica a strati. I “continuum” indicano spazi di relazione e non delimitazioni etniche o titolarità politica. Dati di base: Natural Earth; elaborazione IARI.
Una carta etnica non è una mappa delle alleanze, né una mappa dell’insurrezione, né una mappa della lealtà politica. È una lente: acquista significato solo quando viene confrontata con istituzioni, economia, conflitti, infrastrutture e mutamenti generazionali.
LINEA DI CONFINE
La Durand Line: confine riconosciuto de facto, spazio sociale incompleto
La Durand Line, tracciata nel 1893 tra Afghanistan e British India e oggi ereditata dal Pakistan, attraversa aree montane e comunità transfrontaliere. Islamabad la considera il proprio confine internazionale; nessun governo di Kabul l’ha riconosciuta formalmente. Tale divergenza non è un dettaglio diplomatico: struttura la diffidenza reciproca e condiziona le politiche di recinzione, controllo e gestione dei valichi. [4][5]
Il valore della carta non sta nel sostenere che ogni relazione transfrontaliera derivi dall’identità pashtun, ma nel mostrare perché una linea politica può scontrarsi con geografie quotidiane preesistenti. Famiglie, mercati, reti religiose, rotte pastorali e gerarchie locali sono nate e operate in un paesaggio che non corrisponde automaticamente alle maglie amministrative contemporanee. La “frontiera” agisce quindi come un sistema operativo: filtra, dissuade, convoglia e talvolta criminalizza forme di mobilità che erano precedentemente ordinarie.

Figura 2 – La frontiera come sistema di selezione e riconfigurazione. Elaborazione IARI su fonti AAN, ONU e letteratura geopolitica.
Il punto analitico
La costruzione di barriere e il rafforzamento dei controlli possono aumentare la capacità statale di monitorare alcuni flussi. Tuttavia, nello stesso tempo, cambiano gli incentivi per commercio informale, intermediazione locale, aggiramento e dipendenza da circuiti di protezione. Il successo o il fallimento di una politica di confine non va quindi misurato soltanto con chilometri di fence o con numero di postazioni: occorre guardare anche ai costi per i civili, alla continuità degli scambi e all’effetto sulle reti di violenza e di legittimità. [4][10]
CORRIDOI E NODI
L’infrastruttura non cancella la geografia: la attraversa
Nel linguaggio dei corridoi, Pakistan e Afghanistan sono spesso descritti come ponte tra Asia centrale, Asia meridionale, Iran e Mar Arabico. Questa formula è corretta ma incompleta. Ogni corridoio è un assemblaggio politico: richiede sicurezza della strada, prevedibilità doganale, fiducia tra autorità, capacità finanziaria, consenso locale e protezione delle comunità che vivono lungo il tracciato.

Figura 3 – Infrastrutture e punti di attrito. Il tracciato TAPI è rappresentato come progetto/aspirazione strategica, non come condotta pienamente operativa. Elaborazione IARI.
Tre nodi, tre logiche
• Khyber / Torkham: il passaggio più noto tra Kabul e Peshawar condensa logistica, commercio, accesso umanitario e sicurezza. Il suo valore è funzionale: una chiusura o limitazione produce effetti a cascata ben oltre il valico stesso. La Banca Mondiale ha trattato il Khyber Pass come perno della connettività economica Pakistan-Afghanistan. [6]
• Gwadar / Balochistan: il porto e le iniziative collegate a CPEC collocano il Balochistan nello schema della connettività marittima e continentale. Proprio per questo, una lettura che lo riduca a “retroterra logistico” ignora le dinamiche locali, incluse le disuguaglianze territoriali, le contestazioni e la sensibilità securitaria. [7][8]
• TAPI: il progetto Turkmenistan-Afghanistan-Pakistan-India disegna una possibile interdipendenza energetica. La sua rilevanza geopolitica non deriva soltanto dal gas, ma dal fatto che obbliga a immaginare continuità di sicurezza lungo un tracciato che attraversa aree fragili. [9]
ATTORI
Diplomazia ibrida: negoziare con il territorio, non soltanto tra capitali
Nel dossier “diplomazia ibrida” viene utilizzato come concetto operativo: un campo in cui negoziato istituzionale, strumenti coercitivi, infrastrutture, gestione delle migrazioni, comunicazione politica e reti locali interagiscono. In questo teatro, Kabul e Islamabad restano gli attori centrali; ma la capacità di rendere praticabile un accordo dipende anche da soggetti che non siedono al tavolo di Stato.

Figura 4 – Mappa funzionale degli attori. Non rappresenta equivalenza tra soggetti né attribuisce responsabilità individuali; serve a chiarire il campo di influenza sulla gestione delle frontiere.
Una diplomazia territoriale richiede cinque interrogativi
• Quali comunità e categorie di lavoratori dipendono dalla continuità dei valichi?
• Dove l’inasprimento della frontiera rischia di spostare i flussi invece di interromperli?
• Quali infrastrutture necessitano di consenso locale, non solo di protezione armata?
• Quali incidenti possono trasformarsi rapidamente in crisi simbolica tra Kabul e Islamabad?
• Quali procedure civili possono essere rese resilienti anche quando la relazione politica peggiora?
La stabilità non coincide con la sparizione del conflitto. In un contesto come questo, l’obiettivo realistico è ridurre gli effetti di trascinamento: impedire che un episodio di sicurezza chiuda l’accesso umanitario, blocchi il commercio civile, alimenti rimpatri disordinati o rafforzi i circuiti di coercizione.
AGGIORNAMENTO OPERATIVO – 2026
Perché la lezione di Lacoste torna urgente nel 2026
Tra la fine di febbraio e la primavera del 2026, le fonti ONU hanno documentato una nuova escalation di violenza tra Afghanistan e Pakistan, con attacchi aerei, attività di droni, scontri terrestri e conseguenze sui civili. UNAMA ha riportato che, tra gennaio e marzo 2026, la violenza armata transfrontaliera ha ucciso 372 civili e ne ha feriti 397 in Afghanistan; OCHA ha segnalato a giugno oltre 100.000 nuovi sfollati nel quadro della recrudescenza. [11][12]
Questi dati non dimostrano che la mappa “spiega tutto”. Dimostrano però perché una diagnosi centrata esclusivamente sul rapporto tra due governi è insufficiente. Quando i valichi chiudono, le ripercussioni investono contemporaneamente popolazioni locali, reti familiari, filiere di approvvigionamento, operatori umanitari e meccanismi di risposta. UNHCR ha evidenziato sia il peso dei ritorni afghani da Iran e Pakistan dal 2023, sia l’impatto delle ostilità e delle chiusure sui passaggi di Torkham e Spin Boldak. [10][12]
Cosa cambia nella lettura strategica
| DIMENSIONE | SEGNALE | LETTURA | IMPLICAZIONE |
| Sicurezza | Escalation militare transfrontaliera | La disputa sul confine interagisce con accuse reciproche legate al TTP e con un ambiente di insicurezza più ampio. | Rischio di ciclo azione-rappresaglia e di chiusure dei valichi. |
| Mobilità | Rimpatri e sfollamenti | La mobilità non è un effetto secondario: modifica pressioni sociali, domanda di servizi e vulnerabilità in province già fragili. | Necessità di monitoraggio umanitario e locale. |
| Economia | Interruzione dei corridoi | Una frontiera compressa aumenta costi di trasporto, incertezza doganale e dipendenza da rotte alternative. | Connettività proclamata, capacità reale ridotta. |
| Legittimità | Narrazioni di sovranità | Il confine è anche simbolo; incidenti locali possono alimentare discorsi nazionalisti e irrigidire la trattativa. | Spazio ridotto per compromessi pubblici. |
Tabella 1 – Quadro di rischio qualitativo. Fonti principali: UNAMA, OCHA, UNHCR, Consiglio di Sicurezza ONU. Stato della documentazione: fonti consultate fino al 25 giugno 2026.
SCENARI
Tre traiettorie: il territorio come indicatore anticipatore
La previsione in questo dossier non consiste nel scegliere un esito “più probabile” con falsa precisione. Serve a individuare segnali territoriali che, combinati, indicano quale traiettoria si stia consolidando. La carta stratificata è utile proprio perché obbliga a considerare contemporaneamente sicurezza, mobilità, infrastrutture e consenso locale.

Figura 5 – Traiettorie qualitative e indicatori. Elaborazione IARI; gli scenari non sono una previsione lineare né un giudizio politico.
Indicatori da monitorare ogni settimana
• Stato effettivo di Torkham, Chaman/Spin Boldak e degli altri punti: apertura, restrizioni, categorie ammesse, tempi di attesa.
• Tipologia degli incidenti: fuoco diretto, raid, droni, esplosioni, arresti e pressione sugli insediamenti di confine.
• Segnali di frizione civile: proteste, aumento dei costi di trasporto, blocchi commerciali, difficoltà di accesso per gli operatori.
• Andamento dei rimpatri e degli sfollamenti: non solo volume, ma composizione, destinazioni e capacità di assorbimento delle aree di ritorno.
• Comunicazione politica e reciproche accuse su sovranità e gruppi armati: il linguaggio spesso precede le decisioni operative.
IMPLICAZIONI
Come usare una mappa lacostiana senza cadere nel determinismo
L’eredità di Lacoste non è un invito a “etnicizzare” ogni crisi. È un invito a non affidarsi a un’unica scala di analisi. Una mappa politica mostra Stati e confini; una mappa infrastrutturale mostra reti e colli di bottiglia; una mappa umanitaria mostra movimenti e vulnerabilità; una mappa sociale mette in evidenza reti di relazione. Nessuna sostituisce le altre. La buona analisi nasce dalla sovrapposizione, dalla verifica e dalla capacità di dire quali dati mancano.
Protocollo analitico IARI: 7 passaggi
| 1. Delimitare il problema | Definire se si sta studiando una crisi diplomatica, un valico, un corridoio o un’area comunitaria. Non esiste una “mappa del Pakistan-Afghanistan” valida per tutto. |
| 2. Separare fatti e inferenze | Un confine chiuso è un fatto; il suo effetto su legittimità, contrabbando o consenso è un’ipotesi da testare. |
| 3. Usare scale multiple | Passare da Kabul e Islamabad al distretto, alla strada, al posto di frontiera e al mercato locale. |
| 4. Trattare identità come variabili | Le identità sono fonti di relazione, memoria e mobilitazione; non sono interruttori automatici di comportamento politico. |
| 5. Mappare nodi e non solo superfici | Valichi, passi, strade, porti, campi di accoglienza e hub logistici hanno peso maggiore di vaste aree scarsamente connesse. |
| 6. Inserire la popolazione | Rimpatriati, sfollati e pendolari non sono “effetti collaterali”: alterano l’equilibrio territoriale e la capacità amministrativa. |
| 7. Chiudere con il so what | Ogni mappa deve produrre una decisione o un monitoraggio: quale segnale cambierebbe il giudizio? quale attore va osservato? quale rotta è vulnerabile? |
Tabella 2 – Protocollo di utilizzo analitico. Elaborazione IARI.
| BOTTOM LINE | Nel quadrante Pakistan-Afghanistan non esiste una “frontiera naturale” che risolva la crisi. Esistono linee politiche, paesaggi sociali, corridoi e dispositivi di sicurezza che si sovrappongono. La stabilità dipende dalla capacità di governare queste sovrapposizioni senza trasformarle, ogni volta, in una crisi totale. |
SINTESI EDITORIALE
La carta non sostituisce la politica: ne rende visibili i costi
Il lascito più utile di Yves Lacoste, qui, è un avvertimento metodologico: mappe e confini sono scelte di potere. Nel teatro Pakistan-Afghanistan, la Durand Line è reale in quanto dispositivo statale; è incompleta in quanto descrizione del territorio. Intorno a questa tensione si organizzano passaggi, recinzioni, reti socio-economiche, sicurezza, corridoi energetici e crisi umanitarie.
Perciò l’analista non deve chiedersi soltanto dove passa il confine. Deve chiedersi cosa attraversa il confine, chi ne paga l’interruzione, chi può renderlo più poroso o più coercitivo, quali infrastrutture ne dipendono e quali simboli lo rendono politicamente non negoziabile. Questa è la geografia pratica del potere: non un atlante immobile, ma una grammatica territoriale della competizione.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Filippo Sardella
Source link




