la biodiversità passa anche dalla tavola – Ruminantia – Web Magazine del mondo dei Ruminanti


Nel settore zootecnico la biodiversità non è un concetto astratto: vive negli animali allevati, nei territori, nelle competenze degli allevatori e nelle scelte dei consumatori. È uno dei messaggi emersi nel convegno “La tutela della biodiversità nel settore zootecnico tra sfide globali e Politica Agricola Comune”, tenutosi a Lodi lo scorso 27 maggio presso il Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali (DiVAS).

Nell’intervento “Biodiversità nel comparto avicolo: dalla gestione delle popolazioni alle preferenze del consumatore”, le prof.Sse Anna Gaviglio e Silvia Cerolini hanno presentato alcuni risultati del Progetto BRAvi (https://www.pollitaliani.it/bravi/) sulla salvaguardia del patrimonio genetico avicolo italiano e sul ruolo del consumatore nella tutela delle razze avicole locali.

Il punto di partenza è un paradosso concreto: l’uovo è uno degli alimenti più comuni, ma sul mercato è spesso considerato come una commodity, cioè come un prodotto indifferenziato e il consumatore tende a sceglierlo soprattutto in base al prezzo. Le differenze tra razze e linee selezionate in avicoltura sono poco conosciute, riducendo la possibilità di valorizzare produzioni che portano con sé un patrimonio genetico, culturale e territoriale fondamentale per la conservazione della biodiversità zootecnica.

Da qui nasce l’idea di costruire una nuova “categoria mentale”: non semplicemente “uova”, ma “uova di razza” o “uova della biodiversità”. La domanda è capire su quale elemento puntare per far percepire questo valore al mercato. La prospettiva è trasformare un alimento quotidiano in un prodotto identitario, capace di raccontare razze autoctone locali e rare, biodiversità zootecnica, territorio, tradizione, ruolo dell’allevatore custode, differenze sensoriali, produzione limitata e valore culturale italiano.


Quindi consumare può significare conservare! Quando il consumatore riconosce un valore a un prodotto ottenuto da razze avicole autoctone, contribuisce a rendere più competitiva la biodiversità rispetto alle linee ibride commerciali, che oggi forniscono quasi la totalità dei prodotti avicoli, e sostiene, indirettamente, allevatori che mantengono popolazioni animali spesso meno produttive e più costose. In questo senso il consumatore informato diventa un “attore della conservazione”, non solo il destinatario finale del prodotto.

Comunicare questo valore, però, è complesso. La biodiversità animale è una risorsa naturale e culturale, ma mantenerla richiede competenze, impegno e costi. Il Progetto BRAvi ha affrontato una domanda concreta: quale comunicazione aiuta il consumatore a riconoscere valore alle uova provenienti da galline ovaiole di razza autoctona?

Lo studio ha coinvolto un campione di circa 900 consumatori, suddivisi casualmente in quattro gruppi. Un gruppo non ha ricevuto alcuna informazione, mentre gli altri tre hanno visionato brevi video informativi che presentavano le uova da razze locali esaltandone tre diversi aspetti: il gusto e l’unicità del prodotto, il contributo alla tutela della biodiversità zootecnica oppure il sostegno agli allevatori custodi.

Successivamente, i partecipanti hanno preso parte ad un choice experiment, una metodologia ampiamente utilizzata nella ricerca economica per simulare situazioni realistiche di acquisto e misurare il valore attribuito dai consumatori alle diverse caratteristiche di un prodotto. Attraverso una serie di scelte tra confezioni di uova con attributi differenti, è stato possibile stimare l’effetto dei diversi messaggi sulla disponibilità a pagare per le uova provenienti da razze autoctone locali.


Figura 1. L’esperimento di scelta

I risultati hanno mostrato che il concetto generale di biodiversità è abbastanza noto ai consumatori, mentre la biodiversità zootecnica rimane un tema meno conosciuto e meno compreso. Ancora più limitata è la conoscenza dell’allevamento delle galline ovaiole e del ruolo delle razze autoctone.

Questa è sicuramente una criticità, ma anche una grande opportunità: la comunicazione può fare da ponte tra sensibilità generale e scelta alimentare concreta, aiutando a collegare la parola biodiversità a un prodotto presente nella spesa quotidiana. Solo il 13% degli intervistati dichiara di non essere preoccupato per questioni legate alla biodiversità e solo l’11% afferma di non prestare attenzione ai comportamenti che possono contribuire a tutelarla. Esiste quindi una base di interesse, ma non sempre una piena comprensione del legame tra acquisto, razza ovaiola allevata e conservazione della biodiversità zootecnica. Non basta avere un prodotto di qualità, bisogna renderlo “leggibile”.

Il choice experiment mostra che la disponibilità a pagare per le uova di razza locale è positiva e varia in base alla comunicazione ricevuta. Rispetto al gruppo di controllo, tutti e tre i contenuti informativi aumentano la disponibilità a pagare, ma con intensità differenti. L’effetto più marcato si osserva con il contenuto dedicato alla biodiversità zootecnica, che determina un incremento medio della disponibilità a pagare pari a 22 centesimi di euro per confezione. Seguono il contenuto incentrato su gusto e unicità e, infine, quello focalizzato sul ruolo dell’allevatore custode.

L’effetto risulta ancora più evidente tra i consumatori “alto-spendenti”. Nel 5% del campione più propenso a riconoscere valore all’attributo razza locale, il messaggio sulla biodiversità presenta i risultati migliori: la differenza rispetto al controllo è pari a circa 0,70 euro.


Il risultato più rilevante è che il modo in cui il prodotto viene raccontato cambia la percezione del valore. Il messaggio ambientale, centrato sulla tutela della biodiversità, risulta il più efficace; quello edonistico, legato a unicità e gusto, segue; il messaggio di sostegno agli allevatori custodi ha invece l’effetto minore. L’allevatore resta parte essenziale della filiera, ma nella comunicazione al consumatore la biodiversità zootecnica può essere l’asset principale da cui partire.

Figura 2. Effetto dei messaggi informativi sulla disponibilità a pagare per uova di razza locale

Per il comparto avicolo locale, la sfida è duplice. Da un lato occorre conservare popolazioni animali che rappresentano una risorsa genetica e culturale. Dall’altro bisogna costruire un linguaggio comprensibile, capace di spiegare perché un uovo non è sempre uguale a un altro e perché dietro una confezione possono esserci razze, territori e scelte di conservazione. In questa prospettiva, l’uovo di razza locale non è solo un prodotto premium: è un racconto concreto di biodiversità zootecnica.

Il Progetto BRAvi mette in evidenza una direzione di lavoro chiara per la ricerca, gli allevatori e le filiere locali. Per trasformare la biodiversità in valore di mercato non basta evocarla: bisogna comunicarla in modo preciso, verificabile e vicino alle decisioni reali d’acquisto. Se il consumatore capisce che scegliere può significare conservare, l’uovo della biodiversità può diventare una categoria riconoscibile, capace di unire tutela delle razze locali, filiere territoriali efficienti e nuova consapevolezza alimentare.


PROGETTO BRAvi (https://www.pollitaliani.it/bravi/)

Il progetto BRAviContrastare la perdita di Biodiversità nel comparto avicolo attraverso la valorizzazione zootecnica di Razze Avicole autoctone, finanziato da Regione Lombardia (PSN-PAC 2023-2027), mira a promuovere la diffusione territoriale dell’allevamento di razze italiane di pollo e tacchino in sistemi rurali a indirizzo produttivo, attraverso un’articolata attività di informazione, che punta a valorizzare il legame dinamico esistente fra valore biologico della biodiversità, valore economico del prodotto e valore ecologico del sistema produttivo integrato.

 

Autori: Gaviglio A., Demartini E., Marescotti M. E., Ravelli A., Cerolini S. Dipartimento di Medicina Veterinaria e Scienze Animali, Università degli Studi di Milano


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 Redazione Ruminantia

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