Dall’ultimo Consiglio comunale di Frosinone emergono tensioni profonde e nodi finanziari irrisolti. Le considerazioni del consigliere comunale di minoranza, Anselmo Pizzutelli, sono improntate ad un’analisi severa del caso della maxi parcella lievitata e della paralisi politica che blocca l’elezione della presidenza del Consiglio.
- – Dalla seduta consiliare del 3 luglio emerge il caso di una parcella professionale clamorosamente lievitata. Qual è la sua posizione in merito?
“Ho voluto sollevare queste domande proprio per fare assoluta chiarezza e capire di chi siano le precise responsabilità. Dobbiamo una spiegazione dettagliata e trasparente ai cittadini, dato che questi 516 mila euro usciranno direttamente dalle loro tasche; è fondamentale far comprendere come sia stato possibile maturare un debito così rilevante. Resta oggettivamente difficile comprendere come una spesa iniziale di appena 5 mila euro possa essere lievitata di ben cento volte. Sebbene il debito sia formalmente legittimo, in quanto certificato da una sentenza del Tribunale, è doveroso chiedersi se vi siano state gravi colpe da parte di chi, all’epoca, ha redatto la delibera d’incarico”.
Due problemi: chi sbagliò nel 2002 e chi non ha risolto prima la vicenda
“In risposta al mio quesito, è stato ammesso che quell’atto non presentava i necessari paletti per la nota spese. Gran parte di questa cifra astronomica – parliamo di qualche centinaio di mila euro – è costituita infatti da interessi accumulati nel tempo. Viene da chiedersi: cosa si è aspettato in tutti questi anni? Perché non si è agito subito, evitando così la maturazione di simili gravami finanziari? Il problema risiede nell’impostazione originaria della delibera, aggravato poi dall’incapacità, negli anni successivi, di affrontare e risolvere il contenzioso”.
- – L’assessore Piacentini ha avvertito che comunque interverrà la Corte dei Conti
“Spero sinceramente che la documentazione venga trasmessa al più presto alla Corte dei Conti affinché sia fatta giustizia: non è tollerabile che nel 2026 i contribuenti debbano pagare per errori grossolani risalenti al 2002. Questo caso rischia di costituire un precedente pericoloso, anche se l’assessore Piacentini ha minimizzato sostenendo che tali criticità si possano evitare in futuro semplicemente scrivendo le delibere con maggiore rigore. Ripeto: non è politicamente tollerabile che oggi i cittadini di Frosinone siano chiamati a pagare 516 mila euro per un errore amministrativo commesso 24 anni fa”.
- – La mancata elezione del Presidente del Consiglio comunale appare come la spia delle frizioni interne alla coalizione di governo. A che punto siamo giunti secondo lei, che oltretutto conosce bene la maggioranza provenendo dalle sue fila?
“La verità, ormai evidente e non certo da ieri sera, è che la maggioranza non esiste più. Ci troviamo di fronte a una coalizione litigiosa, il cui unico vero collante è l’occupazione delle poltrone e la prospettiva di spartizione di incarichi futuri. Manca totalmente una visione condivisa di città, e i fatti dimostrano l’incapacità di compattarsi persino sul nome della seconda carica del Comune. Trovo gravissimo, ad esempio, che il punto relativo all’elezione del Presidente sia stato relegato al tredicesimo posto dell’ordine del giorno. Nella riunione dei capigruppo abbiamo chiesto e messo a verbale che la discussione venisse anticipata al primo punto, ma la maggioranza ha bocciato la proposta, rifiutando l’inversione dell’ordine dei lavori”.
L’elezione del presidente del Consiglio non può finire al punto numero 13
- – Non è esagerato giungere a queste conclusioni?
“No, perché la figura del Presidente del Consiglio comunale non è una mera formalità istituzionale, ma un ruolo di alta responsabilità e una figura terza di garanzia per l’intera cittadinanza. Posizionare questa votazione al tredicesimo posto non denota solo una totale mancanza di rispetto per l’istituzione, ma evidenzia la volontà di sottomettere un ruolo di garanzia alle logiche e agli appetiti interni della maggioranza. C’è stata una forte arroganza politica da parte del Sindaco, il quale ha rinunciato in partenza a dialogare con tutte le forze politiche per convergere su un nome condiviso. Un tempo, per alto senso delle istituzioni, le presidenze delle Camere venivano concesse alle opposizioni; oggi non solo è svanita questa postura di alta politica, ma non riescono nemmeno a eleggere un candidato della loro stessa compagine”.
- – Il primo cittadino ha davvero tutte le responsabilità per lo stallo in corso?
“Il Sindaco sta dimostrando inadeguatezza: non solo per i danni da valutazioni amministrative che sta arrecando alla città — mentre i cittadini lo avevano scelto proprio per risolvere i problemi esistenti — ma anche sotto il profilo prettamente politico, data l’incapacità di convocare i tavoli necessari e trovare una sintesi condivisibile. Peraltro, numericamente parlando, non siamo nemmeno di fronte ad una vera maggioranza: il capo dell’amministrazione è di fatto ostaggio sia di chi siede stabilmente in coalizione, sia di chi, pur essendo esterno, garantisce i voti necessari solo nei momenti topici”.
“Come minoranza abbiamo votato Fanelli, poteva essere lui la figura di garanzia”
- – Cosa può fare la minoranza che togliere l’ente da questa situazione?
“Come minoranza, abbiamo votato compatti Paolo Fanelli, un autorevole esponente della stessa maggioranza, ed ex sindaco eletto direttamente dai cittadini, che nessuno può tacciare di non essere una figura di assoluta garanzia. Il fatto che il candidato della maggioranza, Ferrara, abbia raccolto solo 6 voti certifica una spaccatura insanabile: i nostri voti uniti a quelli convergenti dimostrano che la coalizione ufficiale è numericamente e politicamente al capolinea. Questa amministrazione si regge solo su equilibri precari e interessi personali, salvo poi paralizzarsi su ogni singola scelta amministrativa”.
- – Le delibere sul riconoscimento dei debiti fuori bilancio sono saltate alla fine dello scorso anno.
“Questo stato di crisi è formalmente certificato dal continuo ricorso al riconoscimento di debiti fuori bilancio ex art. 194 del TUEL. Bisogna uscire dall’equivoco che qualcuno tenta artatamente di alimentare: durante il rendiconto questi debiti sono stati presentati come semplici passività potenziali. Ma vorrei regalare un vocabolario a questa amministrazione affinché comprenda il significato del termine “potenziale”: un debito potenziale è un evento non ancora verificatosi, mentre qui siamo di fronte a delibere già attuate, impegni economici già presi e liquidati senza la dovuta e tempestiva ratifica dell’aula. Il fallimento politico è stato sancito definitivamente nella seduta dello scorso 30 dicembre, quando la maggioranza stessa ha fatto saltare l’assemblea perché era in corso il ritiro delle deleghe a Turriziani e Geralico. Insomma le questioni di posti e poltrone di cui ho detto”.
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Stefano Di Scanno
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