Forum Costruzioni 2026 Firenze: riqualificazione, materiali naturali, luce, Case Green



30/03/2026 – Firenze ha ospitato la tappa toscana del Forum delle Costruzioni 2026, il ciclo di seminari itineranti dedicato a comfort abitativo, Case Green, BIM e Intelligenza Artificiale, materiali e rinnovabili. Un pomeriggio denso di contenuti ha messo al centro il tema della transizione sostenibile nel settore edilizio: dalla riqualificazione del patrimonio esistente con materiali naturali, al vetro fotovoltaico integrato, dalla progettazione bioclimatica con la luce naturale fino agli impatti concreti della Direttiva Case Green.
 

Riqualificare con i materiali della tradizione

Il primo intervento della sessione ‘Lezioni dal progetto’ è stato affidato a Sara Bartolini, founder di Officina Abitare, studio attivo nel campo della bioarchitettura. Il loro approccio progettuale parte da un principio semplice e radicale: l’edificio più sostenibile è quello che non viene costruito. In altre parole, intervenire sull’esistente è, prima ancora che una scelta etica, una necessità ambientale ed economica.
 
“Il nostro approccio è sartoriale – ha spiegato Bartolini -. Ogni progetto è un abito cucito su misura sulle esigenze delle persone e sul contesto. Non si tratta solo di efficienza energetica: materiali, spazio, impianti ed energia devono concorrere in modo equilibrato alla qualità dell’abitare”.
 
I numeri del contesto europeo sono chiari: il 75% degli edifici è energeticamente inefficiente e l’85% di quelli oggi esistenti sarà ancora in uso nel 2050. Intervenire solo sulle nuove costruzioni è insufficiente. Come ha sottolineato Bartolini “l’abitazione del futuro è quella in cui già viviamo, che ha solo bisogno di essere rimodernata attraverso un processo di retrofitting”.
 
Lo studio ha presentato tre casi studio concreti. La Casa Rosa, un ex fienile rurale trasformato con isolamento in canna palustre e calce-canapa, è passata dalla classe energetica G alla A2. La Casa del Mandorlo, edificio degli anni ‘70, ha beneficiato di un cappotto in silicato di calcio, di un tetto in legno e di strategie bioclimatiche, raggiungendo la classe A1. Infine, 72 con terrazza, appartamento degli anni ‘50 in contesto urbano, ha compiuto il salto dalla classe F alla B grazie a un isolamento interno riprogettato e a una nuova distribuzione degli spazi.
 
Un aspetto centrale della presentazione ha riguardato i materiali naturali e bio-based – canapa, calce, lana di pecora, fibra di legno, canna palustre – apprezzati per la traspirabilità, il basso impatto ambientale e la capacità di stoccare carbonio. Ma Bartolini ha tenuto a sfatare un mito: «Non esiste un materiale perfetto in assoluto. In alcuni casi, materiali sintetici leggeri possono avere un impatto inferiore rispetto a soluzioni naturali più massive. La sostenibilità è sempre una questione di equilibrio progettuale, non di scelte ideologiche”.
 

Vetro fotovoltaico trasparente e integrazione BIPV

Manlio Mannozzi, professionista esperto di energie rinnovabili, ha illustrato le potenzialità del vetro fotovoltaico trasparente nell’ambito del BIPV (Building Integrated PhotoVoltaics), un settore in forte espansione che consente di integrare la produzione energetica direttamente nell’involucro edilizio senza sacrificare l’estetica o la luce naturale.
 
Le facciate e le coperture vetrate non sono più solo elementi di chiusura ma superfici attive, capaci di generare energia e dialogare con la progettazione bioclimatica. Una tecnologia che si rivela particolarmente strategica nell’ottica della Direttiva Case Green, che prevede l’obbligo di rendere i nuovi edifici pubblici solar-ready a partire dal 2028.
 

Progettare con la luce naturale

Giulio Camiz, architetto e Scientific Manager di Velux, ha approfondito il tema della luce naturale come risorsa progettuale, un elemento spesso sottovalutato nella progettazione contemporanea e invece determinante per il comfort abitativo, la salute degli occupanti e il risparmio energetico.
 
Camiz ha mostrato come un corretto orientamento delle aperture, l’uso di lucernari e di sistemi di controllo solare possa ridurre significativamente il fabbisogno di illuminazione artificiale e riscaldamento, contribuendo a migliorare la qualità degli spazi interni. La luce naturale non è un accessorio: è parte integrante dell’involucro bioclimatico.
 

Quando la casa si disconnette da tutto

Franco Guagliumi, ingegnere di AGE Architettura e Ingegneria, ha presentato uno dei progetti più radicali e provocatori della giornata: ‘Il Nucleo’, un edificio residenziale progettato per essere totalmente autonomo e scollegato dalle pubbliche reti energetiche e di urbanizzazione. Niente gas, niente elettricità da rete, niente acqua pubblica, niente fognatura. Un sistema chiuso, indipendente, autosufficiente al 100%.
 
Il punto di partenza non è l’ottimizzazione del sistema esistente, ma l’uscita completa da esso. Un cambio di prospettiva che trasforma la casa in una vera infrastruttura autonoma, progettata come un organismo integrato in cui ogni elemento è interconnesso: comfort abitativo, autoproduzione alimentare, energie rinnovabili, gestione dell’acqua e dei rifiuti, mobilità elettrica, tutto orchestrato da un sistema domotico con 1.650 nodi di controllo.
 
Sul fronte energetico, il progetto prevede 140 kWp di fotovoltaico, 300 kWh di accumulo, integrazione eolica e geotermica. L’acqua viene trattata e potabilizzata internamente; i rifiuti sono riciclati per oltre il 97% del peso, riducendo il residuo non recuperabile al 3-5%. La struttura in cemento armato è progettata per una durabilità di 150 anni, con manutenzione ridotta a zero.
 
Non meno centrale è il tema del comfort: riscaldamento e raffrescamento a bassa entalpia, ventilazione meccanica controllata, free cooling geotermico e serre solari garantiscono un ambiente adattivo e costantemente ottimizzato. “Il benessere viene garantito da comfort termico, qualità dell’aria e implementazione della domotica avanzata”, ha sottolineato Guagliumi.
 
‘Il Nucleo’ si avvicina a un modello di economia circolare domestica: ciò che tradizionalmente viene trattato come rifiuto diventa risorsa, grazie a orti sinergici, serre climatizzate e compostaggio interno. Un prototipo estremo, forse non integralmente replicabile, ma con un valore culturale preciso: mettere in discussione il modello abitativo attuale e aprire la domanda su dove stia andando l’architettura – verso edifici sempre più connessi alle reti, o sempre più indipendenti da esse.
 

Direttiva Case Green: obblighi, opportunità e procedure di infrazione

A chiudere i lavori è stato Alessandro Bernardini, architetto fondatore dello studio HabitatPlus – Architetture a basso consumo, che ha offerto una lettura tecnica e culturale della Direttiva EPBD 2024/1275, la Direttiva Case Green.
 
Bernardini ha chiarito subito la distinzione fondamentale tra nuove costruzioni e ristrutturazioni: per le prime, dal 2030 tutti i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero (ZEB), con anticipo al 2028 per gli edifici pubblici; per le seconde, la direttiva è più flessibile, richiedendo il rispetto di standard minimi di prestazione energetica senza imporre una classe uguale per tutti.
 
Sul fronte del patrimonio esistente, gli obiettivi nazionali sono precisi: -16% dei consumi energetici entro il 2030, -20/22% entro il 2035, con priorità agli edifici nelle classi F e G. Strumenti come il ‘passaporto di ristrutturazione’ e la maggiore digitalizzazione dell’APE sono introdotti per supportare questo percorso.
 
“La direttiva non obbliga direttamente il singolo proprietario a ristrutturare subito, né vieta vendite o affitti di case inefficienti – ha precisato Bernardini -. Gli obblighi sono a livello di Stato, che poi decide come applicarli tramite incentivi e obblighi graduali”.
 
Su questo punto è arrivata anche una notizia di attualità: l’Italia è attualmente in procedura di infrazione per non aver predisposto entro il 31 dicembre 2025 il Piano Nazionale di Ristrutturazione degli Edifici (NBRP – National Building Renovation Plan), obbligatorio ai sensi della direttiva.
 
Bernardini ha poi affrontato il tema più culturale e progettuale: come si realizza concretamente un edificio a energia zero senza cadere nella trappola della progettazione ‘compliance-based’, cioè focalizzata solo sulla rendicontazione burocratica. Il riferimento alle criticità del Superbonus è stato esplicito: “molti edifici realizzati con il Superbonus presentano oggi problemi. Il focus della normativa era sbilanciato sulla rendicontazione, più che sulla qualità del progetto e sulla perizia delle fasi di cantiere. Il letterale rispetto della norma può essere una trappola se non filtrato da una comprensione fisica-tecnica e da grande scrupolo di cantiere”.
 
L’alternativa proposta è un approccio prestazionale supportato da protocolli di qualità consolidati – Passivhaus, Minergie, CasaClima – che mettono al centro prima l’involucro (isolamento, orientamento, strategie bioclimatiche) e solo in un secondo momento gli impianti, per coprire il fabbisogno residuo. Il principio fondamentale è chiaro: l’efficienza energetica non è qualcosa che si aggiunge al progetto, ma un elemento che ne fa parte fin dall’inizio.
 
A corredo della teoria, Bernardini ha presentato due casi studio. La Casa Comunale della Val di Forfora a Crespole (PT), completata nel 2021 con certificazione CasaClima Gold, è un edificio pubblico nuovo in X-LAM con isolamenti in fibra di legno, fibra di canapa e sughero bruno espanso, con un coefficiente medio di trasmissione globale dell’involucro di 0,16 W/m²K – ben al di sotto dei limiti normativi.
 
Il Borgo Digani ad Argelato (BO), completato nel 2023 con certificazione CasaClima R, è invece un intervento di recupero di un rudere storico trasformato in housing sociale per persone fragili, con cappotti in EPS e sistemi prefabbricati innovativi sviluppati nell’ambito del progetto europeo Drive 0.
 
Il più recente in fase di cantiere è Casa La Forra a Cutigliano (PT), ristrutturazione profonda di un fabbricato storico – apparso anche in un dipinto del pittore post-macchiaiolo Adolfo Tommasi del 1881 – destinato ad abitazione e studio. Il progetto prevede misure della trasmittanza in opera con termoflussimetro, correzione dei ponti termici con pannelli in fibra di basalto Nobilium, e una copertura tradizionale in lastre di pietra con stratigrafia ad alte prestazioni.
 

Il filo rosso: dall’edificio a energia zero all’edificio a problemi zero

Dal pomeriggio fiorentino è emerso che, nell’ambito della progettazione sostenibile, la vera sfida non è solo tecnologica, ma culturale. Riqualificare richiede competenze più complesse della nuova costruzione, capacità di leggere il contesto, integrazione tra tradizione e innovazione. Ma è esattamente qui che si gioca il futuro dell’architettura.
 
Come ha sintetizzato Bernardini nella sua conclusione, l’obiettivo non dovrebbe fermarsi agli ‘edifici a energia zero’: bisogna puntare a ‘edifici a problemi zero’, salubri, efficienti, confortevoli, e soprattutto realizzati con la qualità che solo una progettazione integrata e consapevole può garantire.
 

Forum delle Costruzionile prossime tappe

I prossimi appuntamenti del Forum delle Costruzioni continueranno a esplorare i temi cruciali del settore, con l’obiettivo di mettere in relazione bisogni sociali, competenze e innovazione e fornire a progettisti, imprese e istituzioni strumenti concreti per affrontare la transizione in corso con maggiore consapevolezza.
 

Main Partner: Velux

Partner: Lumyra Energy, Sicilferro, CVR, Bacchi, Xella, Metal.Ri, Draco, Mottura, Indecal, Isolkappa, Oduas, FF Systems, Analist Group, Bell.Isol, Rexpol, Wolf System.

Con il patrocinio di: Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, ENEA, Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Consiglio Nazionale dei Geometri e Geometri Laureati, Consiglio Nazionale dei Periti Industriali, Consiglio Nazionale dei Geologi, Unicmi, Atecap, Kyoto Club, Fondazione Promozione Acciaio, American Concrete Institute Italy Chapter, ANPE, Istituto Nazionale di Urbanistica, SITdA, Green Building Council Italia, Inarsind, AssoBIM, PassivHaus Italia.

Organizzatore: Agorà.
 




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