30/03/2026 – Entrare nel mondo dei materiali plastici compositi, o FRP (Fiber Reinforced Polymers), significa passare dalla progettazione edilizia tradizionale all’ingegneria aerospaziale applicata all’architettura.
Se l’acciaio e il calcestruzzo hanno definito il Novecento, resine e fibre ad alte prestazioni stanno riscrivendo le regole del nostro secolo, permettendo forme fluide, leggerezza estrema e resistenze meccaniche un tempo inimmaginabili.
Per i progettisti la “libertà formale” (free-form design) ha un costo ingegneristico, inoltre, la vetroresina (GFRP), la fibra di carbonio (CFRP) e le fibre aramidiche (Kevlar/Twaron) richiedono un approccio mentale diverso: non sono materiali isotropi, ma strutture composite dove le prestazioni vengono orientate esattamente lungo le linee di carico.
Equilibrio tra lightweighting e fine vita
La sostenibilità degli FRP è un tema complesso, che spesso genera dibattiti accesi. Per valutarli correttamente, i progettisti hanno bisogno di adottare un approccio rigoroso basato sull’intero ciclo di vita (LCA).
La produzione delle fibre (in particolare quelle di carbonio) e delle resine termoindurenti (epossidiche, poliestere) è un processo ad altissima intensità energetica. Tuttavia, il vantaggio ambientale dei compositi si manifesta nella fase di costruzione e nell’uso:
- riduzione delle masse strutturali: un pannello in GFRP pesa circa l’80% in meno rispetto a un equivalente prefabbricato in calcestruzzo e questo si traduce in un dimensionamento molto più “snello” delle strutture portanti primarie (acciaio o c.a.) e delle fondazioni;
- logistica a basso impatto: trasportare elementi in fibra di carbonio o vetroresina abbatte drasticamente le emissioni di CO2 legate alla logistica di cantiere, richiedendo meno mezzi pesanti e gru di minor portata.
Materiali plastici compositi in edilizia, il riciclo
A differenza dei polimeri termoplastici (come il policarbonato, che può essere fuso e rimodellato), le matrici degli FRP sono termoindurenti, ovvero una volta reticolate, non tornano allo stato liquido.
Gran parte degli scarti in GFRP a fine vita viene oggi triturata per essere utilizzata come inerte di riempimento nei calcestruzzi o inviata alla termovalorizzazione.
L’industria si sta muovendo verso la solvolisi e la pirolisi, ovvero processi chimici e termici avanzati che permettono di “sciogliere” la resina per recuperare le fibre di carbonio o di vetro intatte, pronte per essere riutilizzate in nuovi laminati ad alte prestazioni. Parallelamente, si stanno testando resine bio-based derivate da oli vegetali per sostituire quelle di origine fossile.
Peculiarità dei materiali
Un materiale composito lavora in sinergia: la matrice polimerica protegge le fibre dall’ambiente e trasferisce loro gli sforzi, mentre le fibre sopportano i carichi di trazione e flessione.
- GFRP (Vetroresina – Glass Fiber Reinforced Polymer), si ottiene combinando fibre di vetro con resine poliestere o vinilestere. Ha un eccellente rapporto costo/prestazioni, altissima resistenza alla corrosione (ideale per climi marini) e possibilità di essere stampato in geometrie complesse a doppia curvatura. Può essere rifinito in superficie con il gelcoat, assumendo qualsiasi colore o imitando materiali come pietra, metallo o ceramica. Ha un modulo elastico inferiore rispetto all’acciaio; richiede spessori maggiori per limitare le inflessioni.
- CFRP (Fibra di Carbonio – Carbon Fiber Reinforced Polymer) è il materiale usato in edilizia in condizioni anche estreme, la fibra di carbonio è immersa solitamente in una matrice epossidica. Ha una resistenza a trazione fino a dieci volte superiore a quella dell’acciaio con un peso cinque volte inferiore. Il coefficiente di dilatazione termica prossimo allo zero, garantisce una stabilità dimensionale assoluta, fondamentale per giunti millimetrici su grandi luci. Ha un molto elevato e un comportamento a rottura di tipo fragile (senza snervamento plastico preavviso). In architettura si usa per coperture ultra-sottili o per il rinforzo a taglio/flessione di strutture esistenti, per esempio per l’adeguamento sismico.
- AFRP (Kevlar / Aramide – Aramid Fiber Reinforced Polymer), le fibre aramidiche offrono una tenacità e una resistenza all’impatto senza eguali rispetto agli altri materiali. Ha una capacità straordinaria di assorbire energia (resistenza balistica). È flessibile, ma difficilissimo da tranciare. Bisogna ricordare che il materiale ha un’elevata sensibilità ai raggi UV e all’umidità, che degradano rapidamente la fibra se non è perfettamente incapsulata e protetta dalla matrice o da vernici opache. Tende ad assorbire acqua se esposto.
Il vantaggio dell’uso del carbonio in zona sismica si riassume in un principio fisico fondamentale: l’azione sismica è un’accelerazione, e la forza che investe l’edificio è proporzionale alla sua massa.
Le tecniche tradizionali (come l’incamiciatura in calcestruzzo o acciaio) aggiungono massa e rigidezza, attirando spesso forze sismiche maggiori. Il CFRP, invece, incrementa drasticamente la resistenza e la duttilità senza aggiungere massa né variare le rigidezze globali della struttura.
Proprietà termoigrometriche e acustiche
A causa del loro basso spessore e della loro leggerezza (grazie alla bassa densità), i laminati in FRP da soli offrono scarse prestazioni termiche e acustiche. Per questo motivo, in architettura vengono quasi sempre utilizzati sotto forma di pannelli sandwich: due “pelli” esterne in composito racchiudono un’anima isolante leggera (schiume in PIR, XPS, o honeycomb in alluminio/Nomex).
Tabella 1_ Proprietà termofisiche dei laminati Solidi. I valori si riferiscono al laminato solido (pelle strutturale), non al pannello sandwich finito, per fornire il dato puro del materiale.
I compositi hanno un ottimo coefficiente di smorzamento interno (damping) superiore ai metalli, ciò significa che, a parità di eccitazione, una facciata in vetroresina “suona” meno (effetto tamburo ridotto) sotto l’azione della pioggia o della grandine rispetto a una lamiera in alluminio.
Tabella 2_ Prestazioni acustiche dei sistemi sandwich. Poiché un laminato in carbonio da 3 mm non ha la massa per bloccare il rumore (Legge della massa), la prestazione acustica è delegata alla composizione del sandwich e allo smorzamento interno.
Materiali plastici compositi in edilizia, come posarli
Il carbonio e il calcestruzzo lavorano insieme solo grazie alla resina epossidica, quindi è necessario fare attenzione alla corretta posa dei materiali in cantiere, soprattutto nella riqualificazione dell’esistente. Ecco alcuni consigli.
- Preparazione del supporto: il calcestruzzo ammalorato va demolito e ricostruito con malte tissotropiche fibrorinforzate. La superficie deve essere irruvidita (sabbiatura o bocciardatura) per aprire i pori.
- Arrotondamento degli spigoli: i tessuti in carbonio non sopportano gli angoli vivi a 90° perchè le fibre si spezzerebbero per concentrazione degli sforzi. Gli spigoli di pilastri e travi devono essere arrotondati con un raggio di curvatura minimo (solitamente ≥20 mm).
- Primer e rasatura: si stende un primer penetrante per consolidare il calcestruzzo e una resina di rasatura per livellare perfettamente la superficie.
- Impregnazione (Wet lay-up): il tessuto in fibra di carbonio viene posato e impregnato “a fresco” con una resina epossidica specifica, passando un rullo metallico frangibolle per espellere l’aria intrappolata. L’aria è il nemico numero uno di questo tipo di applicazioni: crea vuoti dove la resina non fa presa, con conseguente distacco del materiale.
Esempi di Architetture contemporanee
Progettare con i compositi non è una semplice sostituzione materica; è un cambiamento di paradigma verso l’ingegneria dei materiali. Per comprendere come questi materiali cambino le regole della progettazione, ecco alcune opere in cui l’utilizzo di GFRP, CFRP e Kevlar non è stato un capriccio estetico, ma una precisa necessità strutturale e architettonica.
- Haramain High-Speed Railway Stations (Arabia Saudita) – Foster + Partners (2018). Le stazioni della linea ad alta velocità sfoggiano coperture modulari a volta che proteggono dal sole del deserto. Le immense volte, sostenute da “alberi” strutturali, sono pannellate in GFRP verniciato di color oro. Il materiale ha superato i metalli grazie al suo eccellente comportamento termo-igrometrico (basso assorbimento di calore e nessuna corrosione causata dalla sabbia).
- Steve Jobs Theater Pavilion (Cupertino, USA) – Foster + Partners (2017). La copertura di questo padiglione è il più grande tetto in fibra di carbonio al mondo (47 metri di diametro). Composto da 44 pannelli radiali prefabbricati, pesa solo 80 tonnellate. L’incredibile leggerezza e rigidità del CFRP ha permesso di scaricare l’intero peso esclusivamente sul cilindro perimetrale in vetro strutturale curvo, senza alcun pilastro interno.
- Elytra Filament Pavilion (Londra, UK / Stoccarda, Germania) – Achim Menges, Moritz Dörstelmann – ICD/ITKE (2016). Un esperimento di ingegneria biomimetica. Le celle del padiglione sono state tessute da robot che hanno avvolto resina e filamenti continui di vetro e carbonio attorno a telai temporanei. Il GFRP fornisce la base trasparente e la massa, mentre il CFRP traccia le linee di forza principali, creando una struttura con un rapporto peso/resistenza irraggiungibile in natura.
- Ampliamento SFMOMA (San Francisco, USA) – Snøhetta (2016). La facciata orientale ondulata richiama l’acqua della baia. È composta da oltre 700 pannelli unici in GFRP. Per migliorare il comportamento al fuoco e donare un aspetto lapideo/materico e non “plastico”, la resina è stata caricata con polveri di silicato. Anche in questo caso, la leggerezza della resina composita ha permesso di ridurre notevolmente i carichi sulla struttura esistente.
- The Broad Museum (Los Angeles, USA) – Diller Scofidio + Renfro (2015). L’edificio è avvolto da un “velo” poroso e organico che filtra la luce naturale. Questa complessa struttura a nido d’ape è autoportante in alcuni punti e ancorata alla struttura in cemento. È composta da oltre 2500 pannelli in GFRP rinforzati in acciaio, scelti per abbattere i carichi sismici (siamo a Los Angeles) pur mantenendo volumi geometrici imponenti.
- Ampliamento del Museo Stedelijk (Amsterdam, Paesi Bassi) – Benthem Crouwel Architects (2012). Soprannominato “La Vasca da bagno”, il volume galleggiante bianco e senza giunture misura 100 metri di lunghezza. Per evitare l’uso di giunti di dilatazione visibili che avrebbero rovinato l’estetica monolitica, i progettisti hanno utilizzato un sandwich composito laminato con fibre di Carbonio e Aramide. Il carbonio azzera la dilatazione termica, mentre l’aramide conferisce resistenza agli urti superficiali.
- One Ocean Thematic Pavilion, Expo 2012 (Yeosu, Corea del Sud) – SOMA (2012). Il padiglione vanta una facciata cinetica mozzafiato. Piuttosto che utilizzare complessi sistemi di cerniere e bracci metallici, l’architetto ha sfruttato l’elasticità intrinseca della vetroresina. I 108 grandi lamellari in GFRP si piegano e si flettono grazie a degli attuatori, modulando l’ingresso della luce e creando un effetto respiratorio sull’intero edificio.
- Heydar Aliyev Center (Baku, Azerbaigian) – Zaha Hadid Architects (2012). L’edificio è famoso per la sua pelle fluida e continua, che emerge dal paesaggio. Per realizzare le complesse geometrie a doppia curvatura della facciata e del tetto, sono stati impiegati migliaia di pannelli in GFRP (per le aree superiori) e calcestruzzo fibrorinforzato (GFRC). La vetroresina ha garantito la modellabilità necessaria e una perfetta impermeabilizzazione senza giunti evidenti.
- Walbrook Building (Londra, UK) – Foster + Partners (2010). L’edificio si distingue per i suoi grandi frangisole curvi, chiamati brise-soleil. Invece di usare l’alluminio estruso, estremamente pesante in quelle dimensioni e prono a deformazioni termiche e ponti termici, sono stati utilizzati profili pultrusi e stampati in GFRP verniciati di grigio metallizzato. Risultato visivo identico, ma carico strutturale sulle facciate ridotto della metà.
- Chanel Mobile Art Pavilion (Variabile / Tokyo, Hong Kong, NY) – Zaha Hadid Architects (2008). Un padiglione espositivo itinerante che necessitava di essere montato, smontato e spedito in container in giro per il mondo. L’involucro fluido a forma di ciambella è stato realizzato con pannelli curvi in GFRP, che combinano leggerezza per il trasporto, durabilità per resistere a decine di cicli di montaggio, e la finitura liscia tipica del design Hadid.
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Annalisa Galante – Docente di Fisica Tecnica Ambientale al Politecnico di Milano
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