Il rosario e il funerale saranno celebrati nella chiesa di San Pietro alla Foce. Nei messaggi alla famiglia il ritratto di un giovane gentile, leale, coraggioso, ricordato da amici, parenti e da chi ha visto nel suo gesto una scelta di umanità

Prima il rosario, poi il funerale. Genova si prepara a stringersi attorno alla famiglia di Edoardo Corrieri, il ventinovenne morto dopo essere stato travolto in corso Italia, al termine di una notte che ha lasciato nella città una ferita difficile da chiudere. Il Rosario sarà celebrato venerdì 19 giugno alle 17.30 nella chiesa di San Pietro alla Foce, in via Nizza 15. Il funerale si terrà nello stesso luogo sabato 20 giugno alle 11.30. I familiari hanno ringraziato in anticipo chi parteciperà alla cerimonia funebre e chi lascerà un pensiero di ricordo, ma quei pensieri, nelle ultime ore, sono già diventati molto più di una pagina di condoglianze: sono il racconto corale di un ragazzo che molti chiamavano Edo, altri Dodo, e che oggi viene ricordato per il sorriso, per la generosità, per il coraggio e per quella scelta estrema, istintiva, di non voltarsi dall’altra parte.

Edoardo Corrieri aveva 29 anni. È morto al Policlinico San Martino dopo giorni di condizioni gravissime, in seguito all’investimento avvenuto in corso Italia. Secondo la ricostruzione al centro dell’inchiesta, il giovane sarebbe intervenuto in difesa di alcune ragazze prima di essere travolto dall’auto. Per quella morte è indagato Vincenzo Rametta, l’uomo che era alla guida della vettura. Dopo il decesso di Edoardo Corrieri, la contestazione della Procura si è aggravata fino all’omicidio volontario. Le responsabilità dovranno essere accertate nelle sedi giudiziarie, ma intanto il nome di Edoardo Corrieri è entrato nel dolore pubblico della città come quello di un ragazzo che, davanti a una situazione di difficoltà, ha scelto di esporsi.

È proprio questo il filo che attraversa decine di messaggi di cordoglio. Non tutti lo conoscevano allo stesso modo. Alcuni erano amici stretti, altri compagni di infanzia, altri ancora conoscenti della famiglia o persone che non lo avevano mai incontrato. Eppure, quasi tutti tornano alla stessa immagine: Edoardo Corrieri come un ragazzo capace di proteggere, di stare vicino, di scegliere il bene anche quando sarebbe stato più semplice tirarsi indietro. Daniela Gasparini scrive che Edoardo Corrieri ha scelto «di non girarsi dall’altra parte» e di proteggere chi era in difficoltà. Marina Vaccari lo ricorda da bambino, quando passava a salutare lo zio in negozio, e collega quel ricordo al gesto dell’ultima notte: un atto che, scrive, dimostra quanto fosse buono. Andrea Sciutto parla di un giovane dal «cuore d’oro» che stava facendo la cosa giusta. Davide Frino sintetizza il sentimento di molti parlando di coraggio, senso di giustizia e protezione, destinati a non essere dimenticati.
Ma se la cronaca dice come Edoardo Corrieri è morto, i messaggi raccontano soprattutto chi era stato. Ester Acquafresca lo descrive come un ragazzo che si mostrava forte, con una corazza dura, ma con un animo generoso e gentile. Francesco Pancaldi scrive di averlo conosciuto bambino e di aver visto in lui una persona coraggiosa, pagando però il prezzo più alto. Claudio dice di averlo conosciuto da piccolo grazie all’amicizia con il padre e la madre e di sapere che aveva un cuore puro. Barbara Risso, pur non avendolo conosciuto personalmente, racconta di una famiglia splendida e immagina Edoardo Corrieri come «una perla rara». Sara ricorda il sorriso, la bontà e la presenza, dicendo che ha dimostrato da uomo i propri valori fino all’ultimo.
Nel mosaico dei ricordi tornano gli anni dell’infanzia, i campi da calcio, le vacanze, i giochi, le famiglie cresciute insieme. Alessandro, Enrica, Filippo e Francesco parlano di campi, partite, ritiri estivi e tornei condivisi, sempre accanto ai nonni e ai genitori. Sara, Paolo, Eleonora, Ludovica e Matteo lo ricordano a Silvano, spensierato e divertito, mentre faceva tuffi e bombe d’acqua, con gli occhi buoni e sorridenti. Dany Vialzi lo rivede piccolissimo, con le guance paffute, e scrive che l’affetto, anche dopo strade diverse, era rimasto immutato. Monica Bertuccioli affida a poche parole un’immagine che sembra attraversare tutta la pagina dei ricordi: «le tue meravigliose guanciotte rosse». Monica scrive che, se potesse fermare il tempo, tornerebbe a cinque anni prima per dargli un abbraccio più lungo.
C’è chi lo chiama Edo, chi Edoardo, chi Dodo. Sono modi diversi di dire lo stesso legame. Lorena Nicoli lo ricorda da piccolo, poi perso di vista, e ringrazia la mamma e il papà per aver cresciuto un ragazzo che definisce bravo e grande. Monica e Marcello scrivono che lo avevano visto diventare un uomo coraggioso e che si era comportato da eroe. Francesca Pitto parla di un vuoto troppo grande per essere colmato e di un amore che dovrà arrivare fino a lui. Carla Ferrini lascia un messaggio breve, quasi spezzato: «ci mancherai». Bruno Resta scrive soltanto che lascerà un vuoto incolmabile. Natalia Biscussi, da Chiavari, dice semplicemente che Edoardo Corrieri le mancherà. In questa essenzialità c’è una misura del dolore: non sempre servono molte parole quando una morte arriva così presto e in modo così ingiusto.
A leggere le testimonianze emerge anche un rapporto forte con la famiglia. I messaggi sono pieni di pensieri per la madre, il padre, il fratello, i nonni, gli zii. Antonella Bary si rivolge alla madre di Edoardo Corrieri parlando di un figlio che, anche senza conoscerlo, potrebbe essere il proprio, perché entrambi coetanei. Loris scrive di non poter partecipare alle esequie per impegni inderogabili, ma di non riuscire a trovare parole per esprimere sgomento, dolore e rabbia, rivolgendosi a Tiziana e al marito con un grande abbraccio. Pino Amanzio dice di non averlo mai conosciuto personalmente, ma solo attraverso le parole del padre, e di non riuscire a immaginare il dolore di chi gli era accanto. Valentina Ferrari e la famiglia si uniscono al dolore dei parenti, mentre Valentina invia un pensiero di vicinanza anche senza averlo conosciuto. Jack Pitto scrive che quando si perde qualcuno che si ama bisogna imparare a vivere non senza quella persona, ma con l’amore che ha lasciato.
Molti messaggi parlano della madre e del padre con una confidenza che fa capire quanto la famiglia di Edoardo Corrieri fosse conosciuta e amata. Giada Trigiante ricorda la mamma come una donna splendida, sempre sorridente e orgogliosa dei figli, e dice di non avere dubbi sul fatto che Edoardo Corrieri fosse un figlio eccezionale. Simone Scandariato, in un messaggio lungo e ruvido, da amico vero, racconta litigi, discussioni, affetto fraterno, contraddizioni e memoria condivisa: «ci siamo amati come fratelli», scrive, ricordando la persona buona che Edoardo Corrieri era stata e definendolo una colonna portante. In quelle parole non c’è retorica, ma la sostanza di un’amicizia vissuta da vicino, con tutto ciò che comporta: le risate, le frasi dette male, la musica, le giornate insieme, i ricordi che nessuno potrà rubare.
C’è anche chi, nei messaggi, prova a spiegare che il gesto dell’ultima notte non è stato un episodio isolato, ma il riflesso di ciò che Edoardo Corrieri era già. Enrica Barbieri, da Vignole Borbera, scrive che è stato il riflesso dell’educazione e dei principi ricevuti, dimostrando umanità e altruismo. Viviana Demontis parla di onore e rispetto per le donne, qualcosa che, scrive, va oltre e non è per tutti. Luciana Crosio, da Casale Monferrato, vede in lui una luce in una terra disgraziata, una di quelle persone che fanno pensare che esista ancora qualcuno capace di meritare memoria. Andrea Marini, da Castelnuovo Scrivia, pur non avendolo conosciuto, affida al silenzio il rispetto per una perdita così prematura. Stefano Chiappino manda le condoglianze con il cuore e con il pensiero. Alessandra, da Milano, scrive di aver pregato e di continuare a pregare perché le lacrime e il dolore della grande famiglia di Edoardo Corrieri diventino forza per andare avanti.
Il dolore arriva da Genova, ma anche da fuori. Casale Monferrato, Rapallo, Londra, Roma, Milano, Castelnuovo Scrivia, Vignole Borbera, Chiavari, Sampierdarena, Genova Voltri, Bosio, Palo del Colle. La geografia dei messaggi dice che questa storia ha varcato il confine del quartiere e delle amicizie più strette. Alex Nizzola, da Londra, scrive di non averlo conosciuto, ma di aver saputo dal padre che era un bravo ragazzo e che il fatto di essersi trovato lì a difendere una persona cara lo conferma. Michelle, da Roma, racconta di essere stata segnata dall’aver assistito all’accaduto e promette che, in ogni nuova esperienza, gli manderà un pensiero. Claudio, da Rapallo, lo ricorda come un ragazzo dal cuore puro. Benedetto Rauf Costa Huseynov scrive che la sua luce brillerà sempre nei cuori di chi lo ha conosciuto. Uno dei tanti bro Amar lascia una testimonianza d’amicizia e di lealtà, descrivendolo come una persona rara, onesta, coraggiosa, sempre pronta a difendere chi aveva bisogno.
Dalle ultime testimonianze arriva un altro strato di memoria, più intimo ancora. Francesca Dicati, da Bosio, scrive che ci sono persone capaci di lasciare un segno così profondo da rendere impossibile immaginare il mondo senza di loro, e dice che porterà con sé il sorriso, il modo di essere e tutto il bene che Edoardo Corrieri ha saputo donare. In quelle parole c’è il dolore per una vita che avrebbe dovuto continuare, costruire futuro, realizzare sogni, attraversare anni ancora pieni. Manuela Dioguardi non trova parole e consegna alla famiglia un abbraccio e un bacio nel vento. Rossella Santamaria e Sabino Santamaria, da Palo del Colle, ricordano Edoardo Corrieri come il più piccolo invitato alla festa delle loro nozze, un fiore appena sbocciato diventato poi un uomo vero, conosciuto anche attraverso le foto e i momenti felici condivisi con gli affetti più cari. Patrizia gli augura di restare sereno nel cielo e di proteggere per sempre i suoi cari e i suoi amici come ha saputo fare sulla terra.
Da Bosio arrivano anche le parole di Gina, Barbara, Alessandro e Roberto, rivolte ai genitori, al fratello, a Patrizia, ai parenti e agli amici: un dolore così grande, scrivono, è difficile da sopportare, e per Edoardo Corrieri resta il pensiero di un ragazzo così giovane e pieno di vita. Roberto La Rocca richiama Francesco Guccini e l’idea degli eroi giovani e belli, ma poi sposta subito il ricordo sul piano dei valori: la coerenza, il rispetto, la difesa dei più deboli, la scelta di non fuggire davanti al male. Sono parole dure e solenni, che cercano di dare un nome a ciò che molti, in queste ore, sentono senza riuscire a formularlo: la percezione che nell’ultima scelta di Edoardo Corrieri ci fosse qualcosa di profondamente educativo, qualcosa che riguarda tutti e non solo chi gli voleva bene.
In molti messaggi c’è la parola “eroe”. È una parola grande, rischiosa, ma in queste ore viene usata non per semplificare la persona, bensì per dire che Edoardo Corrieri ha fatto qualcosa che molti riconoscono come moralmente enorme. Marina Vaccari scrive che si è comportato da uomo per difendere ragazze in difficoltà. Andrea Sciutto parla della necessità che sia fatta giustizia. Daniela Gasparini dice che quel gesto dimostra sani principi. Davide Frino lo definisce un giovane grande uomo. Lorena Nicoli scrive che poche persone avrebbero fatto ciò che ha fatto lui. Monica e Marcello parlano di un uomo coraggioso. Doris Bruzzese dice che continuerà a pensare a ciò che ha fatto per difendere quella che poteva essere la figlia di uno di noi. Cristina Strano scrive che Edoardo Corrieri ha scelto di essere luce nel momento più buio e di fare la cosa giusta.
Ma dentro il dolore non c’è solo la celebrazione del coraggio. C’è rabbia, una rabbia che torna nelle parole di tanti. Massimiliano Borgogni parla di una vita rubata in modo assurdo e ingiusto. Carolina riflette sulla crudeltà e sulla violenza che abitano il mondo, dicendo che quella morte riguarda tutti e dovrebbe preoccupare di più. Alessia Giola scrive che molti si sarebbero girati dall’altra parte, ma lui no. Bea parla di un mondo ingiusto e di un ragazzo che è stato un esempio per i giovani. Giovanni Bonacina scrive che nulla potrà essere di riparazione e abbraccia Alessandro, Patrizia e tutta la famiglia. Francesca Carraro dice che nessuno merita un dolore del genere. Barbara Guglielmi ricorda che a 29 anni si dovrebbero fare progetti, inseguire sogni, costruire il domani. Ed è forse questa la frase che più restituisce l’ingiustizia: a 29 anni non si dovrebbe essere ricordati per una morte, ma per una vita ancora tutta da attraversare.
Nelle testimonianze c’è anche la normalità perduta. La cena in via Pisa raccontata da Paolo Boi, pochi giorni prima della tragedia, diventa il ricordo di una serata felice, in cui scoprire l’educazione, la gentilezza e la bellezza di una persona «piena di amore verso il prossimo». I campi, i compleanni, la piscina e le riunioni con i professori ricordati da Patrizia Novello diventano la fotografia di un’infanzia condivisa. Le partite e la fascia da capitano ricordate da Fabio Cavallini trasformano il ragazzo morto in ospedale nel bambino che lottava fino all’ultimo, il compagno di squadra che restava con gli altri. Le guance rosse ricordate da Jessica e da Monica Bertuccioli, le risate, il sorriso, il carattere, la testa dura descritta da Simone Scandariato compongono un’immagine lontana dalla retorica: Edoardo Corrieri era una persona concreta, amata anche per le sue sfumature, non solo per l’ultimo gesto.
E poi ci sono i messaggi di chi non riesce a dire quasi nulla. Silvia scrive solo «ciao Edo». Zio Gianni lo saluta con poche parole. Bruno Resta dice di essere senza parole. Monica Murgia spera che ora Edoardo Corrieri sia con i suoi nonni. Famiglia Guttadauro manda forza alla mamma, al fratello Cry e al papà. Cristina affida il suo saluto a versi di Eugenio Montale, chiamandolo eroe nobile e gentile. Samy Motta scrive che la sua vita è stata spezzata troppo presto e in modo ingiusto. Arianna Termine parla di un’anima pura e del ricordo del sorriso che resterà come una luce nei cuori di chi ha avuto il dono di conoscerlo. Ogni messaggio sembra cercare una parola diversa, ma tutte finiscono nello stesso punto: l’assenza.
Il funerale di sabato non sarà soltanto il momento dell’addio. Sarà il luogo in cui tutte queste parole, scritte in fretta, con il cuore spezzato, spesso senza punteggiatura, spesso con frasi interrotte, troveranno un corpo collettivo. La chiesa di San Pietro alla Foce raccoglierà una famiglia, gli amici, chi lo ha visto crescere, chi ha giocato con lui, chi lo ha incontrato nei locali, chi conosceva i genitori, chi ha saputo della sua storia e non è riuscito a restare indifferente. La pagina dei ricordi, nel frattempo, ha già costruito una biografia sentimentale: Edoardo Corrieri bambino dalle guance rosse, ragazzo gentile, amico leale, figlio amato, fratello, compagno di sport, presenza capace di lasciare traccia anche dove il tempo aveva allentato i legami.
Resta una domanda che nessun articolo può sciogliere: come si sopravvive a un’assenza così. Le testimonianze non danno una risposta, ma indicano una strada. Jack Pitto scrive che bisogna imparare a vivere con l’amore lasciato da chi non c’è più. Enrica Barbieri spera che il ricordo del coraggio e del bene rappresentati da Edoardo Corrieri possa dare conforto. Francesca Pitto dice che sarà in ogni passo. Sara scrive che il sorriso, la bontà e la presenza resteranno vivi. Daniela Gasparini afferma che il suo ricordo resterà nelle persone che lo hanno amato. Simone Scandariato dice che nessuno potrà rubare i bei ricordi condivisi. Francesca Dicati consegna forse il compito più difficile: continuare ad amare Edoardo Corrieri attraverso il ricordo. È forse questo, oggi, il modo in cui Genova prova a tenere insieme dolore e memoria: chiedere giustizia, stringersi alla famiglia e non lasciare che Edoardo Corrieri venga ricordato solo per il momento in cui la sua vita si è fermata.
Perché dai messaggi lasciati in queste ore emerge qualcosa di più forte della cronaca. Emerge un ragazzo che aveva amici, difetti, sogni, affetti, giornate normali, cene, sport, famiglia, musica, ricordi d’infanzia e un modo tutto suo di esserci. Un ragazzo che, secondo chi lo ha amato, è arrivato all’ultimo istante restando fedele a quello che era. Il Santo Rosario e il funerale saranno l’addio pubblico a Edoardo Corrieri, ma le parole scritte per lui dicono già che il suo nome continuerà a vivere in una memoria più larga: quella di chi lo ha conosciuto, di chi gli ha voluto bene e di chi, anche senza averlo mai incontrato, ha visto nel suo gesto una scelta di umanità.
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