Sei arrestati per associazione mafiosa in una vasta operazione condotta dalla Polizia di Stato e dall’Arma dei Carabinieri. Il provvedimento, emesso dal Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Bari su richiesta della Procura della Repubblica, è stato eseguito il 24 giugno 2026 e riguarda soggetti ritenuti appartenenti e dirigenti della cosiddetta “Società Foggiana”, con l’aggravante di aver favorito la prosecuzione delle attività criminali nonostante la detenzione domiciliare di alcuni indagati.
Le misure cautelari e i destinatari
Come indicato dal portale ufficiale della Polizia di Stato, il provvedimento cautelare è stato adottato nell’ambito di un procedimento penale ancora nella fase delle indagini preliminari. Il Giudice delle indagini preliminari del Tribunale di Bari ha disposto l’applicazione della misura nei confronti di sei indagati originari di Foggia, tra cui due fratelli considerati i “capi” e tre soggetti ritenuti “partecipi” dell’associazione mafiosa armata denominata “Società Foggiana”.
Il provvedimento è stato eseguito il 24 giugno 2026 dalla Polizia di Stato e dai Carabinieri, a seguito di una richiesta avanzata dal Pubblico Ministero. L’ordinanza segue una precedente attività investigativa che aveva già portato, l’8 giugno 2026, al fermo di tre indagati nell’ambito del procedimento n. 4393/25-21 RGNR della DDA di Bari.
I reati contestati e le modalità operative
Agli indagati sono stati contestati diversi reati, tra cui associazione mafiosa (art. 416 bis c.p.), autoriciclaggio e riciclaggio aggravati dalla finalità di agevolare l’associazione mafiosa, nonché l’utilizzo di apparati telefonici clandestini in carcere per mantenere i rapporti tra i vertici delle batterie mafiose e favorire la sopravvivenza del sodalizio criminale.
Uno dei destinatari della misura è accusato di aver utilizzato, nel 2021, una utenza telefonica clandestina all’interno del carcere di Tolmezzo per agevolare il clan Sinesi/Francavilla, consentendo la prosecuzione dell’alleanza con il clan Li Bergolis, egemone nell’area garganica. Ad altri due indagati sono stati contestati i reati di autoriciclaggio e riciclaggio (artt. 81, 110, 648 ter.1, 648 bis, 416 bis.1 c.p.), aggravati dall’aver agito per favorire la “Società Foggiana”, in particolare la batteria Sinesi-Francavilla.
La struttura e le attività della Società Foggiana
Le indagini hanno evidenziato la continuità operativa della “Società Foggiana”, con particolare riferimento alla batteria Sinesi-Francavilla. Due degli indagati, pur essendo già sottoposti agli arresti domiciliari, avrebbero continuato a impartire direttive e mantenere rapporti con l’esterno, secondo quanto emerso dalle acquisizioni investigative.
La consorteria mafiosa, radicata nel territorio di Foggia, avrebbe manifestato interessi in diversi ambiti criminali: dal narcotraffico ai reati predatori, dal racket delle estorsioni che soffoca il tessuto imprenditoriale locale fino alla pianificazione di fatti di sangue per eliminare gli avversari. L’attuale contestazione di associazione mafiosa si riferisce a fatti successivi all’indagine “Corona” del ROS, che aveva coperto il periodo dal 2005 all’aprile 2016.
Le indagini e le prove raccolte
Le indagini, condotte dai Carabinieri (ROS di Bari e Nucleo Investigativo di Foggia) e dalla Polizia di Stato (SISCO di Bari e Squadra Mobile di Foggia), hanno permesso di ricostruire le più recenti evoluzioni della “Società Foggiana”. Tra gli elementi raccolti figurano:
- Le reazioni al tentato omicidio di Sinesi Roberto nel settembre 2016, con la convocazione di riunioni tra esponenti del clan Sinesi/Francavilla e del clan Li Bergolis a Foggia per pianificare azioni contro la batteria rivale Moretti-Pellegrino.
- La gestione della piazza di spaccio di Vieste, oggetto di contesa nel 2022 tra il gruppo di Raduano Marco e il clan Li Bergolis, con il coinvolgimento di uno degli arrestati che avrebbe favorito gli interessi del clan Li Bergolis di Monte S. Angelo.
- Il mantenimento di contatti tra i consociati anche durante la detenzione, tramite corrispondenza epistolare e l’uso di apparati telefonici clandestini, per mantenere i rapporti tra i vertici delle batterie mafiose e con esponenti detenuti in altre città come Siracusa, Lanciano, Terni e Palermo.
- La condotta di autoriciclaggio aggravato da finalità mafiose, posta in essere da uno degli arrestati insieme a un imprenditore edile attivo nel territorio foggiano, con il trasferimento di almeno 600.000 euro tra il 2012 e il 2013 per investimenti nel settore edilizio, favorendo l’infiltrazione mafiosa nell’economia legale.
- La disponibilità di armi e il ricorso alla violenza come metodo di risoluzione delle controversie.
- Il sequestro, l’8 giugno 2026, di apparati telefonici nella disponibilità degli arrestati domiciliari.
- La collaborazione con la giustizia, avviata ad inizio 2024 dai fratelli Ciro e Giuseppe Francavilla, che ha permesso di ricostruire le dinamiche criminali contemporanee e le alleanze tra diverse mafie.
Le fonti di prova e il quadro associativo
Le fonti di prova a sostegno della continuità del fenomeno mafioso e del ruolo degli indagati comprendono intercettazioni, dichiarazioni di collaboratori di giustizia, servizi di osservazione, immagini di videosorveglianza, esiti di perquisizioni e sequestri, nonché arresti riferiti a specifici episodi delittuosi. L’appartenenza al sodalizio criminale emerge da condotte concludenti di adesione implicita, senza che siano stati riscontrati riti di affiliazione a Foggia.
La struttura interna e le modalità operative della consorteria
Dal punto di vista strutturale, la “Società Foggiana” si caratterizza per la presenza di una cassa comune e la suddivisione dei proventi tra le diverse batterie, nonché per la conflittualità interna, in particolare tra le batterie Sinesi/Francavilla e Moretti/Pellegrino. Sul piano esterno, la gestione consociata delle estorsioni, la metodologia mafiosa, l’infiltrazione nell’economia legale e la gestione egemonica del mercato della droga rappresentano i tratti distintivi dell’organizzazione.
Il provvedimento e la presunzione di innocenza
Il provvedimento cautelare odierno ha ratificato analoghi provvedimenti provvisori già emessi dai Tribunali di Larino, Milano e Foggia, convalidando il fermo di tre indiziati eseguito l’8 giugno 2026 e applicando la misura cautelare ad ulteriori tre indagati. Si ricorda che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e che gli elementi raccolti, così come la misura cautelare, hanno carattere provvisorio. Gli indagati non possono essere considerati colpevoli fino a sentenza definitiva e hanno diritto di difendersi e chiedere il riesame della misura nelle sedi competenti.
IPA
Il presente articolo è stato redatto con l’ausilio di sistemi di intelligenza artificiale e con una successiva verifica e valutazione umana.
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