Rigenerazione degli oli minerali, Italia campione d’Europa


Il Consorzio Nazionale Oli Usati ha consolidato il proprio primato internazionale nell’ambito dell’economia circolare, portando l’Italia ai vertici europei per la capacità di recupero e trasformazione dei rifiuti pericolosi in nuove risorse produttive. Nonostante una congiuntura economica globale complessa e fortemente penalizzante, caratterizzata dal drastico calo del valore di mercato delle basi lubrificanti che ha messo a dura prova la tenuta finanziaria delle imprese di riciclo, il modello industriale nazionale ha dimostrato una straordinaria resilienza. La pubblicazione del Rapporto di Sostenibilità 2025, redatto secondo i rigorosi standard internazionali di rendicontazione e sottoposto a severi controlli di enti terzi indipendenti, certifica un incremento strutturale nei livelli di trasparenza, efficienza operativa e tracciabilità dei flussi, confermando come la gestione virtuosa degli oli minerali usati rappresenti uno dei pilastri più solidi della transizione ecologica del Paese.

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Raccolta record per il mercato nazionale

L’efficienza della rete logistica e di captazione ha permesso di intercettare un volume complessivo di 194,5 mila tonnellate di oli lubrificanti usati, una quantità imponente che corrisponde a oltre il 51% del totale della merce immessa al consumo sul mercato interno e soggetta al contributo ambientale obbligatorio. Questo dato si colloca tecnicamente sulla soglia del massimo raccoglibile a livello nazionale, considerando i fisiologici cali di volume dovuti ai consumi e alle combustion involontarie dei motori durante il loro utilizzo.

Il vero fattore di eccellenza è rappresentato dalla quota destinata al recupero di materia: oltre il 98% dell’olio esausto raccolto dai centri di stoccaggio è stato conferito agli impianti industriali per essere sottoposto a processi chimico-fisici di rigenerazione, finalizzati alla produzione di nuove basi lubrificanti pronte al rientro nei cicli commerciali. Questo risultato posiziona l’Italia in una condizione di netto vantaggio competitivo e tecnologico rispetto al resto del continente, distanziando la media dei paesi dell’Unione Europea che si attesta su una percentuale di rigenerazione ferma al 61%.

La validazione dei benefici per l’ambiente e la salute

I dati relativi ai benefici ambientali hanno ottenuto una certificazione ufficiale di portata internazionale, grazie alla validazione da parte dell’ente Rina dell’analisi sulla valutazione del ciclo di vita. I risultati dello studio scientifico confermano in modo inequivocabile la superiorità ecologica dell’approccio rigenerativo rispetto al modello produttivo lineare basato sull’estrazione del petrolio greggio. Sotto il profilo climatico, il sistema permette di tagliare del 41% le emissioni di gas climalteranti responsabili del riscaldamento globale.

I vantaggi legati alla tutela del patrimonio biologico e minerale si rivelano ancora più netti, registrando un risparmio netto dell’83% nell’impiego di combustibili fossili e una contrazione del 77% nei consumi di risorse idriche. I risvolti positivi si estendono in modo significativo anche alla salvaguardia della salute della popolazione e dei lavoratori, evidenziando una riduzione del 33% degli impatti legati a sostanze cancerogene e del 84% per quelle non cancerogene, a cui si associa un abbattimento complessivo dell’80% sull’incidenza di svariate patologie misurate su oltre sette specifiche unità di danno sanitario.

Oli usati, capillarità industriale e valore sociale della rete d’impresa

Dietro le performance ambientali opera un comparto industriale integrato e ad altissima specializzazione tecnologica, capace di generare stabilità occupazionale e valore economico distribuito sul territorio. La struttura operativa si poggia sul lavoro di 58 aziende concessionarie autorizzate alla raccolta e sul funzionamento strategico di due grandi imprese di rigenerazione, che gestiscono complessivamente tre impianti industriali d’avanguardia dedicati alla purificazione e al riciclo del rifiuto.

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Foto di Simon Takatomi su Unsplash.

L’infrastruttura logistica dispone di una flotta pesante composta da 688 automezzi specificamente attrezzati per il trasporto sicuro delle sostanze liquide pericolose. Nel corso dell’anno di rendicontazione, questi veicoli hanno coperto una distanza complessiva superiore ai 23 milioni di chilometri per garantire la raccolta capillare presso i produttori e il successivo conferimento in sicurezza, un impegno corale che vede il coinvolgimento attivo di oltre 1.980 addetti specializzati tra personale tecnico, autisti e ingegneri di processo.

Alleanze transnazionali e nuove strategie industriali per il futuro

La proiezione futura del sistema di economia circolare si articola su due direttrici strategiche avviate nel corso degli ultimi mesi. Sul fronte interno, ha preso ufficialmente il via il nuovo Contratto di filiera valido per il triennio 2025-2027, uno strumento normativo e commerciale profondamente rinnovato che pone la qualità merceologica degli oli raccolti come parametro fondamentale per la valorizzazione economica della materia prima, incentivando comportamenti virtuosi fin dalle prime fasi di stoccaggio presso le officine e le fabbriche.

Sul fronte internazionale, il Consorzio ha inaugurato un canale di dialogo strutturato e permanente con le analoghe organizzazioni di coordinamento attive in Spagna e in Grecia. Questa alleanza tra i paesi dell’Europa mediterranea mira alla condivisione sistematica delle migliori pratiche industriali e alla costruzione di una piattaforma politica comune da presentare formalmente agli organi decisionali delle istituzioni comunitarie di Bruxelles, promuovendo il modello italiano come standard di riferimento per la futura legislazione continentale sui rifiuti d’origine minerale.

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