I lavori dell’Aula
Approvati a maggioranza trasversale i primi due articoli del disegno di legge 86 che definiscono i principi fondamentali e le disposizioni generali sull’istituzione delle Province e la soppressine degli Edr. Oltre ai consiglieri di Centradestra, evidentemente non nel nome del “campo largo” hanno votato a favore anche Serena Pellegrino (Avs) e Marko Pisani (Ssk).
Bocciati quasi tutti gli emendamenti presentati dalle Opposizioni, alcuni dei quali avrebbero voluto l’abrogazione dell’intero provvedimento, così come la proposta di referendum consuntivo sulla riforma, avanzata in primis da Marco Putto (Patto per l’Autonomia-Civica fvg). Sì all’unanimità invece all’emendamento dem, a firma Massimiliano Pozzo e Francesco Martines, che inserisce “la massima semplificazione amministrativa” tra i principi a cui devono improntare la propria azione Comuni, Province e Regione. La mancanza di un percorso partecipato per giungere a una norma condivisa, l’organizzazione territoriale e l’effettiva utilità delle Province hanno continuato a tenere banco in Aula, così come nel corso del dibattito generale. Alcuni consiglieri hanno colto l’occasione per ritornare su altri temi caldi, come la sanità.
La discussione generale sul disegno di legge 86, spiega una nota dell’agenzia di stampa del Consiglio Regionale, si è conclusa con gli interventi della consigliera regionale di Futuro Nazionale Maddalena Spagnolo, del capogruppo del Partito Democratico, Diego Moretti, del capogruppo di Fedriga presidente, Mauro Di Bert, e dell’assessore regionale alle Autonomie locali, Pierpaolo Roberti, che ha chiuso il dibattito rivolgendosi ai banchi delle Opposizioni con un secco: “Le Province esistono, sono previste nel nostro statuto. Peccato che sia mancata la volontà di confronto. Il vostro contributo a questo disegno di legge sarà totalmente assente e di questo ne sono sinceramente dispiaciuto perché qui stiamo scrivendo le regole del gioco ed è un peccato che abbiate scelto, da soli in autonomia, di farvi da parte e non discutere”.
Nel dichiarare il voto favorevole, SPAGNOLO ha affermato: “Questo provvedimento rafforza la rappresentanza democratica e restituisce ai territori quattro enti dotati di piena legittimazione e di una diretta responsabilità politica nei confronti delle comunità amministrate. I cittadini tornano a scegliere chi ha la responsabilità di governare e questo è importantissimo, è il dato fondamentale della scelta che andiamo a compiere”.
Di segno opposto la posizione di MORETTI, che ha ribadito la contrarietà del Pd al ritorno delle Province in quanto “non sono mai realmente mancate perché le loro funzioni sono state svolte dalla Regione e dagli Edr”. Moretti ha, inoltre, espresso dubbi sulla futura redistribuzione delle competenze ritenendo difficile che i settori strategici possano essere gestiti con politiche differenziate sui diversi territori.
Per DI BERT “il provvedimento rappresenta il punto di arrivo di un percorso politico e istituzionale coerente”. Il capogruppo di Fedriga presidente ha ricordato il ruolo svolto dagli Edr nella fase di transizione, ma ha sottolineato che con il ritorno delle Province “si ricostituisce un ente dotato di una propria identità istituzionale e di una funzione di raccordo tra Regione e Comuni, offrendo un sostegno più efficace soprattutto ai Comuni più piccoli e una gestione delle funzioni di area vasta più vicina ai cittadini”.
Queste le note di commento di alcuni consiglieri:
PROVINCE. RUSSO (PD): NON UNA RIFORMA MA UNA RESTAURAZIONE AFFRETTATA
“Per anni il centrodestra ha annunciato una riforma epocale delle Province. Oggi, invece, sta tirando fuori dal freezer gli avanzi della riforma Serracchiani provando a spacciarli per una cena stellata”.
Lo afferma in una nota il consigliere regionale Francesco Russo (Pd) a margine del suo intervento sul disegno di legge 86, da oggi all’esame del Consiglio regionale.
Secondo Russo “il provvedimento arriva con otto anni di ritardo, è incompleto e non attribuisce alle nuove Province competenze politiche e strategiche, limitandosi a trasferire funzioni che gli Edr già svolgono efficacemente”.
“Se non c’è il coraggio – aggiunge il consigliere dem – di trasferire poteri reali dalla Regione ai nuovi enti questa operazione rischia di creare soltanto nuove poltrone, senza risolvere i problemi del governo del territorio. Il Friuli Venezia Giulia avrebbe bisogno di un modello moderno, costruito sulle nuove esigenze dei territori, non del ritorno a un’impostazione ormai superata”.
Russo conclude “invitando la maggioranza a coinvolgere pienamente i cittadini nel percorso referendario: su una riforma di questa portata servono trasparenza e partecipazione, non la fretta di chiudere una partita politica, se questa operazione verrà percepita come una furbizia, i cittadini volteranno ulteriormente le spalle a una politica la cui credibilità è già ai minimi storici”.
PROVINCE. CAPOZZI (M5S): NO CATEGORICO A RIPRISTINO INUTILE E COSTOSO
“La mia, continuo a volerlo ribadire, è una contrarietà che non è certamente ideologica come qualcuno ha voluto far passare ma, al contrario, è profondamente fondata sul merito di questo provvedimento volto a reintrodurre le Province”.
Così in una nota la consigliera regionale Rosaria Capozzi (Movimento 5 Stelle), a margine dei lavori in Aula incentrati sul disegno di legge 86.
“Nell’arco di queste due giornate – spiega Capozzi – sarò chiamata a esprimermi su un contenitore che non si discosta da quello che questa stessa Assemblea legislativa aveva abolito all’unanimità più di dieci anni or sono. Ebbene, questo stesso contenitore non è stato arricchito di contenuti e neppure di funzioni. Se così fosse stato, il mio atteggiamento sarebbe stato assai diverso, perché mi sarei trovata nella condizione di valutare un progetto più credibile, riforma vera, e, probabilmente, non avrei espresso una posizione di chiusura”.
“Peraltro, la stessa chiusura – precisa l’esponente pentastellata – è stata manifestata nei miei confronti dall’assessore, quando ha precisato che non verrebbero toccate né le funzioni, né i confini delle future Province. Al punto che, alla luce di queste premesse, l’unico emendamento da me presentato è quello abrogativo dell’articolo 1, che ne dispone l’istituzione”.
“I dubbi che ho sollevato, peraltro, sono i medesimi – prosegue Capozzi – che attraversano anche la Maggioranza. Non più tardi di qualche settimana fa, infatti, era intervenuto anche l’on Ciriani nel definire questa operazione un poltronificio, esprimendo quello che da tempo è anche il mio convincimento. Dubbi legittimi che trovano ulteriore conferma negli emendamenti presentati dalla Lega e da Fratelli d’Italia, annunciati prima sulla stampa e poi depositati in aula. Un metodo che continua a svilire il lavoro del Consiglio e il confronto in sede di Commissione”.
“Con questi presupposti – rimarca ancora la consigliera – non mi sembra di assistere al modo migliore per introdurre non una semplice modifica tecnica, ma un ulteriore livello istituzionale destinato a incidere sulla vita dei cittadini e delle imprese dell’intero Friuli Venezia Giulia. Proprio per questo motivo, avevo ritenuto opportuno ascoltare anche il parere dei cittadini attraverso un referendum consultivo: tuttavia, neppure questa proposta è stata accolta, nonostante siano stati sollevati anche dubbi di natura giuridica che, forse, avrebbero meritato un ulteriore approfondimento”.
“L’unica certezza che ho al momento – evidenzia Capozzi – è che, a partire dal 1° gennaio 2027, l’insegna degli Edr verrà sostituita da quella delle Province. Con una differenza sostanziale: alle funzioni tecniche oggi svolte dagli Edr si aggiungerà anche una non trascurabile componente politica. Ed è proprio questo che non mi rassicura. Se, in futuro, sarà necessario scegliere gli interventi di adeguamento sismico tra due istituti scolastici, mi aspetto che quella decisione venga assunta sulla base delle priorità, dell’urgenza e della sicurezza. E non certamente sulla base di valutazioni politiche che, invece, dovrebbero restare completamente estranee a questo genere di scelte. Seguendo tale logica, infatti, il rischio è che un istituto scolastico di un Comune come Udine possa essere penalizzato rispetto a quello di un Comune, per così dire, amico”.
“Esiste, infine – osserva l’esponente del M5S – il tema del numero dei consiglieri provinciali, che sarà definito in un secondo momento. Se le indiscrezioni circolate sulla stampa dovessero essere confermate e si arrivasse a prevedere 24 consiglieri per la Provincia di Trieste e altri 24 per quella di Gorizia, credo che più di qualcuno avrebbe motivo di sobbalzare dalla sedia. Così come non possiamo continuare a banalizzare il tema dei costi. Parliamo infatti di oltre 1 milione e 314mila euro, ai quali andranno aggiunti le spese legate alle tornate elettorali e tutte quelle connesse al funzionamento degli organi politici”.
“La mia – conclude Capozzi – è perciò una contrarietà rispetto a una scatola vuota, dove pavento il rischio concreto che le funzioni decantate non vengano trasferite per indisponibilità degli stessi assessori”.
PROVINCE. POZZO (PD): LEGGE DEBOLE SU FUNZIONI E COMPETENZE
“La legge che reintroduce le Province è debole sul piano delle competenze: c’è molto contenitore e poco contenuto. Non basta rinviare a future leggi regionali promettendo nuove funzioni. Servono garanzie su un vero riassetto delle autonomie locali, che rafforzi il supporto ai Comuni, riduca la burocrazia e migliori i servizi per cittadini e imprese”. Lo afferma in una nota il consigliere regionale Massimiliano Pozzo (Pd), intervenendo sul disegno di legge 86 all’esame del Consiglio regionale.
“Ho sempre affrontato il tema delle Province con pragmatismo: sono utili solo se esercitano reali funzioni di area vasta – spiega Pozzo – alleggeriscono la Regione dei compiti gestionali e sostengono concretamente i Comuni. Oggi, invece, il disegno di legge assegna poche competenze e rimanda il resto a futuri provvedimenti. Approvare una riforma sulla base di promesse è un azzardo”.
“Manca inoltre una condivisione politica ampia – continua il dem – indispensabile per garantire stabilità al sistema delle autonomie locali; non si può continuare con la stagione delle riforme e controriforme in base all’alternarsi delle maggioranze di governo”.
“Restando al testo di legge, ho comunque ritenuto di presentare emendamenti per rafforzare le competenze delle Province, aumentare il sostegno ai Comuni e semplificare l’azione amministrativa, razionalizzando costi, riducendo tempi, non creando doppioni. L’obiettivo – conclude Pozzo – deve essere uno solo: costruire enti davvero utili ai territori, capaci di offrire servizi migliori a cittadini e imprese”.
PROVINCE. HONSELL (OPEN): NORMA VUOTA CON RICADUTE COSTI SU CITTADINI
“Oggi in Consiglio regionale è iniziata la discussione sulla reintroduzione delle Province sostanzialmente con gli stessi confini di dieci anni fa con molte meno funzioni. Alle nuove Province verrebbero, infatti, attribuite la manutenzione delle strade ex provinciali, la gestione di parte dell’edilizia scolastica superiore, alcune funzioni in materia di caccia e raccolta dei funghi”.
Lo afferma in una nota il consigliere regionale di Open Sinistra Fvg, Furio Honsell che prosegue: “Buona parte delle funzioni di area vasta, infatti, sono gestite molto meglio a livello regionale, come avviene per le politiche ambientali e per il lavoro, oppure la Regione stessa ha già deciso di non fargliele gestire come nel caso dei rifiuti e del trasporto pubblico locale”.
“Questa è norma di propaganda. Purtroppo – evidenzia l’esponente di Open -, così come presentata, costituisce un salto nel buio: sia per quanto riguarda i costi, che ricadranno sui cittadini, sia per quanto riguarda il personale, che verrà trasferito d’autorità dalla Regione ad un altro ente”.
“Per questo motivo cercheremo di tutelare i lavoratori attraverso uno specifico emendamento volto a garantire adeguate tutele e il rispetto delle loro scelte. Un nuovo livello di rappresentanza – conclude Honsell – può essere una cosa positiva, ma questa legge è vuota e produrrà solamente effetti di cui i cittadini farebbero a meno, a parte qualche privilegiato”.
PROVINCE. MARTINES (PD): LEGGE IN RITARDO E SENZA VERA RIFORMA
“La Regione arriva in ritardo sulla legge istitutiva delle nuove Province e lo fa senza un vero confronto con tutte le forze politiche e con i cittadini (referendum), rendendo questa riforma più debole e meno condivisa”. Lo afferma in una nota il consigliere regionale Francesco Martines (Pd), intervenendo sul disegno di legge 86 all’esame dell’Aula.
Secondo Martines, “il ritorno delle Province elettive, che condivido rispetto a quelle di secondo livello operative a livello nazionale, avrebbero avuto senso solo nell’ambito di un complessivo riassetto istituzionale della Regione, con il trasferimento certo nei tempi delle funzioni agli enti di area vasta e il riconoscimento di Trieste come Città metropolitana”. E ancora, prosegue, “il ddl 86 all’articolo 35 fa un elenco delle competenze da trasferire, ma non chiarisce la tempistica e parla solo di intenzioni. Non solo, l’istituzione delle nuove Provincie lascia in parte irrisolto anche il tema del sostegno ai piccoli Comuni e del coordinamento con le comunità già esistenti”.
“Se veramente con questa legge si intende affrontare il tema dell’inadeguatezza delle strutture comunali a mettere a terra progetti e fornire servizi efficaci ai cittadini, allora è necessario intervenire subito per aiutare gli enti locali, perché c’è oltre un miliardo di euro fermo nelle tesorerie dei Comuni. Serve nominare immediatamente un vicecommissario per organizzare gli uffici e, dopo le elezioni provinciali – spiega il dem -, individuare subito un assessore con delega esclusiva agli Enti locali”.
Il consigliere conclude esprimendo dubbi sui tempi della riforma: “Difficilmente tutto sarà operativo entro un anno. È probabile che si voti per le nuove Province solo nel 2028 e che, nel frattempo, il sistema commissariale debba garantire risposte efficaci ai territori”.
Pellegrino (AVS): “Riforma province sia occasione per restituire voce ai territori e superare il limbo degli enti intermedi”
“Il disegno di legge 86 sul ripristino delle Province elettive in Friuli Venezia Giulia rappresenta un passaggio importante, che non può essere affrontato né con nostalgia, né con propaganda. Il ritorno delle Province deve essere l’occasione per riordinare il sistema delle autonomie locali, restituendo voce ai territori e superando definitivamente la stagione degli enti intermedi svuotati di funzioni e lontani dai cittadini”. Così in Aula la consigliera regionale Serena Pellegrino, di Alleanza Verdi e Sinistra.
“Le Province possono essere utili se sono messe al servizio anche dei Comuni, delle aree interne, della montagna e delle periferie, che troppo spesso hanno visto le decisioni allontanarsi dai propri territori. Per questo è fondamentale l’elezione diretta degli organi provinciali: dopo anni di indebolimento del rapporto tra cittadini e istituzioni, restituire alle persone la possibilità di scegliere chi governa l’area vasta è un passaggio democratico imprescindibile”, sottolinea Pellegrino.
“Questa posizione è pienamente coerente con il percorso di Alleanza Verdi e Sinistra anche a livello nazionale. In Parlamento, insieme a tante altre forze politiche, abbiamo sostenuto e presentato iniziative per il ripristino delle Province elettive e per il superamento della legge Delrio, che ha prodotto un sistema opaco e incompiuto. Non lo diciamo da oggi perché il tema è stato posto con chiarezza anche dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha richiamato la necessità di uscire dall’incertezza e dal limbo istituzionale in cui le Province sono rimaste per troppi anni”, aggiunge la consigliera.
“Nel merito, gli emendamenti che ho presentato puntano a rafforzare competenze e funzioni dei nuovi enti. Tra le priorità vi sono il coordinamento della pianificazione urbanistica di area vasta, la concertazione degli investimenti locali, il sostegno ai Comuni nelle gare d’appalto attraverso una centrale unica di committenza, il ruolo sulle politiche sanitarie territoriali e una verifica seria dei confini provinciali dopo il primo anno dall’elezione degli organi”, ribadisce la consigliera rossoverde.
“Il nostro approccio favorevole alla riforma, qui come in Parlamento, nasce dunque da una scelta coerente: ricostruire un livello democratico di governo dell’area vasta, utile ai Comuni, attento alle aree più fragili e capace di dare risposte concrete ai cittadini e alle cittadine.” conclude Pellegrino.
Ddl Province. Moretuzzo: «Ennesima occasione sprecata»
«Siamo di fronte all’ennesima occasione sprecata per compiere le scelte necessarie per il futuro della comunità regionale». Così il capogruppo del Patto per l’Autonomia–Civica FVG, Massimo Moretuzzo, a margine della discussione sul disegno di legge per la reintroduzione delle Province, da oggi all’esame del Consiglio regionale. «Un provvedimento privo di visione e segnato dall’assenza di un vero confronto con il mondo politico e la società civile».
«La reintroduzione delle Province è un passaggio istituzionale rilevante, ma il testo approdato in aula non risponde alle esigenze dei territori. È orientato a riproporre i confini delle vecchie Province così com’erano al momento della loro abolizione, evitando qualsiasi riflessione aggiornata sulla funzionalità degli enti di area vasta. Una scelta che elude il dibattito necessario per costruire istituzioni capaci di affrontare le trasformazioni sociali, demografiche ed economiche degli ultimi anni».
«Continuiamo a ritenere che questo passaggio dovrebbe essere l’occasione per affrontare con decisione le criticità strutturali dei Comuni e avviare un autentico decentramento amministrativo. Il testo, invece, non interviene né sul rafforzamento degli enti locali né sullo snellimento delle procedure regionali. Per questo riteniamo opportuna una consultazione popolare, anche per evitare che una riforma così importante venga percepita come una scelta calata dall’alto, destinata a fallire come già accaduto in passato».
«La riforma è necessaria e urgente, alla luce delle evidenti criticità del sistema Regione-autonomie locali. Ma l’impianto proposto, nonostante i proclami della maggioranza, resta un contenitore vuoto, incapace di affrontare le vere sfide del Friuli-Venezia Giulia e rischia di trasformarsi nell’ennesimo poltronificio», conclude Moretuzzo.
Province: Fasiolo (Pd), molto rumore per nulla, riforma senza visione
Trieste, 29.06.26 – «Dopo anni di annunci, la maggioranza ripropone un ente intermedio che replica sostanzialmente gli attuali Edr, senza nuove competenze e senza una visione per il futuro delle autonomie locali. È davvero molto rumore per nulla». Lo afferma la consigliera regionale Laura Fasiolo (Pd) intervenendo sul disegno di legge 86, “Principi e norme fondamentali del sistema Regione-Autonomie locali, istituzione e ordinamento delle Province del Friuli Venezia Giulia e soppressione degli Enti di decentramento regionale”, da oggi all’esame del Consiglio regionale.
«Lo Statuto regionale – sottolinea la consigliera dem – consentiva di costruire veri enti di area vasta, coinvolgendo le comunità locali e attribuendo competenze innovative. Invece si sceglie una soluzione che guarda al passato e cambia il contenitore senza cambiarne il contenuto. Non servono nuove poltrone, ma enti efficienti e capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini».
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Redazione
Source link




