Depaving contro le città roventi e il caldo record, rimuovere l’asfalto conviene


L’Europa brucia da settimane. L’ondata di caldo che ha investito il continente a partire da metà giugno ha già lasciato un conto in termini di vite umane. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, tra il 21 e il 28 giugno si contano oltre 1.300 morti legati alle alte temperature, ma potrebbero essere molti di più: nella sola Francia, l’agenzia sanitaria Santé publique France ne ha stimati circa 1.000. Il killer silenzioso colpisce soprattutto nelle città, dove l’asfalto e il cemento trasformano strade e piazze in trappole di calore. Il nostro è il continente che si scalda di più, addirittura il doppio rispetto alla media mondiale.

Contro la nuova normalità è necessario rivedere il nostro modo di progettare e vivere le città. Per arginare i disastrosi effetti del cambiamento climatico si sta facendo strada una strategia tanto semplice da applicare quanto ancora ignorata da molte amministrazioni, spesso per mancanza di strumenti per capirne l’efficacia. Si chiama depaving.

Cos’è il depaving e da dove nasce

Depaving significa letteralmente depavimentare, ovvero rimuovere strati di asfalto e cemento da strade, parcheggi, cortili e piazze per riportare alla luce il suolo e restituirgli la capacità di assorbire acqua e ospitare vegetazione.

Il primo progetto è nato a Portland, in Oregon, nel 2008, con l’associazione Depave. Da lì questa pratica si è diffusa in tutto il mondo, con l’obiettivo di trasformare i centri urbani in città spugna, capaci di trattenere la pioggia anziché respingerla verso tombini e fognature già al collasso, più resistenti agli eventi estremi come alluvioni e bombe d’acqua, e con aree che non immagazzinano il calore.


Perché le città si surriscaldano

Alla base del surriscaldamento delle aree urbane c’è un fenomeno fisico noto come isola di calore. Nelle città con poca vegetazione, le temperature estive possono superare anche di 5 gradi quelle delle zone circostanti per via dell’asfalto, che accumula energia solare durante il giorno e la rilascia lentamente di notte, impedendo il raffrescamento serale.


Le superfici impermeabili, poi, non assorbono la pioggia: quando arrivano i temporali intensi, sempre più frequenti, l’acqua scorre in superficie e provoca allagamenti lampo.

Alberi e suolo permeabile fanno l’opposto: ombreggiano, fanno evaporare l’acqua raffreddando l’aria e lasciano filtrare le piogge nel terreno.

Perché conviene: i numeri

Il depaving non è soltanto una questione ambientale. I benefici hanno un valore economico misurabile:


  • meno danni da alluvione;
  • minori costi per la gestione delle acque piovane;
  • risparmi sulla spesa sanitaria legata al caldo;
  • aumento del valore degli immobili affacciati sul verde.

In Italia una stima concreta arriva da Parma: uno studio di Vsafe, spin-off dell’Università Cattolica, ha quantificato tra i 3 e i 13 milioni di euro i benefici ecosistemici attesi nei prossimi 30 anni dai soli interventi di forestazione realizzati lungo la Tangenziale San Leonardo. Tutto grazie ai “servizi” che alberi e suolo offrono gratuitamente: assorbimento di anidride carbonica, filtraggio dell’acqua, raffrescamento, protezione dagli eventi estremi.

Quanto costa e chi paga

La rimozione dell’asfalto e la sua sostituzione con aree verdi comporta costi di cantiere, anche particolarmente elevati per le amministrazioni più piccole. Tuttavia esistono più canali di finanziamento.

Sul piano pubblico, oltre ai bilanci comunali, si può contare sulle risorse europee per l’adattamento climatico e, in parte, dal Pnrr attraverso i progetti di rigenerazione urbana e forestazione. Ma cresce anche il modello del finanziamento privato: a Parma, per esempio, l’intervento è sostenuto da una fondazione bancaria e da un gruppo di imprese del territorio. È il segnale che il verde urbano sta diventando un investimento di interesse anche per chi guarda al ritorno reputazionale ed economico di lungo periodo.

Come si sta muovendo l’Europa

A spingere le città ad applicare il depaving c’è anche l’Europa. Il Regolamento sul ripristino della natura, in vigore dall’agosto 2024, impone agli Stati membri di fermare la perdita netta di spazi verdi urbani entro il 2030 e di aumentarli negli anni successivi. Si somma all’obiettivo di lungo periodo dell’Unione di azzerare il consumo netto di suolo entro il 2050 e alla prima direttiva europea sul monitoraggio del suolo, approvata dal Parlamento europeo il 23 ottobre 2025.

Il depaving è uno degli strumenti più diretti per rispettare questi impegni, perché agisce esattamente dove il suolo è stato perso – nel cuore costruito delle città.


A che punto siamo in Italia

Il nostro Paese non eccelle. Il ritardo italiano parte da un dato allarmante. Secondo l’ultimo rapporto ISPRA sul consumo di suolo, nel 2024 l’Italia ha continuato a impermeabilizzare terreno al ritmo di 2,7 metri quadri al secondo, con quasi 84 chilometri quadrati di nuove superfici artificiali, il valore più alto degli ultimi 12 anni.

A fronte di questa velocità, il suolo ripristinato è stato appena 5,2 chilometri quadrati.

Qualche città però si muove. Milano ha lanciato il progetto Città Spugna, con decine di aree destinate alla de-impermeabilizzazione: piazze un tempo coperte di asfalto, come Dergano e Frattini, sono già diventate spazi pedonali e verdi. Progetti analoghi si affacciano a Genova e Firenze.

Il caso più recente di depaving è Parma, dove è partito il primo intervento di depavimentazione in una piazza del centro storico, Piazzale Borri. Al posto dell’asfalto arriveranno 122 tra alberi, arbusti e piante erbacee, con il cantiere aperto il 4 maggio e la chiusura dei lavori prevista entro fine 2026. Il progetto è nato dal Consorzio Forestale KilometroVerdeParma in collaborazione con il Comune.

Quanto serve contro il riscaldamento globale

Il depaving da solo non ferma il riscaldamento globale. Ma nelle città, dove vive la maggioranza della popolazione e dove il caldo uccide di più, restituire spazio al suolo è una delle poche misure che hanno effetti immediati, riducono i rischi del cambiamento climatico sul medio e lungo periodo e, cosa non meno importante, restituiscono qualità agli spazi pubblici.


Le nostre aree urbane non sono più pensate per ritrovarsi, mancano luoghi di ritrovo ombreggiati e a misura d’uomo dopo decenni in cui le piazze sono state trasformate in hub del trasporto pubblico o invase da dehors e prolungamenti degli esercizi commerciali.

Togliere l’asfalto e creare nuovi spazi verdi potrebbe dare un contributo importante alla lotta alle estati roventi, limitando il conto di vittime che si aggiorna ogni settimana e trasformando il volto delle città, pensandole per chi le vive e non per chi consuma.




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