inviata una Pec con 150 firme


Cittadini sul piede di guerra contro la Commissione Straordinaria per chiedere l’apertura domenicale dei cancelli laterali. Sotto accusa la gestione degli spazi e i divieti che penalizzano i residenti nei momenti di lutto.

di Francesco Pacienza

Ci sono luoghi in cui la burocrazia perde la bussola, e poi c’è Altomonte. Qui, persino il sacrosanto diritto di piangere i propri cari o di accompagnarli nell’ultimo viaggio si è trasformato in un labirinto di divieti surreali, prassi stravaganti e scadenze fantasma.

La misura, però, è colma. L’indignazione non corre più soltanto sulle bocche dei cittadini increduli, ma ha preso ufficialmente la forma di una formale e pesantissima PEC inviata alla Commissione Straordinaria del Comune (composta dai dottori Di Martino, Fratto e Iannò).

A firmarla sono stati ben 150 cittadini altomontesi (e non solo), decisi a chiedere conto di una gestione degli spazi cimiteriali che definire zoppicante è un generoso eufemismo. Al centro della rivolta popolare c’è una richiesta chiarissima: consentire l’accesso libero al cimitero la domenica e nei giorni festivi, disponendo la regolare apertura dei due cancelli laterali (quello del Nuovo Cimitero e quello della parte alta).


Oggi, infatti, per motivi che sfuggono alla logica ordinaria, chi vuole portare un fiore si trova davanti a sbarre ingiustificate. E la beffa è anche economica: il Comune già paga (o dovrebbe pagare) lo straordinario al custode per l’apertura del cancello principale. Chiedere di percorrere 50 metri in più per aprire anche gli accessi laterali sembra un insulto al buon senso, eppure ad Altomonte si preferisce blindare il dolore. 

Per fare chiarezza su questa e altre bizzarrie che stanno tormentando la comunità, abbiamo intervistato l’avvocato Francesco Carbonara, promotore e primo firmatario della missiva collettiva. Avvocato Carbonara, partiamo dai fatti. Pochi giorni fa, durante la tumulazione della compianta signora R.S., a una cittadina è stato negato l’accesso al loculo perché ritenuta dal custode “non abbastanza parente”. Che cosa sta succedendo?

«Immaginate un momento di profondo dolore, la perdita improvvisa di una persona cara. Siete stanchi, provati, state accompagnando vostro fratello in un momento delicatissimo come la collocazione del feretro della moglie nel loculo, dove la vicinanza fisica è fondamentale come supporto morale. E invece no. Vi trovate davanti al custode del cimitero che vi nega l’accesso perché siete “solo” la cognata. La cognata, ad Altomonte, deve aspettare fuori. È l’inimmaginabile che diventa realtà.» 

Il custode ha agito di testa propria o si è limitato a eseguire gli ordini?«Il problema nasce dall’alto. La Commissione Straordinaria al completo ha firmato un autentico capolavoro: l’ordinanza n. 34 del 28 aprile 2026. In questo testo, scritto con un linguaggio giuridicamente atecnico e del tutto generico, si stabilisce che durante la tumulazione l’accesso spetta “unicamente” al personale addetto e ai “familiari stretti del defunto”. Il problema è che l’ordinanza non si prende affatto la briga di spiegare chi siano questi famigerati “familiari stretti”. Parenti? Affini? Entro quale grado?

Il testo tace. Da Ponzio Pilato in poi la via è stata tracciata: si scrive una regola ambigua e se ne scarica l’applicazione sulle spalle del custode. Se è andata bene per Gesù, avranno pensato, andrà benone anche per gli altri. E così il custode, in questo quadro di totale incertezza, il 29 giugno ha deciso in modo perentorio: la cognata resta fuori.» 


Questa mancanza di chiarezza quali paradossi rischia di generare per il futuro?

«Rischia di scatenare il caos. In mancanza di definizioni certe, ora la prassi dovrà risolvere dubbi kafkiani. I fratelli e le sorelle entrano o restano fuori? E se sono fratellastri o sorellastre, consanguinei o uterini, come ci regoliamo? I nipoti e i nonni sono abbastanza “stretti”? Il bisnonno o il pronipote? Per non parlare degli zii diretti o acquisiti. Sui cugini la vedo durissima: farli entrare scatenerebbe una guerra diplomatica con le cognate già escluse.

Il convivente more uxorio, poi, non lo menziono neppure: per il diritto non è un familiare, quindi poco importa se è stato l’Amore di una vita. L’ordinanza va rispettata, costi quel che costi. Ma vi rendete conto? Oltre ai familiari, esisterebbero anche gli “Amici” con la A maiuscola, quelli che solo una miope ordinanza può pensare di escludere dal cordoglio. Da “dilettante” mi permetto un suggerimento ai “professionisti”: modificate l’ordinanza 34/26, fate accedere tutti e scaglionateli, se proprio necessario. Così si stanno solo creando le basi per futuri, incresciosi episodi che chi amministra avrebbe il dovere di prevenire, non la colpa di generare.»

 Ma le storture burocratiche e le ordinanze scritte col contagocce sono solo la punta dell’iceberg di una gestione cimiteriale che fa acqua da tutte le parti. C’è un elefante nella stanza che i Commissari Prefettizi e l’Ufficio Tecnico comunale sembrano fingere di non vedere: lo stato dei lavori in corso all’interno dell’area cimiteriale.

Se le regole per i vivi (e per i defunti) vengono applicate con inflessibile e arbitraria severità, lo stesso rigore non sembra valere per il rispetto dei contratti pubblici e delle leggi dello Stato. I lavori in corso al cimitero, infatti, avrebbero dovuto essere tassativamente consegnati entro 120 giorni decorrenti da Febbraio 2026.Siamo a luglio, e il cantiere è ancora lì: aperto, immobile, perenne. Un monumento all’inefficienza. Persino il cartello obbligatorio con le indicazioni di Legge sull’appalto è apparso per magia solo dopo la pubblicazione del primo articolo; prima di allora, anch’esso era un perfetto “fantasma”.


E come se non bastasse, è stato installato senza neppure rispettare le dimensioni previste, che dovrebbero essere di un metro di larghezza per due di altezza. Insomma, un mini-cartello per un maxi-ritardo. Sta di fatto che sono abbondantemente trascorsi i 120 giorni stabiliti per legge per la conclusione delle opere: eppure nessuno si muove, nessuno spiega, nessuno finisce.

Com’è possibile che i cittadini debbano subire restrizioni draconiane persino nei momenti di lutto, mentre sulle scadenze legali dei lavori pubblici cali un silenzio di tomba – è proprio il caso di dirlo?Chi doveva vigilare su questi ritardi? Di chi sono le precise responsabilità amministrative e tecniche di questo blocco che penalizza l’intera comunità di Altomonte?

I 150 cittadini che hanno firmato la PEC chiedono risposte immediate e non si accontenteranno dell’ennesimo scaricabarile in stile Ponzio Pilato. Chi amministra ha il dovere di dare certezze, non di accumulare ritardi e firmare divieti incomprensibili. Restiamo in attesa che qualcuno, dal palazzo municipale, decida finalmente di risponderne. E di aprire quei cancelli.

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 Redazione CosenzaPost

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