Il Mondiale 2026 doveva parlare di calcio. Invece, a poche ore da Stati Uniti-Belgio, a occupare la scena sono polemiche, sospetti e interrogativi che rischiano di offuscare il torneo. Il caso Balogun ha acceso uno scontro senza precedenti: la sospensione della squalifica dell’attaccante statunitense, unita alle indiscrezioni sulla telefonata tra Donald Trump e il presidente della FIFA Gianni Infantino, ha alimentato la sensazione che qualcuno abbia giocato una partita diversa da quella disputata sul campo. Una vicenda che, dal punto di vista di chi scrive, rappresenta una delle pagine più amare e discutibili di questo Mondiale.
Per capire come questa storia venga vissuta in Belgio abbiamo intervistato Alexandre Braeckman, giornalista di RTL Sports. Le sue risposte raccontano un Paese indignato, che parla apertamente di ingiustizia, si sente tradito dalla FIFA e teme che questa vicenda possa trasformarsi in un precedente pericoloso per il calcio internazionale.
Quasi come un’ironia del destino, il cognome Balogun deriva dalla tradizione yoruba e significa “comandante dell’esercito del re” o “generale del sovrano”, un’antica carica militare riservata ai comandanti incaricati di guidare le truppe e difendere il regno. Oggi, suo malgrado, Balogun è diventato il simbolo di una battaglia completamente diversa: quella che si combatte tra calcio, politica e polemiche, ben oltre i novanta minuti di una partita.
Caso Balogun: “Decisione disgustosa. Non sono ingenuo: sappiamo da dove arriva tutto questo”
Come è stato percepito in Belgio il caso Balogun? Hai la sensazione che la FIFA abbia trattato gli Stati Uniti in modo diverso?
“In Belgio non si tratta tanto del fatto che gli Stati Uniti siano stati trattati diversamente. La sensazione diffusa è semplicemente che sia stata commessa un’ingiustizia. Avremmo avuto la stessa reazione se fosse successo contro qualsiasi altra nazionale o a favore di qualsiasi altra squadra. Quello che è accaduto ci sembra profondamente ingiusto ed è praticamente impossibile da comprendere. La decisione di revocare di fatto gli effetti del cartellino rosso ci fa sentire traditi. In Belgio c’è un forte senso di indignazione per questa vicenda.”
“Sappiamo bene che gli Stati Uniti sono una squadra in grado di metterci in difficoltà e lo pensavamo anche prima dell’espulsione di Balogun. Tuttavia, questa decisione cambia comunque la partita, perché i giocatori si erano preparati ad affrontare una squadra senza Balogun. Ritrovarsi questa modifica appena 24 ore prima del match è qualcosa che può incidere. Credo che questo episodio possa cambiare l’approccio alla partita da parte dei giocatori del Belgio, e non necessariamente in senso negativo.”

Secondo te la decisione della FIFA di sospendere la squalifica di Balogun è giustificabile dal punto di vista regolamentare, oppure rischia di danneggiare la credibilità della competizione?
“Personalmente penso che sia una delle peggiori decisioni che si potessero prendere, perché era inevitabile che generasse enormi polemiche, anche se poi la partita dovesse svolgersi regolarmente. Se gli Stati Uniti dovessero vincere ed eliminare il Belgio, credo che la federazione belga farebbe tutto il possibile, anche sul piano legale, per difendere i propri diritti. Lo scenario peggiore sarebbe vedere Balogun segnare il gol decisivo: in quel caso, penso che il Belgio finirebbe per intraprendere una battaglia contro Donald Trump, contro gli Stati Uniti e contro la FIFA. Potrebbe aprirsi una vicenda legale destinata a durare mesi, se non anni.”
“Tutti ricordano ciò che è successo nell’ultima Coppa d’Africa e, a mio avviso, siamo di fronte a un episodio della stessa gravità. È una situazione totalmente ingiusta e non trovo alcuna giustificazione per questa decisione. È successo e basta: non sappiamo perché, né come sia stato possibile. Tutti hanno ricevuto questa notizia come uno schiaffo in pieno volto. Per questo la considero semplicemente disgustosa, iniqua e profondamente ingiusta.”
Balogun, Braeckman durissimo: “Se funziona così, tanto vale non giocare più”
Quanto ha pesato nel dibattito in Belgio la presunta telefonata tra Donald Trump e Gianni Infantino? Pensi che ci sia stata una pressione politica sulla FIFA?
“Se Donald Trump ha davvero chiamato Gianni Infantino per chiedere la revoca della squalifica di Balogun, allora la questione diventa politica. Penso che la Federazione belga cercherà di non entrare nel terreno politico e si concentrerà invece su un’eventuale azione legale basata esclusivamente sui regolamenti del calcio. Tuttavia, se c’è stato davvero un intervento politico, non possiamo ignorarlo. Questo rende tutta la vicenda ancora più grave e, dal mio punto di vista, ancora più ridicola.”
“Non sono ingenuo: sappiamo bene da dove arriva tutto questo, quindi non sono sorpreso. È diventato un caso di portata mondiale. In Belgio la gente è sconvolta, perché nessuno riesce a capire il motivo di questa decisione. È come se un giocatore del Belgio fosse squalificato e il Re o il Primo Ministro chiamassero la FIFA dicendo: “Sapete, è troppo importante per noi, deve giocare il Mondiale”. Una cosa del genere non può succedere. Se questo è il modo in cui funziona il calcio, allora tanto vale non giocare più.”
Credi che questa vicenda possa influenzare la preparazione o la motivazione del Belgio in vista della sfida contro gli Stati Uniti?
“Sì, penso che questa vicenda possa avere un impatto soprattutto dal punto di vista della motivazione. Ci sono giocatori che sanno bene cosa significhi subire un’ingiustizia e non accettano situazioni del genere. Penso a calciatori come Romelu Lukaku, Kevin De Bruyne, Amadou Onana e altri: sono persone con una mentalità forte, molto attente ai valori della giustizia e del fair play. Se riusciremo a battere gli Stati Uniti, avremo la sensazione di aver vinto non solo contro una squadra, ma anche contro la FIFA. Per i giocatori questo rappresenta una motivazione enorme. È quasi una missione: dobbiamo vincere.”
“Abbiamo la sensazione che il mondo intero sia dalla nostra parte, perché tutti sono rimasti scioccati da quanto è successo. Non credo, però, che questo cambierà il nostro piano di gioco o il modo in cui affronteremo la partita. Dal punto di vista mentale, invece, è una spinta enorme. Abbiamo un motivo in più per vincere: vogliamo che sia fatta giustizia. Se ci riusciremo, saremo davvero felici. Anche il 2-5 con cui abbiamo battuto gli Stati Uniti a marzo assume oggi un significato diverso. Nello spogliatoio tutti vogliono eliminare gli Stati Uniti dal torneo, perché ciò che è accaduto viene percepito come profondamente ingiusto e tutti ne sono consapevoli.”

Se il Belgio dovesse essere eliminato dagli Stati Uniti con Balogun in campo, pensi che questo caso diventerebbe uno dei temi più discussi nel calcio belga?
“Sì, diventerebbe sicuramente uno dei casi più discussi nella storia del calcio belga. Avevamo già vissuto una situazione controversa nel 2002 (riferimento agli ottavi di finale del Mondiale contro il Brasile, quando al Belgio fu annullato un gol regolare di Marc Wilmots sullo 0-0 per un presunto fallo inesistente), ma questa è diversa perché ha una dimensione politica. Per me è qualcosa di assolutamente vergognoso.”
“Se il Belgio dovesse perdere, la Federazione belga contesterebbe il risultato e farebbe tutto il possibile, dal punto di vista legale, per chiedere l’annullamento della gara e mettere seriamente in discussione il Mondiale. Ci saranno inevitabilmente moltissime polemiche. Personalmente penso che questa vicenda abbia già cambiato l’approccio con cui il Belgio affronterà la partita. Poi, naturalmente, tutto il resto dipenderà dal risultato finale.”
Braeckman: “Serve il vero Belgio. Doku, De Bruyne e Lukaku devono trascinarci”
Al di là del caso Balogun, che giudizio dai al cammino del Belgio in questo Mondiale? Ti ha convinto oppure ti aspettavi qualcosa di diverso? Fin dove pensi possa arrivare questo Belgio?
“In Belgio siamo abbastanza delusi da ciò che abbiamo visto finora da questa squadra, perché sappiamo che può fare molto meglio. Dal punto di vista tecnico non siamo ancora al massimo livello: abbiamo commesso tanti errori e non abbiamo iniziato bene nessuna partita. Tutti sembrano un po’ al di sotto delle aspettative. Allo stesso tempo, però, siamo felici di essere agli ottavi. Credo che, se oggi vinciamo, il Mondiale possa già essere considerato positivo, perché in Belgio molti pensavano che arrivare ai quarti fosse il nostro vero obiettivo.”
“Oggi però dobbiamo dare un segnale. Dobbiamo dimostrare qualcosa, giocare meglio, essere più aggressivi sul pallone e più dominanti, perché questa è la nostra identità. Sappiamo di essere una squadra molto forte nelle transizioni, con tanti giocatori importanti. Abbiamo bisogno di Doku al 100%, di De Bruyne, di Lukaku e anche dei giovani. Tutti sono motivati, ma adesso dobbiamo mostrare qualcosa: dall’inizio del Mondiale non si è ancora vista la vera versione del Belgio. Abbiamo giocato con un po’ di stress, quasi con ansia, ma penso che questa squadra sia migliore di quanto abbia fatto vedere finora. Spero che riesca a dimostrarlo nelle prossime ore.”
“Penso che il Belgio possa arrivare ai quarti di finale. Poi, probabilmente, affronterebbe una tra Spagna e Portogallo, due squadre che secondo me oggi sono superiori. Però in una partita secca si può sognare. Quando il Belgio ha meno pressione ed è meno favorito, spesso riesce a esprimersi meglio. Ai quarti di finale di un Mondiale tutto può succedere e hai il diritto di sognare. Non credo però che questa squadra abbia davvero le qualità e la rosa per arrivare in semifinale o in finale. Se dovessimo arrivare fino alla finale, probabilmente troveremmo la Francia, e contro il loro potenziale offensivo sarebbe durissima.”
“Contro Spagna o Portogallo, invece, si può sognare. Abbiamo giocatori molto forti e non siamo affatto una brutta squadra. Prima di tutto, però, dobbiamo battere gli Stati Uniti: sarà una partita dura. Anche contro il Senegal è stata complicata, non sappiamo bene come, ma alla fine l’abbiamo vinta. Ora possiamo solo sperare e incrociare le dita.”
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Stefano Sorce
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