Sestri Ponente, la “piazza della sicurezza” degenera tra rabbia, insulti e tensione alle stelle: aggrediti giornalisti e fotografi


Da una parte la fiaccolata per la sicurezza, affollata di politici di destra, dall’altra il presidio antifascista organizzato con Anpi a cui partecipavano politici progressisti. Le due fazioni si sono fronteggiate tra cori, insulti e tensioni e le forze di polizia non sono riuscite a tenere la piazza. Lo scontro fisico tra i due gruppi è stato evitato per poco, ma a pagare sono stati i cronisti, presi di mira mentre documentavano quanto accadeva, aggrediti perché la città non sapesse cosa stava succedendo

Sestri Ponente ha vissuto una serata che avrebbe dovuto parlare di sicurezza e che invece ha finito per mostrare, nel modo più amaro, quanto fragile possa diventare lo spazio pubblico quando la tensione politica prende il posto del confronto civile. Da una parte la fiaccolata “Il ponente insieme per la sicurezza”, nata dall’appello del gruppo Facebook Genova Insicura e partecipata da qualche centinaio di persone. Dall’altra il presidio antifascista convocato in piazza Baracca dall’Anpi di Genova, da Alleanza Verdi e Sinistra e da altre realtà della galassia progressista cittadina. In mezzo, una città costretta ad assistere a cori, insulti, provocazioni, contatti ravvicinati e aggressioni contro i lavoratori dell’informazione che erano lì per raccontare alla città.

La fiaccolata è partita intorno alle 21, ma il clima era già teso prima ancora che i due fronti si trovassero a distanza ravvicinata. Il tema della sicurezza, che nelle dichiarazioni degli organizzatori doveva essere il centro della serata, è stato subito assorbito da una contrapposizione politica netta. Alla manifestazione erano presenti numerosi esponenti della destra cittadina, consiglieri comunali e municipali della Lega, di Fratelli d’Italia e dell’area legata a Futuro Nazionale, con Francesco Maresca in prima fila. Tra i partecipanti anche gli assessori regionali Simona Ferro e Massimo Nicolò, oltre a Lilli Lauro, Stefano Balleari, al commissario regionale di FdI Matteo Rosso e all’ex assessore comunale alla sicurezza della prima giunta Bucci, Stefano Garassino. Nel presidio opposto, altrettanto marcata la presenza politica e sindacale, con i consiglieri regionali Selena Candia di Avs e Gianni Pastorino di Linea Condivisa, insieme a esponenti del mondo del lavoro tra cui Fabio Marante, segretario generale della Fillea Cgil di Genova e Liguria.

Il punto più delicato è stato piazza Baracca, luogo simbolico per la memoria antifascista di Sestri Ponente. L’arrivo della fiaccolata è stato accompagnato dal coro «Non siete di Sestri Ponente!!!», scandito dai partecipanti al presidio per contestare la natura dell’iniziativa e sostenere che quella mobilitazione non fosse una sollevazione spontanea del quartiere, ma una manifestazione a forte impronta politica di destra. La presenza di molti attivisti, alcuni dei quali non residenti nel ponente, ha alimentato questa lettura e ha trasformato la piazza in un confronto identitario, prima ancora che territoriale. In piazza anche molti dei soggetti che sui social, da qualche tempo, gettano benzina sul fuoco.

È in questo contesto che Loris Viari, dell’Ufficio di presidenza dell’Anpi di Genova, ha pronunciato parole durissime, che restituiscono il senso della mobilitazione antifascista: «La fiaccolata è stata l’atto finale di una campagna d’odio xenofoba e razzista – ha detto Loris Viari, dell’ufficio di Presidenza di Anpi Genova -. Dal giorno del sacrificio, dove si è messa in discussione la libertà di culto, alle strumentalizzazioni sui fatti di Reggio Emilia, ma anche di Pianderlino a San Fruttuoso e Quinto. Per queste ragioni non era accettabile che questa manifestazione transitasse da piazza Baracca, piazza simbolo della resistenza e del sacrificio partigiano al Sestri Ponente. I quattro martiri che sono stati uccisi in questa piazza si sono sacrificati proprio per i principi contrari a quelli che professavano quelli della fiaccolata.».


La situazione, già pesante, ha rischiato di precipitare quando i due gruppi sono arrivati quasi a contatto. Lo scontro fisico è stato evitato per poco, anche grazie all’intervento di alcuni partecipanti che si sono messi in mezzo per trattenere chi stava cercando di superare il limite. Per alcuni minuti la piazza è diventata una linea di frizione, con persone che urlavano a pochi metri di distanza, spinte, tensione crescente e forze dell’ordine in evidente difficoltà nel contenere l’evoluzione della serata.

Ma l’aspetto più grave, quello che segna il passaggio dalla tensione politica alla violenza contro il diritto di cronaca, è arrivato durante il rientro del corteo verso piazza Baracca, quando insulti e minacce hanno preso di mira anche giornalisti e fotografi presenti sul posto. Chi documentava la serata è stato aggredito verbalmente e fisicamente dai militanti “pro sicurezza”. Non si è trattato soltanto di parole gridate nella confusione: ci sono stati spintoni, tentativi di impedire le riprese, assalti contro smartphone e macchine fotografiche, cioè contro gli strumenti di lavoro di chi era lì per fare informazione.

A un cronista di “Repubblica” è stato sottratto il cellulare con cui stava lavorando, poi recuperato. Un fotografo del “Secolo XIX” è stato inseguito da un manifestante della fiaccolata e malmenato, con i vestiti strappati e colpi indirizzati anche all’attrezzatura. Sono episodi che non possono essere derubricati a “momenti di concitazione”. Aggredire un giornalista o un fotografo significa provare a spegnere gli occhi della città proprio nel momento in cui la città ha più bisogno di vedere. Significa colpire chi non partecipa allo scontro, ma lo documenta. Significa trasformare la rabbia politica in intimidazione squadrista.

«Maglie nere. Teste rasate. Cori per la remigrazione. Braccia tese. Botte e spintoni ai giornalisti. La manifestazione “per il decoro e la sicurezza” organizzata a Sestri Ponente non era nient’altro che una manifestazione violenta e razzista – scrive sui social Selena Candia -. Diciamolo: una manifestazione di chiara ispirazione fascista. Cui sicuramente ha partecipato gente in buonafede. Ma che era in mano da subito all’estrema destra. E cui hanno partecipato in prima fila il presidente del consiglio regionale della Liguria Stefano Balleari, più assessori e consiglieri regionali di centrodestra, che Sestri Ponente nemmeno sanno dove è posizionata sulla cartina della città. Una vergogna inaudita, di cui dovranno rendere conto».

La notte di Sestri Ponente lascia quindi una doppia ferita. La prima è quella di un quartiere portato al centro di una contrapposizione dura, in cui il tema reale della sicurezza si è confuso con slogan di fazione, appartenenze e reciproche accuse. La seconda, ancora più inquietante, riguarda la libertà di informazione. Una piazza democratica può essere rumorosa, aspra, perfino sgradevole. Può contestare, gridare, dividersi. Ma quando chi racconta viene accerchiato, insultato, spintonato, derubato del telefono o colpito mentre fotografa, non siamo più davanti a una normale tensione di piazza. Siamo davanti a un salto di qualità che deve indignare tutti, indipendentemente dalla parte politica in cui ciascuno si riconosce. Un atteggiamento che va fermato sul nascere prima che diventi pericoloso per la stessa libertà di espressione e per il diritto di cronaca.


La sicurezza invocata dalla fiaccolata, paradossalmente, è stata smentita dalla stessa scena che si è prodotta. Una città sicura non è solo una città con meno reati. È una città in cui un giornalista può lavorare senza essere aggredito, un fotografo può documentare senza essere rincorso, un presidio può contestare senza rischiare il contatto fisico, un corteo può attraversare una strada senza trasformarla in un campo di prova muscolare. Sestri Ponente, invece, si è ritrovata per una sera in una condizione opposta: paura, rabbia, insulti e la sensazione che bastasse pochissimo perché tutto degenerasse.

Resta anche il nodo dell’ordine pubblico. Le forze dell’ordine si sono trovate in difficoltà e non sono riuscite a governare pienamente la tensione tra i due fronti. La presenza contemporanea di una fiaccolata politicamente connotata e di un presidio antifascista in un luogo simbolico come piazza Baracca avrebbe richiesto un dispositivo capace di prevenire il contatto e proteggere in modo efficace anche operatori dell’informazione e cittadini presenti. Il fatto che si sia arrivati alle aggressioni contro cronisti e fotografi impone una riflessione seria, non solo su quanto accaduto, ma anche su come si è permesso che accadesse.

Alla fine, la notte di Sestri Ponente racconta più di quanto forse gli stessi protagonisti avrebbero voluto. Racconta una città attraversata da paure reali, ma anche da strumentalizzazioni. Racconta un quartiere trasformato in terreno di scontro politico. Racconta una memoria, quella antifascista di piazza Baracca, vissuta da molti come un confine da difendere. Racconta, soprattutto, la vulnerabilità di chi fa cronaca in piazza e viene trattato come un nemico solo perché porta una macchina fotografica, un telefono, un taccuino. È da qui che bisogna ripartire: dalla condanna netta delle aggressioni e dalla difesa del diritto di raccontare. Perché quando si cerca di impedire a qualcuno di documentare la realtà, il problema non è più solo la tensione di una sera. Il problema è la qualità democratica della città.


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