C’è qualcosa di quasi filosofico nell’idea di immagazzinare l’energia. L’acqua che scende dalle montagne porta con sé una forza che gli esseri umani hanno imparato a imbrigliare da secoli, prima con i mulini, poi con le turbine, infine con i grandi impianti idroelettrici che ancora oggi costituiscono una delle colonne vertebrali del sistema energetico europeo.
Ma l’acqua non chiede il permesso. Scende quando piove, si accumula quando nevica, si esaurisce nei periodi di siccità. La rete elettrica, invece, ha bisogno di stabilità: ogni secondo, domanda e offerta devono bilanciarsi in modo quasi perfetto. È questa tensione, tra la natura imprevedibile e la rete che non tollera imprevisti, al cuore di una delle sfide tecnologiche più ambiziose degli ultimi anni.
La risposta, almeno in parte, si chiama BESS4HYDRO, e prende forma in un angolo remoto delle Alpi bergamasche, nella frazione di Dossi, nel comune di Valbondione, alta Val Seriana, provincia di Bergamo. Qui, in una centrale costruita negli anni Venti del Novecento, un edificio austero e bellissimo, in pietra, con grandi finestre rettangolari reticolate, lampade in ferro battuto e un tetto ispirato al frontone di un tempio greco, Enel ha avviato un esperimento che non ha precedenti in Europa.
Cent’anni di idroelettrico: una tecnologia “antica” che guarda avanti
Per capire cosa rende BESS4HYDRO così straordinario, bisogna prima capire cosa fa un impianto idroelettrico e perché, nel panorama delle energie rinnovabili, continua a essere considerato una risorsa insostituibile.
Il principio di funzionamento è, in apparenza, elementare: l’acqua accumulata in quota (in questo caso nelle dighe di Barbellino e Valmorta, a oltre 1.800 metri di altitudine) viene convogliata attraverso condotte forzate capaci di sopportare pressioni elevate, percorrendo un dislivello di quasi mille metri prima di raggiungere la sala macchine della centrale, a quota 850 metri. In quel viaggio, la forza potenziale dell’acqua si trasforma in energia cinetica, che mette in rotazione le turbine idrauliche collegate agli alternatori, generando così elettricità. Dietro questa linearità apparente si nasconde però un sistema ingegneristico di grande complessità: dighe, gallerie, canali di raccolta dai torrenti circostanti, condotte, sistemi di monitoraggio, regolazione dei flussi.
La centrale di Dossi, con una capacità installata di 44 megawatt, è un impianto a bacino: può rilasciare l’acqua in modo programmabile, adattandosi alle esigenze della rete. Non è, cioè, schiava della portata istantanea di un fiume, come invece succede negli impianti ad acqua fluente, ma può gestire la produzione con una certa flessibilità, decidendo quando e quanto produrre. È per questo che gli impianti a bacino sono considerati strategici: hanno la capacità di accendersi e spegnersi in base ai picchi di domanda, comportandosi un po’ come una grande batteria naturale.
Eppure, anche questa flessibilità ha i suoi limiti. Le turbine idroelettriche sono macchine robuste ma non agili: reagiscono lentamente rispetto ai cambiamenti rapidi della rete elettrica. E in un sistema energetico sempre più dominato da fonti intermittenti come eolico e fotovoltaico, che producono solo quando c’è vento o sole, la velocità di risposta diventa cruciale. È qui che entra in gioco l’innovazione.
BESS4HYDRO: quando la batteria diventa un secondo bacino
L’idea alla base di BESS4HYDRO è tanto semplice quanto rivoluzionaria: affiancare all’impianto idroelettrico di Dossi una batteria agli ioni di litio da 4 megawatt con 2 ore di accumulo, integrandola direttamente nel sistema della centrale (sfruttando lo stesso trasformatore e lo stesso punto di allacciamento alla rete) e farle funzionare come un’unica entità sul mercato elettrico. Non due impianti che coesistono, ma uno solo che combina le caratteristiche di entrambi.
La batteria, in questo schema, assolve a un compito preciso e prezioso: rispondere in millisecondi alle variazioni della rete che la turbina idroelettrica, da sola, non riuscirebbe a seguire altrettanto rapidamente. Quando la rete ha bisogno di energia istantanea, la batteria interviene subito; la turbina, nel frattempo, può continuare a lavorare alle sue condizioni ottimali, senza i continui cambiamenti di carico che la usurano e ne riducono la vita utile. La batteria, in altre parole, protegge la turbina.
Ma c’è di più. Una volta operativa, la batteria fungerà anche come un secondo bacino virtuale: immagazzinando energia nelle ore di bassa domanda, inclusa quella prelevata direttamente dalla rete, la renderà disponibile nei momenti di picco, migliorando la programmazione complessiva della risorsa idrica. Una diga che si comporta come un impianto di pompaggio, senza spostare una sola goccia d’acqua in più. È un salto di paradigma: non solo più efficienza, ma un modo nuovo di pensare la gestione dell’energia.
“Il progetto permetterà di sviluppare nuove logiche di controllo per ottimizzare la sinergia tra la batteria e la turbina idroelettrica”, ha spiegato Nicola Rossi, Head of Innovation Enel. “Puntiamo a migliorare l’efficienza operativa e la vita utile della turbina, valorizzando gli asset idroelettrici esistenti e garantendo una maggiore flessibilità della rete, grazie allo scambio continuo di energia tra le due unità, entrambe flessibili.”
I benefici concreti sono molteplici: aumento del rendimento complessivo dell’impianto, minore usura meccanica e quindi costi di manutenzione ridotti, maggiore capacità di offrire servizi di regolazione alla rete, migliore sfruttamento del volume d’acqua disponibile nel bacino, e una valorizzazione economica più efficace della produzione.
Un laboratorio bergamasco per tutta l’Europa
La scelta di Valbondione non è casuale. L’Alta Val Seriana è un territorio che ha una lunga storia con l’energia idroelettrica; le montagne bergamasche, con i loro bacini idrici e i loro dislivelli importanti, sono state tra le prime ad essere sfruttate per la produzione di elettricità nel Nord Italia. Quella centrale degli anni Venti, con la sua architettura sobria e solenne, è la testimonianza visibile di un rapporto secolare tra queste valli e la produzione di energia pulita.
Oggi quella stessa centrale diventa il luogo di un progetto che non ha eguali nel continente. BESS4HYDRO è, per stessa definizione di Enel, il primo progetto in Europa di integrazione di una batteria a litio in un impianto idroelettrico programmabile a bacino come unità unica a mercato. Nessun altro operatore, in nessun altro paese europeo, aveva mai tentato prima questa integrazione con questa architettura.
Enel e l’amministrazione comunale stanno inoltre lavorando alla firma di un protocollo d’intesa per consolidare la collaborazione tra pubblico e privato sul territorio.
E il territorio, in questo caso, è anche fisicamente bello: la centrale di Dossi è raggiungibile in bicicletta grazie alla Ciclovia dell’Alta Val Seriana, un percorso di oltre 25 chilometri che raggiunge la sua quota massima, 878 metri, proprio a Valbondione. Un luogo che unisce natura, storia industriale e futuro tecnologico in un modo raro e suggestivo.
Il riconoscimento dell’Europa e del mondo
Il valore di BESS4HYDRO non è sfuggito alle istituzioni europee e internazionali. Il progetto ha ottenuto, nell’ottobre del 2024, l’Innovation Fund dell’Unione Europea, lo strumento con cui l’Europa seleziona e promuove le tecnologie più innovative per la transizione energetica, e ottenere questo riconoscimento equivale a una certificazione di eccellenza tecnica.
Ma non è finita. Il progetto ha ricevuto anche il sigillo STEP – Strategic Technologies for Europe Platform, l’iniziativa della Commissione Europea pensata per stimolare gli investimenti nelle tecnologie strategiche per l’Unione, quelle che rafforzano la competitività europea nel mercato globale e riducono la dipendenza da tecnologie critiche sviluppate altrove. Essere inclusi nel perimetro STEP significa essere riconosciuti come parte dell’infrastruttura industriale del futuro del continente.
Infine, a chiudere un trittico di riconoscimenti di straordinario peso, il World Economic Forum ha inserito BESS4HYDRO nell’Innovation Playbook 2026, citandolo tra i 100 casi innovativi più replicabili a livello globale. Valbondione, nella narrazione del forum di Davos, non è più solo un comune dell’Alta Val Seriana: è un modello per il pianeta.
L’idroelettrico ibrido: il futuro è già qui
Il progetto BESS4HYDRO nasce con una vocazione esplicitamente scalabile perché i benefici che dimostra nella centrale di Dossi sono, per natura, replicabili in qualsiasi impianto idroelettrico a bacino. E in Italia, così come in Europa, di questi impianti ce ne sono molti.
Enel è consapevole di questo potenziale. Il gruppo, che ha già superato i 3 gigawatt di potenza installata in sistemi di accumulo a batterie a livello globale (con circa 1,7 gigawatt gestiti in Italia attraverso Enel Libra Flexsys) considera i BESS uno degli strumenti strategici del suo piano industriale 2026-2028, nel quale prevede investimenti complessivi per 53 miliardi di euro, di cui circa 20 miliardi dedicati alle rinnovabili. I sistemi ibridi (impianti che combinano idroelettrico, solare, eolico e accumulo) rappresentano l’approccio con cui si punta a massimizzare la produzione, condividendo infrastrutture e compensando i profili di produzione complementari delle diverse fonti.
In questo quadro, la batteria del BESS non è solo un dispositivo di stoccaggio: è un sistema integrato che, grazie a un software di gestione proprietario sviluppato appositamente, modulerà i carichi in tempo reale, facendo lavorare l’impianto idroelettrico in condizioni ottimali.
Una centrale nata cento anni fa, proiettata cent’anni avanti
C’è qualcosa di profondamente italiano in questa storia. Un impianto costruito quando l’elettrificazione del paese era ancora una scommessa audace, che diventa oggi il sito di un progetto tecnnologico che l’Europa intera guarda con ammirazione. Le pietre di quella centrale, le finestre reticolate, le lampade in ferro battuto: tutto racconta una continuità tra passato e futuro che solo l’Italia sa offrire con questa naturalezza.
L’acqua, nel frattempo, continua a scendere dalle dighe di Barbellino e Valmorta, percorrendo quasi mille metri di dislivello attraverso le condotte forzate, raggiungendo le turbine con la stessa forza di sempre. Ma ora, accanto a quella forza millenaria, ci sono pacchi di batterie al litio che reagiscono in millisecondi, algoritmi che ottimizzano in tempo reale, riconoscimenti europei e menzioni del World Economic Forum.
BESS4HYDRO, in definitiva, racconta qualcosa di più di un progetto tecnologico: racconta come l’innovazione vera non cancella la storia, ma la porta con sé. Come il futuro dell’energia non è fatto di rivoluzioni che azzerano il passato, ma di ibridazioni intelligenti che valorizzano ciò che già esiste. Come una centrale idroelettrica centenaria, nel cuore delle Alpi bergamasche, può diventare il modello per la transizione energetica di un intero continente.
La primavera del 2026 ha segnato l’entrata in pieno esercizio del sistema. Poi, quando la batteria e la turbina cominceranno a parlare tra loro attraverso i nuovi algoritmi di controllo, l’esperimento di Valbondione dimostrerà di poter cambiare il modo in cui l’Europa produce, accumula e distribuisce energia rinnovabile. Il mondo osserva. Le montagne bergamasche, come sempre, aspettano.
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