Gli Stati Untiti hanno lanciato ulteriori attacchi contro l’Iran per indebolire la sua capacità di attaccare le navi commerciali e civili nello Stretto di Hormuz. Lo afferma il Us Central Command, sottolineando che gli attacchi sono stati lanciati alle 23 ora italiana.
I media ufficiali iraniani hanno riportato una serie di esplosioni avvenute nella tarda serata di domenica in diverse località della provincia di Hormozgan, nel sud dell’Iran, dopo che gli Stati Uniti hanno annunciato di aver lanciato ulteriori attacchi contro l’Iran. Le esplosioni sono state segnalate a Jask, Qeshm, Bandar Abbas e Sirik. “A seguito dei recenti attacchi statunitensi in diverse località della provincia, finora non si sono registrate vittime civili né danni a infrastrutture residenziali o commerciali”, ha dichiarato il governatorato di Hormozgan citato dall’emittente statale Irib e rilanciato dalla Cnn. “Secondo le prime informazioni, l’attacco di questa sera ha preso di mira la torre di telecomunicazioni” nella contea di Sirik, ha affermato Irib in un comunicato separato, aggiungendo che si tratta “della stessa località già colpita in precedenti attacchi”.
“Nell’ultima ora le forze delle Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica hanno sparato contro il traffico mercantile in transito nello Stretto di Hormuz. Un aereo americano ha abbattuto un missile da crociera iraniano e un drone”. Lo ha detto il protavoce del Us Central Command, il capitano Tim Hawkins, a Axios.
Hormuz
Il punto alle 23 (ora italiana)
di Serenza Di Ronza
Lo Stretto di Hormuz “è chiuso fino a nuovo ordine”. No, è aperto. La battaglia fra Iran e Stati Uniti sull’importante crocevia riesplode fra minacce e attacchi incrociati che fanno tremare l’intero Golfo. “Hormuz è aperto. Li abbiamo colpiti duramente”, ha assicurato Donald Trump senza esitazione al termine di un’altra nottata di raid contro l’Iran. Teheran “non controlla lo Stretto”: le forze americane sono schierate e pronte a “garantire la libertà di navigazione, nonostante le ingiustificate aggressioni, le minacce e le dichiarazioni arbitrarie dell’Iran”, gli ha fatto eco il Centcom prima di procedere a nuovi attacchi vicino a Hormuz per colpire sistemi missilistici e di difesa aerea, ma anche piccole imbarcazioni del Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica in diverse aree nello Stretto.
Negli ultimi due giorni una calma apparente nello Stretto e i colloqui a Muscat fra l’Iran e l’Oman in presenza del Qatar avevano lasciato sperare. Poi la situazione è di nuovo precipitata: nella notte fra sabato e domenica, infatti, l’Iran ha annunciato la chiusura dello Stretto dopo aver lanciato un drone contro una nave battente bandiera cipriota perché, secondo la versione di Teheran, non ha rispettato gli avvertimenti lanciati per cambiare rotta. La risposta americana non si è fatta attendere. Le forze a stelle e strisce hanno lanciato il terzo round di attacchi della settimana contro l’Iran colpendo 140 obiettivi militari vicino allo Stretto, e portando a 310 il totale della settimana.
Teheran “ha fatto la scelta sbagliata. Ora paga”, ha tuonato il capo del Pentagono Pete Hegseth. Il regime ha risposto con raid mirati alla basi americane in Medio Oriente: tre missili iraniani sono caduti in Giordania mentre il Qatar ha annunciato che tre persone, fra cui un bambino, sono rimasti feriti da schegge durante le intercettazioni di missili della Repubblica Islamica. Nel mirino dell’Iran è finito anche l’Oman che ha convocato l’ambasciatore in protesta contro i raid, accusando pubblicamente Teheran di aver preso di mira il suo territorio. Una dura condanna è arrivata anche dall’Arabia Saudita, che ha denunciato “il persistente comportamento destabilizzante dell’Iran che mette a rischio la stabilità della regione”. Il braccio di ferro su Hormuz sta facendo infuriare Trump.
“Avevamo un accordo con l’Iran” sabato sera prima dell’attacco: “un’intesa perfetta per noi. Niente nucleare, niente di questo, niente di quello, niente di niente. L’Iran stava cedendo su tutto, poi sono usciti dalla stanza e, nel giro di un’ora, hanno lanciato un drone contro una nave. Sono malati, c’è qualcosa che non va in loro”, ha detto il commander-in-chief evidentemente frustrato. Il presidente appare sempre più in difficoltà alle prese con un Iran che ha alzato i toni mostrando senza ombra di dubbio di volere il controllo di Hormuz. “Questo passaggio strategico è più importante di decine di bombe atomiche e la Repubblica Islamica dell’Iran lo proteggerà”, ha chiarito il consigliere militare della Guida Suprema iraniana, Mohsen Rezaei. L’apertura dello Stretto è per Trump uno degli tasselli fondamentali del memorandum of understanding, voluto – come ha spiegato più volte il presidente – per evitare una “depressione” economica globale. Ma la formulazione del paragrafo cinque dell’accordo, quello su Hormuz, non solo riconosce all’Iran potere sullo Stretto, cosa che non aveva prima del conflitto, ma è talmente vaga – spiegano gli osservatori – da aver creato nuovi attriti. Questo complica ulteriormente la strada già in salita per il raggiungimento di un’intesa sul nucleare. Obiettivo sul quale, anche all’interno dell’amministrazione, c’è un crescente pessimismo.
Riproduzione riservata © Copyright ANSA
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Source link




