DAL FILO ALLA MATERIA, IL VIAGGIO DI VALERIA SCUTERI


Arte, talento e identità si incontrano sul palcoscenico del” Premio Nazionale Reggio Calabria Day 2026”, giunto alla sua ventitreesima edizione e ormai punto di riferimento nel panorama culturale cittadino. Un appuntamento che ogni anno accende i riflettori su personalità capaci di distinguersi per merito, passione e impegno, valorizzando percorsi che hanno lasciato un segno nei diversi ambiti della cultura e della società. Fortemente voluto dal patron Giuseppe Tripodi, presidente dell’associazione turistica Pro Loco Città di Reggio Calabria, il Premio si conferma una vetrina prestigiosa per celebrare le eccellenze e le storie di chi, attraverso il proprio talento, contribuisce ad arricchire il patrimonio culturale del territorio.Tra i protagonisti dell’edizione di quest’anno spicca Valeria Scuteri, artista pittrice e scultrice, insignita del Premio Nazionale Reggio Calabria Day nella sezione “Michelangelo” dedicata alla Scultura e alla Pittura. Un riconoscimento che celebra un percorso artistico capace di distinguersi nel panorama contemporaneo per la profondità della ricerca e per un linguaggio visivo originale, in grado di esplorare le tematiche più profonde dell’esistenza umana.La motivazione del premio sottolinea la sua capacità di spaziare dalla pittura alla scultura tessile e performativa, trasformando materiali tradizionali come ferro, acciaio e rame in elementi espressivi reinterpretati in chiave moderna. Le sue opere si caratterizzano per un intenso dialogo tra materia e pensiero, forza e fragilità, memoria e trasformazione, dando vita a una produzione nella quale la tecnica diventa strumento per raccontare l’uomo, il tempo e le tracce che ogni individuo lascia nel proprio percorso.Un riconoscimento che assume particolare valore per un’artista che ha costruito la propria identità creativa attraverso una continua sperimentazione, unendo la sensibilità maturata dalle radici calabresi alla formazione artistica sviluppata nel contesto culturale torinese.Nelle sue opere la materia non è mai semplice elemento decorativo, ma diventa memoria, racconto, testimonianza. Il metallo, apparentemente duro e immutabile, nelle mani dell’artista si trasforma in una superficie capace di raccontare la fragilità dell’uomo e la continua trasformazione della vita.“L’acciaio dà l’idea di qualcosa che dura nel tempo, che resiste-racconta Scuteri- ma in realtà le mie sculture possono deformarsi con una minima pressione, proprio come accade nella vita: basta un attimo perché tutto possa cambiare”.Una poetica che nasce dall’incontro tra due mondi apparentemente lontani: da una parte la tradizione artigianale calabrese, fatta di fili, tessuti, ricami e gesti tramandati nel tempo; dall’altra la formazione artistica maturata a Torino, negli anni delle grandi sperimentazioni dell’arte contemporanea. Nata a Stignano, trasferitasi da bambina a Torino, Scuteri ha costruito la propria formazione frequentando il liceo artistico, l’Accademia e la scuola libera del nudo, sviluppando una ricerca alimentata dal confronto con i grandi movimenti artistici del Novecento.“Da una parte c’erano le donne calabresi che vedevo tessere, cucire e ricamare -spiega -dall’altra gli anni dell’arte concettuale e dell’arte povera a Torino. Queste due realtà si sono fuse dentro di me e sono diventate il mio linguaggio”.Un percorso nel quale la tecnica assume un ruolo fondamentale, ma sempre al servizio del contenuto. Per Scuteri l’opera nasce prima dall’idea, dal racconto, dall’emozione, e solo successivamente trova la forma più adatta per esprimersi. Tra i temi ricorrenti della sua produzione emerge quello dell’“horror vacui”, la paura del vuoto inteso non come concetto medievale, ma come condizione esistenziale dell’uomo contemporaneo: il tempo, l’incertezza, la necessità di dare un significato al proprio passaggio nel mondo.“Le tracce e le impronte sono uno dei temi principali del mio lavoro-evidenzia- perché ogni persona, importante o sconosciuta, lascia qualcosa. Nessuno è uguale a un altro e questa unicità va raccontata”.Proprio il concetto di traccia attraversa gran parte della sua ricerca artistica: tracce lasciate dagli uomini, dalla storia, dai materiali e dai gesti. Da qui nasce anche il passaggio dalla pittura alla scultura tessile, una scelta maturata dopo un momento simbolico della sua vita artistica. Dopo una mostra dedicata ai nudi, che avrebbe potuto rappresentare una svolta internazionale, l’artista fu profondamente colpita dagli eventi dell’11 settembre. La paura che il patrimonio artistico e culturale potesse essere cancellato la portò a interrogarsi sul ruolo dell’arte.“Ho pensato alla tessitura perché la tessitura costruisce, non distrugge. Volevo costruire fili di pace”.Da quella riflessione nasce un nuovo capitolo della sua ricerca, fatto di pazienza, lentezza e stratificazione. Opere che spesso richiedono mesi, talvolta oltre un anno di lavoro, perché ogni intreccio diventa parte integrante del racconto. Il rapporto con la Calabria occupa un posto centrale nella sua produzione. Attraverso le sue opere l’artista ha voluto restituire un’immagine diversa della sua terra, lontana dagli stereotipi negativi e capace di raccontare talento, sacrificio e dignità.“La Calabria per me è una grande famiglia- afferma l’artista- e quando ho iniziato a raccontarla attraverso l’arte volevo mostrarne l’altra faccia: quella delle persone preparate, oneste, dei grandi lavoratori”.Un legame profondo con le proprie radici che si intreccia anche con la storia e il patrimonio culturale del territorio. Scuteri ricorda di essere stata presente al ritrovamento dei Bronzi di Riace, un’esperienza che ha segnato il suo immaginario artistico: “Ho nuotato per anni nello stesso mare sopra queste meraviglie. Sicuramente mi hanno influenzata».La sua ricerca è stata riconosciuta anche in ambito nazionale e internazionale: è considerata una delle figure di riferimento della Fiber Art, è stata protagonista di studi, tesi universitarie e pubblicazioni specialistiche, oltre ad aver partecipato a importanti iniziative culturali e scambi artistici internazionali. Con il “Premio Reggio Calabria Day 2026”, Valeria Scuteri aggiunge un nuovo riconoscimento a un percorso costruito con coerenza e autenticità. Un viaggio artistico nel quale la materia diventa voce, il filo diventa memoria e l’opera diventa testimonianza dell’unicità dell’essere umano.



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