Esiste una correlazione tra scioglimento dei ghiacciai e aumento dei terremoti. Quando i ghiacciai si sciolgono rapidamente, le masse continentali si alleggeriscono e subiscono un sollevamento, noto come rimbalzo isostatico. Questo processo deforma la crosta terrestre e scarica le tensioni accumulate sulle faglie tettoniche, che possono sbloccarsi e generare terremoti. Inoltre, l’acqua di fusione penetra nel sottosuolo, aumentando la pressione dei fluidi e lubrificando le faglie, facilitandone lo scorrimento. I terremoti di origine tettonica sono i più devastanti
Terremoti disastrosi da scioglimento dei grandi ghiacciai e aumento delle onde anomale rilevate dai satelliti. Sono vecchie proiezioni dei climatologi su un futuro climatico incerto mentre i gas serra continuano ad aumentare. Purtroppo oggi il mondo è segnato da guerre e crisi energetiche che minano la stabilità economica e sociale e si dimentica quella grande sfida che è il riscaldamento globale.
Correlazione
L’Organizzazione meteorologica mondiale (WMO) ha pubblicato un rapporto, lo State of the Global Climate Report 2025, che conferma che gli ultimi 11 sono stati gli anni più caldi che l’umanità abbia mai vissuto. “Quando la storia si ripete 11 volte non è più una coincidenza: è una chiamata all’azione”, ha commentato il segretario generale delle Nazioni Unite, António Guterres. Anche un recente studio della Colorado State University, pubblicato sulla rivista Geology, dimostra che il cambiamento climatico può influenzare la frequenza dei terremoti. Uno dei primi allarmi fu dato dal Goddard Space Flight Center della NASA e dai ricercatori dello United States Geological Survey: pubblicarono una proiezione tra i sismi verificatisi durante l’ultima glaciazione e quello che potrebbe capitare al mondo oggi e in futuro. Ricerca pubblicata sul “Journal of Global and Planetary Change”.
Olocene
Stiamo vivendo nel periodo interglaciale, l’Olocene, e si sono registrati terremoti disastrosi direttamente connessi al ritiro di grandi masse di ghiaccio. Diecimila anni fa, alla fine dell’era glaciale, si verificò un aumento dei grandi terremoti a causa del fenomeno del rimbalzo isostatico. Quando enormi masse di ghiaccio si sciolgono, il peso immenso viene meno, permettendo alla crosta terrestre di sollevarsi rapidamente. Questo processo deforma e spezza le faglie geologiche, innescando forte sismicità. Durante le glaciazioni, il peso di chilometri di ghiaccio schiaccia e deprime la crosta terrestre. Quando le temperature si alzano e i ghiacciai fondono, la crosta comincia a rialzarsi per ritrovare l’equilibrio (isostasia).
Tettonica delle placche
Questo sollevamento non è uniforme e genera enormi tensioni meccaniche sulle faglie, che possono cedere improvvisamente provocando terremoti di magnitudo elevata. Terremoti di magnitudo 8 si verificarono in Scandinavia e Nord America. La ricerca USA si fonda sulla teoria della “Tettonica delle Placche”: secondo questa teoria, la litosfera (l’involucro rigido più esterno della crosta terrestre) è suddivisa in 20 placche (o zolle) rigide. Queste placche galleggiano sulla sottostante astenosfera. Le placche, galleggiando, possono: allontanarsi l’una dall’altra, avvicinarsi e scontrarsi, avvicinarsi e scorrere l’una accanto all’altra. L’astenosfera è uno strato di magma fluido e la pressione di una zolla contro l’altra provoca gli eventi sismici.
Ghiacciai
La perdita di grandi masse di ghiaccio alleggerisce il peso che grava sulla zolla continentale corrispondente e in tal modo si altera il movimento e quindi l’equilibrio. Questa condizione rappresenta la causa dei numerosi sismi che segnano l’ultima fase glaciale. Oggi, a causa del riscaldamento globale, si stanno perdendo grandi masse di ghiaccio. Questi sono alcuni dei risultati principali ottenuti in questi ultimi anni da un gruppo di ricerca del CNR e riferiti alla Groenlandia, l’isola più grande dell’Artico che è considerato un hotspot del cambiamento climatico, poiché si riscalda molto più rapidamente della media mondiale, subendo così conseguenze molto più estreme. Temperature alte nell’Artico significano non solo più rapido scioglimento dei ghiacciai, ma effetti non soltanto a livello locale, con profondi impatti sugli ecosistemi, ma anche su scala globale. I ghiacciai sono fondamentali per l’equilibrio ecologico e climatico della Terra: riserva fondamentale di acqua dolce, regolano il livello del mare e concorrono alla salute degli ecosistemi.
Deglaciazione
Secondo le stime, escluse le calotte glaciali continentali in Groenlandia e in Antartide, i ghiacciai in tutto il mondo sono 275.000. Coprono un’area che fino al 2000 era pari a 705.221 km², per un totale di 121.728 miliardi di tonnellate di ghiaccio, e che si sta irreversibilmente riducendo a una velocità spaventosa. Un gruppo di ricerca internazionale ha pubblicato su Nature un nuovo studio finalizzato a determinare le variazioni di massa dei ghiacciai nel mondo. Hanno partecipato 450 ricercatori a un’iniziativa di ricerca supportata dall’ESA (European Space Agency): Glacier Mass Balance Intercomparison Exercise (GlaMBIE). Tra il 2012 e il 2023 i ghiacciai hanno perso circa 273 miliardi di tonnellate di ghiaccio, con perdite locali gravi, come il 39% in Europa centrale e il 2% nelle isole antartiche e sub-antartiche.
Lo scioglimento dei ghiacciai allegerisce le masse continentali che si sollevano: fenomeno noto come rimbalzo isostatico. Questo processo deforma la crosta terrestre e scarica le tensioni accumulate sulle faglie tettoniche, che possono sbloccarsi e generare terremoti. Inoltre, l’acqua di fusione penetra nel sottosuolo, aumentando la pressione dei fluidi e lubrificando le faglie, facilitandone lo scorrimento.
Foto : WMO
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Erasmo Venosi
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