Clima, report di World Bank Group: nel 2100 a rischio 4,5 mld di persone, 250 mln in Europa


Roma, 21 luglio – Per onestà intellettuale, è il caso di premettere quale sia l’opinione della squadra che realizza questo giornale su chi nega il peso decisivo della componente antropica nel riscaldamento globale del pianeta. Nella migliore delle ipotesi, riteniamo che si tratti di  persone – soprattutto se in possesso di scarse informazioni e di dosi ancora minori di senso critico – condizionate, se non addirittura irretite, dalle subdole ma sistematiche campagne avviate dalle compagnie petrolifere fin dagli anni ’70 del secolo scorso, anche attraverso la pubblicazione di false ricerche scientifiche, per diffondere disinformazione sul tema.

Una strategia consolidata ed efficace, del tutto simile a quella usata per decenni dall’industria del tabacco per negare i rischi del tabagismo, tanto che alcune campagne (vedi a volte le coincidenze…) furono elaborate dalle  stesse agenzie di comunicazione. Alla fine, insomma, si tratta di vittime dell’abilità di quella minoranza (che quando vuole sa essere però molto rumorosa) che ha tutto l’interesse a perseguire i suoi business e per farlo non esita a padroneggiare con maestria quel complesso di tecniche note alle cronache con l’acronimo Flicc, che indica i fake experts, le logical fallacies, le impossible expectations, la cherry picking e le conspiracy theories. E proprio la diffusione a piene mani nel dibattito pubblico su scala planetaria di esperti fasulli, errori logici, aspettative impossibili, selezioni tendenziose e teorie cospirative introduce alla seconda, più vera e peggiore faccia del negazionismo, quella di coloro che pur essendo perfettamente consapevoli delle responsabilità umane nello stravolgimento climatico le negano, per ragioni esclusivamente legate ai loro personali interessi e quasi irridendo le conclusioni scientifiche della stragrande maggioranza dei climatologi, concordi sul fatto che l’attività umana stia causando un riscaldamento globale senza precedenti.

Non è un mistero per nessuno, ed esiste una doviziosa letteratura al riguardo, che una pletora di interessi industriali, politici e e ideologici abbia alzato con ogni mezzo muri altissimi di scetticismo contro gli allarmi lanciati da decenni dalla scienza climatica, al solo scopo di minare la fiducia dell’opinione pubblica sulle conclusioni degli scienziati: dalla lobby dell’energia ai sostenitori di uno sviluppo industriale ispirato agli spiriti più selvaggi del capitalismo il catalogo è lungo, e al suo interno non manca davvero (soprattutto con riferimento agli USA) il supporto di una certa politica e dei suoi think tank (più del 90% dei saggi che seminano scetticismo sul climate change  provengono da think-tank riconducibili alla destra).

Il risultato, purtroppo, è quello che oggi abbiamo sotto gli occhi, per quanto appannati possano essere dalle ondate di calore di questi giorni: la negazione del riscaldamento globale sta vanificando i tentativi di mitigazione climatica, ed esercita una potente influenza sulle politiche del cambiamento climatico e sull’artificiosa controversia sul riscaldamento globale.

Il report di World Bank Group: entro il 2100 250 milioni di europei a rischio per il climate change

La premessa ci è apparsa opportuna per fornire un contesto di riferimento all’ultimo rapporto realizzato su commissione di World Bank Group e dedicato proprio ai profondi cambiamenti intervenuti negli eventi meteorologici a livello planetario, che mettono a rischio la vita di 4,5 miliardi di persone a livello globale (di cui 1,5 miliardi in situazioni di alta vulnerabilità) e di 250 milioni di persone in Europa (di cui 35 milioni ad alto rischio), danneggiando le infrastrutture, distruggendo posti di lavoro e minacciando i progressi compiuti in termini di sviluppo.

Come riporta un comunicato, in Europa, secondo uno studio del Joint research centre (Jrc) della Commissione europea, pubblicato sulla rivista The Lancet planetary health, entro il 2100, circa 351 milioni di persone, quasi due terzi della popolazione europea, potrebbero essere esposte ogni anno a eventi meteorologici estremi.

A contrassegnare questa fase, secondo una fotografia scattata dal recente rapporto dell’Eea (European environment agency), è l’aumento strutturale di eventi climatici estremi come le ondate di calore (che registrano aumenti significativi in 29 Paesi) e le alluvioni (in aumento in 28), seguite dal moltiplicarsi dei casi di siccità, in aumento in 27 Ppaesi. Lo studio evidenzia come l’aumento della frequenza e dell’intensità di queste calamità “stia mettendo a dura prova la capacità delle istituzioni di prevenire e gestire in modo tempestivo le crisi, colpendo non solo gli ecosistemi, ma anche l’industria del turismo e la sicurezza stessa di cittadini e viaggiatori”.

La progressione degli eventi estremi: in aumento siccità, piogge torrenziali, alluvioni e incendi

Secondo lo studio pubblicato sulla rivista scientifica npj Climate and atmospheric science, a crescere è anche la combinazione di più eventi meteorologici estremi: durante i mesi estivi, i prolungati periodi di siccità che si concludono con piogge torrenziali (in aumento in 26 Paesi), aumenteranno di circa il 35% sia per le proiezioni di metà sia di fine secolo, ipotizzando uno scenario di emissioni intermedie rispetto a oggi.

L’incremento balza addirittura al 97% per le siccità che si concludono con precipitazioni ancora più estreme (che si verificano circa una volta all’anno), un tasso di crescita superiore rispetto all’aumento di siccità e alluvioni presi singolarmente. Mentre secondo le previsioni della World meteorological organization, gli incendi, al quinto posto nel rapporto Eea registrando un aumento significativo in 25 Paesi, cresceranno del 14% entro il 2030, del 30% entro il 2050 e addirittura del 50% entro la fine del secolo.

L’Italia tra i Paesi più colpiti, dal 1980 a oggi già 38mila vittime e 135 miliardi di danni

In questo scenario, l’Italia figura tra i Paesi più colpiti: secondo i dati dell’Eea, dal 1980 a oggi la Penisola ha registrato oltre 135 miliardi di euro di danni e più di 38.000 vittime, confermandosi la seconda nazione più colpita del continente mentre le perdite economiche complessive a livello europeo ammontano a 822 miliardi di euro nel periodo 1980-2024 e 441mila vittime.

“La gestione dell’emergenza climatica sta diventando una priorità operativa globale, tra interventi di prevenzione, protezione dei lavoratori e nuove forme di adattamento ai rischi climatici” spiega la nota. “Non si tratta più solo di gestire l’emergenza singola quando si manifesta, ma di anticipare scenari multi-rischio attraverso sistemi che permettano di raggiungere rapidamente e contemporaneamente chi è esposto e chi interviene sul territorio” chiarisce Massimiliano Palma, ceo di Regola, azienda italiana di tecnologie per le sale operative. “In situazioni dove i minuti equivalgono a vite salvate, la possibilità di inviare comunicazioni massive in tempi estremamente ridotti e di sincronizzare i flussi informativi tra centrali operative, servizi sanitari e protezione civile rappresenta l’unico vero argine al disastro” conclude l’esperto.

Gli effetti dei cambiamenti climatici sull’economia turistica

E ancora, secondo un’indagine dell’European travel commission, la sicurezza, il clima e i costi stanno ridisegnando le scelte dei turisti nel 2026. Se da un lato il desiderio di viaggiare tocca il traguardo record dell’82% per i mesi estivi, dall’altro le tensioni geopolitiche e le condizioni meteorologiche estreme pesano sempre di più sulle decisioni. Non a caso, la sicurezza si è consolidata come il criterio principale nella scelta della destinazione, indicata dal 22% dei viaggiatori, seguita proprio dalla ricerca di un clima piacevole e stabile (15%) e dalle offerte vantaggiose (14%). L’aumento delle temperature anomale e il timore di incappare in calamità naturali spingono dunque gli europei a valutare con estrema attenzione l’affidabilità della propria meta.

Ecco quali sono, secondo il più recente rapporto della European environment agency, i 10 principali eventi climatici estremi in maggiore aumento sul territorio europeo. Ondate di calore: in aumento in 29 Paesi. Alluvioni: in aumento in 28 Paesi. Siccità: in aumento in 27 Paesi. Piogge torrenziali: in aumento in 26 paesi. Incendi: in aumento in 25 Paesi. Scarsità idrica: in aumento in 25 Paesi. Frane: in aumento in 14 Paesi. Tempeste: in aumento in 13 Paesi. Cicloni: in aumento in sei Paesi. Valanghe: in aumento in tre Paesi.


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