Revisione Ptn, tutti chiedono tempo, Schillaci intanto annuncia un incontro a breve con Aifa


Roma, 22 luglio – Sono passati cinque mesi da quanto il ministro della Salute Orazio Schillaci (nella foto), intervenne con energia e toni severi sulla spesa farmaceutica e il rischio di uno sforamento monstre rispetto al tetto programmato che si andava profilando alla luce dei dati rilevati dell’Aifa. Proprio all’agenzia regolatoria nazionale il titolare del dicastero non si limitò in quell’occasione a esprimere le sue perplessità sulle metodologie di monitoraggio della spesa, ma ne stigmatizzò con severità i conflitti interni e chiese una relazione dettagliata per ripristinare la credibilità della governance. La questione è rimasta sul tavolo per tutta la primavera, con un dibattito a distanza tra tutti gli stakholders, istituzioni e operatori, ciascuno dei quali ovviamente portatore di una propria ricetta per “governare” meglio la spesa (ricette, inutile dirlo, spesso in conflitto l’una con l’altra).

Si è quindi arrivati a inizio estate, a metà giugno, quando – dopo un lavoro di mesi sul dossier – da Aifa filtrò l’ipotesi che lo strumento-cardine per governare la spesa pubblica per i farmaci, ovvero la revisione del prontuario terapeutico nazionale (Ptn), potesse contemplare un intervento di sicuro impatto, quello di fissare il prezzo di rimborso dei farmaci a brevetto scaduto non più solo tra quelli con lo stesso principio attivo, ma all’interno di gruppi terapeutici più ampi, rimborsando solo fino al costo del principio attivo più economico.

Le reazioni furono immediate e rumorose, soprattutto da parte delle aziende produttrici di farmaci, preoccupate che il taglio del prezzo dei farmaci conseguente all’eventuale adozione di quel criterio (quantificato tra il 30 e il 40%) avrebbe messo a rischio la sostenibilità di molte produzioni. Altri si preoccuparono di evidenziare subito come la misura ipotizzata da Aifa avrebbe anche prodotto pesanti conseguenze per i cittadini, che in moltissimi casi, per continuare a usare i farmaci assunti abitualmente, si vedrebbero costretti a mettere mano al portafoglio e pagare di tasca propria la differenza.

Più in generale, pur non contestando in radice l’ipotesi di rivedere il Ptn, soprattutto per cercare di fare pulizia tra i tanti medicinali simili, sfoltendo le liste per lasciare solo i più efficaci, molti hanno osservato che mettere mano alla revisione del prontuario non è cosa che possa essere fatta in solitario, ma va affrontata mettendo intorno a un tavolo società scientifiche, associazioni di pazienti, aziende del farmaco e altri stakholders. Serve, insomma, uno strumento strategico che possa operare sulla revisione del Ptn a largo raggio e cercando di fare il meglio possibile.

Nel coro di reazioni si era distinta la voce di Farmindustria, levatasi pubblicamente anche in occasione dell’Assemblea del 23 giugno all’Auditorium della Conciliazione a Roma, nel corso della quale il presidente Marcello Cattani (nella foto) ha sostanzialmente affermato che quella della spesa farmaceutica fuori controllo è una fake news: “Sostenerlo è falso, perché il suo incremento è fisiologicamente incrementato da trend demografici e dalla scoperta di nuove soluzioni terapeutiche grazie alla ricerca e sviluppo delle aziende. Il vero problema da superare è che è sottofinanziata” ed è qui, quindi, che bisogna intervenire prioritariamente  “per colmare un divario di sistema per valorizzare accesso dell’innovazione e competitività”-

I molti e puntuti interventi sulla questione hanno finito per riportare la palla nel campo da cui era partita, il Ministero della Salute. Il cui titolare, parlando con i giornalisti già ai margini dell’assemblea degli industriali del farmaco, aveva subito avvertito la necessità di “riconfezionare” le sue iniziali baldanzose posizioni affermando di ritenere importante “continuare ad offrire ai pazienti tutto ciò che l’industria farmaceutica produce. Se in questi anni l’aspettativa di vita è aumentata in Italia, se tante malattie prima non curabili oggi lo sono, lo si deve la ricerca farmaceutica. Quindi è importante che i pazienti italiani, indipendentemente da dove vivono e da quanto guadagnano, abbiano l’accesso più rapido ai farmaci, anche quelli più innovativi”.

Comprendendo che quello dei farmaci è un terreno “sensibile” (probabilmente anche perché le terapie farmaceutiche, al netto di ogni altra considerazione, sono il servizio e il bene più concreto e immediato del Ssn al quale i cittadini possono accedere), Schillaci ha quindi detto di ritenere importante “avere nuovi strumenti, una nuova visione”, sottolineando però che “il punto non è solo capire quanto paghiamo i farmaci, ma inserirli in un contesto diverso e collaborare con chi li sviluppa e li produce, cioè l’industria”, senza peraltro rispondere alle domande più dirette dei giornalisti sulla revisione del prontuario terapeutico. “Credo che ne discuteremo, ripeto nell’interesse soprattutto dei cittadini” ha detto il ministro, scandendo anche di non volere che “i cittadini paghino di più per avere dei farmaci. E non voglio che i cittadini italiani non abbiano accesso ai medicinali”.

Sul tema era intervenuto anche il sottosegretario Marcello Gemmato (nella foto), che – sempre a margine dell’assemblea di Farmindustria del 23 giugno – aveva dichiarato ai giornalisti di ritenere, alla luce dei dati, che il dibattito sulla sforamento della spesa farmaceutica “è un esercizio surreale al quale secondo me tutti quanti insieme non dovremmo prestarci, ma dovremmo dare un contributo di verità partendo dal diritto-dovere del politico di creare le condizioni per curare i cittadini e ovviamente dall’aspettativa di vita che si prolunga e che ci chiede di investire ancora di più in sanità, cosa che questo governo ha fatto”.

Dopo l’ipotesi dell’Aifa (posto che non fosse un semplice ballon d’essai) di mettere mano alla revisione del Ptn cambiando il criterio di fissazione del prezzo di rimborso dei farmaci a brevetto scaduto all’interno di gruppi terapeutici più ampi, rimborsando il costo del principio attivo più economico, e la tempesta di reazioni che ne sono seguite, insomma, emerge una sola certezza ed è quella prevista per tabulas dalla Legge di Bilancio: il nuovo prontuario farmaceutico dovrà entrare in vigore a partire dal primo gennaio 2027.

Ma davvero poco, almeno al momento, si sa e si può dire in ordine al come, quando e con quali contenuti si riuscirà ad arrivare a questa scadenza. La sensazione è che – dopo le schermaglie di questi mesi, soprattutto dell’ultimo – la questione sia ancora in altissimo mare e tutti i “naviganti” siano ormai allineati sul frangiflutti del “prendiamo tempo”, a partire dallo stesso Ministero della Salute.

In questa direzione vanno del resto le ultime dichiarazioni di Schillaci, che – rispondendo ieri a una domanda diretta sul Ptn formulata dai giornalisti a margine dell’evento inaugurale dell’appena rinnovato Museo dell’Istituto superiore di sanità – ha detto che al momento non c’è alcuna novità al riguardo, sia pure prefigurando un molto generico “a breve incontreremo Aifa”. Tutto qui, ma sufficiente a formulare la facilissima previsione che il prossimo autunno – sul fronte delle misure sulla spesa farmaceutica – sarà un autunno forse ancora più caldo di questa estate bollente.


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