«Amo il punk, l’Irlanda e la libertà: a mio figlio insegnerò che il merito è la chiave per realizzare i sogni». Parla Andra Rock


Musicista, conduttore radiofonico, appassionato di sport e tatuaggi: Andrea Toselli si racconta. E racconta l’esperienza al Fairylands di Guidonia: «Una manifestazione bellissima e capace di coinvolgere tutti. Con i Rebel poets abbiamo suonato anche lì»

Una vita passata sui palchi, in radio e in giro tra l’Irlanda e gli Usa. Oggi è conduttore radiofonico per Virgin radio, ma anche il volto di una band rock irlandese chiamata Rebel Poets. Stiamo parlando di Andrea Toselli, 44 anni e conosciuto come Andrea Rock, che in una lunga intervista al Secolo d’Italia ha raccontato la sua vita attraverso la passione per la musica, lo sport e i tatuaggi. Ha iniziato a suonare con una band punk a 15 anni, ma «la folgorazione per il genere è arrivata grazie ad un viaggio in Irlanda» l’anno prima.

Da poco ha partecipato all’evento culturale e musicale Fairylands a Guidonia: «È stata una manifestazione bellissima e capace di coinvolgere tutte le persone. Con i Rebel poets abbiamo suonato anche lì». Quanto a un desiderio da realizzare, Andrea ha dato una chiave di lettura altruista, trasferendo al figlio il suo sogno di «vederlo realizzare grandi cose».

Come hai iniziato a suonare?

«Avevo 15 anni, la prima esperienza è stata con una band punk. La folgorazione per il genere è arrivata grazie ad un viaggio in Irlanda quando avevo 14 anni. All’inizio non sapevo assolutamente nulla di quel Paese, eppure grazie a quella vacanza-studio sono rimasto affascinato dall’ambiente e dalle persone. Mi colpì il video di Zombie dei Cranberries, che racconta gli scontri di piazza con cui gli irlandesi chiedevano l’indipendenza dalla Gran Bretagna nel secolo scorso. Dopo essere tornato a casa scelgo di impegnarmi nella musica, cercando di distinguermi dai miei compagni di classe che erano legati al mondo della discoteca. Poi a 20 anni ho scoperto il canale Rock Tv, che intervistava cantanti famosi. Era una realtà molto interessante e così scelsi di fare qualche intervento in diretta con loro, grazie ad Alessandro Volpato. È stato lui a parlare di me alla redazione quando suonavo con i Rosko’s, che avevo fondato anni prima e che sono riuscito a riunire solo ultimamente. All’epoca eravamo influenzati dagli Iron Maiden e dai Misfits. Nel 2002, finalmente, ho iniziato a lavorare come autore a Radio 105 nel programma Revolver».

Hai anche un altra band, i Rebel poets, come nascono?

«Abbiamo iniziato nel 2020 con l’idea di essere un progetto momentaneo. Già nel 2015 avevo registrato un disco chiamato “Ibernofil” come Andrea Rock per gli appassionati di cultura irlandese, ma non avevo grosse aspettative. Nonostante ciò, dopo qualche anno scelsi di comporre una band composta da cinque elementi, chiedendo ad alcuni ragazzi di entrare a far parte di un nuovo collettivo. Era un momento particolare, perché ci trovavamo nel pieno della pandemia da Covid-19, che però ci ha dato la tranquillità di lavorare sul nuovo disco che si intitola proprio come il nome della band, uscito nel 2022. Le tracce prendono spunto dalla storia rivoluzionaria d’Irlanda e da Brendan Behan, che è uno dei miei poeti preferiti ed ex volontario nell’Ira. Insomma, ho cercato di tirare su un progetto storico e culturale, parlando anche di Michael Philips e di tutte le vittime dei Troubles».

Com’è stata la tua esperienza al Fairylands a Guidonia?

«È stata una manifestazione bellissima e capace di coinvolgere tutte le persone. Con i Rebel poets abbiamo suonato anche lì. Un’occasione irrinunciabile per chi si occupa di intrattenere ed organizzare eventi. Devo ammetterlo, ci siamo trovati splendidamente, secondo me è una realtà che può crescere ancora ed è bello vedere come siano state rappresentate tutte le quote del mondo celtico. C’erano anche band che facevano musica tradizionale e altre ancora che suonavano altri generi. Puntavo a partecipare all’evento da un bel po’ di tempo e questo è stato l’anno in cui le nostre strade si sono incrociate».

Tu sei anche un fan dell’Nba e degli sport americani…

«Sì, sono un fan dei Boston Celtics. Ovviamente nella classifica dei miei tre giocatori preferiti c’è Larry Bird, poi Tim Duncan e Ja Morant. Speriamo che il terzo metta la testa a posto quest’anno, visto che ha cambiato squadra e andrà a giocare con i Portland Trail Blazers. Bird e Duncan invece sono due personalità completamente diverse. Il primo ha inventato il Trash talking (Provocazione, ndr), mentre il secondo è stato uno dei giocatori più corretti ed esemplari dell’Nba. Si tratta di due spiriti che non avrebbero mai potuto condividere la stessa squadra. Eppure rappresentano entrambi due tratti della mia personalità: cerco sempre di essere comprensivo e dolce con tutti, ma ogni tanto parte il mio “Larry Moment” e mi arrabbio».

C’è qualche tatuaggio a cui sei affezionato?

«Sì, tengo a precisare che grazie alle Tattoo convention ho conosciuto i maestri del tatuaggio italiano come Mino Spadacini e Gian Maurizio Fercioni, scomparso da poco. Ho un tatuaggio sul collo, una rondine tradizionale, l’ho fatto a febbraio di quest’anno. L’ha eseguito Stizzo (Stefano Boetti), che per me è come un fratello e volevo che questo pezzo fosse visibile anche d’inverno, proprio per l’affetto che ci lega. Poi sul braccio destro ho Dolores O’Riordan dei Cranberries e Shane MacGowan dei The Pogues. Sul sinistro invece, è dedicato ai cartoni animati: sulla parte alta del braccio c’è la saga dei Cavalieri dello zodiaco e sull’avambraccio c’è Gohan, figlio di Goku in Dragon Ball, che è diventato un eroe grazie alle sue azioni e al suo buon cuore».

Il sogno nel cassetto ancora da realizzare?

«Mio figlio Leonardo avrà tre anni a settembre, io vorrei che lui avesse tutte le possibilità che ho avuto io nella libera scelta come me. Gli anni 2000 sono stati criticati parecchio, ma io sono comunque riuscito a raggiungere i miei obiettivi. Mi piacerebbe insegnarli che, in questo mondo strano, la meritocrazia può ancora esistere e che comportandosi bene lui riuscirà ogni suo desiderio. Per dirlo con una metafora: proseguendo sul sentiero dell’eroe, riuscirà a liberare la principessa. Trasferisco il mio sogno a lui, quello di vederlo realizzare grandi cose».


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Gabriele Caramelli

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