Il film di Nolan promette uno slancio alle vacanze nei luoghi in cui è stato girato, ma il fenomeno va oltre il turismo e diventa motore di riscoperta culturale
È possibile che un film riesca a modificare la geografia del turismo? La risposta, in realtà, la conosciamo già. È accaduto con Il Signore degli Anelli, che ha trasformato la Nuova Zelanda nella Terra di Mezzo dell’immaginario collettivo. È accaduto con Harry Potter, che ha ridisegnato gli itinerari della Scozia e dell’Inghilterra. È accaduto con Game of Thrones, che ha fatto di Ragusa, in Croazia, una meta globale, così come in Italia Il Commissario Montalbano ha cambiato il volto turistico del Val di Noto e Don Matteo quello di Gubbio e Spoleto. L’Odissea di Christopher Nolan, tuttavia, potrebbe rappresentare qualcosa di diverso. Una riscoperta, quando non un risveglio.
Effetto Nolan o effetto Omero?
Milioni di spettatori potrebbero scegliere Favignana, le Eolie, Corfù o il Circeo inseguendo Nolan, ritrovandosi invece sulle tracce di Omero. Il cinema, questa volta, potrebbe riportare il Mediterraneo dentro la sua storia più antica. I social sono già pieni di reels che mostrano i luoghi di Omero in Nolan (o di Nolan in Omero) e molte mete hanno riscontrato già un incremento dei visitatori sulle tracce degli Dei e degli uomini leggendari.
Una geografia ancora avvolta dal mistero
Il turismo diventa così il punto di arrivo di un racconto che ha attraversato tre millenni. L’Odissea continua, tuttavia, a custodire una caratteristica unica: la sua geografia rimane ancora oggi un mistero, e proprio questa incertezza continua ad alimentare il fascino della ricerca.
L’Iliade e l’Odissea raccontano due modi completamente diversi di abitare il mondo. Il poema della guerra concentra il proprio racconto attorno a una città in un decennio. Quello del ritorno, sempre in un decennio, costruisce invece una carta geografica narrata. Troia, considerata per secoli patrimonio esclusivo della leggenda, è entrata progressivamente nella storia grazie all’archeologia, che ha restituito consistenza materiale a ciò che sembrava appartenere soltanto al mito. Il viaggio di Ulisse continua invece a sfuggire a ogni tentativo di definitiva ricostruzione.
Il valore simbolico del Mediterraneo
Basta osservare una carta del Mediterraneo per accorgersene. Ogni costa rivendica un frammento dell’Odissea. Il Circeo continua a identificarsi con la dimora di Circe. Lo stretto di Messina richiama Scilla e Cariddi. Favignana viene riconosciuta da numerosi studiosi come la possibile isola delle capre. Le Eolie custodiscono da secoli il regno di Eolo. Corfù rivendica la terra dei Feaci. Malta indica la grotta di Calipso, che secondo alcuni si trova invece a Capo Rizzuto, il Calabria. Milazzo reclama invece a gran voce la mitica Grotta di Polifemo. L’intero Mediterraneo sembra disseminato di tracce lasciate da Omero, senza che nessuna riesca a imporsi definitivamente sulle altre.
È proprio questa la straordinaria intuizione del poema. L’Odissea costruisce una geografia che sfugge alla precisione cartografica, trasformando il Mediterraneo in uno spazio simbolico prima ancora che fisico. Ogni approdo rappresenta una prova, ogni isola una tentazione, ogni costa una possibilità di smarrimento o di rinascita. Il viaggio misura la trasformazione dell’uomo molto più della distanza percorsa. Il tutto avente come sfondo il ritorno, sia esso a sé stessi che in patria.
L’interpretazione iniziatica del viaggio di Ulisse
Anche parte della cultura tradizionalista ha riconosciuto questa dimensione sottile: il viaggio di Ulisse, secondo alcuni, è un percorso iniziatico nel quale Circe rappresenta il rischio della regressione nell’istinto, le Sirene la seduzione della conoscenza assoluta, Calipso il tempo sospeso e Itaca il ritorno al proprio centro metafisico, alla dimora dell’Io. La geografia dell’Odissea diventa così anche una geografia dello spirito, una bussola grazie alla quale orientarsi e districarsi.
Il vero protagonista del poema
Il vero protagonista del poema, tuttavia, rimane il Mediterraneo. Omero immagina un mare che unisce prima ancora di dividere, costruendo uno spazio comune molto prima del Mare Nostrum romano e molto prima che l’Europa assumesse una forma politica. Popoli differenti, lingue diverse per quanto indoeuropee e civiltà lontane finiscono per riconoscersi all’interno dello stesso racconto. L’identità europea nasce anche da questa geografia condivisa, molto prima di diventare una geografia istituzionale.
La riscoperta dell’identità, oltre i set naturali
Una domanda accompagna inevitabilmente le scelte dei luoghi ipotizzati da Omero in poi fino a Nolan. Troia insegna che il mito può diventare storia quando la ricerca scientifica riesce a riportarne alla luce le tracce. L’Odissea potrebbe conoscere un destino simile? Non sarebbe la prima volta che il mito, grazie alla scienza, diventa storia. Il cinema potrebbe così produrre un effetto che va oltre il successo commerciale, e l’Odissea di Nolan potrebbe aggiungere qualcosa di ulteriore. Chi visiterà Favignana, le Eolie, Corfù o il Circeo difficilmente cercherà soltanto il set del film. Cercherà luoghi che da quasi tremila anni appartengono già alla memoria culturale dell’Europa, alla sua identità che si riconosce, consciamente o inconsciamente, nel proprio mito fondativo.
Omero come “bussola culturale”
Anche gli antichi, in fondo, percorrevano queste rotte seguendo Omero. Il loro non era turismo nel senso moderno del termine, ma commerci, pellegrinaggi, missioni diplomatiche e navigazione finivano spesso per intrecciarsi con la geografia del poema. Omero funzionava come una bussola culturale, e forse anche pratica. Il viaggio immaginato da Christopher Nolan potrebbe quindi riportare in vita una delle rotte culturali più antiche d’Europa. Gli spettatori seguiranno probabilmente un film, ritrovandosi invece dentro il racconto che più di ogni altro ha trasformato il Mediterraneo in un orizzonte comune.
Molto prima delle guide turistiche, delle mappe digitali e degli itinerari cinematografici, era già un aedo ad aver indicato quale costa osservare, quale isola immaginare e quale mare attraversare, rischi e pericoli annessi. La celebre Musa potrebbe, questa volta, averci raccontato qualcosa in più dell’uomo dal multiforme ingegno, e The Odyssey avrebbe spolverato quel percorso cominciato quasi tremila anni fa. Nolan potrebbe semplicemente convincerci a riprenderlo.
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Guglielmo Pannullo
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