Bruxelles – Adesso la presenza britannica a Cipro inizia a diventare un problema, e la parte dell’isola che fa parte dell’UE alimenta nuove spinte nazionaliste e indipendentiste che convergono contro le basi militari di Sua Maestà in ciò che resta di un passato che si vorrebbe cancellare. L’Unione europea è pronta a farsene carico, nel nuovo mondo che cambia e che per Cipro è cambiato radicalmente l’1 marzo di quest’anno, quando droni iraniani hanno posto minacce alla sicurezza e imposto anche la cancellazione di eventi e meeting della presidenza di turno del Consiglio dell’UE. Minacce alla sicurezza dovute alla base militare britannica di Akrotiri, uno dei due avamposti sull’isola assieme a quello di Dhekelia.
Gli attacchi iraniani per via della presenza della basi diventano una questione seria per il governo di Nicosia, a oggi tra i Paesi che prediligono neutralità, anche per la condizione tutta particolare che caraterizza lo Stato del Mediterraneo orientale.
Cipro, una questione mai risolta: un Paese diviso e le basi britanniche
Cipro rappresenta una situazione unica nel suo genere. È un Paese diviso, con un un sud indipendente e un nord contesto tra il sud e la Turchia. La Repubblica di Cipro Nord è un territorio proclamatosi indipendente ma mai riconosciuto come tale dalla comunità internazionale. Gode del sostegno della Turchia, dopo il colpo di Stato del luglio 1974 ordito dalla Grecia guidata allora dai colonnelli. Deposto con la forza il presidente cipriota Makarios, la Grecia tenta di acquisire il controllo dell’isola, la cui popolazione era costituita per l’82 per cento da etnia greca e per il 18 per cento turca. Da quella forzatura della giunta dei colonnelli nacque una disputa sull’isola con la Turchia mai davvero risolta: ancora oggi una linea larga un chilometro divide il sud indipendente greco, parte dell’UE, dal nord indipendente de facto. La linea di divisione è un lungo corridoio ad amministrazione ONU.
La presenza britannica sull’isola risale a prima della questione cipriota vera e propria. Ex colonia britannica, Cipro ottenne l’indipendenza da Londra nel 1960. È l’accordo per l’indipendenza che stabilisce che sul territorio debbano comunque restare due basi militari britanniche, intese come territori d’oltremare poiché basi “sovrani”. Non si tratta dunque di suolo che Cipro ha dato in concessione, bensì di exclave britanniche militari vere e proprie: Dhekelia e Akrotiri. La prima si trova a sud-est, in quella che dal 1974 è diventata la frontiera tra le due parti divise del Paese, la seconda a sud, in pieno territorio UE.
Il trattato di Zurigo e Londra del 19 febbraio 1959 gettò le basi per l’indipendenza di Cipro, quale repubblica presidenziale. Il trattato di Nicosia del 16 agosto 1960 divenne l’atto giuridico, riconosciuto dall’ONU, per l’esistenza di Cipro quale attore indipendente e sovrano sullo scacchiere internazionale.
L’articolo 1 del trattato internazionale stabilisce che “il territorio della Repubblica di Cipro comprenderà l’isola di Cipro, unitamente alle isole al largo della sua costa, ad eccezione delle due aree definite nell’Allegato A al presente Trattato, che rimarranno sotto la sovranità del Regno Unito. Tali aree sono denominate nel presente Trattato e nei suoi Allegati Area della Base Sovrana di Akrotiri e Area della Base Sovrana di Dhekelia“.
L’allegato B, sezione 5, di tale accordo, descrive poi le condizioni lasciate al Regno Unito per utilizzare le proprie aree sovrane e il modo in cui lo Stato indipendente cipriota deve relazionarsi con il vicino Paese confinante. C’è dunque una forte base giuridica a giustificare la presenza britannica sull’isola, voluta per mantenere la presenza in mezzo al Mediterraneo, in una zona considera di interesse strategico dal punto di vista geografico.
La Brexit e i giorni nostri
La vittoria del ‘Leave’ al referendum del 2016 sulla permanenza del Regno Unito nell’UE e l’uscita che ne è derivata nel 2020 ha riproposto la questione delle basi britanniche di Dhekelia e Akrotiri. A seguito del recesso del Regno Unito dall’UE, ricorda il commissario per il Commercio, Maroš Šefčovič, il Protocollo relativo alle Aree Sovrane delle Basi del Regno Unito a Cipro, incluso nell’Accordo di Recesso, garantisce che il diritto dell’UE continui ad applicarsi nelle aree sovrani della basi. Tuttavia, spiega rispondendo a un’interrogazione parlamentare in materia, “il Protocollo sulle aree sovrane della basi non disciplina le questioni relative all’architettura di sicurezza e all’autonomia strategica dell’UE, né le sue relazioni di sicurezza o esterne”.
L’estrema destra cipriota ora cerca di mettere il Regno Unito all’angolo. Il mondo è cambiato, l’UE della pace è diventata l’UE del riarmo, con difesa e sicurezza più centrali che mai. Per Geadis Geadi, europarlamentare conservatore (ECR) ed esponente del Fronte popolare nazionale (ELAM), partito dalle tendenze neo-fasciste e neo-naziste, “l’esistenza di infrastrutture militari operanti al di fuori del quadro istituzionale e giuridico dell’UE potrebbe avere implicazioni per l’autonomia strategica dell’UE, la sua architettura di sicurezza e la sua capacità di agire in modo coerente nelle relazioni esterne”.
Come fare, però? I diritti acquisiti dal Regno Unito sono giuridicamente forti e solidi. Certo, la stessa repubblica di Cipro ha avviato ragionamenti su come gestire una presenza di un Paese ormai terzo. Le conclusioni del vertice del Consiglio europeo del 19 marzo di quest’anno mettono nero su bianco le intenzioni del governo di Nicosia di avviare un confronto con Londra sulla basi militari sovrane di Dhekelia e Akrotiri. A livello giuridico i margini di manovra potrebbero essere pochi, però. Le basi sono il frutto di accordi bilaterali, e per questo al momento le discussioni andranno avanti in tal senso. Certo, ribadisce Šefčovič, il Consiglio europeo nella veste dell’insieme dei leader “ha espresso la propria disponibilità a fornire assistenza, se necessario”. Lo stesso farà la Commissione, perché “l‘UE ha un interesse strategico in un Mediterraneo orientale stabile e sicuro”. Insomma, le basi britanniche a Cipro adesso sono un nodo da sciogliere.
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Emanuele Bonini
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